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	<title>Poetesse Greche &#8211; Poetesse: Donne Da Ricordare</title>
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	<title>Poetesse Greche &#8211; Poetesse: Donne Da Ricordare</title>
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		<title>Cassia: una voce femminile nel mondo Bizantino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Sep 2024 10:36:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Greche]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Medievali]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Cassia, conosciuta anche come Kassia o Eikasia, è stata poetessa, compositrice e monaca del mondo bizantino, nota per la sua produzione letteraria e musicale, che ha lasciato un segno indelebile nella tradizione liturgica e culturale dell&#8217;Oriente cristiano (principalmente presidiato da uomini). La vita Cassia nacque a Costantinopoli intorno all&#8217;anno 810. Cresciuta in una famiglia di [&#8230;]]]></description>
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<p>Cassia, conosciuta anche come Kassia o Eikasia, è stata poetessa, compositrice e monaca del mondo bizantino, nota per la sua <strong>produzione letteraria e musicale</strong>, che ha lasciato un segno indelebile nella tradizione liturgica e culturale dell&#8217;Oriente cristiano (principalmente presidiato da uomini).</p>



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<h2 class="wp-block-heading">La vita </h2>



<p>Cassia nacque a <strong>Costantinopoli intorno all&#8217;anno 810</strong>. Cresciuta in una famiglia di alto rango, ricevette un&#8217;educazione raffinata che le permise di sviluppare le sue abilità poetiche e musicali. Il suo talento fu riconosciuto sin dalla giovane età, e la sua intelligenza la portò a essere scelta come <strong>possibile sposa dell&#8217;imperatore Teofilo</strong>. Tuttavia, secondo la leggenda, un gioco di parole durante l&#8217;incontro con l&#8217;imperatore le costò questa opportunità, portandola invece a intraprendere la vita monastica. Pare fondò anche un monastero, di cui divenne Badessa.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Εκ γυναικός τα χείρω”. [Da una donna sono uscite le cose più basse]<br><br>“Και εκ γυναικός τα κρείτω”. [E da una donna le cose più alte] </p><cite>Riferimento a Eva e poi a Maria n.d.r </cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Gli inni liturgici</h2>



<p>Cassia è conosciuta principalmente per i suoi <strong>49 inni liturgici</strong>, che sono ancora oggi parte integrante della tradizione ortodossa: il componimento &#8220;In Mortem&#8221;, un <em>tetraodion</em> per il Sabato Santo e 47 <em>troparia</em> (breve preghiera in prosa ritmica). Quasi tutti i <em>troparion</em> sono dedicati al santo del giorno. La sua scrittura è molto fotografica, spia anche dell&#8217;importanza che avevano le icone sacre nella sua formazione come monaca.</p>



<p>Tra i suoi lavori più celebri vi è il &#8220;<strong>Troparion della peccatrice</strong>&#8220;, un inno che si canta durante i Vespri del Mercoledì Santo. Questo inno riflette la sua profonda spiritualità e la sua capacità di esprimere il pentimento e la misericordia divina con una sensibilità unica.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Signore, quando la donna che era caduta in molti peccati percepì la tua divinità, assunse il ruolo di donna portatrice di mirra e, lamentandosi, portò oli profumati per ungerti prima della tua sepoltura.<br>“Guai a me”, dice.<br>“La notte per me è una frenesia senza freni, molto buia e senza luna, una storia d&#8217;amore peccaminosa.<br>Accogli le fonti delle mie lacrime, Tu che estrai dalle nuvole l&#8217;acqua del mare.<br>Abbi pietà di me e inclina il sospiro del mio cuore, Tu che hai piegato i cieli con il tuo ineffabile svuotamento di sé.<br>Coprirò di baci i tuoi piedi immacolati e li asciugherò di nuovo con le ciocche dei miei capelli; quei piedi il cui suono, al crepuscolo del Paradiso, risuonò nelle orecchie di Eva, che si nascose per paura.<br>Chi può calcolare la moltitudine dei miei peccati o scandagliare la profondità dei tuoi giudizi, o mio salvatore?<br>Non disprezzare me, tuo servo, perché senza misura è la tua misericordia”.</p><cite>Tradotto con DeepL.com </cite></blockquote></figure>



<p>Un altro inno significativo è <strong>&#8220;Sulla Nascita di Cristo&#8221;</strong>, dove Cassia usa l&#8217;antitesi per mettere in risalto il contrasto tra l&#8217;impero romano e il regno di Dio, sottolineando come la nascita di Cristo abbia portato un nuovo ordine divino che supera quello terreno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sulla nascita di Cristo</h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Quando Augusto regnava solo sulla terra,<br>i molti regni degli uomini giunsero alla fine;<br>e quando Tu fosti fatto uomo da una pura Vergine<br>i molti dei dell&#8217;idolatria furono distrutti.<br>Le città del mondo passarono sotto un unico dominio;<br>e le nazioni vennero a credere<br>in un&#8217;unica Divinità sovrana.<br>I popoli furono registrati per decreto di Cesare;<br>e noi, i fedeli, siamo stati registrati nel nome<br>della Divinità, quando Tu, nostro Dio, fosti fatto uomo.<br>Grande è la Tua misericordia; Gloria a Te .</p><cite>Traduzione ChatGPT</cite></blockquote></figure>



<h4 class="wp-block-heading"></h4>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;eredità</h2>



<p>Cassia fu una sostenitrice dell&#8217;iconodulia durante il periodo iconoclasta, un&#8217;epoca in cui l&#8217;uso delle immagini sacre era fortemente contestato. La sua vicinanza spirituale con San Teodoro Studita e il monastero di Stoudios contribuì alla <strong>preservazione delle sue opere e alla diffusione delle sue idee. </strong>Grazie alla sua connessione con questo influente centro monastico, i suoi inni furono inclusi nei libri liturgici ufficiali, garantendo la loro trasmissione alle generazioni future.</p>



<p><strong>[Questo articolo è stato rielaborato con il supporto dell’Intelligenza Artificiale. L&#8217;immagine di copertina è stata creata con Bing Image Creator e poi modificata]</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse"><em>Illuminating the Incarnation: The Life and Work of the Ninth Century Hymnographer Kassia</em><br><a href="https://www.holytrinitynr.org/online-resources/hymn-of-kassiani" target="_blank" rel="noopener"><br>Fonte online: Hymn of Kassiani</a><br><br>"Scrittrici del Medioevo", Carocci. Un ringraziamento particolare a Laura Borghetti, mia ex compagna di Università che ha scritto la voce dedicata a Cassia.</pre>



<p></p>
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		<title>Nosside di Locri, &#8220;voce di donna&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2024 20:33:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Greche]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Antiche]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Nosside di Locri, poetessa ellenistica del III secolo a.C., emerge come una figura distintiva nel panorama letterario greco antico. La sua voce poetica, fortemente influenzata da Saffo e dedicata alle Muse e ad Afrodite, si contraddistingue per una coscienza poetica e femminile marcata, che la rende una delle prime donne occidentali con una voce riconoscibilmente [&#8230;]]]></description>
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<p>Nosside di Locri, poetessa ellenistica del III secolo a.C., emerge come una figura distintiva nel panorama letterario greco antico. La sua voce poetica, fortemente influenzata da <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/" data-type="post" data-id="785">Saffo</a> e dedicata alle Muse e ad Afrodite, si contraddistingue per una coscienza poetica e femminile marcata, che la rende una delle prime donne occidentali con una voce riconoscibilmente femminile.</p>



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<h4 class="wp-block-heading">Nosside, Saffo e le donne</h4>



<p>Nosside, autoproclamatasi <strong>&#8220;diletta di Saffo e delle Muse&#8221;</strong>, si immerge in un universo femminile ricco di riferimenti alla discendenza matrilineare. La sua poesia spesso celebra la bellezza e l&#8217;intimità dei rapporti tra donne, un aspetto che le valse l&#8217;appellativo di θηλύγλωσσος (&#8220;voce di donna&#8221;) da parte di Antipatro, in contrapposizione alla &#8220;virile&#8221; <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/anite-di-tegea-riassunto/" data-type="post" data-id="834">Anite</a>. Questo titolo, tuttavia, la espone anche alle accuse di prostituzione e omosessualità, comuni per le donne che esprimevano liberamente la loro sessualità in quel contesto storico.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Gli epigrammi</h4>



<p>La produzione poetica di Nosside, principalmente <strong>epigrammi</strong>, è caratterizzata da una profonda consapevolezza della propria identità di poetessa. Alcuni dei suoi epigrammi, come quello in cui si automenziona (A.P. VII 718) e quello in cui esplicita le sue affermazioni programmatiche (A.P. V 170), mostrano una consapevolezza e una rivendicazione del proprio ruolo poetico simile a quella di altri grandi poeti ellenistici come Anite, Posidippo e Callimaco.</p>



<p>Uno degli epigrammi più noti di Nosside, che Meleagro descrisse come <strong>&#8220;tavolette spalmate di cera da Eros&#8221;</strong>, esprime una visione sull&#8217;amore che riecheggia il programma poetico di Saffo:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Nulla è più dolce dell&#8217;amore, ogni altra felicità gli è seconda;<br>dalla bocca sputo anche il miele. Così dice Nosside; solo<br>chi non è amato da Cipride ignora quali rose siano i<br>suoi fiori.</p>



<p>A.P. V 170</p>
</blockquote>



<p>Questo epigramma non solo celebra l&#8217;amore come la suprema felicità, ma rifiuta anche la dolcezza del miele, simbolo della tradizione poetica precedente, a favore dei fiori di Afrodite, sottolineando così una rottura con le convenzioni maschili dominanti.</p>



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<h4 class="wp-block-heading">Un&#8217;eredità poetica e culturale</h4>



<p>Nosside non solo esplora tematiche amorose, ma si dedica anche alla<strong> descrizione di doni e statue nei templi</strong>, evidenziando spesso un mondo femminile aristocratico. La sua poesia rivela un&#8217;intimità e una consapevolezza dei rapporti tra donne, distaccandosi dalle tematiche tradizionali e patriarcali. In un epigramma dedicato a una cortigiana, ad esempio, il profumo di una cuffia viene paragonato al nettare che Afrodite cosparge su Adone, una figura mitologica di particolare rilevanza nell&#8217;età ellenistica:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Con gioia, credo, Afrodite accolse l&#8217;offerta di questa cuffia,<br>che copriva la chioma di Samita: è un prodigio d&#8217;eleganza e<br>spira un soave odore di nettare, di quello con cui pure lei<br>cosparge il bell&#8217;Adone.<br>(A.P. VI 275)</p>
</blockquote>



<p>Questo epigramma mostra come Nosside celebri la bellezza femminile senza giudizi moralistici, presentando le etère come figure splendide e rispettabili.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Un esempio di autodefinizione</h4>



<p>Nosside utilizza l&#8217;epigramma funerario per dichiarare le sue convinzioni poetiche e definirsi in quanto artista:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Forestiero, se tu navighi verso Mitilene dalle belle danze, che<br>accese Saffo, il fiore delle Grazie, di&#8217; che fui cara alle Muse e<br>che la terra di Locri mi generò; dopo appresso il mio nome:<br>Nosside, va.<br>(A.P VII 718)</p>
</blockquote>



<p>Nosside si presenta come una poetessa cara alle Muse, parallela a Saffo, ma con una voce e un&#8217;identità ben distinte. La sua poesia non solo celebra l&#8217;eredità culturale delle donne, ma sfida anche le norme patriarcali, proponendo una visione del mondo femminile autonoma e orgogliosa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nosside spiegata ai bambini</h2>



<p>Scarica gratuitamente i <a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/didattica/poetesse-per-bambini/">materiali didattici</a> per raccontare Nosside ai più piccoli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Approfondimenti Esterni</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.alessiapizzi.it/il-mio-libro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il mio libro “Qualcuno si ricorderà di noi”</a></li>



<li><strong>Un mio video intervento sulle poetesse ellenistiche</strong></li>
</ul>



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<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse">Questa voce è tratta dalla mia tesi di laurea "Voci femminili in età ellenistica". <br>Alcuni estratti sono pubblicati anche nella voce di Nosside pubblicata per l'<a href="https://enciclopediadelledonne.it/edd.nsf/biografie/nosside-di-locri" target="_blank" rel="noopener">Enciclopedia delle Donne</a>., dove trovate anche qualche cenno bibliografico.<br></pre>
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			</item>
		<item>
		<title>Giulia Balbilla e la voce di Memnone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Oct 2022 13:47:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Greche]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Antiche]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Colta e sapiente epigrammista probabilmente originaria di Roma, ma itinerante tra Atene e Alessandria d&#8217;Egitto, Giulia Balbilla viene ricordata per l&#8217;epigrafe sul colosso di Memnone, statua che visita come turista al seguito dell&#8217;imperatore Adriano e di sua moglie Sabina nel novembre del 130 d.C. La poetessa attualmente non viene studiata a scuola e non viene [&#8230;]]]></description>
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<p>Colta e sapiente epigrammista probabilmente originaria di Roma, ma itinerante tra Atene e Alessandria d&#8217;Egitto, Giulia Balbilla viene ricordata per <strong>l&#8217;epigrafe sul colosso di Memnone</strong>, statua che visita come turista al seguito dell&#8217;imperatore Adriano e di sua moglie Sabina nel novembre del 130 d.C. </p>



<p>La poetessa attualmente non viene studiata a scuola e non viene ritenuta particolarmente talentuosa da certa critica: per De Martino, ad esempio, è &#8220;modesta versificatrice&#8221;.  Addirittura nel libro di Marguerite Yourcenar,  &#8220;Le memorie di Adriano&#8221;,  viene ricordata come la &#8220;sciocca che credeva di udire la voce di Memnone&#8221;. </p>



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<h2 class="wp-block-heading">Saffo a corte</h2>



<p>Gli epigrammi di Giulia Balbilla sono il gioco erudito della cultura di II secolo d.C. che si esprime in lingua greca, anzi, in questo caso nel <strong>dialetto eolico affiancato da omerismi</strong>. Si tratta a tutti gli effetti di componimenti cortigiani: la poetessa racconta la visita omaggiando il lustro dei suoi celebri accompagnatori. Giulia non ha paura di scendere nel dettaglio: in un epigramma scrive la data della sua visita, mentre in altri lascia come <em>sphragis</em> (sigillo poetico) le sue origini. </p>



<p>La &#8220;poetessa di corte&#8221; si ispira apertamente a <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/">Saffo</a> e sceglie di scrivere <strong>in dialetto lesbio i quattro epigrammi elegiaci </strong>in onore della visita turistica presso il colosso, che all&#8217;epoca era una delle mete più gettonate di pellegrinaggio. Alcune fonti, tra cui Tacito, ricordano la statua come &#8220;parlante&#8221;: questo ha suscitato non poche ipotesi, visto che la statua smise di parlare dopo il restauro. Magari c&#8217;era qualche crepa che generava il suono acuto e metallico raccontato dai poeti?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli epigrammi </h2>



<p><strong><em>Traduzioni di Amalia Margherita Cirio</em></strong></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Epigr. 1</strong></h3>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-solid-color"><blockquote><p><br>Di Giulia Balbilla<br><em>quando la voce di Memnone<br>l&#8217;augusto Adriano udì.</em><br>Avevo sentito dire che Memnone l&#8217;Egizio, dal raggio del sole<br>scaldato faceva udire una voce dalla pietra tebana.<br>Appena vide Adriano sommo sovrano prima del comparire<br>dei raggi del sole, gli disse &#8216;salve&#8217; come poteva.<br>Ma quando il Titano, lanciandosi coi suoi bianchi cavalli<br>attraverso l&#8217;aere, teneva nell&#8217;ombra l&#8217;ora seconda,<br>come un bronzo colpito Memnone di nuovo gridò con voce<br>acuta; salutando ancora per la terza volta emise un suono.<br>Allora l&#8217;imperatore Adriano salutò a lungo anche lui<br>Memnone e sulla stele lasciò per i posteri dei versi,<br>che mostrassero quante cose egli aveva visto e ascoltato.<br>Fu chiaro a tutti quanto gli dei lo amino.</p></blockquote></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><br>Epigr. 2</h3>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-solid-color"><blockquote><p><br><em>Quando insieme con la venerabile Sabina<br>fui al cospetto di Memnone.</em><br>Oh Memnone, figlio di Aurora e di Titone antico,<br>tu che siedi di fronte a Tebe, città di Zeus,<br>o Amenoth, re egizio, come raccontano<br>i sacerdoti esperti di antichi racconti,<br>salve, e benevolo accogli, parlando, anche lei<br>la veneranda consorte dell&#8217;Augusto Adriano.<br>La lingua certamente tagliò e le orecchie un uomo barbaro,<br>Cambise l&#8217;empio: in tal modo di una morte che reca sventure<br>pagò certamente il fio, colpito dalla stessa punta di spada<br>con la quale aveva ucciso senza pietà il divino Api.<br>Ma io non penso che questa tua statua possa perire,<br>e la (tua) anima immortale dunque percepisco dentro.<br>Infatti i miei antenati e chi mi generò furono pii,<br>Balbillo il saggio e il re Antioco,<br>Balbillo, padre di mia madre di stirpe regale,<br>e il padre di mio padre Antioco il re:<br>dalla stirpe di questi anche io ho tratto il nobile sangue,<br>e miei, di Balbilla la pia, sono questi versi.</p></blockquote></figure>



<h3 class="wp-block-heading"> <p>Epigr. 3</p></h3>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-solid-color"><blockquote><p> <br><br><em>Quando , nel primo giorno, non sentimmo Memnone.</em><br>Ieri Memnone accolse in silenzio lo sposo,<br>perché di nuovo tornasse la bella Sabina qui<br>Infatti il bell&#8217;aspetto della nostra regina ti dà gioia;<br>ma a lei giunta lancia una divina armonia,<br>affinché il sovrano non si irriti contro di te;in ciò dunque a lungo<br>trattenesti , nella tua audacia, la veneranda e legittima sposa.<br>Così Memnone, temendo la potenza del grande Adriano<br>subito parlò, e quella udendolo ne gioì.<br></p></blockquote></figure>



<h3 class="wp-block-heading"> <p>Epigr. 4</p></h3>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-solid-color"><blockquote><p><p>Io, Balbilla ho sentito, dalla pietra parlante,<br>la voce divina di Memnone o Phamenoth.<br>Ero giunta qui con l&#8217;amabile regina Sabina<br>il sole teneva il corso della prima ora.<br>Nel quindicesimo anno ( del regno) dell&#8217;imperatore Adriano<br>Atur era nel ventiquattresimo giorno.<br>Nel venticinquesimo giorno del mese di Atur.</p></p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le dediche per Memnone</h2>



<p>I quattro epigrammi fanno parte di un complesso di <strong>107 iscrizioni greche e latine</strong>, sparse principalmente tra le gambe e i piedi del colosso, che attualmente è ancora ammirato tra la Tebe egiziana e Deir-el-Behari. Giulia Balbilla, quindi, non è l&#8217;unica poetessa che ha fatto incidere le sue poesie sulla statua, e soprattutto non è l&#8217;unica che riecheggia Saffo. Come stupirsi di questo: la poetessa di Lesbo è stata un modello di scrittura per uomini e donne. Tra queste poetesse vi è <strong>Damo</strong>, che addirittura si definisce &#8220;amante dei canti&#8221; (proprio come fa Saffo) in uno dei frammenti pervenuti sino a noi, e si firma nel suo epigramma.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Damo</h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>O figlio dell&#8217;Aurora, salve. Benevolo mi parlasti,</p>



<p>Memnone, grazie alle Pieridi, alle quali sto a cuore</p>



<p>io Damo, amante dei canti. Cercando di compiacerti, la mia</p>



<p>barbito canterà sempre, venerando, la tua potenza.</p>
<cite><p><strong>Traduzione tratta da De Martino</strong></p> </cite></blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia consigliata</h2>



<pre class="wp-block-verse">La professoressa Amalia Margherita Cirio ha pubblicato un libro <strong>"Gli epigrammi di Giulia Balbilla"</strong> in cui ne riscatta la figura. Un piccolo sunto è su <a href="https://www.academia.edu/21778973/Giulia_Balbilla_una_principessa_orientale_alla_corte_dellimperatore_Adriano" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Academia.edu.</a>
Ringrazio la professoressa, che ho conosciuto tanti anni fa alla Sapienza, per aver riacceso il mio amore per il greco, tanto da farmi passare da lettere moderne a lettere classiche.

<strong>F. De Martino,</strong> Poetesse Greche, 2006 </pre>
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		<title>Corinna, il canto del mito beotico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Aug 2022 12:14:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Greche]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Antiche]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[E non risparmio il biasimo a Mirtide l&#8217;arguta, che a gara, essendo femmina, con Pindaro è venuta Trad. Ettore Romagnoli Corinna è un figura di cui ancora si discute origine e collocazione storica. Sembrerebbe originaria di Tanagra, anche se La Suda afferma sia anche tebana (il che potrebbe avere senso visto Tebe per lungo tempo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>E non risparmio il biasimo</p>



<p>a Mirtide l&#8217;arguta,</p>



<p>che a gara, essendo femmina,</p>



<p>con Pindaro è venuta</p>
<cite><strong>Trad. Ettore Romagnoli</strong></cite></blockquote>



<p>Corinna è un figura di cui ancora si discute origine e collocazione storica.</p>



<p>Sembrerebbe originaria di <strong>Tanagra</strong>, anche se La Suda afferma sia anche tebana (il che potrebbe avere senso visto Tebe per lungo tempo fu sottoposta a Tanagra). Sempre La Suda la definisce <strong>maestra di Pindaro</strong>, mentre alcune storie raccontano di come lo vinse in qualche gara poetica. Potrebbe essere stata<strong> allieva di Mirtide, poetessa beota</strong> che verseggiava le leggende locali. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Canterò per le tanagrie donne</p>



<p>dai bianchi pepli, fole da nonne:</p>



<p>ché un cicaleccio pien d&#8217;armonia</p>



<p>gusta moltissimo la patria mia</p>
<cite><strong>Trad. Ettore Romagnoli</strong></cite></blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;epoca incerta e il canone</h2>



<h3 class="wp-block-heading">La datazione alta</h3>



<p>Sull&#8217;epoca in cui visse non abbiamo certezze, ma varie ipotesi. Le principali la collocano nel  <strong>VI e V sec. a.C.</strong>, come contemporanea di Pindaro, suggerendo che ci fu un rimodellamento ortografico della sua opera (<em>metagrammismo</em>: dalla fine del IV secolo i Beoti assumono l&#8217;alfabeto ionico per influsso attico) per renderla comprensibile ai Beoti di III secolo.  Plutarco, che è una delle fonti su cui si basa questa tesi, narra che fu proprio Corinna a consigliare a Pindaro di inserire nei propri carmi il mito: non a caso il <strong>mito è proprio il protagonista dei componimenti</strong> superstiti di Corinna. Anche il biasimo a Mirtide <em> (l&#8217;arguta Mirtide che &#8211; nata donna &#8211; gareggiò con Pindaro</em>), che supporta una collocazione più alta di Corinna, potrebbe non essere sintomatico della contemporaneità: certa critica ha già sottolineato come tali rimproveri a volte fossero <em>topoi</em> letterari. A supportare questa tesi, c&#8217;è l&#8217;assenza di Corinna nel canone dei lirici stilato dagli alessandrini, né menzioni nella letteratura precedente alla seconda metà del primo secolo A.C. Corinna viene infatti inserita da Antipatro di Tessalonica (I a.C- I d.C.) nel canone femminile delle poetesse come <strong>&#8220;inclita, che  canti lo scudo impetuoso di Atena&#8221;</strong> (A.P. IX 26 ).  Se era tanto famosa quanto Pindaro, perché nessuno ne parla prima?  </p>



<h3 class="wp-block-heading">La datazione bassa</h3>



<p> Corinna viene anche datata nel <strong>IV a.C.</strong> ovvero nel periodo di redazione del Papiro di Berlino 18 (200 a.C. ca) che ci ha restituito i suoi versi.</p>



<p>Il Papiro di Berlino riporta versi (scritti in beotico) probabilmente precedenti alla data di redazione del documento. Oltre alla datazione del Papiro come prova della datazione bassa di Corinna, si aggiunge il fatto che era  conosciuta a Roma, quindi molti hanno suggerito che fosse di <strong>età ellenistica</strong>, verso la fine del <strong>IV secolo</strong>.  A conferma di questa ipotesi ci sarebbe anche una statua di Corinna a Roma listata da Taziano (II d.C) come di Silanione, il cui apice secondo Plinio fu toccato  nel 350 a.C. Stewart quindi non suggerisce di andare prima del 320 con la collocazione di Corinna. </p>



<p>Mi sembra ragionevole infatti collocarla tra  <strong>350-250 a.C</strong>, come suggerisce anche Lobel, sostenendo  che non ci fu alcun metagrammatismo poiché l’attività poetica di Corinna coincise  (più o meno) con il periodo di redazione del testo registrato nel Papiro di Berlino 18.  A favore di questa ipotesi ci sono anche altre analisi legate proprio alle opere di Corinna: Stewart evidenzia come &#8211; sia morfologicamente che linguisticamente &#8211; la poetessa affianchi il suo <strong>dialetto al linguaggio letterario epico:</strong> questo non consente di scindere cosa sia proprio della sua lingua e cosa invece venga preso in prestito dagli antichi predecessori. Anche Alcmane e Stesicoro avevano sperimentato dei mix tra la lingua vernacolare e l&#8217;epica, seguiti poi dall&#8217;ellenistico Teocrito: Stewart sottolinea come la sensibilità di Corinna, anche a livello tematico, sia più vicina all&#8217;età  ellenistica che a quella arcaica e classica, e sia precursora del gusto per il regionalismo alessandrino. </p>



<p>Non mi stupirebbe che Corinna fosse un&#8217;antesignana della sensibilità ellenistica, visto che è proprio in quel periodo che le donne iniziano a studiare e a primeggiare come poetesse, anticipando moltissimi temi diventati celebri proprio con Teocrito, Callimaco e Apollonio Rodio. Basti pensare a <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/erinna-di-telo-riassunto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Erinna</a>, <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/anite-di-tegea-riassunto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Anite</a> e <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/nosside-di-locri/">Nosside</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;opera: i &#8220;nomi&#8221;</h2>



<p>Corinna ci lascia dei <em>Nomi</em>, canti monodici continuazione dell&#8217;antico <em>nomos</em> cantato dalle giovinette e appartenenti alla classe dei <strong>parteni</strong>. I due frammenti ritrovati nel 1906 sono principalmente dei miti eziologici, uno sulla nascita dei monti Citerone ed Elicone, l&#8217;altro sul ratto delle figlie di Asopo che si trasformarono in isole e città.</p>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-solid-color"><blockquote><p><em>…di nascosto dall’astuto Crono, quando la beata Rea lo trafugò; e acquistò grande onore tra gli immortali. Queste cose cantò. E subito le Muse ordinarono agli dei di portare nascostamente il voto nelle urne dorate: ed essi tutti insieme sorsero. Più ne ebbe Citerone. Subito Ermes, alto gridando, proclamò che aveva acquistato vittoria amabile e gli dei lo adornavano a festa con corone; egli godeva nel cuore. ma elicone, preso da gravi angoscie, afferrò una nuda roccia: il lato della montagna cedette e gridando orrendamente lo precipitò tra la folla innumerevole…</em></p><cite>Trad. U. Lisi</cite></blockquote></figure>



<p>Altri frammenti si rivolgevano al <strong>ciclo troiano</strong> e presentano invocazioni all&#8217;aurora:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Abbandonate le correnti dell&#8217;oceano (fa tramontare?)</p>



<p>il sacro chiarore del plenilunio</p>



<p>e mira dall'(Olimpo) immortale di Zeus</p>



<p>(la rugiada brillare) tra i fiori di primavera,</p>



<p>insieme al coro (apparendo) sulla cittadella delle sette porte&#8230;</p>
<cite><strong>Trad. G. Coppola</strong></cite></blockquote>



<p>Il riferimento a Tebe è immediato, come anche l&#8217;ispirazione epica, che inizia a sfociare nella lirica, presentata da Corinna. Della poetessa è stato detto da certa critica che fosse un po&#8217; <strong>asettica</strong>: certo, paragonata a <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Saffo</a> risulta difficile trovarne dello spessore psicologico. </p>



<p>A me in realtà queste corde epiche fanno immaginare i canti celebrativi delle <strong>poetesse vaganti di età ellenistica</strong>, che venivano omaggiate nelle epigrafi delle città ospitanti.</p>



<p>Tali artiste elogiavano le origini mitologiche delle città con canti epici, e non facevano parte di nessun canone: nonostante ciò ci regalano la prima attestazione su pietra della parola &#8220;poetessa&#8221;. </p>



<p>Corinna potrebbe far parte di questo gruppo, potrebbe essersi spostata anche tra Tebe e Tanagra, fino a Roma. Ma queste sono solo mie congetture.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia consigliata</h2>



<pre class="wp-block-verse"><strong>U. Lisi, </strong>Poetesse Greche, 1933 <a href="https://www.amazon.it/gp/product/B007O0JLGS/ref=as_li_tl?ie=UTF8&amp;camp=3414&amp;creative=21718&amp;creativeASIN=B007O0JLGS&amp;linkCode=as2&amp;tag=poetesse-21&amp;linkId=fa96830a3cc47ad1f5520296b14709bc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Link di acquisto</a> 
<strong>D.W. Bernam, </strong>The Landscape and Language of Korinna (fonte: Academia.edu)</pre>
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		<title>Erinna, genio incompreso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Dec 2021 13:54:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Greche]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Antiche]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Se c&#8217;è una domanda che mi è rimasta impressa dell&#8217;intervista fatta all&#8217;illustratrice inglese Jacky Flemming è: Ma esistono donne geniali? Perché nei libri di scuola non ci sono&#8230; Ecco, questa domanda si adatta benissimo ad Erinna, una figura di passaggio tra età classica ed ellenistica, sorella maggiore di Anite di Tegea e Nosside di Locri. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Se c&#8217;è una domanda che mi è rimasta impressa dell&#8217;<a href="https://www.culturamente.it/libri/breve-storia-delle-donne-jacky-fleming-libri-sulle-donne/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">intervista fatta all&#8217;illustratrice inglese Jacky Flemming</a> è:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Ma esistono donne geniali? Perché nei libri di scuola non ci sono&#8230;</p>
</blockquote>



<p>Ecco, questa domanda si adatta benissimo ad Erinna, una figura di passaggio tra età classica ed ellenistica, sorella maggiore di <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/anite-di-tegea-riassunto/">Anite di Tegea</a> e <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/nosside-di-locri/">Nosside di Locri</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Poetessa del canone, come Anite e Nosside</h2>



<p>Siamo nel IV secolo a.C.: Erinna di Telo (o di Teno?) muore a soli 19 anni secondo le fonti, ma viene considerata un genio dai critici antichi, tanto da entrare a far parte del canone letterario già menzionato nell&#8217;articolo su Anite. (Antipatro di Tessalonica la menziona in A.P. IX 26; Meleagro A.P. IV 1 parla de &#8220;il dolce croco virginale di Erinna&#8221;.)</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una donna &#8220;troppo&#8221; geniale</h2>



<p>La poetessa lascia ai posteri un frammentario poemetto esametrico, <strong><em>La Conocchia</em> (o &#8220;Lamento a Bauci&#8221;)</strong>, in cui piange la morte precoce della sua amica, avvenuta poco dopo le nozze che l&#8217;hanno portata via dall&#8217;infanzia. E l&#8217;infanzia, i giochi, i mostri, le parole dette dalla mamma, sono proprio i protagonisti di questo lamento, in cui la poetessa sfoga il dolore di aver perso Bauci e di non poter partecipare al suo funerale, forse per una questione di &#8220;pudore&#8221; richiesto alle donne.</p>



<p>Torniamo dunque al genio incompreso. Se Erinna è osannata dagli antichi, certa critica più moderna ha asserito addirittura che fosse<strong> troppo brava per essere una donna</strong> e che sicuramente era un uomo sotto mentite spoglie. Fa anche sorridere pensarlo, dato che la conocchia non è altro che lo strumento che si utilizzava per filare, attività canonica femminile. Questa osservazione, naturalmente, è uno dei frutti più maturi dell&#8217;asimmetria sessuale applicata all&#8217;analisi dell&#8217;opera di una donna. Oggi, studiosi del calibro di Camillo Neri, vantano studi molto approfonditi e obiettivi sulla nostra poetessa, quindi possiamo ben dire che l&#8217;approccio sessista &#8220;è acqua passata&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il lamento soggettivo e femminile</h2>



<p>Un merito di Erinna, ma non l&#8217;unico,  è senza dubbio quello di aver reso il lamento epico un genere letterario trasportandolo dalla dimensione pubblica a quella privata, così cara all&#8217;età ellenistica e soprattutto femminile. Erinna nella<strong> sua poesia richiama quell&#8217;universo femminile </strong>dove le donne hanno un loro spazio, e quasi sembra dispiaciuta che la sua amica abbia deciso di sposarsi, deviata da Afrodite e poi punita con la morte.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>I bianchi cavalli smaniosi<br>si levavano dritti sulle zampe<br>con grande strepito; il suono della cetra<br>batteva in eco sotto il portico vasto della corte.<br>O Bàuci infelice, io gemendo piango al ricordo.<br>Queste cose della fanciullezza hanno ancora calore<br>nel mio cuore, e quelle che non furono di gioia,<br>sono cenere, ormai. Le bambole stanno riverse<br>sui letti nuziali; e presso il mattino<br>la madre cantando più non reca<br>il filo sulla rocca e i dolci cosparsi di sale.<br>A te fece paura da bambina la Mormò<br>che ha grandi orecchie e su quattro<br>piedi s&#8217;aggira movendo intorno lo sguardo.<br>E quando, o Bàuci amata, salisti sul letto dell&#8217;uomo<br>senza memoria di quello che giovinetta ancora<br>avevi udito da tua madre, Afrodite<br>non fu pietosa della tua dimenticanza.<br>Per questo io ora piangendoti non ti abbandono,<br>né i miei piedi lasciano la casa che m&#8217;accoglie,<br>né voglio più vedere la dolce luce del giorno,<br>né lamentare con le chiome sciolte; ho pudore<br>del cupo colore che mi sfigura il volto</p>
<cite><strong>&#8220;Lamento a Bauci&#8221;, Lirici Greci, traduzione di Quasimodo</strong></cite></blockquote>



<p>Lo stesso Callimaco nella &#8220;Chioma di Berenice&#8221; (successivamente tradotta anche da Catullo e Foscolo) dà voce alla ciocca di capelli della regina tolemaica riecheggiando l&#8217;approccio di Erinna: si tratta di una voce femminile che lamenta la mancanza delle ciocche sorelle e ricorda molto sia la nostra poetessa che <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/">Saffo</a>. </p>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-solid-color"><blockquote><p>&#8230;quanto mi addolora non poter più toccare il suo capo, lontano dal quale non potei godere dei profumi femminili, io che molti semplici ne ho bevuti, finché era ancora vergine.</p><cite>Callimaco, Chioma di Berenice (Aitia)</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Precursora dell&#8217;epigramma? </h2>



<p>Nell&#8217;Antologia Palatina vengono attribuiti ad Erinna anche un paio di <strong>epigrammi a tema funerario</strong>, sempre dedicati all&#8217;amica Bauci, e <strong>un epigramma ecfrastico</strong>, ovvero che descrive un&#8217;opera d&#8217;arte. </p>



<p>Non abbiamo tuttavia la certezza che appartengano alla sua penna, ed è un peccato: se fossero davvero opera del suo ingegno questa sarebbe l&#8217;ennesima prova che Erinna sia stata una figura chiave del passaggio all&#8217;età ellenistica e ai gusti letterari che la caratterizzano, specialmente quelli declinati nella veste dell&#8217;epigramma.</p>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-default"><blockquote><p>Stele, mie sirene, urna luttuosa<br>che poca cenere d&#8217;Ade conservi,<br>date il saluto a chi mi passa accanto,<br>cittadino che sia o d&#8217;altro paese;<br>e che il sepolcro fresca sposa chiude, dite anche questo,<br>e che Baucide il padre mi nominò, e che son nata<br>a Teno, perché si sappia; e che la mia coetanea<br>Erinna sulla tomba questo incise.<br><strong>(A.P VII 710)</strong></p></blockquote></figure>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Mani leggere han fatto questo quadro: ci sono uomini,<br>ottimo Prometeo, capaci di eguagliar la tua perizia.<br>Se chi raffigurò questa ragazza le avesse<br>dato anche la voce, allora Agatarchide avremmo in carne ed ossa.<br><strong>(A.P. VI 352)</strong></p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Approfondimenti</h2>



<p><a href="https://www.alessiapizzi.it/il-mio-libro/" target="_blank" rel="noopener">Il mio libro &#8220;Qualcuno si ricorderà di noi&#8221;</a></p>



<iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/i-IXwarB430" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen=""></iframe>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia Consigliata</h2>



<pre class="wp-block-verse">Ho scritto la voce di<a href="http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/anite-di-tegea/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> </a><a href="http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/erinna-di-telo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Erinna sull'Enciclopedia delle Donne</a>: qui ci sono altri riferimenti bibliografici universitari.

<strong>F. De Martino, Poetesse Greche, 2006</strong> un testo imprescindibile
<strong>U. Lisi, Poetesse Greche, 1933</strong> <a href="https://amzn.to/3wf3UKl" target="_blank" rel="noreferrer noopener sponsored">Link di acquisto</a><a href="https://amzn.to/3wf3UKl" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> </a>
<strong>C. Neri, Erinna - Testimonianze e Frammenti</strong>, <a href="https://amzn.to/3DQDXCF" target="_blank" rel="noreferrer noopener sponsored">Link di acquisto</a></pre>



<p><strong>Nota Geografica e Storica.</strong> Sulla mappa geolocalizzo Erinna sull&#8217;isola di Telo, ma la sua provenienza è dubbia. Le fonti parlano anche di Teno, isola delle Cicladi. Per il secolo seguo Camillo Neri attribuendo il IV a.C, ma alcune fonti sostengono sia stata persino contemporanea di Saffo.</p>
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		<title>Anite di Tegea, l&#8217;anima delle piccole cose</title>
		<link>https://www.poetessedonne.it/greche/anite-di-tegea-riassunto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Oct 2021 06:46:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Greche]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Antiche]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.poetessedonne.it/?p=834</guid>

					<description><![CDATA[Se Anite dedicava poesie ai grilli morti, un motivo c&#8217;era. Chi non l&#8217;ha capito, non ha mai avuto un &#8220;usignolo dei campi&#8221; sotto la finestra di notte. Scherzi a parte, il narrare delicato di animaletti morti e bambini che li compiangono è un topos letterario che diventerà molto famoso: basti pensare al Passer catulliano. Gli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Se Anite dedicava poesie ai grilli morti, un motivo c&#8217;era. Chi non l&#8217;ha capito, non ha mai avuto un <strong>&#8220;usignolo dei campi&#8221;</strong> sotto la finestra di notte. Scherzi a parte, il narrare delicato di animaletti morti e bambini che li compiangono è un <em>topos</em> letterario che diventerà molto famoso: basti pensare al <em>Passer</em> catulliano. </p>



<iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/2hEXtObI_Cs" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>



<h2 class="wp-block-heading">Gli epitaffi per gli animaletti</h2>



<p><strong>L&#8217;epigramma per il grillo e la cicala</strong> di Anite è tenerissimo: una bambina piange i suoi amichetti di giochi, ormai deceduti. L&#8217;Antologia Palatina ci riporta questo e altri suoi epigrammi:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Per un grillo, usignolo dei campi,<br>e per una cicala, abitante d&#8217;una quercia,<br>Miro fece questa tomba comune<br>bagnandola di caste lacrime infantili;<br>Ade implacabile d&#8217;improvviso le strappò<br>gli oggetti della sua tenerezza</p>
<cite>A.P., VII, 190</cite></blockquote>



<p>Anche un cagnolino morto è protagonista di un epigramma di Anite:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Anche tu sei morta vicino a un cespuglio dalle molte radici<br>o Locri, la più veloce tra i cuccioli che amano abbaiare,<br>nel tuo passo leggero pose il veleno spietato<br>una vipera dal collo screziato</p>



<p></p>
<cite> Poll. 5.48= G.P 700-3 </cite></blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Oltre l&#8217;Arcadia: una poetessa vagante?</h2>



<p>Anite visse nella natura dell&#8217;Arcadia, ma forse si spostò anche verso il mare: in una poesia racconta una statua di Cipride, in un&#8217;altra descrive un animale marino che sembra un delfino.  La donna potrebbe essere stata una<strong> poetessa vagante</strong>, figure che in epoca ellenistica proliferano, e anzi, offrono anche le prime attestazioni &#8220;serie&#8221; e celebrative della parola<em> poeta</em> declinata al femminile. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Non più, esultando sul mare solcato da imbarcazioni,<br>inarcherò il collo balzando dal profondo, né sbuffo<br>intorno ai bordi d&#8217;una nave dai begli scalmi, fiero<br>della polena che mi raffigura; ma la fosca onda<br>del mare mi spinse a secca e giaccio su questo soffice lido.<br></p>
<cite><p>A.P. VII 215</p> </cite></blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;amore per la natura</h2>



<p>La poetessa, vissuta nel III a.C (Baale, M.J.) nel cuore del Peloponneso, non scrisse solo di animaletti morti, ma anche della sua terra. <strong>Lo spirito bucolico</strong> suona forte anche nella descrizione della natura, che tanto sarà cara alla generazione successiva di colleghi, per dirne uno Teocrito.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Chiunque tu sia, siedi all&#8217;ombra di questo florido alloro,<br>bevi nel tempo giusto la dolce acqua del rivo,<br>sì che alle membra ansanti per la calura d&#8217;estate<br>tu dia ristoro, offrendole al soffio dello Zefiro.</p>
<cite>A.P. IX, 313</cite></blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;attenzione al mondo femminile</h2>



<p>Anite scrive anche di fanciulle morte prematuramente, in prossimità del matrimonio, ispirata forse anche dalla predecessora <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/erinna-di-telo-riassunto/">Erinna</a>, famosa per aver lamentato la morte dell&#8217;amichetta Bauci, anch&#8217;ella neo-sposa. Questo inserisce entrambe le poetesse, e insieme a loro anche <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/nosside-di-locri/">Nosside</a>, nel filone della <strong>Women Tradition</strong>, ovvero delle donne che raccontano il mondo femminile, come fece anche la<a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/"> madre letteraria Saffo</a>. Una visione sicuramente molto &#8220;stretta&#8221; &#8211; e legata agli Women&#8217;s Studies &#8211; di tutta la reale produzione delle tre figure, in parte persa nei meandri della storia.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Spesso qui sulla tomba della figlia, Cleina la madre invocò<br>con lamenti la cara fanciulla morta precocemente, richiamando<br>l&#8217;anima di Filenide, che prima delle nozze varcò<br>la livida corrente del fiume Acheronte.<br>A.P. VII,486</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Omero Donna</h2>



<p>La cosa che ha più turbato i critici sicuramente è stata la vena epica di Anite, che scrive anche di <strong>armi, cavalli e guerrieri</strong>. L&#8217;<em>Omero donna </em>l&#8217;hanno chiamata, quando non l&#8217;hanno identificata come una virginea Artemide che correva tra i boschi.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Ecco la tomba che Damide eresse al suo cavallo da guerra<br>dopo che Ares sanguigno lo colpì al petto. Nero sangue ribollì<br>attraverso la spessa pelle e bagnò la zolla di atroce morte.</p>
<cite><p>A.P. VII, 208</p> </cite></blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Poetessa del canone</h2>



<p>Nonostante gli stereotipi romanzati e alcuni epiteti, Anite è rientrata nel canone delle poetesse grazie alla<em> Corona</em> di Meleagro di Gadara (&#8220;<em>Molti gigli intessendo di Anite</em>&#8220;) e alla lista di Antipatro di Tessalonica (&#8220;<em>Anite, un Omero donna</em>&#8220;).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Iniziatrice della scuola dorico-peloponnesiaca</h3>



<p>Anite  è considerata l&#8217;iniziatrice dell&#8217;<strong>epigramma dorico-peloponnesiaco</strong>, seguita da Nosside e Leonida di Taranto.  Il suo dono è quello di aver scritto epigrammi di varia ispirazione, mettendo in luce temi squisitamente ellenistici e sconosciuti alle epoche precedenti:<strong> l&#8217;attenzione alle piccole cose,  </strong>come gli animali e i bambini, e alla bellezza della natura.  </p>



<p>Per quanto certa critica abbia notato delle distinzioni tematiche con le altre &#8220;scuole&#8221;, questo tipo epigramma differisce da quello ionico-alessandrino di Callimaco o Asclepiade di Samo principalmente per una questione geografica. Tutto il resto è ispirazione!</p>



<h2 class="wp-block-heading">Approfondimenti Esterni</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li> <span style="font-size: revert;">  </span><a style="font-size: revert;" href="https://www.alessiapizzi.it/il-mio-libro/" target="_blank" rel="noopener">Il mio libro &#8220;Qualcuno si ricorderà di noi&#8221;</a></li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li> Un mio intervento sulle poetesse ellenistiche</li>
</ul>



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<h2 class="wp-block-heading">Anite spiegata ai bambini</h2>



<p>Scarica gratuitamente i <a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/didattica/poetesse-per-bambini/">materiali didattici</a> per spiegare Anite di Tegea ai più piccoli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia Consigliata</h2>



<pre class="wp-block-verse">Ho scritto la voce di<a href="http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/anite-di-tegea/" target="_blank" rel="noopener"> Anite sull'Enciclopedia delle Donne</a>: qui ci sono altri riferimenti bibliografici universitari.

<strong>F. De Martino, Poetesse Greche, 2006</strong> un testo imprescindibile
<strong>U. Lisi, Poetesse Greche, 1933</strong> <a href="https://amzn.to/3wf3UKl" target="_blank" rel="noreferrer noopener sponsored">Link di acquisto</a></pre>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Saffo di Lesbo, Maestra d&#8217;Amore</title>
		<link>https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2021 20:43:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Greche]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Antiche]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Nove le muse, si dice: che negligenza! Ecco anche Saffo da lesbo, la decima. [A.P. IX 506] Chi era Saffo: tra musa terrestre e sexual deviant Su Saffo ne hanno scritte proprio tante. La prima voce femminile occidentale di cui abbiamo notizia (VII-VI secolo a.C) porta sulle spalle il peso della sua fama, gravoso come [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-style-default is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Nove le muse, si dice: che negligenza! Ecco anche Saffo da lesbo, la decima. [A.P. IX 506]
<cite> </cite></blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Chi era Saffo: tra musa terrestre e sexual deviant</h2>



<p>Su Saffo ne hanno scritte proprio tante. La prima voce femminile occidentale di cui abbiamo notizia <strong>(VII-VI secolo a.C) </strong>porta sulle spalle il peso della sua fama, gravoso come il silenzio di tutte le altre donne antiche. </p>



<p>La poetessa di Lesbo è stata omaggiata in tutte le epoche successive: cantata nei banchetti, dipinta sui vasi, emulata dagli scrittori e tradotta. E poi, è stata anche romanzata. Che shock deve essere stato per i suoi posteri leggere che una <strong>donna poteva scrivere &#8220;cose d&#8217;amore&#8221;</strong> e per di più verso altre donne!</p>



<p>Non mancano quindi sbeffeggiamenti e insulti, dall&#8217;antichità ai critici moderni: <strong>Saffo era una prostituta, Saffo era una deviata.</strong> Saffo è &#8220;anormale&#8221;, è mascolina, è impudica. Tutte etichette che riecheggiano stereotipi e luoghi comuni assolutamente inutili se pensiamo al valore letterario della sua produzione.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Saffo, cesello di Lesbie dalle belle pettinature&#8230;</em></p>
<cite> Antipatro di Tessalonica , A.P. IX 26</cite></blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">La prima poetessa d&#8217;amore</h2>



<p>Non è un caso che qualcuno abbia rivisto lei nella <strong>Diotima di Mantinea </strong>ricordata da Socrate nel Simposio platonico: Saffo era a tutti gli effetti una maestra d&#8217;amore: quella che ci ha insegnato che l&#8217;amore è un valore importante, da imporre ad una società fatta solo di virtù militari e smanie di successo. Anche oggi, spesso, la vita professionale sembra avere più valore di quella affettiva. Possiamo prendere un giorno di ferie se dobbiamo andare dal dottore, ma ci sentiamo in colpa se prendiamo un giorno libero per riposarci o stare con i nostri cari. Saffo forse ci insegna che dovremmo dare più valore ai nostri sentimenti e meno al &#8220;dover fare&#8221;. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>&#8230;di Saffo, pochi fiori, ma rose&#8230;</em></p>
<cite>Meleagro di Gadara, A.P. IV 1</cite></blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">La vita</h2>



<p>Figlia di Scamandronimo e di Cleide, Saffo era un&#8217;aristocratica, una madre (di Cleide) e forse anche una moglie (di Cercila di Andro?), proveniente dalla stirpe dei Cleanattidi (?). <strong>Nacque a Ereso nell&#8217;Isola di Lesbo verso il 650 a.C</strong>, ma si trasferì a Mitilene prima del matrimonio.  Sappiamo che ebbe tre fratelli: Larico, Carasso ed Eurigio. </p>



<p>Fece l’insegnante nella sua vita in un&#8217;associazione culturale sacra ad Afrodite, alle Muse e alle Cariti detto <strong>&#8220;tiaso&#8221;</strong>: le ragazze di varie sedi del mondo greco andavano da lei per essere iniziate come &#8220;brave spose&#8221;, apprendendo l&#8217;arte della raffinatezza. E Saffo sapeva perfettamente che le sue poesie erano note (&#8220;<em>Io dico che un giorno qualcuno si ricorderà di noi</em>&#8220;, l&#8217;ha detto proprio lei) ed era ben consapevole di essere rinomata nel mondo Greco. Lo confermano le poesie di diatriba con le scuole avversarie.  </p>



<p>Per quanto riguarda l&#8217;eventuale <strong>omoerotismo</strong>, non bisogna dimenticare la funzione cultuale di questi componimenti.</p>



<p>Nonostante visse in prima persona le conseguenze delle <strong>vicende politiche</strong> della sua epoca (sicuramente fu esiliata in Sicilia tra il 604 e il 599), l&#8217;unica menzione sul tema è nel frammento 98 a.b. dove Saffo riecheggia e l&#8217;esilio dei Cleanattidi perché non riesce a trovare una cuffia (una &#8220;mitra&#8221; lidia) per sua figlia. </p>



<h3 class="wp-block-heading">La lirica monodica</h3>



<p>A differenza di Alceo e Anacreonte, Saffo non si rivolge quindi all&#8217;eteria (uomini accomunati dall&#8217;idea) o al simposio (nei palazzi signorili), ma al tiaso (confraternita di donne sue allieve): <strong>ciascun esponente della lirica monodica</strong> (&#8220;canto a solo&#8221;, diverso dalla lirica corale e accompagnato dalla lira) si rivolge ad una cerchia specifica. Tutti sono accomunati dall&#8217;emozione, <strong>ma non vi è improvvisazione</strong>. </p>



<h3 class="wp-block-heading">La fortuna</h3>



<p>Le sue poesie, dopo la sua morte, furono recitate nei simposi di età classica e poi raccolte <strong>in un’edizione dai filologi alessandrini, composta da 8-9 libri. </strong></p>



<p>Dobbiamo ringraziare gli <em><strong>Women&#8217;s Studies</strong></em> e gli anni Sessanta se Saffo è stata studiata come figura letteraria e basta, da un certo momento in poi. </p>



<p>La critica era divisa: i suoi canti erano entro o fuori le mura di casa? Erano diretti solo alle donne? Per non parlare della <strong>questione dell&#8217;omosessualità</strong>, che ha destato non pochi problemi per secoli.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il mito di Saffo</h3>



<p>Saffo è un mito in tutti i sensi, non solo perché è una poetessa che ha vinto il silenzio della Storia, ma anche perché su di lei hanno inventato proprio una storia mitologica: <strong>brutta e non corrisposta</strong>, Saffo si getta da una rupe perché il traghettatore Faone non la vuole. E <strong>Ovidio</strong> pensa bene di raccontarne la storia, inserendo Saffo tra le altre eroine mitologiche (tipo Medea e Penelope) delle sue <em><a href="https://culturalfemminile.com/2017/05/31/heroides-ovidio-libri-sulle-donne/" target="_blank" rel="noopener">Heroides</a>.</em> <strong>Cesare Pavese</strong>, non tantissimi anni fa, ancora proseguiva su questo filone nei Dialoghi con Leucò: <em>Che Saffo fosse lesbica di Lesbo è un fatto spiacevole, ma noi riteniamo più triste il suo scontento della vita, per cui s&#8217;indusse a buttarsi in mare, nel mare di Grecia</em>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Altre opere che parlano di Saffo</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Alessandro Verri, <strong>Avventure di Saffo, poetessa di Mitilene</strong></li>



<li>Giacomo Leopardi, <strong>Ultimo canto di Saffo</strong></li>



<li>Giovanni Pascoli,<strong> Solon</strong></li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Le opere</h2>



<p>La produzione poetica di Saffo includeva epitalami e poesie amorose, alcuni dei quali destinati alle ragazze del suo gruppo. Sebbene molti dei suoi componimenti siano andati perduti, è sopravvissuto un <em>corpus</em> che ha reso <strong>la sua voce una delle più rilevanti del canone greco antico. </strong>La sua poesia è caratterizzata da una metrica raffinata e un linguaggio ricco di immagini sensuali e delicate, come dimostrano frammenti significativi che esplorano temi amorosi e naturali. Tra i componimenti più celebri, vi è l’<em>inno ad Afrodite</em>, in cui si rivolge alla dea per ottenere soccorso nelle questioni amorose​</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Saffo di Lesbo, tranquilla, che un canto pareva tramare </em></p>



<p><em>bello di suoni, alle Muse silenti dedita in cuore</em></p>
<cite>(Cristodoro di Copto, A.P. II)</cite></blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Gli insegnamenti della poetessa di Lesbo</h2>



<p>I precetti di Saffo erano pensati per le future spose che le famiglie le spedivano da tutte le sedi del mondo greco. Ma questi insegnamenti sono universali e possiamo trarne anche noi qualche lezione interessante, a distanza di secoli.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;amore è la cosa più bella</h3>



<p>Saffo è stata la prima ad affermare che <em>la cosa più bella è quella che si ama</em>: e io spero &#8211; benedicendo il lavoro &#8211; che nella vita non ci sia solo quello da amare.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Alcuni un esercito di cavalieri altri di fanti<br>altri di navi dicono che sulla terra nera<br>sia la cosa più bella, io invece<br>ciò che si ami;<br>ed è assolutamente facile farlo intendere a chiunque:<br>perché colei che di gran lunga superava in bellezza ogni<br>essere umano, Elena, abbandonato il suo sposo impareggiabile<br>traversò il mare fino a Troia né si ricordò della figlia e degli<br>amati genitori: lei&#8230; disviò<br>[Cipride] che inflessibile [ha la mente]&#8230;&#8230;.facilmente<br>&#8230;[così] ella ora mi ha fatto ricordare di Anattoria lontana,<br>di cui vorrei contemplare il seducente passo e il<br>luminoso scintillio del volto ben più che i carri dei Lidi<br>e i fanti che combattono in armi.</p><cite><strong>Frammento 16 Lobel-Paige, incipit</strong>, traduzione F. Ferrari</cite></blockquote></figure>



<h3 class="wp-block-heading">La speranza di un&#8217;alleata: Inno ad Afrodite</h3>



<p>Saffo ci conforta anche: non dobbiamo disperarci se amiamo e non siamo ricambiati. Qualche Dea dell&#8217;amore, tipo Afrodite, accorrerà in nostro aiuto. </p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Immortale Afrodite dal trono variopinto, figlia di Zeus,<br>tessitrice d&#8217;inganni, io ti supplico; non prostrare con ansie<br>e con tormenti, o dea angusta, l&#8217;animo mio,<br>ma qui vieni, se mai altra volta, udendo la mia voce di<br>lontano, le porgesti ascolto, e lasciata la casa del padre<br>venisti<br>aggiogando un carro d&#8217;oro; e passeri leggiadri ti guidavano<br>veloci al di sopra della nera terra con fitto battito d&#8217;ali<br>giù dal cielo per gli spazi dell&#8217;etere.<br>E subito giunsero, e tu, o beata, sorridendo nel tuo volto<br>immortale, mi domandasti che cosa di nuovo soffrivo e<br>perché di nuovo ti invocavo<br>e che cosa col mio animo folle volevo che più di ogni<br>altra si realizzasse per me: “Chi di nuovo debbo indurmi<br>a ricondurre al tuo amore? Chi, o Saffo, ti fa torto?<br>Perché se fugge presto inseguirà, se doni non accetta<br>anzi donerà, se non ama presto amerà pur contro il suo volere.</p><cite><strong>Frammento 1 Voigt, apre l&#8217;edizione Alessandrina</strong>, traduzione F. Ferrari</cite></blockquote></figure>



<h3 class="wp-block-heading"> Il riconoscimento dell&#8217;innamoramento: Ode alla gelosia</h3>



<p>Come una dottoressa, Saffo ci spiega come riconoscere l&#8217;amore e i suoi temibili sintomi.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Mi sembra pari agli dèi quell&#8217;uomo che siede di fronte<br>a te e vicino ascolta te che dolcemente parli<br>e ridi un riso che suscita desiderio. Questa visione veramente<br>mi ha turbato il cuore nel petto: appena ti guardo<br>un breve istante, nulla mi è più possibile dire,<br>ma la lingua mi si spezza e subito un fuoco sottile mi<br>corre sotto la pelle e con gli occhi nulla vedo<br>e rombano le orecchie e su me sudore si spande<br>e un tremito mi afferra tutta<br>e sono più verde dell&#8217;erba e poco lontana da morte sembro<br>a me stessa.<br>Ma tutto si può sopportare poiché…</p><cite><strong>Frammento 31 Voigt</strong>, traduzione F. Ferrari</cite></blockquote></figure>



<h3 class="wp-block-heading">La celebrazione del matrimonio: gli epitalami</h3>



<p>Saffo <strong>sfornava spose perfette</strong>, molto più raffinate delle spose delle scuole avversarie: ne è un esempio la bella Andromaca, che va in sposa ad Ettore in uno dei suoi più celebri epitalami. Non è un caso se questo genere sia stato apprezzato molto dai cristiani, no? Non è un caso, quindi, che col passaggio <strong>all&#8217;età bizantina</strong>, molte poetesse sparirono dai canoni, lasciando Saffo a primeggiare: nello Zeuxippo, il ginnasio di Costantinopoli, le statue presenti di poetesse ritraevano Saffo ed <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/erinna-di-telo-riassunto/">Erinna</a>. Anche quest&#8217;ultima aveva prodotti dei canti innocui per i cristiani.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Cipro-&#8230;[2] giunse l&#8217;araldo&#8230;così diceva Ideo,<br>veloce messaggero: “&#8230;..e del resto dell&#8217;Asia<br>&#8230;gloria imperitura: Ettore e i suoi compagni conducono su navi, attraverso il salso mare,<br>dalla sacra Tebe e da Placia che perenne scorre la delicata Andromaca<br>occhi lucenti; e al soffio del vento giungono molti<br>braccialetti d&#8217;oro e vesti di porpora, variegate delizie,<br>e innumerevoli coppe d&#8217;argento, e avorio.” Così disse<br>e subito balzò in piedi il padre diletto, e attraverso le vie spaziose<br>della novella raggiunse gli amici tutti.<br>Prontamente le donne di Ilio spingevano le mule sotto i carri<br>dalle belle ruote e vi montava sopra tutta la folla<br>delle donne e delle vergini delicate caviglie, e poi<br>a parte le figlie di Priamo&#8230;., e tutti i giovinetti<br>spingevano i cavalli sotto i carri, e grandemente&#8230;.gli aurighi</p><cite><strong>Frammento 44 Voigt, traduzione F. Ferrari </strong></cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Alcune frasi brevi di Saffo</h2>



<p>&#8220;Io dico che un giorno qualcuno si ricorderà di noi&#8221; (fr. 147)</p>



<p>&#8220;Possa io andare&#8221; (fr. 182)</p>



<p>&#8220;Di nuovo mi assilla Eros che scioglie le membra, dolceamara invincibile creatura&#8221; (fr. 130)</p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;Saffo Andalusa&#8221;</h2>



<p>Scopri la poetessa Wallada, detta la <a href="https://www.poetessedonne.it/spagnole/wallada-bint-al-mustakfi/">&#8220;Saffo Andalusa&#8221;</a> per le affinità con la poetessa di Lesbo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Approfondimenti Esterni</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.culturamente.it/letteratura/saffo-curiosita-intervista/" target="_blank" rel="noopener">Parla con Saffo grazie a Google Assistant</a></li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.alessiapizzi.it/il-mio-libro/" target="_blank" rel="noopener">Il mio libro &#8220;Qualcuno si ricorderà di noi&#8221;.</a></li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Saffo come modello di Medea nelle Argonautiche di Apollonio Rodio</strong></li>
</ul>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia consigliata</h2>



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<pre class="wp-block-verse"><strong>E. Green, <em>Reading Sappho: Contemporary Approaches</em></strong>: un testo reperito a Oxford che mette in luce l'approccio degli Women's Studies.<strong> Link</strong>: <a href="https://amzn.to/3jxDYUK" rel="sponsored noopener" target="_blank">https://amzn.to/3jxDYUK</a><br><br><strong>F. Ferrari, Saffo, <em>Poesie</em>, 2007</strong> Per me l'edizione critica migliore che ho letto in questi anni.<br><br><strong>Ezio Savino e Quasimodo, S<em>affo, liriche e frammenti</em></strong>, 2002<br><br><strong>F. De Martino, Poetesse Greche,</strong> <strong>2006</strong> un testo imprescindibile<br><br><strong>Per la lettura metrica</strong>, <a href="http://www.poesialatina.it/_ns/Greek/tt2/Saffo/Fr01.html" target="_blank" rel="noopener">ascolta qui che meraviglia</a>.</pre>
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