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	<title>Poetesse Latino-Americane &#8211; Poetesse: Donne Da Ricordare</title>
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	<title>Poetesse Latino-Americane &#8211; Poetesse: Donne Da Ricordare</title>
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		<title>Ana Cristina Cesar, poetessa dell&#8217;inganno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jan 2025 14:36:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Latino-Americane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Contemporanee]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Ana Cristina César (1952–1983), poetessa, scrittrice, critica letteraria e traduttrice nata a Rio de Janeiro, è considerata una figura enigmatica e innovativa nella letteratura brasiliana. Durante la sua breve vita, pubblicò un unico libro di poesie nel 1982, A teus pés ( Ai tuoi piedi), caratterizzato da un tono colloquiale e da un linguaggio immediato [&#8230;]]]></description>
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<p>Ana Cristina César (1952–1983), poetessa, scrittrice, critica letteraria e traduttrice nata a Rio de Janeiro, è considerata una <strong>figura enigmatica e innovativa nella letteratura brasiliana.</strong> Durante la sua breve vita, pubblicò un unico libro di poesie nel 1982, <em>A teus pés ( Ai tuoi piedi)</em>, caratterizzato da un tono colloquiale e da un linguaggio immediato che fonde poesia, prosa e diario, sfidando le convenzioni letterarie. Proveniente da una famiglia colta, studiò letteratura alla PUC-Rio e trascorse un periodo in Inghilterra, dove fu influenzata da autrici come <a href="https://www.poetessedonne.it/americane/emily-dickinson-riassunto/" data-type="post" data-id="998">Emily Dickinson</a> e <a href="https://www.poetessedonne.it/americane/sylvia-plath-riassunto/" data-type="post" data-id="1323">Sylvia Plath</a>, e lavorò anche come traduttrice e critica letteraria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il suo stile diverso</h2>



<p>Ana Cristina Cesar, nota come &#8220;Ana C.&#8221;, giocava con “l’inganno”, come osserva Heloisa Buarque de Hollanda in riferimento a <em>Correspondência completa (Corrispondenza completa)</em>, un’opera del 1979 composta da una sola lunga lettera e pubblicata direttamente in “seconda edizione”. Questa opera rivela il gusto per lo spiritoso e il disorientamento, mostrando molteplici strati di significato e di nascondimento. La sua scrittura alterna lo <strong>svelamento e il mascheramento</strong>, coinvolgendo il lettore in un gioco di interpretazioni.</p>



<p>Rifiutandosi di essere classificata in uno stile unico, Ana Cristina invita a esplorare le parole in un continuo movimento tra autobiografia, intertestualità e utopie. Il lettore è coinvolto in una <strong>“performance di lettura”</strong> tra complicità e distacco, vivendo il mondo poetico della scrittrice senza mai trovare un punto fisso, in un perpetuo gioco di rivelazione e mistero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mito</h2>



<p>La sua poesia sfugge a classificazioni rigide, muovendosi tra il quotidiano e il complesso, il personale e l&#8217;universale: la poetessa richiedeva ai lettori un coinvolgimento attivo nel decifrare il suo universo poetico. La sua morte prematura, avvenuta a soli 31 anni per suicidio, ha contribuito a creare il mito intorno alla sua figura e alla sua opera, rafforzando il mito della &#8220;cometa&#8221; che attraversò rapidamente il panorama culturale brasiliano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Poesia</h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Fagulha<br>Abri curiosa<br>o céu.<br>Assim, afastando de leve as cortinas.<br>Eu queria entrar,<br>coração ante coração,<br>inteiriça<br>ou pelo menos mover-me um pouco,<br>com aquela parcimônia que caracterizava<br>as agitações me chamando<br>Eu queria até mesmo<br>saber ver,<br>e num movimento redondo<br>como as ondas<br>que me circundavam, invisíveis,<br>abraçar com as retinas<br>cada pedacinho de matéria viva.<br>Eu queria<br>(só)<br>perceber o invislumbrável<br>no levíssimo que sobrevoava.<br>Eu queria<br>apanhar uma braçada<br>do infinito em luz que a mim se misturava.<br>Eu queria<br>captar o impercebido<br>nos momentos mínimos do espaço<br>nu e cheio<br>Eu queria<br>ao menos manter descerradas as cortinas<br>na impossibilidade de tangê-las<br>Eu não sabia<br>que virar pelo avesso<br>era uma experiência mortal.</p><cite>– Ana Cristina Cesar, em “A teus pés”. São Paulo: Brasiliense, 1982</cite></blockquote></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Traduzione</h3>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-solid-color"><blockquote><p>Scintilla<br>Ho aperto, curiosa,<br>il cielo.<br>Così, scostando appena le tende.<br>Volevo entrare,<br>cuore a cuore,<br>integra<br>o almeno muovermi un poco,<br>con quella parsimonia che caratterizzava<br>le agitazioni che mi chiamavano.<br>Volevo addirittura<br>saper guardare,<br>e con un movimento circolare<br>come le onde<br>che mi circondavano, invisibili,<br>abbracciare con le retine<br>ogni pezzetto di materia viva.<br>Volevo<br>(solo)<br>percepire l’ineccepibile<br>nell&#8217;impercettibile che sorvolava.<br>Volevo<br>afferrare a bracciate<br>l&#8217;infinito di luce che si mescolava a me.<br>Volevo<br>cogliere l&#8217;impercettibile<br>nei momenti minimi dello spazio<br>nudo e pieno.<br>Volevo<br>almeno mantenere le tende aperte<br>nell&#8217;impossibilità di sfiorarle.<br>Non sapevo<br>che rovesciarsi<br>era un&#8217;esperienza mortale.</p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse"><a href="https://www.awebic.com.br/poema-mais-lindo-de-ana-cristina-cesar/" target="_blank" rel="noopener">https://www.awebic.com.br/poema-mais-lindo-de-ana-cristina-cesar/</a><br><a href="https://revistacontinente.com.br/edicoes/257/ana-cristina-cesar--vida-curta--longa-travessia" target="_blank" rel="noopener">https://revistacontinente.com.br/edicoes/257/ana-cristina-cesar--vida-curta--longa-travessia</a></pre>



<p><strong> [Articolo e traduzione di Andrea Godoy]</strong></p>



<p><strong>L&#8217;immagine di copertina è presa e modificata da <a href="https://ims.com.br/por-dentro-acervos/caderno-de-critica-ana-cristina-cesar-por-elvia-bezerra/" target="_blank" rel="noopener">ims.com</a>.</strong></p>
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		<title>Teresa Wilms Montt e le sue inquietudini sentimentali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 09:09:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Latino-Americane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Contemporanee]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[“Sono Teresa Wilms Montt e anche se sono nata cento anni prima di te, la mia vita non è stata tanto diversa dalla tua. Anche io ho avuto il privilegio d’essere donna.” Autodefinizione &#8211; Teresa Wilms Montt&#160; Le origini María Teresa de las Mercedes Wilms Montt nacque a Viña del Mar in Cile nel 1893. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Sono Teresa Wilms Montt</em></p>



<p><em>e anche se sono nata cento anni prima di te,</em></p>



<p><em>la mia vita non è stata tanto diversa dalla tua.</em></p>



<p><em>Anche io ho avuto il privilegio d’essere donna.”</em></p>



<p><strong>Autodefinizione &#8211; Teresa Wilms Montt&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Le origini</h2>



<p>María Teresa de las Mercedes Wilms Montt nacque a Viña del Mar in Cile nel <strong>1893</strong>. Di famiglia aristocratica, scrittrice e poetessa, femminista, fin da bambina mostrò<strong> un carattere piuttosto ribelle,</strong> una grande predilezione per la lettura, per lo studio del pianoforte e per la sua solitudine. A soli diciassette anni, contro il volere della sua famiglia, sposò Gustavo Balmaceda. La coppia si trasferì a Santiago del Cile, dove Teresa venne <strong>in contatto con la comunità intellettuale della capitale cilena. </strong>Ben presto tra i due giovani sposi insorsero i primi problemi coniugali e proprio in quegli anni nacquero anche le loro due figlie. Tra il 1912 e il 1915 si trasferirono a Iquique, dove strinse amicizia con gli intellettuali del posto, tra cui il poeta Victor Domingo Silva e la dottoressa Belén Zárraga, attivista impegnata nella lotta all’emancipazione femminile.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">La reclusione&nbsp;</h2>



<p>L’avvicinamento di Teresa Wilms Montt a questo ambiente anarchico e sindacalista incrinò definitivamente i rapporti con il<strong> marito, il quale,&nbsp; già geloso della moglie, cercava anche di ostacolarne la passione per la scrittura</strong>, opponendosi aspramente alle sue idee rivoluzionarie. Nel 1915 il marito scoprì il tradimento della moglie, <strong>e la fece rinchiudere</strong>, con l’accusa di adulterio, <strong>in un convento di Santiago</strong>, obbligandola dunque a separarsi dalle sue figlie. A questo periodo di reclusione risale il suo primo <strong>tentativo di suicidio</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le inquietudini sentimentali&nbsp;</h2>



<p>Nel 1916 Teresa Wilms Montt, grazie all’aiuto di un suo amico, riuscì a fuggire dalla prigionia cilena e si trasferì a Buenos Aires, dove riconquistò la sua indipendenza. <strong>Qui pubblicò i suoi primi libri, <em>Inquietudes Sentimentales</em> e <em>Los tres cantos</em>.</strong> Non molto più tardi, la poetessa affrontò un nuovo periodo di disgrazia, a causa della morte del suo amante, da lei soprannominato Anuarí, morto suicida davanti ai suoi occhi perché convinto che il suo amore per lei non fosse corrisposto. Tormentata da questo avvenimento, decise di abbandonare l’Argentina e di <strong>trasferirsi a Madrid, dove pubblicò il suo terzo libro <em>En la quietud del mármol</em></strong><em>,</em> in cui affrontò i temi dell’amore e della morte del suo amante. Nello stesso anno pubblicò anche <em>Anuarí</em>. Nel 1920 si trasferì a Parigi, dove ebbe l’opportunità di ricongiungersi alle sue figlie, dopo cinque anni di separazione forzata, le quali erano arrivate nella capitale francese assieme al nonno paterno, impegnato in una missione diplomatica. Quando le figlie abbandonarono la Francia, Teresa Wilms Montt sprofondò in una fortissima depressione, che la spinse a smettere di scrivere e a fare uso di svariate droghe. <strong>Morì suicida la notte di Natale del 1921.</strong></p>



<p>Teresa Wilms Montt è stata una donna irrequieta, molto apprezzata grazie ai suoi viaggi intercontinentali in molti circoli di scrittori e artisti. La sua penna è stata incredibilmente intensa, e con i suoi versi è riuscita a toccare e a dar voce ai sentimenti più intimi dell’animo umano. Le tematiche da lei affrontate nella sua poesia sono legate alla morte, alla malinconia, alla solitudine, all’assenza, ma anche all’amore, all’erotismo, alla disperazione, all’esser donna in una società di uomini.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Inquietudes Sentimentales – VII (original versión)<strong><sup>1</sup></strong></h2>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-solid-color"><blockquote><p>Dos senos de una blancura inquietante ; dos ojos lúbricamente embriagados y una mano audaz de sensualidad, se han atravesado en mi camino. Una voz indefinible, como el hipo de un sollozo histérico, me ha dicho : Soy el erotismo ; ¡ Vén Y yo iba; iba siguiendo a esa bacante estrambótica, como sigue la hoja de acero al imán. Iba empujada por el misterio. . . Mis labios\e helaban, y tenía en la garganta una opresión de hierro- , &#8221; : Iba la mirada húmeda, los ojos claros como brillantes en alcohol. . . Retorné, y mis labios estaban mustios, y mis ojos no veían, y mis manos enconadas contra ellas mismas, sólo. querían destrozarse. Y en el alma, como una marca de fuego, traía la más horrible decepción. No estaba ahí; no llevaba esa bacante loca el remedio para mi mal de amor.</p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Inquietudini sentimentali – VII (Traduzione di Cristina Sparagana)<sup>2</sup></h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Due seni pallidi e inquietanti insieme; occhi rapiti<br>di lubricità, e una carezza impudica e carnale,<br>di traverso al mio passo e al mio cammino. E una voce<br>dal suono indefinibile, come il duro singhiozzo<br>di un bambino, che mi sussurra: Vieni! Io sono l’eros.<br>Ed io andavo seguendo questa menade folle, come<br>un lembo d’acciaio segue la calamita. Avanzavo<br>sospinta dal mistero… S’eran fatte di ghiaccio le<br>mie labbra, chiusa la gola da sbarre di ferro. Il mio<br>sguardo era lucido d’umore, gli occhi raggianti come<br>pietre alcoliche…<br>E ritornai, le labbra insonnolite, gli occhi accecati e<br>trepide le mani contro se stesse in orrido conflitto,<br>assetate di scempio e, nel mio cuore, una sorta<br>di marchio rosso fuoco, denso della più amara delusione.<br>Ma io non ero lì: non mi porgeva, la baccante folle,<br>alcun rimedio per il mio mal d’amore.</p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Autodefinición (original version)</h2>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-solid-color"><blockquote><p>Soy Teresa Wilms Montt<br>y aunque nací cien años antes que tú,<br>mi vida no fue tan distinta a la tuya.<br>Yo también tuve el privilegio de ser mujer.<br>Es difícil ser mujer en este mundo.<br>Tú lo sabes mejor que nadie.<br>Viví intensamente cada respiro y cada instante de mi vida.<br>Destilé mujer.<br>Trataron de reprimirme, pero no pudieron conmigo.<br>Cuando me dieron la espalda, yo di la cara.<br>Cuando me dejaron sola, di compañía.<br>Cuando quisieron matarme, di vida.<br>Cuando quisieron encerrarme, busqué libertad.<br>Cuando me amaban sin amor, yo di más amor.<br>Cuando trataron de callarme, grité.<br>Cuando me golpearon, contesté.<br>Fui crucificada, muerta y sepultada,<br>por mi familia y la sociedad.<br>Nací cien años antes que tú<br>sin embargo te veo igual a mí.<br>Soy Teresa Wilms Montt,<br>y no soy apta para señoritas.</p></blockquote></figure>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading">Autodefinizione</h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Sono Teresa Wilms Montt<br>e anche se sono nata cento anni prima di te,<br>la mia vita non è stata tanto diversa dalla tua.<br>Anche io ho avuto il privilegio d’essere donna.<br>E’ difficile essere donne in questo mondo.<br>Tu lo sai meglio di tutti.<br>Ho vissuto intensamente ogni respiro e ogni istante della mia vita.<br>Ho distillato una donna.<br>Hanno cercato di reprimermi ma non ci sono riusciti con me.<br>Quando mi hanno voltato le spalle, io ci ho messo la faccia.<br>Quando mi hanno lasciato sola, ho dato compagnia<br>Quando hanno voluto uccidermi, ho dato vita.<br>Quando hanno voluto rinchiudermi, ho cercato la libertà.<br>Quando mi amavano senza amore, ho dato ancora più amore.<br>Quando hanno cercato di zittirmi, ho urlato.<br>Quando mi hanno picchiato, ho risposto.<br>Sono stata crocefissa, morta e sepolta,<br>dalla mia famiglia e la società.<br>Sono nata cento anni prima di te<br>comunque ti vedo uguale a me.<br>Sono Teresa Wilms Montt,<br>e non sono adatta alle signorine.</p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Riferimenti Bibliografici</h2>



<pre class="wp-block-verse"><strong>(1) </strong>Teresa Wilms Montt, <strong>Inquietudes sentimentales</strong>, Buenos Aires, Imprenta Mercatali, 1917.

<strong>(2)</strong> Poesia n. 228 Luglio/Agosto 2008, Teresa Wilms Montt, <strong>Un canto di libertà</strong>, a cura di Cristina Sparagana, Crocetti Editore, 2008

Teresa Wilms Montt, <strong>Los tres cantos</strong>, Buenos Aires, B. Moen, 1917.

Teresa Wilms Montt, <strong>En la quietud del mármol</strong>, Madrid, Casa Ed. Blanco, 1918.

Teresa Wilms Montt,<strong> Anuarí</strong>, Madrid, Casa Ed. Blanco, 1918.</pre>



<p>Immagine di copertina <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Teresa-Wilms-Montt-.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wikicommons, Public Domain </a>(modificata)</p>



<p><strong>Articolo scritto da <a href="https://ladymargotspace.wixsite.com/lady-margot-stories" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Valentina Marzulli</a></strong></p>
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		<title>Gabriela Mistral, dal Cile conservatore al Premio Nobel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jan 2023 17:57:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Latino-Americane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Contemporanee]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[La terra nella quale venni non ha primavera:ha la sua notte lunga che quale madre mi nasconde. Gabriela Mistral Donna.Sudamericana.Femminista. Gabriela Mistral in tre parole che non bastano, tuttavia, a descrivere la straordinarietà di questa poetessa che fu anche insegnante, giornalista, instancabile viaggiatrice e prima donna del Sudamerica a ricevere il Premio Nobel per la [&#8230;]]]></description>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p> </p><p>La terra nella quale venni non ha primavera:<br>ha la sua notte lunga che quale madre mi nasconde.</p><cite><strong>Gabriela Mistral</strong></cite></blockquote>



<p>Donna.<br>Sudamericana.<br>Femminista.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p>Gabriela Mistral in tre parole che non bastano, tuttavia, a descrivere la straordinarietà di questa poetessa che fu anche insegnante, giornalista, instancabile viaggiatrice e prima donna del Sudamerica a ricevere il <strong>Premio Nobel per la Letteratura</strong>.</p>



<p></p>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading">Le umili origini</h2>



<p>Gabriela Mistral nacque in Cile, a Vicuña, nel 1889. La sua era una famiglia modesta ma ciò non le impedì di appassionarsi alle lettere, dedicandosi allo studio e cominciando a pubblicare, sin da giovane, racconti e articoli su giornali.</p>



<p>Le sue passioni, però, stridevano fortemente con il Cile di quei tempi tanto che le fu impedito, in un primo momento, di insegnare nonostante avesse conseguito l’abilitazione, anche perché i suoi <strong>testi erano considerati sconvenienti e socialisti.</strong></p>



<p>Gabriela Mistral rappresentava tutto ciò che era considerato inadatto per poter essere accettato nel mondo letterario: <strong>era una donna, proveniva dalla campagna, era troppo indipendente e<br>anticonformista. </strong>Ma ella non si arrese e riunì tutte le forze per farsi sentire attraverso i propri testi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una donna pioniera</h2>



<p>Nonostante le avversità, di tempo e di luogo, Gabriela Mistral fu una vera e propria pioniera. La sensibilità e l’intelligenza del suo pensiero le permisero di guardare oltre. Si dedicò all’insegnamento nelle scuole sperdute della campagna cilena, <strong>lavorò per l’affermazione e la difesa dei diritti delle donne e dei lavoratori</strong>, collaborò alla riforma scolastica in Messico.</p>



<p>Gabriela Mistral credeva fermamente nell’educazione come processo fondamentale nella crescita ed equiparava l’<strong>insegnamento alla poesia, considerandolo un atto di sublime bellezza. </strong>Ella affermava, infatti, che bisognava insegnare non per trasmettere informazioni in modo piatto e freddo, ma per trasmettere, in un certo senso, la vita stessa. Insegnare, quindi, attraverso tutto di sé: gesti, parole, esempi.</p>



<p>Nel dicembre del 1945, a <strong>Gabriela Mistral viene conferito il Premio Nobel</strong> per la Letteratura, con la seguente motivazione:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>“La sua opera lirica, ispirata da potenti emozioni, ha reso il suo nome un simbolo delle aspirazioni idealiste di tutto il mondo latino americano.”</p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La poesia</h2>



<p>I temi della poesia di Gabriela Mistral sono: <strong>la natura, l’amore, il dolore, la civiltà sudamericana</strong>.<br>Nel 1922 viene pubblicata la sua prima raccolta poetica, “Desolazione”, che affronta i temi chiave della maternità, della religione, della natura.</p>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-solid-color"><blockquote><p>La bruma spessa, eterna, affinché dimentichi dove<br>mi ha gettato il mare nella sua onda di salamoia.<br>La terra nella quale venni non ha primavera:<br>ha la sua notte lunga che quale madre mi nasconde.<br>Il vento fa alla mia casa la sua ronda di singhiozzi<br>e di urlo, e spezza, come un cristallo, il mio grido.</p><p><br>E nella pianura bianca, di orizzonte infinito,<br>guardo morire immensi occasi dolorosi.<br>Chi potrà chiamare colei che sin qui è venuta<br>se più lontano di lei andarono i morti?</p><p><br>Tanto solo loro contemplano un mare tacito e rigiro<br>crescere tra le sue braccia e le braccia amate!<br>Le navi le cui vele biancheggiano nel porto<br>vengono da terre in cui non ci sono quelli che sono miei;<br>i loro uomini dagli occhi chiari non conoscono i miei fiumi<br>e recano frutti pallidi, senza la luce dei miei orti.</p><p><br>E l’interrogazione che sale alla mia gola<br>al vederli passare, mi riscende, vinta:<br>parlano strane lingue e non la commossa<br>lingua che in terre d’oro la mia povera madre canta.</p><p><br>Guardo scendere la neve come la polvere nella fossa;<br>guardo crescere la nebbia come l’agonizzante,<br>e per non impazzire non conto gli istanti,<br>perché la notte lunga ora solo comincia.</p><p><br>Guardo il piano estasiato e raccolgo il suo lutto,<br>perché venni per vedere i paesaggi mortali.<br>La neve è il sembiante che svela i miei cristalli;<br>sempre sarà il suo biancore che scende dal cielo!</p><p><br>Sempre essa, silenziosa, come il grande sguardo<br>di Dio su di me; sempre la sua zagara sopra la mia casa;<br>sempre, come il destino che non diminuisce né passa,<br>scenderà a coprirmi, terribile ed estasiata.</p></blockquote></figure>



<p>I versi di Gabriela Mistral cantano la vita quotidiana, in modo spirituale ma allo stesso tempo terreno.</p>



<p>In questa poesia, natura e sentimenti si fondono per esprimere i medesimi concetti.La pianura bianca, il mare tacito, i paesaggi mortali.<strong>La “Desolazione” della natura si riflette nell’animo e nella mente della poetessa</strong>, errante seppur con uno sguardo alle proprie radici. La neve, terribile ed estasiata, è come il destino dell’umanità: avanza senza arrestarsi.</p>



<p>La Desolazione, pertanto, è metafora di vita che conduce il lettore verso luoghi indefiniti, in attimi di smarrimento e in luoghi surreali e silenziosi, coperti da uno strato di neve che svela i cristalli, in una sorta di decadimento inarrestabile. Solo nel finale, la poetessa dona ai versi un’elevazione spirituale, attraverso il grande sguardo di Dio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia consigliata</h2>



<pre class="wp-block-verse"><strong><em>Canto che amavi. Poesie scelte</em></strong> <strong><em>di Gabriela Mistral</em></strong> – Ediz. Marcos y Marcos

<strong><em>Regno animale. Prosa poetica dell’acqua e del vento di Gabriela Mistral</em></strong> – Edicola Edizioni

Nina Errante
<strong><em>Epistolario tra la poetessa cilena Gabriela Mistral e la sua segretaria statunitense Doris Dana</em></strong>
(La corrispondenza copre un arco temporale di circa nove anni e testimonia come il rapporto tra le due donne non fu solo di collaborazione lavorativa né di pura amicizia. Anche per questo, Gabriela Mistral fu una donna che precorreva i tempi in assoluta libertà, scontrandosi con la falsa moralità e la chiusura delle menti di chi la circondava.)
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<p><strong>Articolo a cura della poetessa Federica Sanguigni</strong></p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="IutQp15TYo"><a href="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/federica-sanguigni/">Federica Sanguigni</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Federica Sanguigni&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/federica-sanguigni/embed/#?secret=EdyC2vx8U7#?secret=IutQp15TYo" data-secret="IutQp15TYo" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p>Immagine di copertina, riadattata: Biblioteca Nacional de Chile, CC0, <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Gabriela_Mistral,_1922.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">via Wikimedia Commons</a></p>
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