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emily dickinson riassunto

Emily Dickinson, pioniera della poetica modernista

Emily Dickinson nacque nel 1830 ad Amherst, Massachusetts, da una famiglia altolocata e rispettata. Le trame della sua famiglia, ad esempio l’invalidità della madre, si rifletterono nella sua poetica e nel suo stile di vita. Due figure importanti per lei furono il fratello Austin e sua moglie Susan, per la quale si è ipotizzato lei provasse una passione omoerotica. Susan ebbe un ruolo importante come confidente e corrispondente.

Un esordio travagliato

A frequentare casa Dickinson furono diversi personaggi importanti, tra cui Ralph Waldo Emerson e  un editore di una rivista a cui Dickinson provò addirittura a mandare qualche scritto. L’uomo però non colse il valore della poetessa e le sconsigliò di continuare a scrivere. Avvicinato un altro editore, Dickinson viene scoraggiata nuovamente ma intrattenne con lui una fitta corrispondenza. Una delle poche a credere nella sua poesia fu Helen Anne Jackson, scrittrice molto amata del tempo.

Dickinson scriveva dove le capitava, alterava e correggeva i suoi scritti finché, soddisfatta, riscriveva il tutto su dei fogli che lei stessa rilegava a formare dei quaderni. Scrisse più di 1750 poesie, tutte nella casa di famiglia, ma neanche una dozzina vennero pubblicate mentre lei era in vita.

È vero che la sua poesia non fu considerata con entusiasmo dai pochi editori che lei avvicinò, ma è anche vero che lei stessa non tentò fino in fondo di trovare o crearsi un pubblico. Ritiratasi da ogni diretta situazione sociale, era dell’idea che avrebbe dato le sue poesie al mondo.

Due filoni critici

La prima pubblicazione avvenne dopo la sua morte grazie al secondo editore citato e all’amante di Austin, ma la metrica e la punteggiatura vennero normalizzate, cioè rese più simili alla poesia del tempo. La prima ondata di critica elogiò la scrittura di Dickinson, ma non riuscì a discernere le poesie considerate buone e quelle meno buone. La seconda ondata, quella femminista, rivalutò le cosiddette non buone lodando gli aspetti di esperienza femminile.

Una poetica modernista

Oggi Emily Dickinson è conosciuta anche ai lettori occasionali di letteratura. Le sue poesie mostrano consapevolezza di sé stessa e del mondo, nonostante abbia passato gran parte della sua vita in solitudine in casa. I suoi componimenti sono numerosissimi e trattano vari temi, dalla morte all’amore, dalla natura alla religione. L’assenza di un metro e una sintassi regolare, l’uso di figure grammaticali e artifici stilistici sono tra le cose più particolari della sua produzione. Ciò potrebbe rendere le sue poesie incomprensibili a molti, riducendo il tutto a semplici errori grammaticali o poca conoscenza in materia poetica, tuttavia è considerata una delle prime ad abbozzare un tentativo di poetica modernista, seppur ancora attaccata profondamente al diciannovesimo secolo.

Testo della poesia “Success is Counted Sweetest

Success is counted sweetest
By those who ne’er succeed.
To comprehend a nectar
Requires sorest need.
Not one of all the purple Host
Who took the Flag today
Can tell the definition
So clear of Victory
As he defeated – dying –
On whose forbidden ear
The distant strains of triumph
Burst agonized and clear!

Il successo è considerato più dolce
Da coloro a cui mai arrise.
Comprendere un nettare
Richiede estremo bisogno.
Non uno di tutta la purpurea Schiera
Che conquistò la Bandiera oggi
Può dare una definizione
Così chiara della Vittoria
Come lo sconfitto – morente –
Sul cui orecchio interdetto
I lontani inni di trionfo
Irrompono tormentosi e chiari!

Dickinson, J67, traduzione di Giuseppe Ierolli

Commento

Il tema centrale è il contrasto tra successo e sconfitta: il primo conta di più per coloro che non lo raggiungono mai, per capire un nettare bisogna essere nella condizione di bisogno più profondo. Aprire con una sorta di proverbio è pratica comune della poetessa, come se fosse un’affermazione universale o un’assioma.

La seconda coppia di versi invece spiega il concetto in termini diversi. La seconda e la terza stanza ci danno un’immagine bellica di quello che sono successo e sconfitta. L’immagine della vittoria è vista come qualcosa di collettivo (host-schiera), mentre la sconfitta è un’esperienza individuale (he– lui), che non dà luogo a un noi, ma a un io; i vittoriosi sono visti sotto una luce quasi negativa in modo da fare identificare noi lettori più con lo sconfitto. La parola host è usata nella Bibbia per definire le schiere di angeli (molto del suo lessico è preso dalla Bibbia), ed è purpurea: probabilmente macchiata di sangue degli sconfitti.

L’esperienza della privazione e della sofferenza è l’esperienza che dà accesso a qualcosa di più profondo. La poesia quindi esprime il concetto di successo per negazione: chi conosce il successo lo conosce perché non lo ha e gli attribuisce quindi un valore più alto.

Dickinson si avvicina all’esperienza terrena e riesce quindi a interrogarsi sulla questione filosofica rimanendo in un campo semantico tangibile e quindi comprensibile a tutti.

Articolo a cura di Veronica Bartucca
[Laureata in Lingue e Letterature Europee e Americane presso l'università L'Orientale di Napoli]

Bibliografia Consigliata

Ierolli, Giuseppe, a cura di, Emily Dickinson The Complete Works (Tutte le opere)https://www.emilydickinson.it/index.html

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