ragazze che scrivono poesie recensione libro

Non chiamatele muse: sono “Ragazze che scrivono poesie”

Se c’è qualcosa che, dall’alba dei tempi, è stato sottratto alle poetesse è la possibilità di essere semplicemente umane. Non erano soggetti, ma simboli.

Saffo, la prima grande voce poetica femminile occidentale, definita in alcune fonti “la decima musa”, incarna perfettamente questa distorsione. È insieme eccezione e cancellazione: ricordata sì, ma al prezzo di essere trasformata in altro.

In un’epoca in cui il termine “poeta” declinato al femminile non era neppure attestato, la sua identità viene assorbita nel mito. Su di lei si stratificano tutte le etichette: la musa, la prostituta, la lesbica, fino alla leggenda della donna brutta e respinta, suicida per amore di Faone. Narrazioni contraddittorie, ma unite da un elemento comune: dire qualcosa su di lei senza dare spazio al suo essere una persona che produce poesia. Il suo caso dice molto sull’immaginario di chi racconta e poco sulla realtà di chi scrive.

Da lei in poi, il copione si ripete e si costruisce su tre livelli.

  • Il primo: la trasformazione in musa. La poetessa non è più una voce, ma un’eccezione che porta con sé un dubbio implicito: può una donna essere geniale?
  • Il secondo: lo stereotipo. Le poetesse diventano etichette (la vergine, la prostituta, la folle) e le loro vite vengono romanzate e mitizzate. Raramente vengono restituite nella loro complessità.
  • Il terzo: il canone. Un sistema costruito al maschile che, per secoli, ha escluso o marginalizzato le poetesse, rendendole invisibili o secondarie.

A mio avviso, è proprio contro queste distorsioni che si inserisce Ragazze che scrivono poesie di Alba Donati, edito da Einaudi. L’autrice restituisce alle poetesse una dimensione reale. Non più icone lontane, muse inarrivabili, ma esseri umani.

In una frazione di secondo volevo farmi un’idea dell’insieme: persona, scrittura e carattere

Ragazze, poetesse

Il titolo stesso del libro è già una dichiarazione di intenti. “Ragazze che scrivono poesie” rinuncia a qualsiasi solennità: non “grandi autrici”, ma semplicemente ragazze. Perché la parola “ragazze”, accostata a nomi esclusi per secoli da un canone letterario costruito al maschile, può sembrare una diminuzione, quasi una contraddizione rispetto alla necessità di riconoscere alle poetesse piena autorevolezza. Ma è un’impressione che dura un attimo. Subito dopo, quella scelta linguistica rivela un gesto preciso: dire “ragazze” significa togliere distanza e riportare queste figure dentro una dimensione quotidiana e riconoscibile. E allora il titolo smette di sembrare riduttivo, perché prima di essere canonizzate, prima di essere studiate, prima di essere trasformate in simboli, Antonia Pozzi, Sylvia Plath, Emily Dickinson, Anna Achmatova e Wisława Szymborska sono state esattamente questo: ragazze che scrivevano poesie.

E forse è proprio in questa apparente semplicità che il libro trova la sua dimensione di forza e di distintività.

Poetesse, amiche

Dentro “Ragazze che scrivono poesie” ci sono cinque nomi importanti che non vengono messi sul piedistallo del canone: vengono riportati a terra. Antonia Pozzi, Sylvia Plath, Emily Dickinson, Anna Achmatova e Wisława Szymborska non sono più figure da manuale, ma presenze vive, quasi amiche.

Cinque poetesse diversissime tra loro ma unite da un gesto comune: esistere oltre lo stereotipo, senza tempo, senza genealogia rigida, come suggerisce anche l’ultimo capitolo, che apre a una lettura ancora più intima. E proprio lì arriva anche una piccola sorpresa, che vale la pena non anticipare per non togliere il piacere della scoperta.

Dulcis in fundo, le biografie astrologiche: un tocco inatteso, leggero, che però funziona. Da amante (divertita) dell’oroscopo, è impossibile non apprezzarle, anche solo per il modo in cui riescono ad avvicinare ancora di più queste poetesse, riportandole, ancora una volta, su un piano umano.

Alessia Pizzi

Laurea in Filologia Classica con specializzazione in studi di genere a Oxford, Giornalista, fondatrice di Culturamente.it e di Poetessedonne.it. Nel 2020 ho pubblicato il libro "Qualcuno si ricorderà di noi", dedicato alle poetesse dell'antichità, nel 2023 ho pubblicato "Poesie sul Tavolo".

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