recensione Parola Immortale, antologia poetica Crocetti

Giotto è più poeta di Spaziani secondo la nuova antologia Crocetti

“Ciascuno ha scleto il proprio fiore, mostrandolo agli altri in tutto il suo splendore”

Sin dall’antichità le antologie hanno la responsabilità di non essere semplici raccolte di versi: sono archivi che decidono cosa resta e cosa no. Le antologie modellano la tradizione, contribuendo a definire il canone, e quindi ciò che sarà letto, studiato, ricordato.

Immortale parola. Antologia della poesia italiana dalle origini ai giorni nostri (Crocetti, 2025) prova a comporre una mappa ambiziosa – circa 244 poeti in tutto – in cui trovano posto 23 poetesse. Una cifra che, rispetto alle grandi antologie del passato, sicuramente rappresenta un progresso indiscutibile: più di quanto offrivano Mengaldo nel 1978 (con la sola Amelia Rosselli) o Sanguineti nel 1969 (con nessuna presenza femminile), come ha ricordato Isabella Leardini in Costellazione Parallela. È significativo vedere censiti nomi quasi sconosciuti come Egle Marini o Barbara Torelli. È una scelta che amplia lo spettro e merita attenzione.

In che senso “Fino ai giorni nostri”?

Il sottotitolo sulla copertina del libro è “Antologia della poesia italiana dalle origini ai giorni nostri”, ma scorrendo i nomi, si capisce subito che la selezione arriva solo ai poeti nati nel primo Novecento: me ne sono accorta perché cercavo Alda Merini e non la trovavo. Per scrupolo ho voluto verificare se quella del 2025 fosse una prima edizione di questo libro, perché mi sembrava proprio un errore comunicativo parlare di giorni nostri e fermarsi ai nati entro il 1924, ovvero 100 anni fa.
Se ci tariamo su questa data di nascita come limite temporale, mancano comunque poetesse fondamentali, come ad esempio Lalla Romano (1906) e Maria Luisa Spaziani (1922), presenti invece in Costellazione parallela. Se allarghiamo davvero lo sguardo “dalle origini”, allora diventa impossibile non notare l’assenza di Faustina Maratti Zappi, poetessa del Seicento recuperata dal professor Luca Serianni nella sua selezione poetica, Il verso giusto.

Giotto poeta?

Capisco bene, ed è la premessa di questo articolo, che un’antologia non può contenere tutto (ogni autore ha scelto “il proprio fiore”), ma se penso che nella Immortale Parola è censito Giotto (con una poesia a lui attribuita contro la povertà francescana), l’assenza di una Maria Luisa Spaziani, prolifera poetessa, mi sembra veramente imperdonabile: anche perché Montale, che chiamava la sua amica poetessa “volpe”, è invece presente nella raccolta.

Un passo avanti

Il fatto che oggi ci siano 23 poetesse dove un tempo ce n’erano una o nessuna è un progresso. Ma non sento che dovremmo accontentarci arrivati a questo punto. Il progresso non è solo una questione di quantità ma anche di volontà di raccontare una storia – in questo caso letteraria – il più completa possibile.

La responsabilità delle antologie, e la nostra

Ogni antologia costruisce un canone. E ogni canone, per definizione, include ed esclude.
Per questo, quando mancano voci così decisive, la questione non è polemica, ma culturale:
cosa resta fuori quando diciamo “immortale parola”?

Sul sito dell’editore si parla di “un libro per la vita, dalle origini a Pasolini”. Adesso bisogna capire per la vita di chi.

Alessia Pizzi

Laurea in Filologia Classica con specializzazione in studi di genere a Oxford, Giornalista, fondatrice di CulturaMente e di Poetesse Donne. Nel 2020 ho pubblicato il libro "Qualcuno si ricorderà di noi", dedicato alle poetesse dell'antichità, nel 2023 ho pubblicato "Poesie sul Tavolo".

Leggi tutti gli articoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *