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	<title>Poetesse Moderne &#8211; Poetesse: Donne Da Ricordare</title>
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	<title>Poetesse Moderne &#8211; Poetesse: Donne Da Ricordare</title>
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		<title>Renée Vivien, femminismo e simbolismo nella Belle Époque</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 20:24:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Francesi]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Si distese su un letto di violette, e morì di una morte profumata, di una morte dolce e lenta che la consolò di aver vissuto. (Viola, &#8220;Dal verde al viola&#8221;, Renée Vivien) Non c&#8217;è stata solo una Saffo Andalusa (Wallada) ma anche una Saffo della Belle Époque, ovvero Renée Vivien, una delle figure più emblematiche [&#8230;]]]></description>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Si distese su un letto di violette, e morì di una morte profumata, di una morte dolce e lenta che la consolò di aver vissuto. </p>



<p><strong>(Viola, &#8220;Dal verde al viola&#8221;, Renée Vivien)</strong></p>
</blockquote>



<p>Non c&#8217;è stata solo una Saffo Andalusa (<a href="https://www.poetessedonne.it/spagnole/wallada-bint-al-mustakfi/" data-type="post" data-id="810">Wallada</a>) ma anche una Saffo della Belle  Époque, ovvero <strong>Renée Vivien</strong>, una delle figure più emblematiche di questo periodo storico. La sua poesia, carica di passione, si ispira direttamente a <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/" data-type="post" data-id="785">Saffo</a>, che tradusse anche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Biografia in breve</h2>



<p>Nata il <strong>11 giugno 1877</strong> a Londra con il nome di <strong>Pauline Mary Tarn</strong>, Renée Vivien si trasferì a Parigi, che divenne la sua patria del cuore, nonostante i moltissimi viaggi effettuati in Europa, America e Asia. Figlia della cultura vittoriana, Vivien si oppose all&#8217;educazione del suo tempo, considerandola una prigione per le donne. La sua <strong>omosessualità</strong> e la sua vita segnata da amori tumultuosi sono centrali nella sua poetica. Morì giovanissima, a soli 32 anni, il <strong>18 novembre 1909</strong> e l&#8217;immaginario comune la impresse nella memoria collettiva anche con una versione mitologica, che la vedeva come <strong>&#8220;La musa delle violette&#8221;</strong>, fiore ricorrente nella sua poesia e nella sua vita: anche questo la accomuna molto alla madre letteraria Saffo. Tra le sue esperienze di vita più significative si ricordano l’amicizia con (per menzionare nuovamente le viole) <strong>Violet Shillito</strong>, che la ispirò nella sua carriera poetica, e la passione travolgente per <strong>Natalie Clifford Barney</strong>, che fu uno degli amori più significativi della sua esistenza.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Il velluto della terra dalle mute carezze<br>ti serra, e sulla tua fronte piangono le viole</p><cite>Vedi Campi in bibliografia, Epitaphe in <em>Cendres et Pouissieres</em></cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le opere principali</h2>



<p>La produzione letteraria di Vivien è vasta e in lingua francese, sua lingua di adozione: per questo motivo in questo sito viene censita come poetessa francese, ma geolocalizzata come nata in Inghilterra. Alcune delle sue opere più significative includono, oltre alle poesie, anche traduzioni, un romanzo autobiografico e la prosa poetica:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>1901</strong>: <em><em><em>É</em>tudes et préludes</em>tudes et préludes</em></li>



<li><strong>1902</strong>: <em>Cendres et poussières</em></li>



<li><strong>1903</strong>: <em>Évocations</em></li>



<li><strong>1903:</strong> <em>Du vert au violet</em> (prosa poetica)</li>



<li><strong>1904</strong>: <em>La Vénus des aveugles</em> </li>



<li><strong>1904-1905</strong>: <em>Une femme m’apparut</em> (romanzo autobiografico)</li>



<li><strong>1904</strong>: <em>Les Kitharèdes</em> (traduzioni di otto poetesse greche)</li>



<li>Tradusse <strong>Saffo</strong> nel 1903, riemergendo la poetessa greca in un’interpretazione originale che ampliò la sua figura, portandola al centro della riflessione letteraria contemporanea.</li>
</ul>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Torno a cercare l&#8217;illusione delle cose<br>di un tempo, per gemere in segreto<br>e seppellire il nostro amore fra le rose<br>bianche di rimpianto.<br>Ricordo tutto delle divine attese,<br>delle ombre e delle sere febbrili d&#8217;una volta&#8230;fra sospiri e lacrime ardenti,<br>ti amavo, Attis!</p><cite>Vedi Campi in bibliografia, tratto da <em>Évocations</em></cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Temi ricorrenti</h2>



<p>Vivien si distingue per la sua poetica del <strong>femminile</strong>, che affronta la figura della donna in ogni sua forma, da Saffo a Giovanna d&#8217;Arco, passando per Ofelia e Anna Bolena. La poetessa si oppone al sistema patriarcale, denunciando l’<strong>oggettivazione della donna</strong> e il suo ruolo subordinato nella società. Il tema dell’<strong>omosessualità</strong> è centrale nelle sue opere, dove l’amore per le donne è celebrato contro le imposizioni sociali, tra corpi soffici e delicati, quasi simbolici. L&#8217;influenza di <strong>Baudelaire</strong> e della <strong>poesia simbolista</strong> è infatti forte, ma il suo stile diventa un mezzo per cantare un amore che sfida il patriarcato. Le sue poesie, dense di sofferenza e passione, veicolano un messaggio di resistenza alla <strong>tirannia maschilista</strong>.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>Nei baci lunari, dolcezze biancheggianti.</em><br><em>Al tatto non si offre, su una guancia, la peluria.</em><br><em>Ci è così concesso, se si slaccia la cintura,</em><br><em>di essere sorelle ed al contempo amanti.</em></p><cite>Traduzione di <a href="https://leortique.wordpress.com/2024/06/06/nei-baci-lunari-la-poesia-di-renee-vivien-tradotta-da-raffaela-fazio-unintervista/" target="_blank" rel="noopener">Raffaella Fazio</a></cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Stile e poetica</h2>



<p>La poesia di Renée Vivien si distingue per la sua <strong>musicalità</strong> e per l’uso di varie tipologie metriche come la<strong> strofa saffica</strong>, che rielaborò in modo originale, attribuendo una grande <strong>armonia</strong> e <strong>ritmo</strong> ai suoi versi. La poetessa si rifà anche alla <strong>musica</strong>, che per lei è una fonte di ispirazione per tradurre in poesia i suoi sentimenti più profondi. La fusione tra <strong>parola e suono</strong> è una caratteristica specifica del suo stile, che fa della poesia uno strumento per comunicare emozioni profonde e visioni idealizzate dell’amore. Campi, nel suo libro, sottolinea come il tono delle sue <strong>poesie sia lento</strong>, quasi contemplativo, specialmente quando descrive la donna amata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Riconoscimenti e fortuna </h2>



<p>Nonostante la sua importanza nell’ambito letterario francese, Renée Vivien è stata a lungo <strong>marginalizzata</strong> dalla critica ufficiale, in parte per la sua visione anticonformista della femminilità e della sessualità. Tuttavia, negli ultimi decenni, grazie anche alla ripubblicazione delle sue opere e agli studi critici, la sua figura ha ricevuto un crescente riconoscimento. La figura di Renée Vivien è oggi riconosciuta come uno dei simboli più affascinanti della <strong>libertà femminile</strong> e dell’<strong>autodeterminazione sessuale</strong>. La sua poesia, che affronta temi come l’<strong>omosessualità</strong> e la <strong>condizione femminile</strong>, ha influenzato profondamente il panorama letterario del XX secolo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse">Teresa Campi, Renée Vivien. La Saffo della Belle Époque, Perugia, Odoya, 2023.<br><br>Renée Vivien, Dal verde al viola – Eros e lesbismo, Fiabesca.</pre>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p></p>
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		<title>Isabella Andreini: dai versi al teatro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 19:34:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[“Una donna d’ingegno raro e virtù singolare, la sua arte scenica è paragonabile alla poesia.” (Torquato Tasso) Una poesia dalla forte e femminile emotività Isabella Canali, meglio conosciuta come Isabella Andreini, nacque a Padova nel 1562 da una famiglia veneziana di modeste condizioni. Fin da giovane mostrò un talento straordinario per la recitazione, lo studio [&#8230;]]]></description>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Una donna d’ingegno raro e virtù singolare, la sua arte scenica è paragonabile alla poesia.” <strong>(Torquato Tasso)</strong></p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Una poesia dalla forte e femminile emotività</h2>



<p>Isabella Canali, meglio conosciuta come Isabella Andreini, <strong>nacque a Padova nel 1562</strong> da una famiglia veneziana di modeste condizioni. Fin da giovane mostrò un talento straordinario per la recitazione, lo studio delle lingue e la poesia. A soli quindici anni, dopo aver ricevuto una educazione umanistica, entrò nella <strong>Compagnia dei Gelosi</strong>, la più celebre compagnia della Commedia dell’Arte: con loro divenne famosa come &#8220;prima donna innamorata&#8221;. Nel 1578 sposò il collega e attore Francesco Andreini, noto come &#8220;Capitan Spavento&#8221; nella Commedia dell&#8217;Arte, con cui condivise vita e scena, fino a dirigere la compagnia.  La coppia era molto apprezzata a corte, tanto da essere convocati per le nozze di <strong>Ferdinando de&#8217; Medici  a Firenze e da Maria de&#8217; Medici in Francia</strong>. Morì a 42 anni di parto, proprio durante il viaggio di ritorno dalla tournée in Francia <strong>(1604)</strong>, lasciando un vuoto enorme nel mondo del teatro rinascimentale. L&#8217;eredità drammaturgica della coppia fu poi raccolta e portata avanti da uno dei loro figli, Giovanni Battista, attore e fondatore della compagnia dei Fedeli.</p>



<p>Isabella fu la prima donna a imporsi come vera attrice professionista in un’epoca in cui il palcoscenico era dominato dagli uomini. Fu una donna stimata dai maggiori letterati del suo tempo: <strong>Torquato Tasso, Giambattista Marino, Gabriello Chiabrera</strong> la lodarono come musa ispiratrice, esempio di donna colta e “dotta comica”. Fu tra le prime donne in Europa a pubblicare testi teatrali e raccolte poetiche, ottenendo riconoscimenti pari a quelli dei colleghi uomini.</p>



<p>Il modello dominante di riferimento delle sue liriche è il <strong>petrarchismo</strong>, rielaborato in modo personale, teatrale, drammatico e spesso ironico. L’esperienza sentimentale è trattata con passione ma anche lucidità, mostrando un’anima inquieta ma consapevole.</p>



<p><strong>Fondamentale è il ruolo che la donna</strong> assume nelle sue liriche, il loro diritto di libertà ed espressione. Isabella difende la dignità intellettuale femminile, consapevole di essere pioniera in un campo dominato dagli uomini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pioniera nel mondo della scrittura</h2>



<p>Isabella Andreini, oltre a lasciare un’eredità nel mondo teatrale dando nuova dignità alla figura dell’Innamorata nella Commedia Teatrale che prende ora il suo nome, lo fece anche in quello letterario.</p>



<p>“<strong>La Mirtilla</strong>” (1588, ripubblicata nel 1602): una favola pastorale ispirata al modello tassiano, che si distingue per l’attenzione alle figure femminili, libere, astute e capaci di influenzare gli eventi<strong>. Fu la prima opera teatrale pastorale pubblicata da una donna.</strong> </p>



<p>“<strong>Rime</strong>” (1601-1605): una raccolta poetica pubblicata più volte anche postuma, in cui la Andreini mostrò padronanza della <a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/didattica/rinascimento-italiano/" data-type="post" data-id="3595">lirica petrarchesca</a>, inserendo temi di amore, dolore e riflessione artistica.</p>



<p>“<strong>Lettere</strong>” (1607): pubblicate dopo la sua morte dal marito Francesco, rivelano la sua intelligenza arguta e la capacità di padroneggiare lo stile epistolare.</p>



<p>“<strong>Fragmenti di alcune scritture</strong>” (1616/1620): raccolta di componimenti poetici ed epistolari che completano il quadro della sua attività letteraria.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><strong>SONETTO II</strong><br><br>S&#8217;avverrà mai, ch&#8217;ad alcun pregio arrive<br>L&#8217;amoroso mio stil nato di pianto,<br>Sarà vostra la lode, e vostro il vanto<br>O de l&#8217;Anima mia luci alme, e dive.<br><br>Voi le fiamme d&#8217;Amor nel sen più vive<br>Rinovellando in me dettate il canto;<br>Sol voi dettate, in voi sol leggo quanto<br>Suona la lingua, e là mia penna scrive.<br><br>Ma perchè più dolce uso un giorno prenda<br>L&#8217;amaro suon de&#8217; lagrimosi accenti<br>Bella pietate in voi fiammeggi, e splenda.<br><br>Che s&#8217;un dì sien men gravi i miei tormenti<br>Farò, che&#8217;l valor vostro alto s&#8217;intenda<br>Da le rive gelate à i lidi ardenti.<br><br><strong>(Da <em>Rime</em> di Isabella Andreini Padouana comica gelosa)</strong></p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia Consigliata</h2>



<pre class="wp-block-verse">Francesca De Angelis,<strong><em> La divina Isabella. Vita straordinaria di una donna del Cinquecento</em></strong>, Roma, Bulzoni, 1991<br><br>Cristina Grazioli,<strong><em> Isabella Andreini. Una letterata in scena,</em></strong> Padova, Cleup, 2014<br><br>Giovanni Isgrò, <strong><em>La donna, la scena, la scrittura: Isabella Andreini</em></strong>, Palermo, Sellerio, 1995<br><br>Johnny L. Bertolio,<em><strong> Controcanone - La letteratura delle donne dalle origini</strong></em> a oggi, Loescher Editore, 2022</pre>



<p><strong>Articolo scritto dalla poetessa Jessica Malagreca</strong> <strong>Palmi</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="cfrCJY0O2z"><a href="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/jessica-malagreca-palmi/">Jessica Malagreca Palmi</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Jessica Malagreca Palmi&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/jessica-malagreca-palmi/embed/#?secret=Hr9SzRy6Pu#?secret=cfrCJY0O2z" data-secret="cfrCJY0O2z" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p>Immagine di copertina creata con AI sulla base di <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Rime_d%27Isabella_Andreini_1603,_frontispiece,_engraved_portrait_-_Gallica_2014_(adjusted).jpg?uselang=it#Licenza" target="_blank" rel="noopener">Commons Wikimedia</a>, immagine di pubblico dominio.</p>
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		<title>Emily Brontë, poetessa ribelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Feb 2025 16:11:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Inglesi]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Può il fiore dell&#8217;Amicizia appassire per anniE poi rifiorire di nuovo?No, anche se il suolo fosse bagnato di lacrime,Per quanto bello fosse cresciuto,La linfa vitale, una volta estinta,Non scorrerà mai più. Emily Brontë Emily Jane Brontë (Thornton, 30 luglio 1818 – Haworth, 19 dicembre 1848), è l’autrice del celebre romanzo Cime tempestose, pubblicato inizialmente con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Può il fiore dell&#8217;Amicizia appassire per anni<br>E poi rifiorire di nuovo?<br>No, anche se il suolo fosse bagnato di lacrime,<br>Per quanto bello fosse cresciuto,<br>La linfa vitale, una volta estinta,<br>Non scorrerà mai più.</em></p>



<p>Emily Brontë</p>
</blockquote>



<p><strong>Emily Jane Brontë</strong> (<em>Thornton, 30 luglio 1818</em> – Haworth, 19 dicembre 1848), è l’autrice del celebre romanzo <strong>Cime tempestose</strong>, pubblicato inizialmente con uno pseudonimo maschile. Oltre ad essere nota per il suo celebre romanzo è anche autrice di <strong>numerose poesie</strong>, nonostante la sua breve vita.</p>



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</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le poesie prima del romanzo</h2>



<p>Emily era una donna con un carattere chiuso e scontroso. Le sue opere poetiche sono conosciute grazie alla caparbietà della <strong>sorella Charlotte che ha raccolto i suoi diari e appunti</strong>, dopo la sua morte, per valorizzarli in una pubblicazione congiunta anche con l’altra sorella Anne. Purtroppo molte poesie sono andate distrutte dalla stessa autrice, che molto spesso riteneva insoddisfacenti le sue opere. <strong>Le uniche poesie uscite in vita sono quelle del 1846,</strong> pubblicate insieme alle sorelle in una piccola edizione sotto pseudonimi.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>She should have been a man.</p><cite>Herger su Emily Brontë</cite></blockquote></figure>



<p>La famiglia Brontë era colta e tutti i figli sono stati educati in casa. Per brevi periodi i fratelli Brontë hanno frequentato diverse scuole, ma per motivi di salute sono rientrati presto in famiglia. Emily detestava la disciplina dei collegi e riteneva che fosse tempo perso che avrebbe potuto dedicare alla scrittura. L’infanzia dei fratelli Brontë è caratterizzata dalla creazione di mondi immaginari e <strong>dalla scrittura di racconti e poesie</strong>. Il loro gioco preferito era quello di fare finta di avere “<em>un’isola ciascuno</em>”.</p>



<p>L’evento che scatenò la creatività nella famiglia Brontë è stato il regalo del padre al figlio maschio (Branwell): un piccolo esercito di soldatini di piombo. I soldatini furono battezzati “Young Men” e diventarono i protagonisti di una serie di rappresentazioni, che poi si trasformarono<strong> in vere e proprie saghe</strong>. Charlotte e Branwell elaborarono le vicende di “Angria” mentre Emily e Anne, in sfida ai fratelli, scrissero quelle di “Gondal”.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Se terra e luna svanissero<br>se cessassero di esistere soli e universi<br>se tu solo esistessi<br>ogni esistenza esisterebbe in te.</p><cite>traduzioni di Silvio Raffo e Anna Luisa Zazo</cite></blockquote></figure>



<p>Emily aveva un carattere forte ed era considerata la colonna portante della famiglia, si evince da questi pochi versi in cui accentra in sé l’intera esistenza.</p>



<p>La sua poesia descrive in maniera pregnante <a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/poesie/sulla-natura/" data-type="post" data-id="2472">la natura</a> e <a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/poesie/sulla-morte-epitaffi/" data-type="post" data-id="2622">la morte</a>, probabilmente perché erano elementi ricorrenti della sua vita. Emily, infatti, abitava in un villaggio isolato dello Yorkshiree la sua famiglia fu colpita frequentemente da gravi lutti (compreso quello della madre in giovane età).</p>



<p>Emily si ammalò gravemente di tifo subito dopo il funerale del fratello, a cui era molto affezionata. Rifiutò le cure dei medici perché probabilmente non nutriva speranze di guarigione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La scrittura prima di tutto</h2>



<p>Emily Brontë lascia in eredità la memoria di una <strong>donna moderna, libera ed appassionata,</strong> nonostante il periodo in cui visse. Amava scrivere più di ogni altra cosa al mondo, tanto che abbandonò diversi lavori da istitutrice per dedicarsi totalmente alla sua passione. In un momento di difficoltà della famiglia provò anche ad aprire una scuola nella propria casa, insieme alle sue sorelle, ma il progetto non decollò per assenza di iscrizioni.</p>



<p>Probabilmente il carattere chiuso e scontroso di Emily nasconde l’impossibilità di esprimere liberamente la sua natura. Le sue poesie non fanno trapelare le sue passioni e/o desideri. Si pensa che la sorella Charlotte <strong>abbia distrutto alcuni brani</strong> che potessero svelare qualcosa di lei, per rispettare la sua indole riservata. Ad esempio, non sappiamo se sia stata mai innamorata di qualcuno.</p>



<p>Emily si rifugia <strong>nel suo mondo immaginario </strong>e lì riesce ad esprimere sé stessa: questo è il suo modo per liberare la sua anima ribelle. Vivere in un mondo dove tutto prende forma e colore, dove anche le foglie splendono e sfavillano.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Sei nella foresta ora<br>identici l’ora e il luogo &#8211;<br>qui le foglie splendono e sfavillano<br>laggiù le acque del lago<br>si increspano di onde fiammeggianti &#8211;</p><cite>traduzioni di Silvio Raffo e Anna Luisa Zazo</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse"><strong><em>Anne, Charlotte, Emily Brontë</em></strong>– Poesie Mondadori, traduzioni di Silvio Raffo e Anna Luisa Zazo.<br> <br>Per consultare le poesie in inglese si segnala il sito <a href="https://allpoetry.com/Emily-Jane-Bront%C3%AB" target="_blank" rel="noopener">All Poetry</a>, da cui è tratta la poesia che dà inizio a questo articolo, tradotta poi con Chat GPT in italiano<br><br><strong><em>A little history of poetry</em></strong>, John Carey</pre>



<p><strong>Immagine di copertina <a href="http://Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1400119">Wikipedia pubblico dominio</a></strong></p>



<p><strong>Articolo scritto dalla poetessa Barbara Carnevali</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="YoURgGLZki"><a href="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/barbara-carnevali/">Barbara Carnevali</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Barbara Carnevali&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/barbara-carnevali/embed/#?secret=cVj0Jf9pLw#?secret=YoURgGLZki" data-secret="YoURgGLZki" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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		<title>Phillis Wheatley: da schiava a poetessa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 18:47:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Nord Americane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[“Libera dai limiti la mente e colmala del tuo fuoco” (Phillis Wheatley) Donna. Nera. Schiava. Tre caratteristiche adatte a rendere la vita un inferno. Eppure, Phillis Wheatley quell’inferno ha saputo trasformarlo in opportunità, divenendo un esempio di coraggio e di riscatto personale. Amava la letteratura e la poesia, e fu costretta a superare l’umiliazione di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Libera dai limiti la mente e colmala del tuo fuoco” </em></p>



<p><em>(Phillis Wheatley)</em></p>
</blockquote>



<p>Donna. Nera. Schiava.</p>



<p>Tre caratteristiche adatte a rendere la vita un inferno.</p>



<p>Eppure, <strong>Phillis Wheatley</strong> quell’inferno ha saputo trasformarlo in opportunità, divenendo un esempio di coraggio e di riscatto personale.</p>



<p>Amava la letteratura e la poesia, e fu costretta a superare l’umiliazione di non essere creduta e a dimostrare che il suotalento era vero e le apparteneva come la sua stessa vita.</p>



<p>Nonostante le umilissime origini e la sofferenza patita durante l’infanzia, riuscì a far valere i propri diritti di donna che scriveva, fino a diventare <strong>la prima scrittrice afroamericana a pubblicare un libro.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le origini e la vita</h2>



<p>Nacque intorno al <strong>1753</strong>, probabilmente in <strong>Senegal o in Gambia.</strong></p>



<p>Rapita da bambina nella sua terra, fu trasportata in America su una nave di schiavi chiamata “Phyllis” e dalla quale prese il nome. Arrivò a Boston nel 1761 e qui fu acquistata da una facoltosa coppia di commercianti, John e Susanna Wheatley.</p>



<p>Cominciò a lavorare come domestica presso la ricca famiglia ma, notando la sua grande intelligenza, i coniugi Wheatley la incoraggiarono a studiare. Fu il loro figlio Nathaniel a occuparsi dell’istruzione di Phillis, insegnandole non solo a leggere e scrivere, ma facendola appassionare ai classici, alla storia, alla geografia e alla Bibbia. Fu battezzata e crebbe come una <strong>fervente religiosa.</strong></p>



<p>La sua passione più grande, però, fu la poesia e iniziò a scrivere versi in modo spontaneo e naturale. A circa venti anni <strong>aveva pronto un libro da pubblicare</strong> ma era inconcepibile, per quei tempi, che una donna nera si interessasse alle lettere.</p>



<p>Fu così che, nel 1772, Phillis si trovò a dover difendere le proprie capacità letterarie, nonché i propri diritti di scrittrice, in un vero e proprio tribunale. Una commissione di illustri personalità di Boston sottopose la giovane donna a un esame attraverso il quale dovette constatare l’autenticità del suo talento, riconoscendo che fosse proprio lei l’autrice delle poesie presentate e rilasciandole un attestato.</p>



<p><strong>Nessuna casa editrice, però, volle pubblicare la sua opera</strong>. Solo grazie alla contessa di Huntingdon, Selina Hastings, Phillis Wheatley vide il suo libro pubblicato, nel 1773, a Londra e divenne, così, <strong>la prima donna nera e schiava a pubblicare un libro.</strong></p>



<p>Una volta divenuta famosa grazie alla pubblicazione di <strong>“Poems on Various Subjects, Religious and Moral”</strong>, la donna ottenne la libertà dai suoi padroni ma ella decise di continuare a lavorare presso la famiglia fino alla morte del signor Wheatley.</p>



<p>Sposò, quindi, un uomo anch’egli nero e libero ma arrogante e fannullone il quale, in seguito, l’abbandonò lasciandola in miseria. </p>



<p>Trascorse gli ultimi anni della sua vita in precarie condizioni, vivendo in una zona degradata di Boston con suo figlio.<strong> Morì il 5 dicembre 1874</strong>, e poche ore dopo anche il figlio morì. Venne sepolta in una tomba anonima, non riuscendo a realizzare il desiderio di pubblicare una seconda raccolta di poesie.</p>



<p>Oggi, la University of Massachusetts di Boston la ricorda con un edificio intitolato a suo nome.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La poetica</h2>



<p>Phillis Wheatley impronta la sua poetica prevalentemente su temi religiosi e classici, dedicando, inoltre, molti versi a importanti personalità del periodo.</p>



<p>Non utilizzò molto la poesia per parlare della sua condizione di schiava e questo aspetto del suo modo di fare letteratura divise la critica del tempo. Era apprezzata per il fatto di essere una <strong>donna nera e schiava che si dedicava alla poesia</strong>, quindi un esempio da seguire. Allo stesso tempo, c’era chi la criticava perché raramente trattava tematiche legate alla schiavitù dei neri.</p>



<p>Tale comportamento, però, non era chiaro. Forse non citava la sua condizione sociale in quanto non aveva la totale libertà di esprimersi come desiderava o forse perché riteneva che la sua disgrazia era solo responsabilità di Dio o del destino. Preferiva, quindi, seguire la forma popolare dell’epoca.</p>



<p>La forma poetica da lei preferita era il distico e componeva principalmente elegie in stile classico.</p>



<p>Il suo successo letterario fu enorme, tanto che Voltaire ebbe a dire che Phillis Wheatley aveva avuto la capacità di dimostrare che anche le persone nere erano capaci di scrivere poesie.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Twas mercy brought me from my Pagan land,<br>Taught my benighted soul to understand<br>That there’s a God, that there’s a Savior too:<br>Once I redemption neither sought nor knew<br>Some view our sable race with scornful eye,<br>“Their color is a diabolic die.”<br>Remember, Christians, Negroes, black as Cain<br>May be refin’d, and join the angelic train.</p></blockquote></figure>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-solid-color"><blockquote><p>Misericordia mi condusse dalla mia terra Pagana,<br>Insegnò alla mia anima ottenebrata a comprendere<br>Che c’è un Dio, e anche un Salvatore:<br>Un tempo redenzione non cercavo né conoscevo<br>Alcuni giudicano la nostra scura razza con sprezzo<br>“Il loro colore è un marchio diabolico.”<br>Ricordate, Cristiani, i Negri, neri come Caino,<br>Possono essere affinati, e unirsi alle schiere angeliche.</p><cite>poesia dal sito<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-trawell-bg-color"> </mark><a href="https://www.acoma.it/sites/default/files/pdf-articoli/3jordan.pdf)" target="_blank" rel="noopener"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-trawell-txt-color">Acoma</mark></a><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-trawell-bg-color"><a href="https://www.acoma.it/sites/default/files/pdf-articoli/3jordan.pdf" target="_blank" rel="noopener">)</a></mark></cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La lezione di Phillis Wheatley</h2>



<p>Ispirazione per scrittrici e scrittori, Phillis Wheatley ha ancora oggi un forte impatto sulla letteratura mondiale. Il suo coraggio e la sua forza di volontà sono stati, e sono, un grande esempio per le donne di colore, ma anche per tutte quelle che vivono in condizioni di inferiorità.</p>



<p>Phillis Wheatley dimostra che ogni donna ha diritto a esprimersi liberamente, anche attraverso l’arte. Nonostante un passato di <strong>grande sofferenza come schiava</strong>, questa donna non si è arresa davanti agli ostacoli incontrati. Ha dovuto provare il suo talento e lo ha fatto con dignità e sicurezza, consapevole delle proprie potenzialità. Ha dimostrato che le donne possono fare qualsiasi cosa, affermarsi anche in quei campi ritenuti esclusivo dominio degli uomini.</p>



<p>Tante donne, ancora oggi, vivono in condizioni terribili, sottomesse e private dei più elementari diritti, in schiavitù di tutti i tipi.</p>



<p>Phillis Wheatley è stata una donna come poche, una poetessa straordinaria.</p>



<p>Non si è fermata davanti a nulla e ha lottato contro i pregiudizi e le barriere imposte dall’egoismo degli uomini, insegnandoci che i limiti possono essere superati e che la libertà è un bene prezioso da difendere a ogni costo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia consigliata</h2>



<pre class="wp-block-verse">-“Phillis Wheatley” di Susan R. Gregson (in lingua inglese)<br><br>-“Poems on Various Subjects, Religious and Moral” di Phillis Wheatley (in lingua inglese)<br><br>- “The Collected Works of Phillis Wheatley” di Phillis Wheatley (in lingua inglese)</pre>



<p><strong>Articolo scritto dalla poetessa Federica Sanguigni</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="tIQZ78yGh3"><a href="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/federica-sanguigni/">Federica Sanguigni</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Federica Sanguigni&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/federica-sanguigni/embed/#?secret=uI1Ey6UtCO#?secret=tIQZ78yGh3" data-secret="tIQZ78yGh3" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p><strong>Immagine modificata tratta da <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Phillis_Wheatley_frontispiece.jpg" target="_blank" rel="noopener">Scipio Moorhead</a>, Public domain, via Wikimedia Commons</strong></p>
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		<title>Jin Yi: la poesia &#8220;shi yan zhi&#8221; come auto-narrazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jul 2024 19:42:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Cinesi]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel panorama della poesia cinese del tardo periodo imperiale emergono figure straordinarie come Jin Yi, una poetessa del XVIII secolo la cui breve vita e lo straordinario talento hanno lasciato un&#8217;impronta duratura nella storia letteraria. Nata nel 1769 a Changzhou, Jin Yi è diventata famosa non solo per le sue poesie ma anche per il [&#8230;]]]></description>
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<p>Nel panorama della poesia cinese del tardo periodo imperiale emergono figure straordinarie come Jin Yi, una poetessa del XVIII secolo la cui breve vita e lo straordinario talento hanno lasciato un&#8217;impronta duratura nella storia letteraria. </p>



<p>Nata nel 1769 a Changzhou, Jin Yi è diventata famosa non solo per le sue poesie ma anche <strong>per il modo in cui ha saputo costruire la propria identità letteraria </strong>in un&#8217;epoca dominata da sentimenti e discorsi maschili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La morte prematura</h2>



<p>Jin Yi ha mostrato un talento precoce per la poesia, superando tutti i suoi fratelli nelle abilità letterarie. Sposatasi a vent&#8217;anni con Chen Ji, un giovane studioso e poeta, ha trasformato la sua nuova casa in un centro di scambi poetici e culturali. Nonostante la sua salute cagionevole, che l&#8217;ha tormentata per gran parte della sua vita, Jin Yi ha continuato a scrivere e a coltivare relazioni letterarie significative, inclusa quella con <strong>Yuan Mei, uno dei più influenti letterati </strong>del tempo. Morì a soli 25 anni (1794), giovanissima, come la collega <a href="https://www.poetessedonne.it/cinesi/ye-xiaoluan/">Ye Xiaoluan</a>. </p>



<p>Le morti precoci delle poetesse contribuirono a rendere &#8220;mitologiche&#8221; queste figure letterarie e a volte si fa fatica a capire cosa è vero e cosa no, un po&#8217; come col mito di <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/" data-type="post" data-id="785">Saffo</a>.</p>



<p>Il contesto culturale in cui Jin Yi ha vissuto era ricco di poetesse provenienti da famiglie di nobiltà terriera. Dopo il matrimonio, Jin Yi è diventata una figura di spicco tra queste donne, spesso citata come loro punto di riferimento. L&#8217;incontro con Yuan Mei, che ha accolto Jin Yi come discepola, ha ulteriormente ampliato la sua rete di contatti e ha contribuito a consolidare la sua reputazione letteraria.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>“Chi dice che una bellezza debba affrontare l’invidia?<br>La poesia della bellezza è celebrata, nient’altro.<br>Primavera e verde, estate con foglie.<br>Autunno: l’albero solitario brilla nella luna d’argento.”</p><cite><strong>Lamento</strong>, tradotto con Chat GPT</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Poesia come autobiografia</h2>



<p>La poesia di Jin Yi riflette la sua vita e le sue esperienze personali. Il concetto di <strong>&#8220;shi yan zhi&#8221;</strong>, ovvero la poesia come espressione dei propri intenti, era centrale nella tradizione letteraria cinese e ha permesso a Jin Yi di utilizzare la poesia come mezzo di auto-narrazione. Le sue poesie non erano solo espressioni spontanee delle sue emozioni ma costruzioni deliberate della sua identità poetica e personale.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><br>“Una città immersa nella nebbia del lago,<br>la pioggia suona come una canzone di canne.<br>Persino adesso nella dimora che ho lasciato,<br>i fiori sono caduti e i rami sono scarni.”</p><cite><strong>Nostalgia della mia dimora</strong>, tradotto con Chat GPT</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;eredità </h2>



<p>Nonostante la sua prematura scomparsa, Jin Yi ha lasciato un&#8217;eredità letteraria significativa. Le <strong>sue poesie sono state raccolte e pubblicate postume</strong>, continuando a ispirare e affascinare lettori e studiosi. La sua capacità di &#8220;auto-iconizzarsi&#8221;, creando un&#8217;immagine mitica della sua malattia come espressione di una passione romantica, rimane un esempio interessante di come le donne poeti dell&#8217;epoca imperiale cinese potessero trovare e affermare la propria voce in un mondo letterario dominato dagli uomini.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><br>“L’autunno soffia il suo vento chiaro,<br>che abbatte le foglie e scuote gli alberi.<br>Il mio cuore è come un albero scosso,<br>le foglie cadute spargono il dolore.”</p><cite><strong>Vento d&#8217;autunno</strong>, tradotto con Chat GPT</cite></blockquote></figure>



<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p><strong><strong><strong>[Questo articolo è stato rielaborato con il supporto dell’Intelligenza Artificiale]</strong></strong></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse">Jin Yi, in <em>"Women Writers of Traditional China: An Anthology of Poetry and Criticism"</em>, ed. Kang-i Sun Chang e Haun Saussy, Stanford University Press, 1999.</pre>
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		<title>Ye Xiaoluan, giovane e talentuosa poetessa del Tardo Ming</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jul 2024 08:29:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Cinesi]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Ye Xiaoluan (1616-1632) è stata una giovanissima poetessa cinese. Nata in una famiglia colta e raffinata a Wujiang, vicino a Suzhou, durante il periodo dell&#8217;Impero Tardo Ming, dimostrò sin da giovanissima un talento straordinario per la poesia ed ebbe la fortuna di essere istruita dai suoi genitori, entrambi appassionati di letteratura e arte. Ye Xiaoluan, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ye Xiaoluan<strong> (1616-1632)</strong> è stata una giovanissima poetessa cinese. Nata in una famiglia colta e raffinata a Wujiang, vicino a Suzhou, durante il periodo dell&#8217;Impero Tardo Ming, dimostrò sin da giovanissima un talento straordinario per la poesia ed ebbe la fortuna di essere istruita dai suoi genitori, entrambi appassionati di letteratura e arte.</p>



<p>Ye Xiaoluan, infatti, visse in un&#8217;epoca in cui l&#8217;educazione delle donne stava guadagnando terreno, soprattutto nelle famiglie dell&#8217;élite di Jiangnan. La sua vita e la sua opera devono essere viste nel contesto del <strong>movimento culturale del <em>qing</em></strong> (emozione, sentimento), che esaltava la purezza dei sentimenti come fonte di ispirazione creativa.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>La bellezza riempie chi guarda come un banchetto,<br>Come nessun ornamento di trucco può fare.<br>I cipigli sono ancora più incantevoli,<br>Senza l&#8217;ornamento di cipria e rossetto.<br>Come nuvole di loto coprono le sue due guance,<br>Il suo sorriso rivela fossette incantevoli.<br>Il fiore di prugno si apre in cinque petali,<br>La sua pura bellezza è abbracciata dentro.</p><cite>traduzione dall&#8217;inglese con ChatGPT</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La (breve) vita di Ye Xiaoluan</h2>



<p>La sua infanzia fu contrassegnata da <strong>lezioni di poesia e musica</strong>, e il suo talento si manifestò precocemente, come dimostra una delle sue poesie scritta all&#8217;età di undici anni:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>“Tenendo lo specchio nella fresca brezza mattutina, Come posso ora delineare le mie sopracciglia? Proprio quando finisco i fiori tra i capelli, Fuori nel salice canta l’usignolo.”</em></p><cite>traduzione dall&#8217;inglese con ChatGPT</cite></blockquote></figure>



<p>Man mano che cresceva, Xiaoluan continuava a scrivere poesie che riflettevano una crescente maturità e profondità emotiva. La sua breve vita, tuttavia, si concluse tragicamente poco prima <strong>del suo diciassettesimo compleanno,</strong> pochi giorni prima del suo matrimonio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;eredità poetica</h2>



<p>Dopo la sua morte prematura, il padre Ye Shaoyuan si dedicò con passione a preservare e pubblicare le opere della figlia. La sua raccolta, intitolata <strong><em>Il Profumo della Vita Ritornata</em></strong>, fu inclusa nella più ampia raccolta di famiglia <strong><em>Opere Raccolte dallo Studio del Sognatore</em></strong>. Queste opere non solo onorarono la memoria di Xiaoluan, ma la resero anche un&#8217;icona della poesia femminile in Cina.</p>



<p>La fama di Xiaoluan non è stata solo il risultato del suo talento naturale, ma anche dell&#8217;ammirazione e della promozione da parte di illustri letterati. Nei secoli successivi alla sua morte, figure di spicco come <strong>Qian Qianyi, Yuan Mei e Chen Wenshu</strong> hanno lodato e diffuso le sue poesie. Questo processo di celebrazione e mitizzazione (che ritroviamo anche per <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/" data-type="post" data-id="785">Saffo</a>) ha spesso enfatizzato aspetti come la <strong>purezza, l&#8217;innocenza e la bellezza</strong>, elementi che riflettevano le ideali maschili del tempo.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Lungo l&#8217;argine si alzano i gattici volanti,<br>mentre il sole cala, le montagne diventano nere.<br>I pittori, i remi, le canzoni dei giunchi sono tutti spariti,<br>acqua gentile, i colori così miti.</p><cite>traduzione dall&#8217;inglese con ChatGPT</cite></blockquote></figure>



<p><strong><strong>[Questo articolo è stato rielaborato con il supporto dell’Intelligenza Artificiale]</strong></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse"><em>The Many Guises of Xiaoluan: The Legacy of a Girl Poet in Late Imperial China</em>, Anne Gerritsen<br>Journal of Women's History, Volume 17, Number 2, Summer 2005, pp. 38-61 </pre>
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		<title>Isabella Morra, la tragica vita di una sublime poetessa</title>
		<link>https://www.poetessedonne.it/italiane/isabella-morra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Apr 2024 05:09:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[“La storia di Isabella Morra non può essere ridotta a una semplice vicenda amorosa. È soprattutto una storia di libertà e, più precisamente, della ricerca di libertà attraverso la cultura, l’arte, la natura” (Dacia Maraini) La vita Come quasi sempre accade a poeti, scrittori e artisti in genere, soprattutto se donne, anche questa poetessa conquistò [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“La storia di Isabella Morra non può essere ridotta a una semplice vicenda amorosa. È soprattutto una storia di libertà e, più precisamente, della ricerca di libertà attraverso la cultura, l’arte, la natura” (Dacia Maraini)</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">La vita</h2>



<p>Come quasi sempre accade a poeti, scrittori e artisti in genere, soprattutto se donne, anche questa poetessa conquistò la sua fama dopo la morte.</p>



<p>La sua breve e tragica vita, però, non le impedì di dedicarsi alla poesia in maniera totale e appassionata, tanto che oggi è considerata, a tutti gli effetti,<strong> una delle voci più importanti della poesia italiana del XVI secolo.</strong></p>



<p>Isabella Morra nacque, nel 1520, in un castello arroccato sulla collina a Favale, odierna Valsinni, in Basilicata. Terza di otto figli della nobile famiglia dei Morra, dovette ben presto separarsi dal padre. Era quello, infatti, un periodo di profondi contrasti sociali a causa della sanguinosa guerra tra franchi e spagnoli in contesa per l’egemonia del Regno di Napoli. Il padre, schieratosi con l’esercito francese, a causa della sconfitta in battaglia, fu costretto all’esilio in Francia.</p>



<p>Al castello la vita si fece difficile: la madre di Isabella cadde in una sorta di depressione e i fratelli presero il sopravvento. Ma i modi aspri e maschilisti dei giovani Morra mal si conciliavano con la finezza e la ricchezza d’animo di Isabella,<strong> tanto che la ragazza si chiuse in un forzato isolamento</strong>, affidando le sue pene e la sua giovinezza agli studi e alle lettere.</p>



<p>Nella prigionia del castello, la poesia divenne l’unico conforto a cui affidare i propri pensieri e la triste consapevolezza della sua sorte di donna senza privilegi, costretta a vivere in un borgo dalla forte chiusura mentale.</p>



<p><em>[Studi recenti hanno portato alla luce, però, testimonianze che Isabella ebbe la possibilità di allontanarsi dal suo borgo, riuscendo a frequentare le corti del tempo e a svolgere il ruolo di dama di compagnia]</em></p>



<p>Molto apprezzata dal suo precettore, il canonico Torquato, questi la invogliò a iniziare un <strong>rapporto epistolare con un nobile di origine spagnola, Diego Sandoval De Castro.</strong></p>



<p>Il legame tra la ragazza e il nobiluomo si rafforzò sempre più ma non ci è dato sapere se tale rapporto fu di semplice amicizia o, come molti malignarono, se ci fu un coinvolgimento amoroso. Diego Sandoval era sposato e, inoltre, era uno spagnolo mentre la famiglia Morra era filofrancese. Tanto bastò ai fratelli di Isabella per condannare la presunta relazione arrivando a <strong>decidere di uccidere la sorella.</strong></p>



<p>Il primo a venir assassinato fu il precettore, reo di aver spinto la ragazza a iniziare il rapporto con il nobile spagnolo. Successivamente, i fratelli Morra pugnalarono e uccisero la giovane Isabella. Lo stesso Diego Sandoval subì, in un secondo momento, la medesima sorte. La data di morte della poetessa è incerta, tra il<strong> 1545 e il 1546.</strong> Il suo corpo non fu mai ritrovato e, attorno alla sua figura, nacque la leggenda. Ancora oggi pare che lo spirito della dolce Isabella aleggi tra le stanze del maniero e le strade dell’antico borgo.</p>



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</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La poetica</h2>



<p>Rifugiatasi nella poesia, Isabella comincia a scrivere, attingendo a piene mani dalla sua sventura. Il ricordo del padre si fa struggente, sogna di vederlo tornare:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>D’un alto monte onde si scorge il mare/miro sovente io, tua figlia Isabella,/s’alcun legno spalmato in quello appare,/che di te, padre, a me doni novella</em></p></blockquote></figure>



<p>Ma il suo desiderio non si realizzerà mai.</p>



<p>I luoghi e la natura che la circondano diventano motivo di infelicità e sconforto ma, allo stesso tempo, sono da ispirazione per le sue liriche.</p>



<p>Isabella è costretta a vivere la sua triste giovinezza tra gente <em>irrazional, priva d’ingegno </em>e dalla mentalità <em>chiusa e ristretta, </em>osservando la vallata dominata dal castello, una <em>valle inferna, </em>dalle <em>selve incolte, </em>attraversata da un <em>fiume alpestre,</em> il fiume Sinni al quale, però, dedica anche bellissimi versi, assumendo quasi le forme di un confidente.</p>



<p><strong>La sua poesia nasce, quindi, da una condizione di dolore e solitudine</strong>, divenendo sfogo di un animo che grida la propria sofferenza contro un’avversa Fortuna, origine dei suoi mali. Donna anch’essa, la Fortuna è malvagia, cruda, traditrice del suo stesso genere, in quanto cattiva e non sensibile e delicata come, di solito, sono le donne.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>Se a la propinqua speme nuovo impaccio<br>o Fortuna crudele o l’empia Morte,<br>com’han soluto, ahi lassa, non m’apporte,<br>rotta avrò la prigione e sciolto il laccio.<br>Ma, pensando a quel dì, ardo ed agghiaccio,<br>chè ‘l timore e ‘l desìo son le mie scorte;<br>a questo or chiudo, or apro a quel le porte,<br>e, in forse, di dolor mi struggo e sfaccio</em>.</p></blockquote></figure>



<p>Solo negli ultimi componimenti, il bisogno fortissimo di trovare un senso a tutto quel dolore, e forse un, se pur lieve, lenimento, devia la poesia della giovane verso una linea cristiana, <strong>con liriche innalzate a Cristo e alla Vergine Maria. </strong>E così, le rime smussano gli spigolosi angolia favore di versi più dolci e sereni.</p>



<p>Lo stile poetico di Isabella Morra, come quello di <a href="https://www.poetessedonne.it/italiane/vittoria-colonna/">Vittoria Colonna</a>, è inserito nella corrente del <strong>petrarchismo</strong>, il cui tema dominante era l’amore. Ma la poetessa è lontana da quelle liriche appassionate che cantavano le altre donne dedite all’attività letteraria. Non ci sono sentimenti amorosi nelle sue poesie né celebrazione dell’amore, solo un velo malinconico e triste a coprire i suoi versi.</p>



<p>Il dramma dell’umanità parla attraverso i suoi scritti. Ella stessa definisce il suo stile amaro, pieno di dolore, ruvido, ma è l’espressione più vera di quella che è la sua condizione di vita: anch’essa amara, dolorosa e ruvida, relegata in un borgo piccolo e retrogrado nel quale non poteva mettere in risalto le sue doti di donna e poetessa.</p>



<p>Come già accennato, la poesia di Isabella Morra si tinge di sfumature nuove allorché ella si avvicina alla fede cristiana. Il desiderio di pace e di conforto è urgente, necessario. E così i suoi versi tramutano la linea dura e netta in parole più morbide nei confronti di tutto ciò che la circonda.</p>



<p>La stessa natura assume volti nuovi e nelle sue poesie troviamo ora la <em>grotta felice, </em>il <em>Sinno veloce </em>e le <em>chiare fonti e rivi</em>. Isabella non ha più quella spina opprimente nel petto, è <em>lieta e contenta in questo bosco ombroso.</em></p>



<p>Oggi la poesia di questa <strong>sublime poetessa, </strong>come la definì Benedetto Croce, pur non rinnegando la corrente petrarchista, è considerata innovativa per i tempi in cui ella visse, tanto da farne una pioniera del Romanticismo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia consigliata</h2>



<pre class="wp-block-verse">- <strong><em>Rime di Isabella Morra </em></strong>– Stilo Editrice

-<strong><em>Isabella di Morra e Diego Sandoval de Castro (di Benedetto Croce) </em></strong>– Sellerio Editore</pre>



<p><strong>Articolo scritto dalla poetessa Federica Sanguigni</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="CfnQMYxNCO"><a href="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/federica-sanguigni/">Federica Sanguigni</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Federica Sanguigni&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/federica-sanguigni/embed/#?secret=nPquWGDf4G#?secret=CfnQMYxNCO" data-secret="CfnQMYxNCO" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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		<title>Vittoria Colonna: poesie tra sacro e profano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Mar 2024 13:49:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando Bembo rese la poesia petrarchesca il modello &#8220;ufficiale&#8221; da seguire, anche le poetesse cinquecentesche iniziarono a far sentire la propria voce, emulando il genio del predecessore. Tra queste voci femminili &#8211; dette &#8220;petrarchiste&#8221; &#8211; spicca quella di Vittoria Colonna (1490/92-1547), nata a Marino da Fabrizio Colonna e Agnese di Montefeltro. Vittoria Colonna, poetessa aristocratica, [&#8230;]]]></description>
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<p>Quando Bembo rese la poesia petrarchesca il modello &#8220;ufficiale&#8221; da seguire, anche le poetesse cinquecentesche iniziarono a far sentire la propria voce, emulando il genio del predecessore. Tra queste voci femminili &#8211; <strong>dette &#8220;petrarchiste&#8221; </strong>&#8211; spicca quella di Vittoria Colonna <strong>(1490/92-1547</strong>), nata a Marino da Fabrizio Colonna e Agnese di Montefeltro. </p>



<p>Vittoria Colonna, poetessa aristocratica, fu uno dei <a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/didattica/rinascimento-italiano/" data-type="post" data-id="3595">personaggi femminili più noti del Rinascimento</a> non solo in quanto marchesa di Pescara, ma anche per il circolo culturale di cui fu promotrice. Tutte le sue poesie furono raccolte e date alla stampa dai tipografi, senza che lei intervenisse.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Due tipi di versi d&#8217;amore</h2>



<p>La sua produzione può essere divisa in una fase profana, in cui scrive poesie d&#8217;amore per il marito&#8221;, e una fase &#8220;spirituale&#8221;, dove dedica il suo amore a Dio. </p>



<p>Nella prima fase riecheggia forte il modello petrarchesco e in tal senso va fatto presente che la scrittura poetica non è mai riflesso autentico della realtà: come non lo era per Petrarca e Laura, probabilmente non lo è stato neppure per le poesie che <strong>Vittoria Colonna dedica a Ferrante d&#8217;Avalos</strong>, marchese di Ferrara che le viene promesso da bambina per alleanza matrimoniale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;amore coniugale</h3>



<p>Sonetto dedicato al marito sempre lontano per le battaglie, in cui riecheggia la<strong> fedeltà solida </strong>della consorte.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Scrivo sol per sfogar l’interna doglia,<br>Di che si pasce il cor, ch’altro non vole,<br>E non per giunger lume al mio bel sole,<br>Che lasciò in terra sì onorata spoglia.<br>Giusta cagione a lamentar m’invoglia:<br>Ch’io scemi la sua gloria assai mi dole;<br>Per altra penna e più saggie parole<br>Verrà chi a morte il suo gran nome toglia.<br>La pura fè, l’ardor, l’intensa pena<br>Mi scusi appo ciascun, grave cotanto<br>Che né ragion né tempo mai l’affrena.<br>Amaro lagrimar, non dolce canto,<br>Foschi sospiri e non voce serena,<br>Di stil no, ma di duol mi danno il vanto.</p></blockquote></figure>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;amore sacro</h3>



<p>Dopo la morte del marito, il <strong>Cristo Crocifisso diventa l&#8217;unico vero amore</strong> (nonché simbolo dei riformatori cinquecenteschi).</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Poi che ‘l mio casto amor gran tempo tenne<br>l’alma di fama accesa, ed ella un angue<br>in sen nudrio, per cui dolente or langue<br>volta al Signor, onde il rimedio venne,<br>i santi chiodi omai sieno mie penne,<br>e puro inchiostro il prezioso sangue,<br>vergata carta il sacro corpo exangue,<br>sì ch’io scriva per me quel ch’Ei sostenne.<br>Chiamar qui non convien Parnaso o Delo,<br>ch’ad altra acqua s’aspira, ad altro monte<br>si poggia, u’ piede uman per sé non sale;<br>quel Sol ch’alluma gli elementi e ‘l Cielo<br>prego, ch’aprendo il Suo lucido fonte<br>mi porga umor a la gran sete equale.</p></blockquote></figure>



<p><strong>&#8220;Scrivo solo per sfogar l&#8217;interna doglia&#8221; </strong>afferma Vittoria, quasi come se non avesse pretese nei confronti dei suoi versi, che vengono definiti da Francesco Florio &#8220;già prestabiliti&#8221; in quanto la poetessa si sarebbe incastrata in una dimensione in cui è <strong>&#8220;schiava della vedovanza&#8221; </strong>e quindi non riuscirebbe a tirare fuori la sua vera poesia. </p>



<p>A mio avviso potrebbe trattarsi semplicemente di una scelta letteraria, del resto la poesia non deve necessariamente essere verità personale, a maggior ragione in un&#8217;epoca di forte definizione ed emulazione dei modelli letterari precedenti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Curiosità</h2>



<p><strong><em>La poetessa romana grande amica di</em></strong> <strong><em>Michelangelo</em></strong>. Con questa perifrasi potrete trovare Vittoria Colonna in qualche definizione delle parole crociate: ed è vero, i due furono legati da una profonda amicizia.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Un uomo in una donna, anzi uno dio / per la sua bocca parla, / ond’io per ascoltarla, / son fatto tal, che ma’ più sarò mio»</p><cite>Madrigale di Michelangelo per Vittoria Colonna, 235</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse"><strong><em>Gaspara Stampa e altre poetesse del '500</em></strong>, Francesco Flora
<strong><em>Controcanone, La letteratura delle donne dalle origini a oggi</em></strong>, Jhonny L. Bertolio
<strong><em>Vittoria Colonna</em></strong>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vittoria_Colonna" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wikipedia</a></pre>



<p>Immagine modificata <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Sebastiano_del_Piombo_-_Vittoria_Colonna_(%3F)_-_Google_Art_Project.jpg" target="_blank" rel="noopener">Sebastiano del Piombo</a>, Public domain, via Wikimedia Commons</p>
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		<title>Elizabeth Barrett Browning, il potere nella voce poetica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2024 21:27:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Inglesi]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Sei arrivato a me come arriva un sogno Elizabeth Barrett Browning Ammirata sia nel vecchio che nel nuovo continente (Emily Dickinson teneva un suo ritratto incorniciato in camera da letto),&#160;Elizabeth Barrett Browning (Durham, 6 marzo 1806 – Firenze, 29 giugno 1861) è stata una poetessa molto acclamata, tanto da essere menzionata anche come possibile successore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Sei arrivato a me come arriva un sogno</p>
<cite>Elizabeth Barrett Browning</cite></blockquote>



<p>Ammirata sia nel vecchio che nel nuovo continente (<a href="https://www.poetessedonne.it/americane/emily-dickinson-riassunto/" data-type="post" data-id="998">Emily Dickinson</a> teneva un suo ritratto incorniciato in camera da letto),&nbsp;<strong>Elizabeth Barrett Browning </strong>(Durham, 6 marzo 1806 – Firenze, 29 giugno 1861) è stata una poetessa molto acclamata, tanto da essere menzionata anche come possibile successore al titolo di poeta laureato alla morte di Wordsworth.&nbsp;A ricevere questo titolo per la prima volta fu Carol Ann Duffy, molti anni dopo:<strong> ci sarà da aspettare il 2009.</strong></p>



<p>Ricca e più famosa del marito, questa poetessa ottocentesca sembra scardinare per certi versi tutto quello che siamo abituati a leggere sulla storia delle scrittrici: paradossalmente i suoi problemi di salute le hanno concesso di vivere una vita tranquilla, senza dover pensare a niente in casa,  se non alla letteratura.</p>



<p>La sua voce poetica è forte e risoluta, ma anche nelle lettere è possibile riscontrare la precisione del messaggio nella semplicità delle parole. Come <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/" data-type="post" data-id="785">Saffo</a> afferma che &#8220;la cosa più bella è quella che si ama&#8221;, Elizabeth scrive al futuro marito che è <strong>arrivato a lei &#8220;come arriva un sogno, il migliore dei sogni&#8221;,</strong> spiegando così l&#8217;incanto dell&#8217;innamoramento nelle sue lettere.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Una voce femminile molto, molto sicura, molto assertiva, a volte quasi declamatoria. È una voce che ha portato un registro completamente nuovo alla poesia femminile. È una voce &#8211; è quel potere e quella forza che Elizabeth Barret Browning porta alla poesia. Credo che pensasse alla tradizione di <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/" data-type="post" data-id="785">Saffo</a>, la potentissima poetessa greca antica, e che, per così dire, la rianimasse e la facesse rivivere.</p><cite>Isobel Armstrong. British Academy</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La vita e le opere</h2>



<p>In famiglia era chiamata &#8220;Ba&#8221; e viveva tra &#8220;i libri e i sogni&#8221; una vita agiata. Sin da piccola rivela la sua intelligenza, iniziando a scrivere versi a 4 anni e studiando quasi tutto da autodidatta, incluse le lingue antiche come il greco e il latino. Da ragazzina compone un&#8217;epopea in versi (4 libri di distici in rima), stampata privatamente dal padre: oggi <strong><em>La battaglia di Maratona</em></strong> (1820) è la sua opera più rara. Segue la pubblicazione di  <strong><em>An Essay on Mind, with Other Poems</em> (1826) </strong> e <strong><em>Prometeo legato</em> </strong>(1833, poi sarà ritradotto dopo il matrimonio), traduzione dal greco di Eschilo e poesie varie. La prima vera opera col suo nome sul frontespizio è <strong><em>The Seraphim and Other Poems </em></strong>(1838) dramma poetico in cui due angeli nel cielo raccontano parti dell&#8217;Antico e del Nuovo Testamento e commentano la crocifissione. Tale opera sarà seguita da varie edizioni di <em><strong>Poems</strong></em>, dal <strong>1844</strong> in poi.</p>



<p>Elizabeth è molto apprezzata nel panorama culturale dopo la pubblicazione del 1944 e inizia a scambiare lettere con vari intellettuali, <strong>tra cui il poeta Robert Browning</strong>, che la corteggia nonostante l&#8217;opposizione del padre di lei.  I due si sposeranno in segreto e vivranno a Firenze, generando anche un figlio. Questo amore, celebrato da <strong>uno scambio epistolare ardente</strong>, è stato reso famoso dall&#8217;opera teatrale <strong><em>The Barretts of Wimpole Street</em> </strong>e anche da un paio di film.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><em>I sonetti dal portoghese</em></h3>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>&#8220;Quando le nostre due anime si ergono erette e forti,<br>faccia a faccia, in silenzio, si avvicinano sempre di più,<br>finché le ali che si allungano si infiammano<br>In entrambi i punti curvi, &#8211; quale amaro torto può fare la terra a noi che non dovremmo a lungo<br>essere qui soddisfatti? Pensate. Nel salire più in alto,<br>gli angeli ci premevano e aspiravano a far cadere<br>di far cadere qualche sfera d&#8217;oro di canto perfetto<br>nel nostro profondo e caro silenzio. Rimaniamo<br>Piuttosto sulla terra, Amato, &#8211; dove gli inadatti<br>umori contrastanti degli uomini si allontanano<br>e isolano gli spiriti puri, e permettono<br>un posto dove stare e amare per un giorno,<br>con l&#8217;oscurità e l&#8217;ora della morte intorno&#8221;.</p><cite>Sonetto 22, tradotto con DEEPL</cite></blockquote></figure>



<p>Elizabeth pubblica i &#8220;Sonetti dal portoghese&#8221;, considerati tra le più belle poesie d&#8217;amore mai scritte, nel 1850, come nuova edizione arricchta della silloge del 1844: si tratta di <strong>quarantaquattro sonetti per Robert Browning</strong>. Ed è proprio lui a convincerla a pubblicarli fingendo si tratti di traduzioni per non scioccare la società vittoriana. Anche se in Italia non vengono studiati a scuola, nel libro <strong><a href="https://www.culturamente.it/libri/scrittrici-recensione-bompiani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;Scrittrici!&#8221;</a></strong>, edito da Bompiani, viene sottolineato come essi siano presenti in ogni antologia scolastica inglese.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Come ti amo? Permettimi di contare i modi. <br>Ti amo nella profondità e nell&#8217;ampiezza e nell&#8217;altezza che la mia anima può raggiungere, quando si sente invisibile<br>per gli scopi dell&#8217;esistenza e la grazia ideale. <br>Ti amo al livello di ogni necessità quotidiana, nell&#8217;assoluta tranquillità, alla luce del sole e della candela. <br>Ti amo liberamente, come gli uomini lottano per il giusto. <br>Ti amo puramente, come si allontanano dalla lode. Ti amo con la passione messa in atto <br>nei miei vecchi dolori e con la fede della mia infanzia. <br>Ti amo con un amore che sembravo perdere con i miei santi perduti. Ti amo con il respiro, <br>sorrisi, lacrime, di tutta la mia vita; e, se Dio vuole, ti amerò solo meglio dopo la morte.</p><cite>Sonetto 23, tradotto con ChatGPT</cite></blockquote></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><em>Aurora Leigh, il romanzo in versi</em></h3>



<p>L&#8217;autrice ha scritto anche un romanzo in versi, <strong>Aurora Leigh (1857)</strong> in cui l&#8217;eroina cerca l&#8217;indipendenza e il successo letterario nell&#8217;età vittoriana: il tema dell&#8217;indipendenza femminile è cruciale in questa opera.  </p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Di scriver libri non si vedrà mai la fine,<br>Ed io, che molto scrissi in versi e prosa<br>Solo per altri, ora scriverò solo per me;<br>Scriverò la mia storia per il mio solo bene,<br>Come quando si dipinge il proprio ritratto<br>Per un amico che poi lo terrà in un cassetto<br>Per riguardarlo anche quando non ci amerà<br>Più, forse per confrontare com’egli era ed è.</p><cite>Elizabeth Barrett Browning, Aurora Leigh, Le Lettere, Firenze 2002. Traduzione di Bruna Dell’Agnese</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><em>The Shakespeare among her sex</em></h2>



<p>Così la definisce il <strong><em>Southern Literary Messenger</em></strong> dopo la morte prematura, ma sono vari i giornali la definirono <strong>la più grande poetessa nella letteratura inglese</strong>: affrontò molti temi, dall&#8217;amore all&#8217;emancipazione, passando anche per la critica sociale contro il lavoro minorile o la schiavitù in America. Il marito pubblicò le sue ultime poesie e la quinta edizione delle sue opere dopo la sua morte, ma nel corso delle decadi successive, la poesia di Barrett Browning perse progressivamente l&#8217;attrattiva per i lettori.</p>



<p>Nel 1930, <strong>Virginia Woolf</strong> incoraggiò una riscoperta della poetessa, ma bisognerà aspettare la critica femminista per far riaccendere i riflettori su Elizabeth.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse"><strong><em>Scrittrici!</em></strong> K. Mahrenholtz, D. Parisi, Bompiani, 2022

<a href="https://www.thebritishacademy.ac.uk/podcasts/10-minute-talks-the-life-and-work-of-elizabeth-barrett-browning/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">10-Minute Talks: The life and work of Elizabeth Barrett Browning</a>

<a href="https://www.poetryfoundation.org/poets/elizabeth-barrett-browning" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Elizabeth Barret Browning, Poetry fundation</a></pre>
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		<title>Marceline Desbordes Valmore: l’oblio di una grande poetessa</title>
		<link>https://www.poetessedonne.it/francesi/marceline-desbordes-valmore/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2024 20:35:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Francesi]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Le donne, lo so, non dovrebbero scrivere: ciononostante, io scrivo. Marceline Desbordes Valmore, “Lettre de Femme”) Honoré de Balzac definì i suoi versi delicati accostamenti di sonorità dolci e armoniose che evocano la vita della gente semplice. Charles Baudelaire disse di lei: “Mme Desbordes-Valmore fu donna, fu sempre donna e non fu nient’altro che donna; [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Le donne, lo so, non dovrebbero scrivere: ciononostante, io scrivo.</em></p>
<cite>Marceline Desbordes Valmore,  “Lettre de Femme”)</cite></blockquote>



<p><strong>Honoré de Balzac </strong>definì i suoi versi <em>delicati accostamenti di sonorità dolci e armoniose che evocano la vita della gente semplice.</em></p>



<p><strong>Charles Baudelaire</strong> disse di lei:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>“Mme Desbordes-Valmore fu donna, fu sempre donna e non fu nient’altro che donna; ma ebbe un grado straordinario di espressione poetica intrisa di tutte le bellezze naturali della donna.</em></p></blockquote></figure>



<p><strong>Paul Verlaine</strong>, che la incluse, unica donna, nella sua antologia “I poeti maledetti”, affermò:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>“Noi proclamiamo, a voce alta e chiara, che Madame Desbordes-Valmore è senz’altro la sola donna di genio e di talento di questo secolo e di tutti i secoli”</em></p></blockquote></figure>



<p><strong>Aggiungendo:</strong></p>



<p><em>“C’è un suo verso che mi sembra il più straordinario della nostra lingua o di ogni lingua umana:</em></p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><strong><em>“seminai la mia gioia in cima a una canna”</em></strong></p></blockquote></figure>



<p>Perché, una poetessa così osannata e di forte ispirazione<strong>, è finita nel buio nero del dimenticatoio?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La vita tra difficoltà e miserie</h2>



<p>Marceline Desbordes Valmore nacque a Douai (Fiandra francese) il <strong>20 giugno 1786</strong>. Giovanissima, a causa di problemi familiari, seguì la madre a Guadalupa in cerca di lontani parenti, ma tornò orfana e molto povera, dopo aver attraversato numerose e spiacevoli peripezie. Lavorò come attrice nei teatri di Douai e Rouen e poi si spostò a Parigi.</p>



<p>Ebbe un grande amore da lei mantenuto segreto, ma da molti identificato in <strong>Henri de Latouche</strong>, con il quale visse una relazione intensa e passionale e da cui nacque una figlia che morì molto piccola. Nel 1817 sposò l’attore <strong>François-Prosper Lanchantin</strong>, detto Valmore. Da questi fu molto amata ed ebbe altri figli di cui solo uno sopravvisse.</p>



<p>La sua sensibilità profonda e appassionata trovò presto dimora nella poesia.</p>



<p>La tragedia immensa della <strong>perdita della sua bambina</strong>, insieme ai problemi economici, alla scomparsa di altri familiari e ai turbamenti sentimentali (non dimenticò mai Latouche e forse mai da lui si separò), seminarono nel suo animo lacrime e dolore che fiorirono sotto forma di versi dalla forte carica emotiva. <strong>La sua condizione di donna e poetessa nell’Ottocento </strong>acuì il tormento interiore che sfociòin una produzione letteraria vasta e ricca di suggestioni. Non ebbe grandi possibilità di studiare ma riuscì, con un sapiente lavoro da autodidatta, a compensare, perfettamente, la scarsa istruzione.</p>



<p>Pubblicò la sua prima raccolta poetica nel 1819, “<strong>Élégies et romances</strong>”, alla quale ne seguirono altre, tra cui: “<strong>Les Pleurs</strong>”(1833) e “<strong>Pauvres fleurs</strong>”(1839).</p>



<p>Compose anche novelle e racconti per bambini, sia in prosa che in versi. Morì di cancro a Parigi nel <strong>1859.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La poesia</h2>



<p>Marceline Desbordes Valmore, nonostante sia stata pressoché dimenticata, <strong>fu una delle più grandi poetesse francesi</strong>, riuscendo a precorrere i maestri della poesia francese moderna e creando uno stile nuovo, lontano dalla tradizione. Uno stile libero e molto attento ai contenuti.</p>



<p>Lo stesso Verlaine trasse non pochi spunti dalle sue poesie.</p>



<p>I temi dominanti i suoi versi sono <strong>l’amore, la figura della donna, la maternità</strong>, e tutto ciò che un animo sensibile e gentile può racchiudere dentro di sé.</p>



<p>La sua è una poesia semplice, intima, a tratti fragile e nostalgica eppure ardente di un fuoco vivo e potente e in cui ci si può facilmente immedesimare. La sua voce canta l’amore e il dolore, attingendo a piene mani dalla propria vita e restituendo al mondo la grandezza di una poesia palpitante e inconfondibile.</p>



<p>Spesso i suoi versi raggiungono vette di <strong>elevata armonia e delicatezza</strong>, a volte sono racchiusi in una struggente malinconia la quale, più che evocare una persona o un ricordo, piangono l’amore stesso e la passione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le rose di Saadi</h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>Volevo portarti delle rose questa mattina</em><br><em>ma ne avevo raccolte così tante nel mio corsetto</em><br><em>che i nodi troppo stretti non hanno potuto contenerle.</em><br><em>I nodi sono esplosi. Le rose sono volate via</em><br><em>nel vento e al mare sono tutte arrivate.</em><br><em>Hanno seguito l’acqua per non tornare più;</em><br><em>l’onda è apparsa rossa, come in fiamme.</em><br><em>Stasera il mio vestito ancora ne è profumato.</em><br><em>Respirane su di me l’odoroso ricordo.</em></p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia consigliata</h2>



<pre class="wp-block-verse"><strong><em>Liriche d’amore di Marceline Desbordes Valmore</em></strong> (a cura di Maria Luisa Spaziani) – Ediz. Gallino
<strong><em>
Poesie di Marceline Desbordes Valmore</em></strong> – Ediz. LaVitaFelice
<strong><em>
Poésies inédite</em></strong> (1860, postume – lingua francese)</pre>



<p><strong>Immagine modificata: </strong><a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Marceline_Desbordes-Valmore.jpg" target="_blank" rel="noopener"></a></p>



<a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Marceline_Desbordes-Valmore.jpg" target="_blank" rel="noopener">Unknown authorUnknown author, d&#039;après une miniature d&#039;Améline Robilliard</a>, Public domain, via Wikimedia Commons



<p></p>



<p><strong>Autrice: Federica Sanguigni</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="f9OKyJQbLL"><a href="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/federica-sanguigni/">Federica Sanguigni</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Federica Sanguigni&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/federica-sanguigni/embed/#?secret=FacJe2ggip#?secret=f9OKyJQbLL" data-secret="f9OKyJQbLL" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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