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	<title>Redazione Poetesse &#8211; Poetesse: Donne Da Ricordare</title>
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	<title>Redazione Poetesse &#8211; Poetesse: Donne Da Ricordare</title>
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		<title>Ingeborg Bachmann, nel fuoco vivo dell’esperienza umana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 08:18:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Austriache]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Contemporanee]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel secondo dopoguerra la parola poetica ha subito un profondo rinnovamento dettato soprattutto dalla dolorosa esperienza dell’ultimo conflitto mondiale per cui, come direbbe Salvatore Quasimodo in Alle fronde dei salici (1947),«Alle fronde dei salici, per voto, / anche le nostre cetre erano appese, / oscillavano lievi al triste vento». La poesia, quindi, abbandona il linguaggio [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-normal-font-size">Nel secondo dopoguerra la parola poetica ha subito un profondo rinnovamento dettato soprattutto dalla dolorosa esperienza dell’ultimo conflitto mondiale per cui, come direbbe Salvatore Quasimodo in <em>Alle fronde dei salici</em> (1947),«Alle fronde dei salici, per voto, / anche le nostre cetre erano appese, / oscillavano lievi al triste vento». La poesia, quindi, abbandona il linguaggio criptico, inizia a farsi nuove domande e ad avere il “vero” come nuovo obiettivo. Testimonianza di questa nuova transizione è sicuramente Ingeborg Bachmann, poetessa austriaca i cui versi si muovono nella <strong>costante ricerca del fuoco vivo dell’esistenza. </strong>Come dice infatti lei stessa in un’intervista, ha iniziato a scrivere «senza volerlo, con le osservazioni, con i rapporti umani, tramite se stessi». Per lei, quindi, la poesia non si limita a raccontare l’esistenza, ma è l’esistenza stessa.</p>


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<div class="rank-math-question "><strong>Chi era Ingeborg Bachmann, in sintesi</strong></div>
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<p>Ingeborg Bachmann (Klagenfurt, 1926 – Roma, 1973) è stata una poetessa e scrittrice austriaca, tra le voci più importanti della letteratura europea del secondo Novecento. Segnata dall’esperienza del nazismo e della Seconda guerra mondiale, concepì la scrittura come una ricerca della verità capace di attraversare il dolore individuale e collettivo.<br />Legata al Gruppo 47, esordì con la raccolta <em>Tempo dilazionato</em> (1953) e pubblicò nel 1956 <em>Invocazione all’Orsa Maggiore</em>. Fu anche autrice di racconti, radiodrammi, saggi e del romanzo <em>Malina</em> (1971), primo volume del progetto narrativo <em>Modi di morire</em>. Visse a lungo a Roma, che considerava una sorta di «patria intellettuale», e tradusse in tedesco Giuseppe Ungaretti.<br />Al centro della sua opera ci sono il rapporto tra linguaggio e verità, la guerra, il dolore, l’amore, la morte e i limiti della parola. Per Bachmann la letteratura non deve nascondere la sofferenza, ma renderla visibile: la poesia diventa così una forma di conoscenza e un modo radicale di interrogare l’esperienza umana.<br />Morì a Roma nel 1973, dopo essere rimasta gravemente ustionata in un incendio provocato da una sigaretta.</p>

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<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Vita e opere</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-large-font-size">Gli esordi</h3>



<p class="has-normal-font-size">Ingeborg Bachmann nasce a Klagenfurt il 25 giugno 1926. La tragica esperienza dell’Anschluss (annessione dell’Austria al Terzo Reich del 1938) la segna profondamente, ma alla caduta del nazismo la ragazza, appena diciottenne, respirerà un’aria nuova nella sua vita come scriverà nelle lettere raccolte in <em>Diario di guerra</em>. Nel dopoguerra, infatti, Ingeborg studia alle università di Innsbruck, Graz e Vienna, concludendo in quest’ultima il suo percorso di studi con una tesi in cui critica il pensiero di Martin Heiddeger. Nel 1948 inizia la relazione clandestina con Paul Celan, il cui suicidio lei elaborerà successivamente nel romanzo <em>Malina</em> del 1971:<strong> «La mia vita finisce, perché lui è annegato nel fiume durante la deportazione, era la mia vita. L’ho amato più della mia vita»</strong>. Ingeborg lavora poi per l’emittente radiofonica Rot-Weiss-Rott per cui scriverà <em>Un negozio di sogni</em>. In quegli anni sboccia anche la sua poesia, che confluirà nella prima silloge dal titolo <em>Tempo dilazionato</em> del 1953, premiata dagli scrittori del Gruppo 47, artefice dei primi tentativi di un rinnovamento culturale dopo la tragica parentesi del nazismo.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-large-font-size">A Roma</h3>



<p class="has-normal-font-size">Nel 1953 Ingeborg va a Ischia per scrivere alcuni libretti d’opera per l’amico compositore Hans Werner Henze. Nello stesso anno si trasferisce a Roma, animata in quegli anni da una grande vivacità culturale. La poetessa, però, la vivrà più come “patria intellettuale” che come patria nel senso stretto del termine. Protagonista delle sue opere, infatti, sarà sempre l’Austria, mentre a Roma riserverà solo una raccolta di cronache dal titolo <em>Quel che ho visto e udito a Roma</em>, pubblicata nel 1955 sulla rivista tedesca Akzente. In essa, accanto al degrado in cui versava all’epoca la città, emerge anche quell’inspiegabile fascino che convincerà la poetessa a restarvi fino al 1957. A Roma Ingeborg collabora con la rivista Botteghe Oscure su cui <strong>promuove le nuove voci della letteratura tedesca</strong> e che le permette di esplorare il rapporto di quest’ultima con quella italiana. Traduce in tedesco Giuseppe Ungaretti e nel 1956 pubblica la raccolta di poesie <em>Invocazione all’Orsa Maggiore</em>.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-large-font-size">In Germania</h3>



<p class="has-normal-font-size">Nel 1957 Ingeborg si trasferisce a Monaco di Baviera dove lavora come drammaturga per la televisione. In questi anni bavaresi intrattiene una relazione tormentata con lo scrittore svizzero Max Frisch, che si complimenta con lei per il radiodramma <em>Il buon Dio di Manhattan</em>. Di questa relazione esiste un carteggio pubblicato in Italia da Feltrinelli con il titolo <em>“Non siamo stati bravi”</em>, tratto dalle parole dello stesso Frisch in una lettera indirizzata a Ingeborg. Nell’inverno 1959-1960 Ingeborg tiene un ciclo di conferenze sulla letteratura alla Johann Wolfgang Goethe-Universität di Francoforte, pubblicate postume nel 1984 con il titolo <em>Lezioni di Francoforte</em>. La poetessa pubblica nel 1961 la raccolta di racconti <em>Il trentesimo anno</em>, premiata poi a Berlino, dove lei cadrà in uno stato di profonda depressione e inizierà ad assumere anche degli psicofarmaci nel disperato tentativo di riempire il vuoto interiore acuito dall’altalenante relazione con Frisch. Una dipendenza, questa, che l’accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-large-font-size">Gli ultimi anni</h3>



<p class="has-normal-font-size">Nel 1966 Ingeborg torna a Roma e proprio mentre risiede nella Città Eterna riceve nel 1968 il Premio nazionale austriaco per la letteratura, ennesima conferma del mai tramontato legame con la terra natia. Nel 1971 pubblica <em>Malina</em>, primo e unico romanzo completo della trilogia “Modi di morire”, da cui nel 1991 sarà tratto l’omonimo film diretto da Werner Schroeter. Nel 1972, invece, esce <em>Tre sentieri per il lago</em>, ultima opera di Ingeborg.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-large-font-size">La poesia di Ingeborg</h3>



<p class="has-normal-font-size">Per comprendere la poesia di Ingeborg Bachmann bisognerebbe forse partire dalla tragica fine della sua esperienza terrena, dal misterioso incidente del 26 settembre 1973 in cui rimane gravemente ustionata a causa di una sigaretta. In quel momento <strong>il fuoco ci ha privato di una delle più grandi poetesse del Novecento</strong>, rendendo però al tempo stesso immortale la sua poesia in cui lei, come la salamandra dei versi di <em>Spiegami, Amore</em>, supera le fiamme di ogni dolore:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>Vedo la salamandra</em><br><em>attraversare ogni fuoco.</em><br><em>Non un fremito la scuote e nulla le dà dolore.</em></p></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">La poesia di Ingeborg, coerente, incorruttibile e vera, ne è la più limpida testimonianza. Per lei, però, la parola è limitata e questo limite può essere superato solo se essa trae forza dall’esperienza umana, soprattutto dal dolore:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-normal-font-size"><em>Il compito dello scrittore non può consistere nel negare il dolore, nel nascondere le tracce, nel far nascere illusioni su di esso. Per lui anzi il dolore deve essere vero e deve essere reso tale una seconda volta, cosicché noi possiamo vederlo. Tutti, infatti, vogliamo diventare vedenti. E solo quel dolore nascosto ci fa sensibili all’esperienza e soprattutto all’esperienza della verità.</em></p>
</blockquote>



<p class="has-normal-font-size">La verità si può pretendere<em>, discorso pronunciato il 17 marzo 1959 durante la premiazione della sua opera </em>Il buon Dio di Manhattan<em>.</em></p>



<p class="has-normal-font-size">Quindi, solo</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>spinti dalla nostalgia li oltrepasseremo</em> [i limiti]<br><em>e poi saremo in armonia in ogni luogo.</em></p></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">E, come dice lei,</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>se una parola confina con me, la lascio fare.</em></p></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">Ma deve essere sempre una parola «libera, chiara e bella» a cui dare del tu, come fa lei in <em>Discorso e diceria</em>:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>Parola, muori nella palude,</em><br><em>da cui sgorga la pozzanghera.</em><br><em>Parola sii con noi</em><br><em>pazientemente tenera</em><br><em>e impaziente. Deve il seminare</em><br><em>avere fine.</em></p></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">Per Ingeborg il poeta può avvicinarsi alla verità soprattutto di notte, perché, come spiega in un’intervista,</p>



<figure class="wp-block-pullquote has-normal-font-size"><blockquote><p><em>l’uomo, che durante il giorno fa questo e quello, nella notte rientra in sé e pensa veramente. Se siamo veri, lo siamo di notte, appena stiamo completamente soli.</em></p></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">Solo di notte, dunque, si può scendere nelle proprie profondità o, come scrive nella <em>Boemia è sul mare,</em> andare</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>a fondo – cioè al mare, là ritrovo la Boemia.</em><br><em>A fondo, in rovina, mi sveglio quieta.</em><br><em>Fino in fondo ora so, e non son persa.</em><br><em>[…] E sbagliate cento volte,</em><br><em>come sbaglio io che non ho mai superato prove,</em><br><em>eppur le ho superate tutte, una dopo l’altra.</em><br><em>[…] Confino ancora con una parola e con un’altra terra,</em><br><em>confino, per quanto poco, con tutto, sempre più.</em></p></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">Anche la morte custodisce gli accordi segreti della vita come in <em>Dire cose oscure</em>:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>Come Orfeo io suono</em><br><em>la morte sulle corde della vita</em><br><em>e fin dentro la bellezza</em><br><em>e dei tuoi occhi, che governano il cielo,</em><br><em>so dire solo cose oscure.</em><br><em>[…] Ma come Orfeo io so</em><br><em>la vita dalla parte della morte</em><br><em>e mi diventa azzurro</em><br><em>l’occhio tuo chiuso per sempre.</em></p></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">Partendo, quindi, dai più oscuri e insondabili abissi dell’esistenza, si può estrarre, come nel caso della poesia <em>Prender paese</em>,</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>un corno piantato nel terreno,</em><br><em>dalla guidaiola ostinato,</em><br><em>nel buio confitto.</em><br><em>Dalla terra lo presi,</em><br><em>al cielo lo levai</em><br><em>con forza intatta.</em><br><em>Per colmare</em><br><em>questo paese con suoni,</em><br><em>nel corno soffiai,</em><br><em>volendo nel vento incombente</em><br><em>e tra steli increspati</em><br><em>di ogni origine vivere!</em></p></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">In quell’origine primordiale di cui il poeta deve nutrirsi risiede il vero che nel «muro apre le crepe» e che «non crea tempo, lo salva». Lo stesso tempo che salva Ingeborg nel rapporto intimo con la madre in <em>A sera chiedo a mia madr</em>e:</p>



<figure class="wp-block-pullquote has-normal-font-size"><blockquote><p><em>Nel profondo esigo sempre</em><br><em>di narrare proprio tutto,</em><br><em>di assortire in accordi</em><br><em>ciò che in suoni mi lambisce.</em></p></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">L’esperienza dolorosa della guerra, invece, trova spazio soprattutto in <em>Tutti i giorni</em>, poesia in cui Ingeborg usa il linguaggio militare soprattutto per disarmarne o sovvertirne i valori in nome di un’umanità da ritrovare e di quel pacifismo che inizia a emergere nei primi anni della Guerra fredda. L’eroe è chi ha il coraggio di ribellarsi, mentre è debole chi è succube degli ordini di morte.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>[…] L’eroe</em><br><em>resta lontano dai combattimenti. Il debole</em><br><em>è trasferito nelle zone del fuoco.</em><br><em>la divisa di oggi è la pazienza,</em><br><em>medaglia la misera stella</em><br><em>della speranza, appuntata sul cuore.</em><br><em>[…] Viene conferita</em><br><em>per la diserzione delle bandiere,</em><br><em>per il valore di fronte all’amico,</em><br><em>per il tradimento di segreti obbrobriosi</em><br><em>e l’inosservanza di tutti gli ordini.</em></p></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">Negli ultimi anni della tormentata relazione con Frisch e della conseguente depressione, la poesia di Ingeborg muta, diventa ancora più vera, affilata, violenta, come si può leggere in alcuni frammenti sparsi pubblicati dai fratelli a trent’anni dalla morte, e contro la sua volontà, nella raccolta<strong> <em>Non conosco mondo migliore</em>.</strong> Sono questi gli anni in cui la poetessa inizierà a dedicarsi di più alla prosa, che risponderà meglio alla sua esigenza di superare il dolore che l’affligge. In una sua celebre frase riportata nella raccolta di interviste dal titolo <em>In cerca di frasi vere</em> dirà:</p>



<figure class="wp-block-pullquote has-normal-font-size"><blockquote><p><em>Ho smesso di scrivere poesie quando m’è venuto il sospetto di “esserne capace” anche quando non c’era la necessità di scriverne. E non ci saranno più mie poesie, almeno fino a che non sarò convinta che debbano essercene di nuovo, e allora saranno solo poesie talmente nuove da corrispondere veramente a tutto quel che sarà stato esperito fino a quel punto.</em></p></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">In realtà, Ingeborg non chiuderà mai del tutto le porte alla poesia, ma da questo momento in poi i suoi versi soffriranno di un’incompiutezza talvolta apparente in cui la parola non si carica di altri significati oltre a quello originario e crudo ma comunque incisivo nel raccontare lo stato d’animo di una donna che si aggrappa alla scrittura con tutta sé stessa:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>Ho di nuovo la penna</em><br><em>in mano</em><br><em>con la punta più dura,</em><br><em>salta ai volti</em><br><em>e torna al proprio</em><br><em>volto, gratto, strappo, aguzzo</em><br><em>un canto crudele</em><br><em>e condanno a un bagno di sangue.</em></p></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">Sono poi emblematiche e al tempo stesso potenti le parole di Ingeborg quando dice</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>[…] cerco tutte le creature violentate</em><br><em>quelle dismesse e il vetrino buttato</em><br><em>i vestiti svenduti, le case ormai bruciate che gridano</em><br><em>vendetta, e mi arrangio con il superfluo,</em><br><em>Tutto ciò mi somiglia.</em></p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Perché leggerla oggi</h2>



<p class="has-normal-font-size">Qui è stata delineata, in maniera del tutto sommaria e senza alcuna pretesa di esaustività, l’esperienza terrena e poetica di una donna che ha saputo riversare nella scrittura la parte più autentica di sé, nel bene e nel male, senza cadere nei ghirigori di una poesia sterile e ormai inadeguata per i suoi tempi. Senza contare che in questa sede è stata trascurata, per motivi di spazio, la sua narrativa, che meriterebbe un approfondimento a parte, pur rappresentando la summa della sua poetica ed essendo, quindi, strettamente intrecciata al discorso fatto fin qui. Seguire oggi la parabola poetica, tragica ma ardente di vita, di Ingeborg Bachmann significa riscoprire un vissuto che ci fa da specchio e ci insegna a stare nel dolore e ad attraversare con coraggio gli anfratti più bui della nostra vita. Perché anche la poesia, spesso data per scontata, è un atto di coraggio, un modo rivoluzionario di stare nel mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Curiosità</h2>



<p class="has-normal-font-size">A Ingeborg Bachmann è stato intitolato <strong>il premio letterario di Klangenfurt,</strong> dove sulla facciata del Musilhaus (Museo di Robert Musil, illustre concittadino della poetessa) campeggia un suo ritratto realizzato nel 2010 dallo street artist francese Jef Aérosol.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse has-normal-font-size">Figini A., «A Roma con Ingeborg Bachmann», Quodlibet, 25 giugno 2023, <a href="https://www.quodlibet.it/recensione/6032" target="_blank" rel="noopener">https://www.quodlibet.it/recensione/6032</a> (ultima consultazione: 2 luglio 2026)<br><br>Freschi M., «L’invocazione di Ingeborg Bachmann», Doppiozero, 17 ottobre 2023, <a href="https://www.doppiozero.com/linvocazione-di-ingeborg-bachmann" target="_blank" rel="noopener">https://www.doppiozero.com/linvocazione-di-ingeborg-bachmann</a> (ultima consultazione: 2 luglio 2026)<br><br>Linguaglossa G., Grieco Rathgeb S., Bortoli S., «Ingeborg Bachmann. Poesie da Non conosco mondo migliore», 9 giugno 2019, <a href="https://tinyurl.com/4zaju2vd" target="_blank" rel="noopener">https://tinyurl.com/4zaju2vd</a> (ultima consultazione: 2 luglio 2026)<br><br>Ranzani A., «Ingeborg Bachmann, “Non conosco mondo migliore”», dietroleparole.it, 16 dicembre 2014, <a href="https://dietroleparole.it/2014/12/16/ingeborg-bachmann-non-conosco-mondo-migliore/" target="_blank" rel="noopener">https://dietroleparole.it/2014/12/16/ingeborg-bachmann-non-conosco-mondo-migliore/</a> (ultima consultazione: 2 luglio 2026)<br><br>E’ morta la scrittrice Ingeborg Bachmann, «La Stampa», 18 ottobre 1973, <a href="https://tinyurl.com/yd42sua5 " target="_blank" rel="noopener">https://tinyurl.com/yd42sua5 </a>(ultima consultazione: 4 luglio 2026)<br><br>La scrittrice Inge Bachman è gravissima all'ospedale, «La Stampa», 3 ottobre 1973, <a href="https://tinyurl.com/yd42sua5" target="_blank" rel="noopener">https://tinyurl.com/yd42sua5</a> (ultima consultazione: 4 luglio 2026)<br><br>«Ingeborg Bachmann», Oblique, <a href="https://www.oblique.it/manifesto_bachmann.html" target="_blank" rel="noopener">https://www.oblique.it/manifesto_bachmann.html</a> (ultima consultazione: 2 luglio 2026)<br><br>«Ingeborg Bachmann – Giorni in bianco», Vincenza Fava (Youtube), <a href="https://www.youtube.com/watch?v=DxEH2_u1kuE" target="_blank" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=DxEH2_u1kuE</a> (Ultima consultazione: 4 luglio 2026)<br><br>«Ingeborg Bachmann. Poesie scelte», Avamposto, <a href="https://tinyurl.com/su5y4pce" target="_blank" rel="noopener">https://tinyurl.com/su5y4pce</a> (ultima consultazione: 2 luglio 2026)<br><br>«Ingeborg Bachmann: Shakespeare aveva ragione», Rai Cultura, <a href="https://tinyurl.com/su5y4pce" target="_blank" rel="noopener">https://tinyurl.com/su5y4pce</a> (ultima consultazione: 2 luglio 2026)<br><br>«Ingeborg Bachmann. Poesia, voce e utopia del mare», exlibris20, <a href="https://www.exlibris20.it/ingeborg-bachmann-dedica-poesia-voce-utopia/" target="_blank" rel="noopener">https://www.exlibris20.it/ingeborg-bachmann-dedica-poesia-voce-utopia/</a> (ultima consultazione: 2 luglio 2026)</pre>



<p class="has-normal-font-size">[<strong>Articolo di Francesco Ambrosio</strong>, <em>giornalista e editor freelance</em>]



<p></p>
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		<title>Leoba, la più antica poetessa inglese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 14:35:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Latine]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Medievali]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[I più antichi versi noti scritti da una donna inglese giunti fino a noi sono quelli di Leoba, missionaria benedettina vissuta nell&#8217;VIII secolo. Nata nel Wessex, uno dei sette regni in cui allora era suddivisa l&#8217;Inghilterra, Leoba fu tra le protagoniste della storia europea alto medievale. Trasformò l&#8217;abbazia di Tauberbischofsheim in un importante centro culturale, [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-normal-font-size">I più antichi versi noti scritti da una donna inglese giunti fino a noi sono quelli di Leoba, missionaria benedettina vissuta nell&#8217;VIII secolo. Nata nel Wessex, uno dei sette regni in cui allora era suddivisa l&#8217;Inghilterra, Leoba fu tra le protagoniste della storia europea alto medievale.<strong> Trasformò l&#8217;abbazia di Tauberbischofsheim in un importante centro culturale</strong>, ebbe un ruolo fondamentale nella cristianizzazione della Germania ed era frequentemente consultata dai principali ecclesiastici di Fulda. Una sua biografia, scritta da Rodolfo di Fulda cinquanta anni dopo la sua morte, ne consolidò la fama di donna erudita e santa. Purtroppo i suoi componimenti sono andati quasi completamente perduti. Di lei resta solo una breve poesia in latino. Poco ma sufficiente a farci intravedere la sua istruzione e il suo ingegno.</p>



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<div id="faq-question-1780689591301" class="rank-math-list-item">
<div class="rank-math-question "><strong>Chi era Leoba, in sintesi</strong></div>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Leoba (o Lioba, VIII secolo) fu una monaca, badessa e missionaria anglosassone attiva nella Germania carolingia. Considerata una delle figure femminili più influenti dell&#8217;Alto Medioevo, guidò il monastero di Tauberbischofsheim, collaborò con San Bonifacio e godette della stima della corte di Carlo Magno. Di tutta la sua produzione letteraria sopravvive una breve poesia latina contenuta in una lettera indirizzata a Bonifacio intorno al 732, considerata la più antica testimonianza poetica conservata di una donna inglese. I suoi versi rivelano una solida formazione classica e testimoniano il ruolo dei monasteri femminili come centri di istruzione e cultura nell&#8217;Europa dell&#8217;VIII secolo.</p>

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<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Vita</h2>



<p class="has-normal-font-size">Leoba (conosciuta anche come <strong>Lioba o Leofgyth) </strong>nacque nei primi anni dell&#8217;VIII secolo, figlia unica di genitori nobili, prese i voti giovanissima nel convento di Wimborne, nel Dorset. Lì ricevette un&#8217;ottima educazione, e imparò a scrivere prose e poesie in latino.</p>



<p class="has-normal-font-size">In questa lingua iniziò una corrispondenza epistolare con San Bonifacio, vescovo e missionario parente di sua madre. Bonifacio, apprezzando la sua devozione e la sua intelligenza, la chiamò a dirigere come badessa il neonato convento di Tauberbischofsheim in Germania. Leoba si stabilì là intorno al 748.</p>



<p class="has-normal-font-size">In pochi anni sotto la sua guida Tauberbischofsheim diventò un rilevante centro religioso e formativo. Leoba era stimata sia dalle consorelle sia dai leader spirituali e politici. Fu consigliera dei vescovi di Fulda e dei re franchi, e Ildegarda – la prima moglie di Carlo Magno &#8211; la convocò persino a corte. Negli ultimi anni soggiornò con un piccolo gruppo di suore a Schornsheim, in una proprietà concessa da Carlo Magno. Lì morì il 28 settembre 782 (<em>n.d.r.</em> la data è quella generalmente accettata dalla storiografia moderna)</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-normal-font-size"><em>“Ho composto i seguenti versi secondo le regole dell&#8217;arte poetica, non confidando nella mia presunzione, ma cercando solo di esercitare il mio minimo talento”</em></p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Opere</h2>



<p class="has-normal-font-size">Dell&#8217;intera sua produzione letteraria è sopravvissuta soltanto una breve poesia latina inserita in una lettera indirizzata a Bonifacio intorno al 732. Per questo motivo, anche se di origine inglese, in questo sito Leoba è censita come poetessa latina a livello di classificazione letteraria. Naturalmente si tratta di latino medievale.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Temi, poetica e stile</h2>



<p class="has-normal-font-size">Nella lettera Leoba chiede a San Bonifacio, che considera come un fratello, di pregare per l&#8217;anima del padre defunto e per la salute della madre malata. Poi parla della sua scrittura. Dice di aver imparato l&#8217;arte poetica dalla monaca Eadburga, di cui loda l&#8217;erudizione e la fede. Infine lo invita a leggere i suoi versi, definiti “rozzi”, espressione di un “talento minimo”, che necessita di esercizio e correzione.</p>



<p class="has-normal-font-size">Posto in fondo alla lettera, il componimento funge anche da saluto solenne.</p>



<figure class="wp-block-pullquote has-normal-font-size"><blockquote><p><br><em>&#8220;Addio, e possa tu vivere a lungo, con una vita felice, intercedendo per me. </em><br><em>L&#8217;Arbitro onnipotente, l&#8217;unico che ha creato ogni cosa,</em><br><em>Colui che risplende sempre di luce nel regno del Padre,</em><br><em>dove la gloria di Cristo regna sempre ardente,</em><br><em>ti custodisca incolume per sempre, secondo la sua legge eterna.&#8221;</em></p></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">Leoba non scrive affatto in modo rozzo. Ha un&#8217;ottima conoscenza della sintassi, della versificazione e delle figure retoriche. La sua modestia è una <em><strong>captatio benevolentiae</strong></em> ben calcolata per attirare l&#8217;attenzione di Bonifacio.</p>



<p class="has-normal-font-size">Gli studiosi hanno osservato la somiglianza tra il suo stile e quello di Aldhelm, poeta inglese attivo pochi anni prima di lei. Leoba mostra dunque un&#8217;ampia cultura che spazia dalla latinità classica agli autori contemporanei.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Perché leggerla oggi</h2>



<p class="has-normal-font-size">Perché offre uno spiraglio sull&#8217;educazione e la condizione femminile in un periodo storico poco conosciuto.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Curiosità</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li class="has-normal-font-size">Leoba è una santa riconosciuta dalla Chiesa Cattolica e celebrata ogni 28 settembre.</li>



<li class="has-normal-font-size">Le è stato dedicato un asteroide scoperto nel 1922: <em>974 Lioba</em>.</li>



<li class="has-normal-font-size">Un monumento in suo onore si trova a Schornsheim, sua ultima residenza.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse has-normal-font-size">- "Vita e lettere di San Bonifacio" tradotto da Enrica Mascherpa e pubblicato dalla casa editrice "La Scala" nel 1991 - fonte dei tesi tradotti in pagina
- Gallagher John Leoba: England’s Earliest Female Poet
- <a href="https://www.medievalists.net/2026/03/leoba-englands-earliest-female-poet/" target="_blank" rel="noopener">Columbia CTL</a>, fonte 1  (ultima consultazione il 23/03/2026)
- <a href="http://Gallagher John Leoba: England’s Earliest Female Poet  Columbia CTL  (ultima consultazione il 23/03/2026)  Columbia (ultima consultazione il 23/03/2026)  Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Leoba (ultima consultazione il 23/03/2026)">Columbia CTL</a>, fonte 2 (ultima consultazione il 23/03/2026)
- <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Leoba" target="_blank" rel="noopener">Wikipedia, Leoba</a> (ultima consultazione il 23/03/2026)

<strong>[Articolo a cura di Grazia Guarnieri]</strong>
</pre>



<p></p>
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		<title>Tullia d&#8217;Aragona, &#8220;In gentil foco accesa&#8221;</title>
		<link>https://www.poetessedonne.it/italiane/tullia-daragona-in-gentil-foco-accesa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 13:31:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Donna, poetessa, filosofa, animatrice culturale e cortigiana nel Cinquecento. Questo già basterebbe a fare di Tullia d’Aragona un personaggio sui generis. Eppure ella fu anticonformista sotto ogni punto di vista, come quando si rifiutò di indossare il velo giallo riservato alle cortigiane o come quando inveì contro i predicatori o ancora come quando fece dell’amore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-normal-font-size">Donna, poetessa, filosofa, animatrice culturale e cortigiana nel Cinquecento.</p>



<p class="has-normal-font-size">Questo già basterebbe a fare di Tullia d’Aragona un personaggio <em>sui generis</em>. Eppure ella fu anticonformista sotto ogni punto di vista, come quando si <strong>rifiutò di indossare il velo giallo riservato alle cortigiane</strong> o come quando inveì contro i predicatori o ancora come quando fece dell’amore &#8211; e dell’eros soprattutto &#8211; il soggetto dei suoi versi.</p>


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<div id="faq-question-1780689591301" class="rank-math-list-item">
<div class="rank-math-question "><strong>Chi era Tullia d&#8217;Aragona, in sintesi</strong></div>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Tullia d&#8217;Aragona fu una poetessa e filosofa italiana del Rinascimento. <strong>Nata all&#8217;inizio del XVI</strong> secolo, riuscì a conquistare uno spazio autonomo nel mondo intellettuale dominato dagli uomini, trasformando la propria esperienza di donna e cortigiana in materia letteraria e filosofica.<strong> Nelle sue poesie e nel Dialogo dell&#8217;infinità</strong> d&#8217;amore affrontò temi come il desiderio, la libertà femminile e la dignità delle donne, anticipando questioni che sarebbero diventate centrali nei secoli successivi. Oggi è considerata una delle più importanti voci femminili del Cinquecento italiano.</p>

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<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Una vita all’insegna del mistero</h2>



<p class="has-normal-font-size">Nata probabilmente a <strong>Roma nel primo decennio del Cinquecento</strong>, da madre cortigiana di origini ferraresi e da un uomo sconosciuto, la sua vita fu avvolta dal mistero sin dai primi vagiti. Tuttavia, ella era solita affermare di essere figlia naturale del cardinale Luigi d’Aragona, nipote di re Alfonso II di Napoli, assiduo frequentatore della taverna dove la madre esercitava il suo mestiere, sebbene in un documento appare come suo padre tal Costanzo Palmieri d’Aragona.</p>



<p class="has-normal-font-size">Trascorse l’infanzia tra Roma, Siena e Firenze; ben presto sua madre si accorse del suo talento poetico e decise di tornare a Roma dove la fanciulla avrebbe potuto avere maggiori possibilità di essere notata. Tuttavia, Tullia d’Aragona fu notata anzitutto <strong>per la sua bellezza e per l’aspetto misterioso</strong> che le donavano la sua grazia e la cascata di lunghi capelli biondi che incorniciavano un volto d’alabastro su cui spiccavano profondi occhi scuri. Alla ragazza, allora già cortigiana, furono infatti attribuiti onori per la sua beltade, come testimoniano i madrigali di Verdelot. Tornò poi a Ferrara. Tuttavia, dalle lettere del banchiere Filippo Strozzi così come da quelle di altri spasimanti meno noti, appare evidente come non fosse solo il suo voluttuoso corpo ad attrarre gli uomini, ma la sua arguzia, il suo spirito, le sue velleità letterarie e la capacità di conversare con loro come pari, senza temerne minimamente il giudizio. A dimostrazione di quanto le sue capacità intellettive fossero apprezzate dagli uomini più illuminati fra i suoi contemporanei si possono citare, a titolo esemplificativo, i carteggi intessuti con Pietro Bembo, Girolamo Muzio, Ercole Bentivoglio, Bernardo Tasso e Giulio Camillo.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Riprendersi la propria voce come missione femminile</h2>



<p class="has-normal-font-size">1543. Per sottrarsi alle malelingue e affrancarsi dal bollino apposto alle cortigiane, decise di sposarsi. Il suo matrimonio divenne l’evento dell’anno, non tanto per lo sposo scelto (Silvestro Guicciardi), quanto per la sua propria notorietà.</p>



<p class="has-normal-font-size">Libera così dalla schiavitù del pregiudizio, nel 1545 si recò nella Firenze di Cosimo I de’ Medici, a cui dedicò due anni più tardi <strong><em>Dialogo dell’infinità d’amore</em></strong>.</p>



<p class="has-normal-font-size">Con questo titolo d’Aragona rompe la tradizione dall’interno, riprendendosi finalmente la voce a lungo sottratta alle donne, spesso oggetto di narrazione e di dibattito dei dialoghi ma mai protagoniste. L’amore viene allora analizzato attraverso una insolita lente di ingrandimento: lo <strong>sguardo della donna</strong> e la <strong>parità </strong>di uomo e donna dinanzi all’eros in ogni ambito del quotidiano.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>E s&#8217;altro a me non la facesse conta,</em><br><em>si la farìa quell&#8217;amoroso orrore</em><br><em>ch&#8217;a l&#8217;apparir di lei m&#8217;ha l&#8217;alma ingombra,</em><br><em>e quel desio, che qui condotto m&#8217;have,</em><br><em>u&#8217; condur non poteami altro desìo</em></p><cite>Da<em> Il furore</em></cite></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">Nello stesso anno diede alle stampe <strong><em>Rime</em></strong>, una raccolta di versi in pieno stile petrarchesco, riecheggiando il Maestro come prima di lei avevano osato fare solo gli uomini.</p>



<p class="has-normal-font-size"><em>Rime</em>, questa volta dedicato a Eleonora di Toledo, la moglie di Cosimo I, a cui l’autrice chiese e da cui ottenne di poter evitare di indossare il velo giallo che cortigiane ed ex cortigiane erano costrette a usare per distinguersi dal resto della popolazione ed evitare così di attirare gli sguardi e le ire dei benpensanti su di sé e sulla sua attività poetica.</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Il un volume risulta intriso da un forte afflato sensuale</strong>; corpo e anima allora hanno lo stesso peso e lo stesso valore per la “figlia dell’amore” che “visse sacra all’amore”. Un atteggiamento atipico per le donne ma che, ancora una volta, permise a Tullia d’Aragona di riacquistare la voce sottratta al genere femminile. E tal proposito, ella utilizzò la sua voce anche per scagliarsi contro i moralizzatori, in modo particolare contro Bernardino Ochino che aveva messo al bando le passioni, la musica, la danza e le feste in maschera poiché ritenuti simbolo di perdizione.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>Quanto a me Amor: Le tue ritrose voglie</em><br><em>Muterò, disse: e femmi prigioniera</em><br><em>Di tua virtù, per rinnovar mie voglie.</em></p></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">Tullia d’Aragona morì sola, esiliata dalla società benpensante e orfana di ogni affetto nel 1556 a Roma. Considerata da molti “la cortigiana degli Accademici”, fu bersaglio delle peggiori ingiurie anche dopo la morte e nonostante avesse largamente dimostrato il suo valore con i propri scritti e anche con le sue ardue traduzioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-large-font-size">Se forse per pietà del mio languire</h3>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Se forse per pietà del mio languire<br>al suon del tristo pianto in questo loco<br>ten vieni a me, che tutta fiamma e foco<br>ardomi, e struggo colma di disire,<br>vago augellino, e meco il mio martìre<br>ch&#8217;in pena volge ogni passato gioco,<br>piangi cantando in suon dolente e roco,<br>veggendomi del duol quasi perire;<br>pregoti per l&#8217;ardor che sì m&#8217;addoglia,<br>ne voli in quella amena e cruda valle<br>ov&#8217;è chi sol può darmi e morte e vita;<br>e cantando gli di&#8217; che cangi voglia,<br>volgendo a Roma &#8216;l viso, e a lei le spalle,<br>se vuol l&#8217;alma trovar col corpo unita.</p></blockquote></figure>



<p class="has-huge-font-size">Bibliografia</p>



<pre class="wp-block-verse has-normal-font-size">- Delfina Giovannozzi,<strong>“Ritratto di signora”. Tullia d’Aragona in alcuni trattati coevi sull’amore</strong>, in «Women in controversy / Dibattiti e controversie»,Mimesis Journal, pp. 29 - 46<br>- Floriana Calitti, <strong>Un “caso di studio”: le opere di Tullia d’Aragona tra filologia e studi di genere</strong>, in «Schifanoio», fascicoli 58 -59, pp. 183 - 190 Codice DOI https://dx.doi.org/10.19272/202010802021<br>- Julia Hairston, <strong>Tullia d’Aragona,</strong> voce Treccani<br>- Jung, Kyunghee, <strong>La trattatistica d’amore del cinquecento e il «Dialogo dell’Infinità d’amore»</strong> di Tullia d’Aragona, tesi di Dottorato, UniPd<br>- Luca D’Ascia, <strong>Ermafrodito amoroso e ragione senza genere: Tullia d’Aragona e Benedetto Varchi nel Dialogo dell’infinità d’amore</strong>, in «SigMa», Vol. 4, 2020, pp. 460 - 505<br>- Monika Antes, <strong>Tullia d'Aragona. Cortigiana e filosofa. Con il testo del dialogo «della infinità di amore»</strong>, Pagliai Editore<br>- Sara Mostoccio, <strong>Tullia D’Aragona, la poetessa cortigiana che credeva nella parità tra uomo e donna</strong>, in «Elle», 18/02/2020<br>- Tullia d'Aragona, <strong>Le rime di Tullia d'Aragona</strong>, cortigiana del secolo XVI<br><br>Si possono leggere alcuni suoi componimenti poetici su <a href="https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/a/aragona/le_rime_di_tullia_d_aragona_cortigiana_del_secolo_xvi/pdf/le_rim_p.pdf" target="_blank" rel="noopener">LiberLiber</a><br><br><br><br><br></pre>



<p class="has-normal-font-size"><br><strong>[Articolo a cura della poetessa Rosaria Scialpi]</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="EIV4K5uFGT"><a href="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/rosaria-scialpi/">Rosaria Scialpi</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Rosaria Scialpi&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/rosaria-scialpi/embed/#?secret=lVeIAmyg2l#?secret=EIV4K5uFGT" data-secret="EIV4K5uFGT" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>
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		<title>Goliarda Sapienza, libertà e desiderio nel 900 italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 14:50:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Contemporanee]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Assediati giochiamo ai dadi / assediati posiamo le armi / e aspettiamo / L&#8217;assedio finirà / giochiamo Aiace / l&#8217;assedio finirà. Ancestrale, Goliarda Sapienza Goliarda Sapienza è una delle voci più radicali e riconoscibili della letteratura italiana del Novecento. Attrice e scrittrice, ha attraversato la cultura del suo tempo con uno sguardo libero, anticonformista, spesso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Assediati giochiamo ai dadi / assediati posiamo le armi / e aspettiamo / L&#8217;assedio finirà / giochiamo Aiace / l&#8217;assedio finirà.</p>



<p><em>Ancestrale</em>, Goliarda Sapienza</p>
</blockquote>



<p>Goliarda Sapienza è una delle voci più radicali e riconoscibili della <strong>letteratura italiana del Novecento</strong>. Attrice e scrittrice, ha attraversato la cultura del suo tempo con uno sguardo libero, anticonformista, spesso in anticipo rispetto alla ricezione critica. La sua opera più celebre, <em>L’arte della gioia</em>, rifiutata a lungo dagli editori italiani, è divenuta dopo la<strong> pubblicazione postuma </strong>un caso letterario internazionale: un romanzo-fiume di formazione e autodeterminazione femminile, lucido e incendiario.</p>



<p>Goliarda Sapienza, pur conosciuta soprattutto come narratrice, offre in<strong> <em>Ancestrale</em></strong> una poesia intensamente lirica, corporea e musicale: la sua lingua poetica è essenziale, cerca la verità dell’esperienza, dell’identità e del desiderio, senza censurare dolore, contraddizioni e fragilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vita</h2>



<p>Goliarda Sapienza nasce a Catania nel <strong>1924</strong>, in una famiglia fuori dalle convenzioni: il padre Giuseppe Sapienza, avvocato socialista, e la madre Maria Giudice, militante politica e figura carismatica del femminismo e del movimento operaio. Cresce in un ambiente in cui l’educazione passa attraverso libri, discussioni, libertà intellettuale e una forte fiducia nell’indipendenza.</p>



<p>Si trasferisce giovanissima a Roma, dove studia recitazione all’Accademia d’Arte Drammatica e lavora come attrice in teatro e cinema. Negli anni Cinquanta e Sessanta entra in contatto con il mondo culturale romano, ma vive anche fasi di crisi profonda, culminate in una depressione e in un ricovero: esperienze che segneranno in modo decisivo la sua scrittura autobiografica.</p>



<p>Negli anni Settanta si dedica quasi totalmente alla letteratura. Lavora per lungo tempo a <strong><em>L’arte della gioia</em></strong>, che però non trova editore. Muore a Gaeta nel <strong>1996</strong>, prima di vedere riconosciuta la portata della propria opera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Opere principali</h2>



<p><strong>Poesie</strong></p>



<p>Ancestrale (2015, 2025)</p>



<p><strong>Romanzi</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Lettera aperta (1967)</li>



<li>Il filo di mezzogiorno (1969)</li>



<li>L’università di Rebibbia (1983)</li>



<li>Le certezze del dubbio (1987)</li>



<li>L’arte della gioia (scritto tra anni ’60 e ’70, pubblicato postumo)</li>



<li>Io, Jean Gabin (2010, postumo)</li>



<li>Appuntamento a Positano (2015, postumo)</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Temi e poetica</h2>



<p>La parola-chiave di Sapienza è libertà: <strong>libertà sessuale, sociale, mentale. </strong>I suoi personaggi femminili non cercano redenzione, ma possibilità: vivere pienamente senza chiedere permesso.</p>



<p>Il corpo è centro di esperienza e conoscenza: desiderio, piacere, maternità rifiutata o scelta, violenza e autodeterminazione. Sapienza scrive l’eros con franchezza e intelligenza, scardinando la sottomissione a qualsiasi codice moralistico.</p>



<p>I versi di Sapienza nascono della propria identità, della libertà di essere, delle ambiguità della personalità e dei sentimenti, di ciò che la società tenta di cancellare o normalizzare. Sapienza <strong>smaschera l’ipocrisia della rispettabilità:</strong> famiglia, classe, istituzioni. È feroce e ironica contro ogni addomesticamento, anche quello “progressista” che si trasforma in nuova gabbia per l’identità femminile.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><br>“<em>Non sprecare il tepore del tuo pube</em><br><em>non serrare il tuo passo in gonne strette</em><br><em>di tetra seta, ma lascia</em><br><em>Per favore accenderti i capelli</em><br><em>Dal sole che scantona dietro il muro.</em><br><em>Non vorrei che sorpresa dalla luna</em><br><em>ti trovassi costretta in una notte</em><br><em>a gridare pentita con quel viso</em><br><em>di donna disseccata sopra il tuo</em>”</p><cite><strong>PERORAZIONE </strong>(Ancestrale, ET Poesia, 2025)</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Stile</h2>



<p>La poesia di Goliarda Sapienza è diretta, asciutta, assoluta. I suoi versi rendono <strong>persistenti emozioni e sentimenti.</strong> Come nella prosa, Sapienza non edulcora nulla: mette a nudo drammi personali, contraddizioni, paure e desideri, restituendo frammenti di realtà liberati da ogni orpello. Ne emerge il ritratto di una donna libera, coraggiosa e senza filtri, radicale nella sua ricerca di bellezza, verità e libertà.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché leggerla oggi</h2>



<p>Goliarda Sapienza offre una scrittura che non cerca di spiegare le donne: le lascia accadere e le racconta. La sue poesie parlano a chi rifiuta le definizioni semplici. È una letteratura che apre le porte alle ambiguità e alle emozioni più difficili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Curiosità</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>L’arte della gioia </strong>è stato a lungo rifiutato in Italia e ha trovato riconoscimento prima all’estero, diventando un caso editoriale e critico.</li>



<li>La formazione di attrice ha inciso molto sullo stile di Sapienza: scene vive, dialoghi taglienti, una forte presenza del corpo.</li>



<li>La sua famiglia d’origine era un vero laboratorio politico e culturale, rarissimo per l’Italia dell’epoca.</li>



<li>Angelo Pellegrino, attore e scrittore e marito di Goliarda Sapienza è il curatore di Ancestrale.</li>



<li>Nel 2024 la figura di Goliarda Sapienza torna al centro dell’attenzione grazie al film <strong>Fuori</strong>, diretto da Mario Martone e nella miniserie <strong>L’arte della gioia</strong>, diretta da Valeria Golino.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse">Ancestrale, Goliarda Sapienza, ET Poesia, 2025<br><br>Wikipedia: <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Goliarda_Sapienza" target="_blank" rel="noopener">https://it.wikipedia.org/wiki/Goliarda_Sapienza</a></pre>



<p><strong>[Articolo a cura della poetessa Stefania Lucchetti]</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="9CsxjRwO7O"><a href="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/stefania-lucchetti/">Stefania Lucchetti</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Stefania Lucchetti&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/stefania-lucchetti/embed/#?secret=mnH9MAMFlX#?secret=9CsxjRwO7O" data-secret="9CsxjRwO7O" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p></p>
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		<title>Isabella Andreini: dai versi al teatro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 19:34:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[“Una donna d’ingegno raro e virtù singolare, la sua arte scenica è paragonabile alla poesia.” (Torquato Tasso) Una poesia dalla forte e femminile emotività Isabella Canali, meglio conosciuta come Isabella Andreini, nacque a Padova nel 1562 da una famiglia veneziana di modeste condizioni. Fin da giovane mostrò un talento straordinario per la recitazione, lo studio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Una donna d’ingegno raro e virtù singolare, la sua arte scenica è paragonabile alla poesia.” <strong>(Torquato Tasso)</strong></p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Una poesia dalla forte e femminile emotività</h2>



<p>Isabella Canali, meglio conosciuta come Isabella Andreini, <strong>nacque a Padova nel 1562</strong> da una famiglia veneziana di modeste condizioni. Fin da giovane mostrò un talento straordinario per la recitazione, lo studio delle lingue e la poesia. A soli quindici anni, dopo aver ricevuto una educazione umanistica, entrò nella <strong>Compagnia dei Gelosi</strong>, la più celebre compagnia della Commedia dell’Arte: con loro divenne famosa come &#8220;prima donna innamorata&#8221;. Nel 1578 sposò il collega e attore Francesco Andreini, noto come &#8220;Capitan Spavento&#8221; nella Commedia dell&#8217;Arte, con cui condivise vita e scena, fino a dirigere la compagnia.  La coppia era molto apprezzata a corte, tanto da essere convocati per le nozze di <strong>Ferdinando de&#8217; Medici  a Firenze e da Maria de&#8217; Medici in Francia</strong>. Morì a 42 anni di parto, proprio durante il viaggio di ritorno dalla tournée in Francia <strong>(1604)</strong>, lasciando un vuoto enorme nel mondo del teatro rinascimentale. L&#8217;eredità drammaturgica della coppia fu poi raccolta e portata avanti da uno dei loro figli, Giovanni Battista, attore e fondatore della compagnia dei Fedeli.</p>



<p>Isabella fu la prima donna a imporsi come vera attrice professionista in un’epoca in cui il palcoscenico era dominato dagli uomini. Fu una donna stimata dai maggiori letterati del suo tempo: <strong>Torquato Tasso, Giambattista Marino, Gabriello Chiabrera</strong> la lodarono come musa ispiratrice, esempio di donna colta e “dotta comica”. Fu tra le prime donne in Europa a pubblicare testi teatrali e raccolte poetiche, ottenendo riconoscimenti pari a quelli dei colleghi uomini.</p>



<p>Il modello dominante di riferimento delle sue liriche è il <strong>petrarchismo</strong>, rielaborato in modo personale, teatrale, drammatico e spesso ironico. L’esperienza sentimentale è trattata con passione ma anche lucidità, mostrando un’anima inquieta ma consapevole.</p>



<p><strong>Fondamentale è il ruolo che la donna</strong> assume nelle sue liriche, il loro diritto di libertà ed espressione. Isabella difende la dignità intellettuale femminile, consapevole di essere pioniera in un campo dominato dagli uomini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pioniera nel mondo della scrittura</h2>



<p>Isabella Andreini, oltre a lasciare un’eredità nel mondo teatrale dando nuova dignità alla figura dell’Innamorata nella Commedia Teatrale che prende ora il suo nome, lo fece anche in quello letterario.</p>



<p>“<strong>La Mirtilla</strong>” (1588, ripubblicata nel 1602): una favola pastorale ispirata al modello tassiano, che si distingue per l’attenzione alle figure femminili, libere, astute e capaci di influenzare gli eventi<strong>. Fu la prima opera teatrale pastorale pubblicata da una donna.</strong> </p>



<p>“<strong>Rime</strong>” (1601-1605): una raccolta poetica pubblicata più volte anche postuma, in cui la Andreini mostrò padronanza della <a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/didattica/rinascimento-italiano/" data-type="post" data-id="3595">lirica petrarchesca</a>, inserendo temi di amore, dolore e riflessione artistica.</p>



<p>“<strong>Lettere</strong>” (1607): pubblicate dopo la sua morte dal marito Francesco, rivelano la sua intelligenza arguta e la capacità di padroneggiare lo stile epistolare.</p>



<p>“<strong>Fragmenti di alcune scritture</strong>” (1616/1620): raccolta di componimenti poetici ed epistolari che completano il quadro della sua attività letteraria.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><strong>SONETTO II</strong><br><br>S&#8217;avverrà mai, ch&#8217;ad alcun pregio arrive<br>L&#8217;amoroso mio stil nato di pianto,<br>Sarà vostra la lode, e vostro il vanto<br>O de l&#8217;Anima mia luci alme, e dive.<br><br>Voi le fiamme d&#8217;Amor nel sen più vive<br>Rinovellando in me dettate il canto;<br>Sol voi dettate, in voi sol leggo quanto<br>Suona la lingua, e là mia penna scrive.<br><br>Ma perchè più dolce uso un giorno prenda<br>L&#8217;amaro suon de&#8217; lagrimosi accenti<br>Bella pietate in voi fiammeggi, e splenda.<br><br>Che s&#8217;un dì sien men gravi i miei tormenti<br>Farò, che&#8217;l valor vostro alto s&#8217;intenda<br>Da le rive gelate à i lidi ardenti.<br><br><strong>(Da <em>Rime</em> di Isabella Andreini Padouana comica gelosa)</strong></p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia Consigliata</h2>



<pre class="wp-block-verse">Francesca De Angelis,<strong><em> La divina Isabella. Vita straordinaria di una donna del Cinquecento</em></strong>, Roma, Bulzoni, 1991<br><br>Cristina Grazioli,<strong><em> Isabella Andreini. Una letterata in scena,</em></strong> Padova, Cleup, 2014<br><br>Giovanni Isgrò, <strong><em>La donna, la scena, la scrittura: Isabella Andreini</em></strong>, Palermo, Sellerio, 1995<br><br>Johnny L. Bertolio,<em><strong> Controcanone - La letteratura delle donne dalle origini</strong></em> a oggi, Loescher Editore, 2022</pre>



<p><strong>Articolo scritto dalla poetessa Jessica Malagreca</strong> <strong>Palmi</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="B5tyaboXGA"><a href="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/jessica-malagreca-palmi/">Jessica Malagreca Palmi</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Jessica Malagreca Palmi&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/jessica-malagreca-palmi/embed/#?secret=HMx41gevvM#?secret=B5tyaboXGA" data-secret="B5tyaboXGA" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p>Immagine di copertina creata con AI sulla base di <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Rime_d%27Isabella_Andreini_1603,_frontispiece,_engraved_portrait_-_Gallica_2014_(adjusted).jpg?uselang=it#Licenza" target="_blank" rel="noopener">Commons Wikimedia</a>, immagine di pubblico dominio.</p>
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		<title>Emily Brontë, poetessa ribelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Feb 2025 16:11:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Inglesi]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Può il fiore dell&#8217;Amicizia appassire per anniE poi rifiorire di nuovo?No, anche se il suolo fosse bagnato di lacrime,Per quanto bello fosse cresciuto,La linfa vitale, una volta estinta,Non scorrerà mai più. Emily Brontë Emily Jane Brontë (Thornton, 30 luglio 1818 – Haworth, 19 dicembre 1848), è l’autrice del celebre romanzo Cime tempestose, pubblicato inizialmente con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Può il fiore dell&#8217;Amicizia appassire per anni<br>E poi rifiorire di nuovo?<br>No, anche se il suolo fosse bagnato di lacrime,<br>Per quanto bello fosse cresciuto,<br>La linfa vitale, una volta estinta,<br>Non scorrerà mai più.</em></p>



<p>Emily Brontë</p>
</blockquote>



<p><strong>Emily Jane Brontë</strong> (<em>Thornton, 30 luglio 1818</em> – Haworth, 19 dicembre 1848), è l’autrice del celebre romanzo <strong>Cime tempestose</strong>, pubblicato inizialmente con uno pseudonimo maschile. Oltre ad essere nota per il suo celebre romanzo è anche autrice di <strong>numerose poesie</strong>, nonostante la sua breve vita.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le poesie prima del romanzo</h2>



<p>Emily era una donna con un carattere chiuso e scontroso. Le sue opere poetiche sono conosciute grazie alla caparbietà della <strong>sorella Charlotte che ha raccolto i suoi diari e appunti</strong>, dopo la sua morte, per valorizzarli in una pubblicazione congiunta anche con l’altra sorella Anne. Purtroppo molte poesie sono andate distrutte dalla stessa autrice, che molto spesso riteneva insoddisfacenti le sue opere. <strong>Le uniche poesie uscite in vita sono quelle del 1846,</strong> pubblicate insieme alle sorelle in una piccola edizione sotto pseudonimi.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>She should have been a man.</p><cite>Herger su Emily Brontë</cite></blockquote></figure>



<p>La famiglia Brontë era colta e tutti i figli sono stati educati in casa. Per brevi periodi i fratelli Brontë hanno frequentato diverse scuole, ma per motivi di salute sono rientrati presto in famiglia. Emily detestava la disciplina dei collegi e riteneva che fosse tempo perso che avrebbe potuto dedicare alla scrittura. L’infanzia dei fratelli Brontë è caratterizzata dalla creazione di mondi immaginari e <strong>dalla scrittura di racconti e poesie</strong>. Il loro gioco preferito era quello di fare finta di avere “<em>un’isola ciascuno</em>”.</p>



<p>L’evento che scatenò la creatività nella famiglia Brontë è stato il regalo del padre al figlio maschio (Branwell): un piccolo esercito di soldatini di piombo. I soldatini furono battezzati “Young Men” e diventarono i protagonisti di una serie di rappresentazioni, che poi si trasformarono<strong> in vere e proprie saghe</strong>. Charlotte e Branwell elaborarono le vicende di “Angria” mentre Emily e Anne, in sfida ai fratelli, scrissero quelle di “Gondal”.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Se terra e luna svanissero<br>se cessassero di esistere soli e universi<br>se tu solo esistessi<br>ogni esistenza esisterebbe in te.</p><cite>traduzioni di Silvio Raffo e Anna Luisa Zazo</cite></blockquote></figure>



<p>Emily aveva un carattere forte ed era considerata la colonna portante della famiglia, si evince da questi pochi versi in cui accentra in sé l’intera esistenza.</p>



<p>La sua poesia descrive in maniera pregnante <a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/poesie/sulla-natura/" data-type="post" data-id="2472">la natura</a> e <a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/poesie/sulla-morte-epitaffi/" data-type="post" data-id="2622">la morte</a>, probabilmente perché erano elementi ricorrenti della sua vita. Emily, infatti, abitava in un villaggio isolato dello Yorkshiree la sua famiglia fu colpita frequentemente da gravi lutti (compreso quello della madre in giovane età).</p>



<p>Emily si ammalò gravemente di tifo subito dopo il funerale del fratello, a cui era molto affezionata. Rifiutò le cure dei medici perché probabilmente non nutriva speranze di guarigione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La scrittura prima di tutto</h2>



<p>Emily Brontë lascia in eredità la memoria di una <strong>donna moderna, libera ed appassionata,</strong> nonostante il periodo in cui visse. Amava scrivere più di ogni altra cosa al mondo, tanto che abbandonò diversi lavori da istitutrice per dedicarsi totalmente alla sua passione. In un momento di difficoltà della famiglia provò anche ad aprire una scuola nella propria casa, insieme alle sue sorelle, ma il progetto non decollò per assenza di iscrizioni.</p>



<p>Probabilmente il carattere chiuso e scontroso di Emily nasconde l’impossibilità di esprimere liberamente la sua natura. Le sue poesie non fanno trapelare le sue passioni e/o desideri. Si pensa che la sorella Charlotte <strong>abbia distrutto alcuni brani</strong> che potessero svelare qualcosa di lei, per rispettare la sua indole riservata. Ad esempio, non sappiamo se sia stata mai innamorata di qualcuno.</p>



<p>Emily si rifugia <strong>nel suo mondo immaginario </strong>e lì riesce ad esprimere sé stessa: questo è il suo modo per liberare la sua anima ribelle. Vivere in un mondo dove tutto prende forma e colore, dove anche le foglie splendono e sfavillano.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Sei nella foresta ora<br>identici l’ora e il luogo &#8211;<br>qui le foglie splendono e sfavillano<br>laggiù le acque del lago<br>si increspano di onde fiammeggianti &#8211;</p><cite>traduzioni di Silvio Raffo e Anna Luisa Zazo</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse"><strong><em>Anne, Charlotte, Emily Brontë</em></strong>– Poesie Mondadori, traduzioni di Silvio Raffo e Anna Luisa Zazo.<br> <br>Per consultare le poesie in inglese si segnala il sito <a href="https://allpoetry.com/Emily-Jane-Bront%C3%AB" target="_blank" rel="noopener">All Poetry</a>, da cui è tratta la poesia che dà inizio a questo articolo, tradotta poi con Chat GPT in italiano<br><br><strong><em>A little history of poetry</em></strong>, John Carey</pre>



<p><strong>Immagine di copertina <a href="http://Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1400119">Wikipedia pubblico dominio</a></strong></p>



<p><strong>Articolo scritto dalla poetessa Barbara Carnevali</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="SkjzkwDi7t"><a href="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/barbara-carnevali/">Barbara Carnevali</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Barbara Carnevali&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/barbara-carnevali/embed/#?secret=usNgJ9EOcR#?secret=SkjzkwDi7t" data-secret="SkjzkwDi7t" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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		<title>Phillis Wheatley: da schiava a poetessa</title>
		<link>https://www.poetessedonne.it/americane/phillis-wheatley/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 18:47:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Nord Americane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[“Libera dai limiti la mente e colmala del tuo fuoco” (Phillis Wheatley) Donna. Nera. Schiava. Tre caratteristiche adatte a rendere la vita un inferno. Eppure, Phillis Wheatley quell’inferno ha saputo trasformarlo in opportunità, divenendo un esempio di coraggio e di riscatto personale. Amava la letteratura e la poesia, e fu costretta a superare l’umiliazione di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Libera dai limiti la mente e colmala del tuo fuoco” </em></p>



<p><em>(Phillis Wheatley)</em></p>
</blockquote>



<p>Donna. Nera. Schiava.</p>



<p>Tre caratteristiche adatte a rendere la vita un inferno.</p>



<p>Eppure, <strong>Phillis Wheatley</strong> quell’inferno ha saputo trasformarlo in opportunità, divenendo un esempio di coraggio e di riscatto personale.</p>



<p>Amava la letteratura e la poesia, e fu costretta a superare l’umiliazione di non essere creduta e a dimostrare che il suotalento era vero e le apparteneva come la sua stessa vita.</p>



<p>Nonostante le umilissime origini e la sofferenza patita durante l’infanzia, riuscì a far valere i propri diritti di donna che scriveva, fino a diventare <strong>la prima scrittrice afroamericana a pubblicare un libro.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le origini e la vita</h2>



<p>Nacque intorno al <strong>1753</strong>, probabilmente in <strong>Senegal o in Gambia.</strong></p>



<p>Rapita da bambina nella sua terra, fu trasportata in America su una nave di schiavi chiamata “Phyllis” e dalla quale prese il nome. Arrivò a Boston nel 1761 e qui fu acquistata da una facoltosa coppia di commercianti, John e Susanna Wheatley.</p>



<p>Cominciò a lavorare come domestica presso la ricca famiglia ma, notando la sua grande intelligenza, i coniugi Wheatley la incoraggiarono a studiare. Fu il loro figlio Nathaniel a occuparsi dell’istruzione di Phillis, insegnandole non solo a leggere e scrivere, ma facendola appassionare ai classici, alla storia, alla geografia e alla Bibbia. Fu battezzata e crebbe come una <strong>fervente religiosa.</strong></p>



<p>La sua passione più grande, però, fu la poesia e iniziò a scrivere versi in modo spontaneo e naturale. A circa venti anni <strong>aveva pronto un libro da pubblicare</strong> ma era inconcepibile, per quei tempi, che una donna nera si interessasse alle lettere.</p>



<p>Fu così che, nel 1772, Phillis si trovò a dover difendere le proprie capacità letterarie, nonché i propri diritti di scrittrice, in un vero e proprio tribunale. Una commissione di illustri personalità di Boston sottopose la giovane donna a un esame attraverso il quale dovette constatare l’autenticità del suo talento, riconoscendo che fosse proprio lei l’autrice delle poesie presentate e rilasciandole un attestato.</p>



<p><strong>Nessuna casa editrice, però, volle pubblicare la sua opera</strong>. Solo grazie alla contessa di Huntingdon, Selina Hastings, Phillis Wheatley vide il suo libro pubblicato, nel 1773, a Londra e divenne, così, <strong>la prima donna nera e schiava a pubblicare un libro.</strong></p>



<p>Una volta divenuta famosa grazie alla pubblicazione di <strong>“Poems on Various Subjects, Religious and Moral”</strong>, la donna ottenne la libertà dai suoi padroni ma ella decise di continuare a lavorare presso la famiglia fino alla morte del signor Wheatley.</p>



<p>Sposò, quindi, un uomo anch’egli nero e libero ma arrogante e fannullone il quale, in seguito, l’abbandonò lasciandola in miseria. </p>



<p>Trascorse gli ultimi anni della sua vita in precarie condizioni, vivendo in una zona degradata di Boston con suo figlio.<strong> Morì il 5 dicembre 1874</strong>, e poche ore dopo anche il figlio morì. Venne sepolta in una tomba anonima, non riuscendo a realizzare il desiderio di pubblicare una seconda raccolta di poesie.</p>



<p>Oggi, la University of Massachusetts di Boston la ricorda con un edificio intitolato a suo nome.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La poetica</h2>



<p>Phillis Wheatley impronta la sua poetica prevalentemente su temi religiosi e classici, dedicando, inoltre, molti versi a importanti personalità del periodo.</p>



<p>Non utilizzò molto la poesia per parlare della sua condizione di schiava e questo aspetto del suo modo di fare letteratura divise la critica del tempo. Era apprezzata per il fatto di essere una <strong>donna nera e schiava che si dedicava alla poesia</strong>, quindi un esempio da seguire. Allo stesso tempo, c’era chi la criticava perché raramente trattava tematiche legate alla schiavitù dei neri.</p>



<p>Tale comportamento, però, non era chiaro. Forse non citava la sua condizione sociale in quanto non aveva la totale libertà di esprimersi come desiderava o forse perché riteneva che la sua disgrazia era solo responsabilità di Dio o del destino. Preferiva, quindi, seguire la forma popolare dell’epoca.</p>



<p>La forma poetica da lei preferita era il distico e componeva principalmente elegie in stile classico.</p>



<p>Il suo successo letterario fu enorme, tanto che Voltaire ebbe a dire che Phillis Wheatley aveva avuto la capacità di dimostrare che anche le persone nere erano capaci di scrivere poesie.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Twas mercy brought me from my Pagan land,<br>Taught my benighted soul to understand<br>That there’s a God, that there’s a Savior too:<br>Once I redemption neither sought nor knew<br>Some view our sable race with scornful eye,<br>“Their color is a diabolic die.”<br>Remember, Christians, Negroes, black as Cain<br>May be refin’d, and join the angelic train.</p></blockquote></figure>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-solid-color"><blockquote><p>Misericordia mi condusse dalla mia terra Pagana,<br>Insegnò alla mia anima ottenebrata a comprendere<br>Che c’è un Dio, e anche un Salvatore:<br>Un tempo redenzione non cercavo né conoscevo<br>Alcuni giudicano la nostra scura razza con sprezzo<br>“Il loro colore è un marchio diabolico.”<br>Ricordate, Cristiani, i Negri, neri come Caino,<br>Possono essere affinati, e unirsi alle schiere angeliche.</p><cite>poesia dal sito<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-trawell-bg-color"> </mark><a href="https://www.acoma.it/sites/default/files/pdf-articoli/3jordan.pdf)" target="_blank" rel="noopener"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-trawell-txt-color">Acoma</mark></a><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-trawell-bg-color"><a href="https://www.acoma.it/sites/default/files/pdf-articoli/3jordan.pdf" target="_blank" rel="noopener">)</a></mark></cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La lezione di Phillis Wheatley</h2>



<p>Ispirazione per scrittrici e scrittori, Phillis Wheatley ha ancora oggi un forte impatto sulla letteratura mondiale. Il suo coraggio e la sua forza di volontà sono stati, e sono, un grande esempio per le donne di colore, ma anche per tutte quelle che vivono in condizioni di inferiorità.</p>



<p>Phillis Wheatley dimostra che ogni donna ha diritto a esprimersi liberamente, anche attraverso l’arte. Nonostante un passato di <strong>grande sofferenza come schiava</strong>, questa donna non si è arresa davanti agli ostacoli incontrati. Ha dovuto provare il suo talento e lo ha fatto con dignità e sicurezza, consapevole delle proprie potenzialità. Ha dimostrato che le donne possono fare qualsiasi cosa, affermarsi anche in quei campi ritenuti esclusivo dominio degli uomini.</p>



<p>Tante donne, ancora oggi, vivono in condizioni terribili, sottomesse e private dei più elementari diritti, in schiavitù di tutti i tipi.</p>



<p>Phillis Wheatley è stata una donna come poche, una poetessa straordinaria.</p>



<p>Non si è fermata davanti a nulla e ha lottato contro i pregiudizi e le barriere imposte dall’egoismo degli uomini, insegnandoci che i limiti possono essere superati e che la libertà è un bene prezioso da difendere a ogni costo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia consigliata</h2>



<pre class="wp-block-verse">-“Phillis Wheatley” di Susan R. Gregson (in lingua inglese)<br><br>-“Poems on Various Subjects, Religious and Moral” di Phillis Wheatley (in lingua inglese)<br><br>- “The Collected Works of Phillis Wheatley” di Phillis Wheatley (in lingua inglese)</pre>



<p><strong>Articolo scritto dalla poetessa Federica Sanguigni</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="otasyFBJAe"><a href="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/federica-sanguigni/">Federica Sanguigni</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Federica Sanguigni&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/federica-sanguigni/embed/#?secret=ZHvxrYm4f5#?secret=otasyFBJAe" data-secret="otasyFBJAe" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p><strong>Immagine modificata tratta da <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Phillis_Wheatley_frontispiece.jpg" target="_blank" rel="noopener">Scipio Moorhead</a>, Public domain, via Wikimedia Commons</strong></p>
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		<title>Ana Cristina Cesar, poetessa dell&#8217;inganno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jan 2025 14:36:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Latino-Americane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Contemporanee]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Ana Cristina César (1952–1983), poetessa, scrittrice, critica letteraria e traduttrice nata a Rio de Janeiro, è considerata una figura enigmatica e innovativa nella letteratura brasiliana. Durante la sua breve vita, pubblicò un unico libro di poesie nel 1982, A teus pés ( Ai tuoi piedi), caratterizzato da un tono colloquiale e da un linguaggio immediato [&#8230;]]]></description>
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<p>Ana Cristina César (1952–1983), poetessa, scrittrice, critica letteraria e traduttrice nata a Rio de Janeiro, è considerata una <strong>figura enigmatica e innovativa nella letteratura brasiliana.</strong> Durante la sua breve vita, pubblicò un unico libro di poesie nel 1982, <em>A teus pés ( Ai tuoi piedi)</em>, caratterizzato da un tono colloquiale e da un linguaggio immediato che fonde poesia, prosa e diario, sfidando le convenzioni letterarie. Proveniente da una famiglia colta, studiò letteratura alla PUC-Rio e trascorse un periodo in Inghilterra, dove fu influenzata da autrici come <a href="https://www.poetessedonne.it/americane/emily-dickinson-riassunto/" data-type="post" data-id="998">Emily Dickinson</a> e <a href="https://www.poetessedonne.it/americane/sylvia-plath-riassunto/" data-type="post" data-id="1323">Sylvia Plath</a>, e lavorò anche come traduttrice e critica letteraria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il suo stile diverso</h2>



<p>Ana Cristina Cesar, nota come &#8220;Ana C.&#8221;, giocava con “l’inganno”, come osserva Heloisa Buarque de Hollanda in riferimento a <em>Correspondência completa (Corrispondenza completa)</em>, un’opera del 1979 composta da una sola lunga lettera e pubblicata direttamente in “seconda edizione”. Questa opera rivela il gusto per lo spiritoso e il disorientamento, mostrando molteplici strati di significato e di nascondimento. La sua scrittura alterna lo <strong>svelamento e il mascheramento</strong>, coinvolgendo il lettore in un gioco di interpretazioni.</p>



<p>Rifiutandosi di essere classificata in uno stile unico, Ana Cristina invita a esplorare le parole in un continuo movimento tra autobiografia, intertestualità e utopie. Il lettore è coinvolto in una <strong>“performance di lettura”</strong> tra complicità e distacco, vivendo il mondo poetico della scrittrice senza mai trovare un punto fisso, in un perpetuo gioco di rivelazione e mistero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mito</h2>



<p>La sua poesia sfugge a classificazioni rigide, muovendosi tra il quotidiano e il complesso, il personale e l&#8217;universale: la poetessa richiedeva ai lettori un coinvolgimento attivo nel decifrare il suo universo poetico. La sua morte prematura, avvenuta a soli 31 anni per suicidio, ha contribuito a creare il mito intorno alla sua figura e alla sua opera, rafforzando il mito della &#8220;cometa&#8221; che attraversò rapidamente il panorama culturale brasiliano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Poesia</h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Fagulha<br>Abri curiosa<br>o céu.<br>Assim, afastando de leve as cortinas.<br>Eu queria entrar,<br>coração ante coração,<br>inteiriça<br>ou pelo menos mover-me um pouco,<br>com aquela parcimônia que caracterizava<br>as agitações me chamando<br>Eu queria até mesmo<br>saber ver,<br>e num movimento redondo<br>como as ondas<br>que me circundavam, invisíveis,<br>abraçar com as retinas<br>cada pedacinho de matéria viva.<br>Eu queria<br>(só)<br>perceber o invislumbrável<br>no levíssimo que sobrevoava.<br>Eu queria<br>apanhar uma braçada<br>do infinito em luz que a mim se misturava.<br>Eu queria<br>captar o impercebido<br>nos momentos mínimos do espaço<br>nu e cheio<br>Eu queria<br>ao menos manter descerradas as cortinas<br>na impossibilidade de tangê-las<br>Eu não sabia<br>que virar pelo avesso<br>era uma experiência mortal.</p><cite>– Ana Cristina Cesar, em “A teus pés”. São Paulo: Brasiliense, 1982</cite></blockquote></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Traduzione</h3>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-solid-color"><blockquote><p>Scintilla<br>Ho aperto, curiosa,<br>il cielo.<br>Così, scostando appena le tende.<br>Volevo entrare,<br>cuore a cuore,<br>integra<br>o almeno muovermi un poco,<br>con quella parsimonia che caratterizzava<br>le agitazioni che mi chiamavano.<br>Volevo addirittura<br>saper guardare,<br>e con un movimento circolare<br>come le onde<br>che mi circondavano, invisibili,<br>abbracciare con le retine<br>ogni pezzetto di materia viva.<br>Volevo<br>(solo)<br>percepire l’ineccepibile<br>nell&#8217;impercettibile che sorvolava.<br>Volevo<br>afferrare a bracciate<br>l&#8217;infinito di luce che si mescolava a me.<br>Volevo<br>cogliere l&#8217;impercettibile<br>nei momenti minimi dello spazio<br>nudo e pieno.<br>Volevo<br>almeno mantenere le tende aperte<br>nell&#8217;impossibilità di sfiorarle.<br>Non sapevo<br>che rovesciarsi<br>era un&#8217;esperienza mortale.</p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse"><a href="https://www.awebic.com.br/poema-mais-lindo-de-ana-cristina-cesar/" target="_blank" rel="noopener">https://www.awebic.com.br/poema-mais-lindo-de-ana-cristina-cesar/</a><br><a href="https://revistacontinente.com.br/edicoes/257/ana-cristina-cesar--vida-curta--longa-travessia" target="_blank" rel="noopener">https://revistacontinente.com.br/edicoes/257/ana-cristina-cesar--vida-curta--longa-travessia</a></pre>



<p><strong> [Articolo e traduzione di Andrea Godoy]</strong></p>



<p><strong>L&#8217;immagine di copertina è presa e modificata da <a href="https://ims.com.br/por-dentro-acervos/caderno-de-critica-ana-cristina-cesar-por-elvia-bezerra/" target="_blank" rel="noopener">ims.com</a>.</strong></p>
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		<title>Giuseppina Luongo Bartolini e la poesia-labirinto</title>
		<link>https://www.poetessedonne.it/italiane/giuseppina-luongo-bartolini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Nov 2024 20:34:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Contemporanee]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;E libri, libri ebbi per compagnia abitazione&#8221; Giuseppina Luongo Bartolini&#160; Giuseppina Luongo in Bartolini, nata ad Altavilla Irpina (AV) nel 1926 e scomparsa a Benevento nel 2023, è stata poetessa e saggista. Poesie, saggi, traduzioni Prima figlia di Achille Luongo e Bruno Antonia, si laureò a Napoli in Lettere classiche e cominciò in giovanissima età a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>&#8220;E libri, libri</p>



<p>ebbi per compagnia</p>



<p>abitazione&#8221;</p>



<p><em>Giuseppina Luongo Bartolini&nbsp;</em></p>
</blockquote>



<p>Giuseppina Luongo in Bartolini, nata ad Altavilla Irpina (AV) nel 1926 e scomparsa a Benevento nel 2023, è stata <strong>poetessa e saggista.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Poesie, saggi, traduzioni</h2>



<p>Prima figlia di Achille Luongo e Bruno Antonia, si laureò a Napoli in Lettere classiche e cominciò in giovanissima età a coltivare la passione per la letteratura.&nbsp;</p>



<p>Irpina di nascita e sannita di adozione, divenne&nbsp;docente e preside di Scuole superiori. Fu intellettuale engagée e si impegnò anche politicamente nel consiglio comunale di Benevento dove, tra il 1970 e il 1985, ricoprì le cariche di <strong>Assessore alla Pubblica Istruzione, alla Cultura, al Traffico, ai Trasporti e alla Polizia Urbana</strong>. Fu Presidente provinciale dell’Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi e organizzatrice di eventi culturali di rilievo sul territorio.</p>



<p>Pubblicò numerose <strong>raccolte poetiche&nbsp;e diversi testi teatrali</strong>, nonché numerosi&nbsp;saggi, di cui uno ancora attuale dedicato alla&nbsp;questione della disparità di genere&nbsp;(“<em>Questione donna. Variazioni sullo&nbsp;specifico femminile”, </em>Foglianise, BN, 1986).</p>



<p>Difese il territorio sannita e meridionale e operò per la sua riscoperta e valorizzazione (&#8220;Da via della Giudecca al Serralium alla Shoah &#8211;&nbsp;Ebrei in Benevento&#8221; &#8211; Realtà Sannita Edizioni, 2000, ne è un esempio, ma anche &#8220;Guida di Benevento e della sua provincia&#8221;, pubblicata nel 1980 da Ricolo Editore e poi dalle Edizioni Alisei nel 2010).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Stile e temi poetici</h2>



<p>L&#8217;opera poetica della Bartolini Luongo è caratterizzata da un notevole sperimentalismo linguistico e metrico. <strong>La sua è una&nbsp;<em>poesia-labirinto</em>, come ebbe a definirla l&#8217;intellettuale Giuseppe Tedeschi</strong>. Alfonso Gatto, <a href="https://www.poetessedonne.it/italiane/antonia-pozzi-riassunto/" data-type="post" data-id="820">Antonia Pozzi</a>, <a href="https://www.poetessedonne.it/americane/emily-dickinson-riassunto/" data-type="post" data-id="998">Emily Dickinson</a>, Borges, sono tra gli autori dai quali la Bartolini trasse ispirazione. Si tratta di un versificare che, come sottolineò Giorgio Barberi Squarotti, ha&nbsp;&#8220;l’andamento del versetto biblico, anche per il rifrangersi degli echi ritmici e semantici”. La morte del marito Pellegrino ispirò, nella produzione successiva, un canto d&#8217;amore arricchito da continui rimandi alle Sacre scritture.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>“Ho imparato da te / che amare è donare / attraversare il mondo / per cogliermi una rosa / la prima del cespuglio / che fiorisce e se ne perde / il tempo il luogo / rimanga dell’evento / la vastità di quel cielo / di maggio e tu / nella bella persona / nel vòlto che sorride / in grazia dell’offerta che / fu per me la tua vita”.</p></blockquote></figure>



<p>E, ancora:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>&#8220;Mi ricorderete come vaga ombra/ che scompare e niente più dello/ sguardo del sorriso la mia voce/ esortante l&#8217;eco rimarrà tra di voi/ che vivrete/ Il bene sì ma perso nel gran fiume/ di tutte le cose che s&#8217;apparentano/ sopravvenienti e passate nei gorghi/&nbsp;dell&#8217;ignoto alle foci grandi del tempo&#8221;.</p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La fortuna</h2>



<p>Nonostante gli ultimi anni trascorsi lontano dalla vita pubblica, circondata dall&#8217;affetto dei fratelli, dei nipoti e delle figlie, il nome di Giuseppina Luongo Bartolini non è stato dimenticato, Nel maggio 2024 la Giunta Comunale di Benevento ha deliberato in suo favore l&#8217;intitolazione della <strong>Biblioteca Comunale cittadina.</strong></p>



<p><strong>[Ringrazio la figlia Tullia Bartolini per aver redatto la voce di questa poetessa e di avermi concesso la sua foto.]</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia poetica</h2>



<pre class="wp-block-verse">Dilemma, Benevento, Ricolo Editore, Benevento,1981<br><br>L’esca del lucro, Marcucci Studio Bibliografico, Benevento,1986<br><br>Paglia dell’oro, Il candelaio, Napoli, 1989<br><br>Meraviglia del dove, Tracce, Roma, 1994<br><br>Bagno della regina Giovanna, Forum Quinta Generazione, Forlì, 1994<br><br>Emblemata, Forum Quinta Generazione, Forlì, 1995<br><br>Village/Icona, Bastogi, Roma, 1998Dilemma<br><br>The Heft of the Wings and Other Poems (Il peso delle ali), 2001,Gradiva Publications, New York, 2001<br><br>Detriti-Haiku e altre terzine, Edizioni Gazebo, Firenze, 2002&nbsp;;<br><br>Itinerari, Ed.Grafica Mellusi, Benevento, 2002<br><br>Album,&nbsp;Book Editore, Riva del Po, 2005<br><br>La polvere dei calzari, Campanotto, Prato, 2005<br><br>Terra di passo, Genesi Editore, Torino, 2006<br><br>L’attraversamento del giorno, Genesi Editore, Torino, 2008<br><br>La pietra focaia, Genesi Editore,Torino, 2009<br><br>La feroce aiuola, Genesi Editore,Torino, 2010<br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</pre>
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		<item>
		<title>Isabella Morra, la tragica vita di una sublime poetessa</title>
		<link>https://www.poetessedonne.it/italiane/isabella-morra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Apr 2024 05:09:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[“La storia di Isabella Morra non può essere ridotta a una semplice vicenda amorosa. È soprattutto una storia di libertà e, più precisamente, della ricerca di libertà attraverso la cultura, l’arte, la natura” (Dacia Maraini) La vita Come quasi sempre accade a poeti, scrittori e artisti in genere, soprattutto se donne, anche questa poetessa conquistò [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“La storia di Isabella Morra non può essere ridotta a una semplice vicenda amorosa. È soprattutto una storia di libertà e, più precisamente, della ricerca di libertà attraverso la cultura, l’arte, la natura” (Dacia Maraini)</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">La vita</h2>



<p>Come quasi sempre accade a poeti, scrittori e artisti in genere, soprattutto se donne, anche questa poetessa conquistò la sua fama dopo la morte.</p>



<p>La sua breve e tragica vita, però, non le impedì di dedicarsi alla poesia in maniera totale e appassionata, tanto che oggi è considerata, a tutti gli effetti,<strong> una delle voci più importanti della poesia italiana del XVI secolo.</strong></p>



<p>Isabella Morra nacque, nel 1520, in un castello arroccato sulla collina a Favale, odierna Valsinni, in Basilicata. Terza di otto figli della nobile famiglia dei Morra, dovette ben presto separarsi dal padre. Era quello, infatti, un periodo di profondi contrasti sociali a causa della sanguinosa guerra tra franchi e spagnoli in contesa per l’egemonia del Regno di Napoli. Il padre, schieratosi con l’esercito francese, a causa della sconfitta in battaglia, fu costretto all’esilio in Francia.</p>



<p>Al castello la vita si fece difficile: la madre di Isabella cadde in una sorta di depressione e i fratelli presero il sopravvento. Ma i modi aspri e maschilisti dei giovani Morra mal si conciliavano con la finezza e la ricchezza d’animo di Isabella,<strong> tanto che la ragazza si chiuse in un forzato isolamento</strong>, affidando le sue pene e la sua giovinezza agli studi e alle lettere.</p>



<p>Nella prigionia del castello, la poesia divenne l’unico conforto a cui affidare i propri pensieri e la triste consapevolezza della sua sorte di donna senza privilegi, costretta a vivere in un borgo dalla forte chiusura mentale.</p>



<p><em>[Studi recenti hanno portato alla luce, però, testimonianze che Isabella ebbe la possibilità di allontanarsi dal suo borgo, riuscendo a frequentare le corti del tempo e a svolgere il ruolo di dama di compagnia]</em></p>



<p>Molto apprezzata dal suo precettore, il canonico Torquato, questi la invogliò a iniziare un <strong>rapporto epistolare con un nobile di origine spagnola, Diego Sandoval De Castro.</strong></p>



<p>Il legame tra la ragazza e il nobiluomo si rafforzò sempre più ma non ci è dato sapere se tale rapporto fu di semplice amicizia o, come molti malignarono, se ci fu un coinvolgimento amoroso. Diego Sandoval era sposato e, inoltre, era uno spagnolo mentre la famiglia Morra era filofrancese. Tanto bastò ai fratelli di Isabella per condannare la presunta relazione arrivando a <strong>decidere di uccidere la sorella.</strong></p>



<p>Il primo a venir assassinato fu il precettore, reo di aver spinto la ragazza a iniziare il rapporto con il nobile spagnolo. Successivamente, i fratelli Morra pugnalarono e uccisero la giovane Isabella. Lo stesso Diego Sandoval subì, in un secondo momento, la medesima sorte. La data di morte della poetessa è incerta, tra il<strong> 1545 e il 1546.</strong> Il suo corpo non fu mai ritrovato e, attorno alla sua figura, nacque la leggenda. Ancora oggi pare che lo spirito della dolce Isabella aleggi tra le stanze del maniero e le strade dell’antico borgo.</p>



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</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La poetica</h2>



<p>Rifugiatasi nella poesia, Isabella comincia a scrivere, attingendo a piene mani dalla sua sventura. Il ricordo del padre si fa struggente, sogna di vederlo tornare:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>D’un alto monte onde si scorge il mare/miro sovente io, tua figlia Isabella,/s’alcun legno spalmato in quello appare,/che di te, padre, a me doni novella</em></p></blockquote></figure>



<p>Ma il suo desiderio non si realizzerà mai.</p>



<p>I luoghi e la natura che la circondano diventano motivo di infelicità e sconforto ma, allo stesso tempo, sono da ispirazione per le sue liriche.</p>



<p>Isabella è costretta a vivere la sua triste giovinezza tra gente <em>irrazional, priva d’ingegno </em>e dalla mentalità <em>chiusa e ristretta, </em>osservando la vallata dominata dal castello, una <em>valle inferna, </em>dalle <em>selve incolte, </em>attraversata da un <em>fiume alpestre,</em> il fiume Sinni al quale, però, dedica anche bellissimi versi, assumendo quasi le forme di un confidente.</p>



<p><strong>La sua poesia nasce, quindi, da una condizione di dolore e solitudine</strong>, divenendo sfogo di un animo che grida la propria sofferenza contro un’avversa Fortuna, origine dei suoi mali. Donna anch’essa, la Fortuna è malvagia, cruda, traditrice del suo stesso genere, in quanto cattiva e non sensibile e delicata come, di solito, sono le donne.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>Se a la propinqua speme nuovo impaccio<br>o Fortuna crudele o l’empia Morte,<br>com’han soluto, ahi lassa, non m’apporte,<br>rotta avrò la prigione e sciolto il laccio.<br>Ma, pensando a quel dì, ardo ed agghiaccio,<br>chè ‘l timore e ‘l desìo son le mie scorte;<br>a questo or chiudo, or apro a quel le porte,<br>e, in forse, di dolor mi struggo e sfaccio</em>.</p></blockquote></figure>



<p>Solo negli ultimi componimenti, il bisogno fortissimo di trovare un senso a tutto quel dolore, e forse un, se pur lieve, lenimento, devia la poesia della giovane verso una linea cristiana, <strong>con liriche innalzate a Cristo e alla Vergine Maria. </strong>E così, le rime smussano gli spigolosi angolia favore di versi più dolci e sereni.</p>



<p>Lo stile poetico di Isabella Morra, come quello di <a href="https://www.poetessedonne.it/italiane/vittoria-colonna/">Vittoria Colonna</a>, è inserito nella corrente del <strong>petrarchismo</strong>, il cui tema dominante era l’amore. Ma la poetessa è lontana da quelle liriche appassionate che cantavano le altre donne dedite all’attività letteraria. Non ci sono sentimenti amorosi nelle sue poesie né celebrazione dell’amore, solo un velo malinconico e triste a coprire i suoi versi.</p>



<p>Il dramma dell’umanità parla attraverso i suoi scritti. Ella stessa definisce il suo stile amaro, pieno di dolore, ruvido, ma è l’espressione più vera di quella che è la sua condizione di vita: anch’essa amara, dolorosa e ruvida, relegata in un borgo piccolo e retrogrado nel quale non poteva mettere in risalto le sue doti di donna e poetessa.</p>



<p>Come già accennato, la poesia di Isabella Morra si tinge di sfumature nuove allorché ella si avvicina alla fede cristiana. Il desiderio di pace e di conforto è urgente, necessario. E così i suoi versi tramutano la linea dura e netta in parole più morbide nei confronti di tutto ciò che la circonda.</p>



<p>La stessa natura assume volti nuovi e nelle sue poesie troviamo ora la <em>grotta felice, </em>il <em>Sinno veloce </em>e le <em>chiare fonti e rivi</em>. Isabella non ha più quella spina opprimente nel petto, è <em>lieta e contenta in questo bosco ombroso.</em></p>



<p>Oggi la poesia di questa <strong>sublime poetessa, </strong>come la definì Benedetto Croce, pur non rinnegando la corrente petrarchista, è considerata innovativa per i tempi in cui ella visse, tanto da farne una pioniera del Romanticismo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia consigliata</h2>



<pre class="wp-block-verse">- <strong><em>Rime di Isabella Morra </em></strong>– Stilo Editrice

-<strong><em>Isabella di Morra e Diego Sandoval de Castro (di Benedetto Croce) </em></strong>– Sellerio Editore</pre>



<p><strong>Articolo scritto dalla poetessa Federica Sanguigni</strong></p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="UZMVYSpwIQ"><a href="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/federica-sanguigni/">Federica Sanguigni</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Federica Sanguigni&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/federica-sanguigni/embed/#?secret=1s7KuWjpoD#?secret=UZMVYSpwIQ" data-secret="UZMVYSpwIQ" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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