Lo vedi bene cosa mi fa il tempo: mi manda alla rovina, mi assassina… però in me sento sempre, nottetempo, un’anima bambina, adamantina. (Patrizia Valduga)
Biografia
Scialpi è nata a Taranto nel 1996. Laureata in Lettere moderne con lode, ha scritto articoli per riviste scientifiche, collaborato con testate giornalistiche del territorio pugliese e ha curato la comunicazione di un festival letterario. Fra i suoi scritti: Lembi di verità (L’Erudita, 2022) – vincitore del Premio Saffo poesia giovane e del Premio Troccoli Magna Graecia – e La faglia empirea (Brè Edizioni, 2024). Alcuni suoi racconti appaiono in antologie.
Da cosa nasce il tuo amore per la poesia?
Da che ne ho memoria, la poesia ha sempre esercitato su di me un forte ascendente. Non ricordo un tempo in cui non abbia fatto parte della mia quotidianità. L’ho sempre percepita come la forma più autentica di resistenza in un tempo in cui tutto è nevrotico dinamismo, un ritorno a me stessa.
A cosa si ispira la tua poesia?
La mia poesia è spesso, ma non sempre, di matrice autobiografica. Tuttavia, essa si lascia compenetrare dagli esiti dell’osservazione del quotidiano divenire della natura, dalle arti tutte (mai percepite suddivise in compartimenti stagni) e soprattutto dalla mitologia, in modo particolare dalle figure femminili del mito greco.
Hai pubblicato delle sillogi poetiche? Se sì, quali? Dove è possibile acquistarle?
Sì, ho pubblicato due sillogi poetiche. La prima, quella di esordio, si intitola Lembi di verità (L’erudita, marchio Giulio Perrone Editore, 2022) ed è ancora possibile acquistarla tramite alcuni store online e durante le mie presentazioni; la seconda, invece, risale al 2024 e si intitola La faglia empirea (Brè Edizioni) ed è possibile acquistarla in libreria, anche su ordinazione, oppure tramite tutti gli store online o la casa editrice.
Chi sono i tuoi modelli poetici? Tra questi ci sono delle poetesse? Se sì, quali?
I miei modelli poetici sono molti e fra loro variegati per gusto e tempo e sì, compaiono diverse donne. Le mie figure di riferimento sono da sempre Cesare Pavese, Ada Negri, Giacomo Leopardi, Eugenio Montale (in modo particolare quello del primo periodo montaliano), Saffo, Salvatore Toma, Patrizia Cavalli, Giacinto Spagnoletti, Emily Dickinson, Jorge Luis Borges, Archiloco, Francesco Petrarca, Dante Alighieri, Giuseppe Ungaretti , Nosside di Locri, Patrizia Valduga, Amelia Rosselli e Claudia Ruggeri.
Una poesia di Annarita
Voglio curare questa mia voce
senza fretta che la ferita si cicatrizzi.
Solo muoversi, senza pesare il tempo
dei secondi sempre uguali,
guardare all’eterno che perpetua
la parola di Cassandra
e renderla profezia negli occhi di Tiresia.
Commento della Poetessa
In questo componimento lascio emergere la mia necessità di trovare lo spazio per curare la mia voce, espressione autentica della mia essenza e del mio io, senza avere fretta, lasciando quindi che le ferite si cicatrizzino. È per me essenziale, lasciare che il dolore si sedimenti e decanti, evitando di cadere nella trappola della rapidità perversa che, vorace, divora tutto, persino la nostra voce. “La parola di Cassandra” è però anche rappresentante di una voce soppressa, che vorrebbe fuoriuscire ma a cui non si lascia modo di farlo. Siamo spesso noi stessi a farlo, senza nemmeno che lo facciano gli altri: ci auto-sabotiamo proprio perché non diamo al dolore il tempo di generare la crisi, intesa come forza rigeneratrice del cambiamento, e impediamo così alla nostra vera voce di assumere consapevolezza e librarsi libera. A farle da contraltare c’è però Tiresia. La mia aspirazione è, dunque, quella di trasformare questo voce serpentina in una realtà negli “occhi di Tiresia”, le cui profezie si avverano sempre. Tiresia, il veggente cieco, incarna la saggezza e la conoscenza che trascendono il visibile e non si sottomettono alla legge dell’uomo vile che vorrebbe mettere a tacere Cassandra.
Perché le persone dovrebbero leggere le tue poesie?
Le persone dovrebbero leggere le mie poesie perché sono dialettica dialogica costante, fra le pagine e i versi, fra le poesie e il lettore e fra me e il lettore.
Cosa dicono di te gli altri?
Da Tarantosera
“La poesia di Rosaria Scialpi, nella sua nuova silloge La faglia empirea (Brè Edizioni, 2024), è un territorio di frontiera, un varco tra memoria e confessione, tra esperienza vissuta e linguaggio poetico. Leggerla significa attraversare un paesaggio interiore denso di segni, lacerazioni e ricuciture, in cui ogni parola incide una traccia indelebile nel tempo. Non è solo lessico, non è solo geografia: è ferita e rimedio, segno che permane anche quando sembra invisibile. Scialpi compone versi che sfidano il silenzio, come un’onda lontana che rompe l’immobilità per risvegliare ciò che non ha nome (immagine tratta dal libro). La sua poesia si muove con la forza di un mito antico, evocando l’incavo della caverna greca, dove la consapevolezza si fa roccia e memoria incisa. È una poesia che interroga, ma non sempre risponde, lasciando spazio a un dialogo ininterrotto con il lettore, che si trova immerso in un autoritratto di riflessi e richiami.”
“Rosaria, apre uno squarcio, impossibile da ricucire, nel suo animo, donandoci frantumi del suo intimo cielo spirituale, che si compone in opera musiva, composta da vissuto della realtà, spiritualità, terreno e mitologia. Ogni verso è nello stesso tempo graffio e cucitura della lacerazione che è in lei, che le permette di avere, nella sua personale identità poetica, i colori di ciò che è oceano.”
Di Elisa Giusto
La poetessa trasmette coi suoi versi aulici e profondi l’importanza della Parola, intesa come lògos, che deve quindi essere pensata, pesata e visceralmente amata. È proprio all’interno della parola poetica, universalmente veritiera perché rivelatoria e misterica al tempo stesso, che possiamo trovare noi stessi e (ri)conoscerci. L’autrice ci invita a rileggere ciò che amiamo per comprenderlo davvero, questo vale sia per i libri, sia per le persone.”
“Il titolo non mente: sono dei veri e propri lembi quelli di Rosaria Scialpi. Degli squarci di pelle e vita, scorci che ci lasciano intravedere gli stati d’animo dell’autrice attraverso il filtro della carta stampata. Si tratta di una raccolta di poesie, alcune molto corte, capaci di catturare subito l’attenzione del lettore e di renderlo protagonista. Il linguaggio utilizzato è infatti volutamente semplice, le frasi brevi ed efficaci. Ai sentimenti di Scialpi rispetto alle cose della vita, si alternano pensieri e riflessioni sul mondo che la circonda, sul motivo per cui siamo in vita, sul destino che ognuno di noi si trova ad affrontare. Una silloge introspettiva quindi, che si interroga sui moti interni dell’animo e si rapporta alla realtà esterna attraverso il metro di misura dell’Io. Un primo tentativo efficace e gradevole alla lettura.”
Da Il Mondo incantato dei libri
“L’affascinante viaggio dell’Io continua in questa dolce musicalità e ancora una volta incontriamo il potere dell’immaginazione, grazie al quale la bambina scopre l’altrove. Per “La principessa morta” la luce indica una nuova vita, in cui, libera da coercizioni e umiliazioni, potrà avere sul capo la corona della libertà. E nell’ultima, Bucaneve, la libertà si fonde con la rinascita, la primavera della vita si affaccia e gli anni, ancor pochi, hanno già fornito gli strumenti esperienziali per affrontarla.”
Rosaria consiglia un libro di poesie
Scelgo giorni necessari, Gabriella Grande




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