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	<title>Poetesse Italiane &#8211; Poetesse: Donne Da Ricordare</title>
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	<title>Poetesse Italiane &#8211; Poetesse: Donne Da Ricordare</title>
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		<title>Tullia d&#8217;Aragona, &#8220;In gentil foco accesa&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 13:31:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Donna, poetessa, filosofa, animatrice culturale e cortigiana nel Cinquecento. Questo già basterebbe a fare di Tullia d’Aragona un personaggio sui generis. Eppure ella fu anticonformista sotto ogni punto di vista, come quando si rifiutò di indossare il velo giallo riservato alle cortigiane o come quando inveì contro i predicatori o ancora come quando fece dell’amore [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-normal-font-size">Donna, poetessa, filosofa, animatrice culturale e cortigiana nel Cinquecento.</p>



<p class="has-normal-font-size">Questo già basterebbe a fare di Tullia d’Aragona un personaggio <em>sui generis</em>. Eppure ella fu anticonformista sotto ogni punto di vista, come quando si <strong>rifiutò di indossare il velo giallo riservato alle cortigiane</strong> o come quando inveì contro i predicatori o ancora come quando fece dell’amore &#8211; e dell’eros soprattutto &#8211; il soggetto dei suoi versi.</p>


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<div class="rank-math-question "><strong>Chi era Tullia d&#8217;Aragona, in sintesi</strong></div>
<div class="rank-math-answer ">

<p>Tullia d&#8217;Aragona fu una poetessa e filosofa italiana del Rinascimento. <strong>Nata all&#8217;inizio del XVI</strong> secolo, riuscì a conquistare uno spazio autonomo nel mondo intellettuale dominato dagli uomini, trasformando la propria esperienza di donna e cortigiana in materia letteraria e filosofica.<strong> Nelle sue poesie e nel Dialogo dell&#8217;infinità</strong> d&#8217;amore affrontò temi come il desiderio, la libertà femminile e la dignità delle donne, anticipando questioni che sarebbero diventate centrali nei secoli successivi. Oggi è considerata una delle più importanti voci femminili del Cinquecento italiano.</p>

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<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Una vita all’insegna del mistero</h2>



<p class="has-normal-font-size">Nata probabilmente a <strong>Roma nel primo decennio del Cinquecento</strong>, da madre cortigiana di origini ferraresi e da un uomo sconosciuto, la sua vita fu avvolta dal mistero sin dai primi vagiti. Tuttavia, ella era solita affermare di essere figlia naturale del cardinale Luigi d’Aragona, nipote di re Alfonso II di Napoli, assiduo frequentatore della taverna dove la madre esercitava il suo mestiere, sebbene in un documento appare come suo padre tal Costanzo Palmieri d’Aragona.</p>



<p class="has-normal-font-size">Trascorse l’infanzia tra Roma, Siena e Firenze; ben presto sua madre si accorse del suo talento poetico e decise di tornare a Roma dove la fanciulla avrebbe potuto avere maggiori possibilità di essere notata. Tuttavia, Tullia d’Aragona fu notata anzitutto <strong>per la sua bellezza e per l’aspetto misterioso</strong> che le donavano la sua grazia e la cascata di lunghi capelli biondi che incorniciavano un volto d’alabastro su cui spiccavano profondi occhi scuri. Alla ragazza, allora già cortigiana, furono infatti attribuiti onori per la sua beltade, come testimoniano i madrigali di Verdelot. Tornò poi a Ferrara. Tuttavia, dalle lettere del banchiere Filippo Strozzi così come da quelle di altri spasimanti meno noti, appare evidente come non fosse solo il suo voluttuoso corpo ad attrarre gli uomini, ma la sua arguzia, il suo spirito, le sue velleità letterarie e la capacità di conversare con loro come pari, senza temerne minimamente il giudizio. A dimostrazione di quanto le sue capacità intellettive fossero apprezzate dagli uomini più illuminati fra i suoi contemporanei si possono citare, a titolo esemplificativo, i carteggi intessuti con Pietro Bembo, Girolamo Muzio, Ercole Bentivoglio, Bernardo Tasso e Giulio Camillo.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Riprendersi la propria voce come missione femminile</h2>



<p class="has-normal-font-size">1543. Per sottrarsi alle malelingue e affrancarsi dal bollino apposto alle cortigiane, decise di sposarsi. Il suo matrimonio divenne l’evento dell’anno, non tanto per lo sposo scelto (Silvestro Guicciardi), quanto per la sua propria notorietà.</p>



<p class="has-normal-font-size">Libera così dalla schiavitù del pregiudizio, nel 1545 si recò nella Firenze di Cosimo I de’ Medici, a cui dedicò due anni più tardi <strong><em>Dialogo dell’infinità d’amore</em></strong>.</p>



<p class="has-normal-font-size">Con questo titolo d’Aragona rompe la tradizione dall’interno, riprendendosi finalmente la voce a lungo sottratta alle donne, spesso oggetto di narrazione e di dibattito dei dialoghi ma mai protagoniste. L’amore viene allora analizzato attraverso una insolita lente di ingrandimento: lo <strong>sguardo della donna</strong> e la <strong>parità </strong>di uomo e donna dinanzi all’eros in ogni ambito del quotidiano.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>E s&#8217;altro a me non la facesse conta,</em><br><em>si la farìa quell&#8217;amoroso orrore</em><br><em>ch&#8217;a l&#8217;apparir di lei m&#8217;ha l&#8217;alma ingombra,</em><br><em>e quel desio, che qui condotto m&#8217;have,</em><br><em>u&#8217; condur non poteami altro desìo</em></p><cite>Da<em> Il furore</em></cite></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">Nello stesso anno diede alle stampe <strong><em>Rime</em></strong>, una raccolta di versi in pieno stile petrarchesco, riecheggiando il Maestro come prima di lei avevano osato fare solo gli uomini.</p>



<p class="has-normal-font-size"><em>Rime</em>, questa volta dedicato a Eleonora di Toledo, la moglie di Cosimo I, a cui l’autrice chiese e da cui ottenne di poter evitare di indossare il velo giallo che cortigiane ed ex cortigiane erano costrette a usare per distinguersi dal resto della popolazione ed evitare così di attirare gli sguardi e le ire dei benpensanti su di sé e sulla sua attività poetica.</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Il un volume risulta intriso da un forte afflato sensuale</strong>; corpo e anima allora hanno lo stesso peso e lo stesso valore per la “figlia dell’amore” che “visse sacra all’amore”. Un atteggiamento atipico per le donne ma che, ancora una volta, permise a Tullia d’Aragona di riacquistare la voce sottratta al genere femminile. E tal proposito, ella utilizzò la sua voce anche per scagliarsi contro i moralizzatori, in modo particolare contro Bernardino Ochino che aveva messo al bando le passioni, la musica, la danza e le feste in maschera poiché ritenuti simbolo di perdizione.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>Quanto a me Amor: Le tue ritrose voglie</em><br><em>Muterò, disse: e femmi prigioniera</em><br><em>Di tua virtù, per rinnovar mie voglie.</em></p></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">Tullia d’Aragona morì sola, esiliata dalla società benpensante e orfana di ogni affetto nel 1556 a Roma. Considerata da molti “la cortigiana degli Accademici”, fu bersaglio delle peggiori ingiurie anche dopo la morte e nonostante avesse largamente dimostrato il suo valore con i propri scritti e anche con le sue ardue traduzioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-large-font-size">Se forse per pietà del mio languire</h3>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Se forse per pietà del mio languire<br>al suon del tristo pianto in questo loco<br>ten vieni a me, che tutta fiamma e foco<br>ardomi, e struggo colma di disire,<br>vago augellino, e meco il mio martìre<br>ch&#8217;in pena volge ogni passato gioco,<br>piangi cantando in suon dolente e roco,<br>veggendomi del duol quasi perire;<br>pregoti per l&#8217;ardor che sì m&#8217;addoglia,<br>ne voli in quella amena e cruda valle<br>ov&#8217;è chi sol può darmi e morte e vita;<br>e cantando gli di&#8217; che cangi voglia,<br>volgendo a Roma &#8216;l viso, e a lei le spalle,<br>se vuol l&#8217;alma trovar col corpo unita.</p></blockquote></figure>



<p class="has-huge-font-size">Bibliografia</p>



<pre class="wp-block-verse has-normal-font-size">- Delfina Giovannozzi,<strong>“Ritratto di signora”. Tullia d’Aragona in alcuni trattati coevi sull’amore</strong>, in «Women in controversy / Dibattiti e controversie»,Mimesis Journal, pp. 29 - 46<br>- Floriana Calitti, <strong>Un “caso di studio”: le opere di Tullia d’Aragona tra filologia e studi di genere</strong>, in «Schifanoio», fascicoli 58 -59, pp. 183 - 190 Codice DOI https://dx.doi.org/10.19272/202010802021<br>- Julia Hairston, <strong>Tullia d’Aragona,</strong> voce Treccani<br>- Jung, Kyunghee, <strong>La trattatistica d’amore del cinquecento e il «Dialogo dell’Infinità d’amore»</strong> di Tullia d’Aragona, tesi di Dottorato, UniPd<br>- Luca D’Ascia, <strong>Ermafrodito amoroso e ragione senza genere: Tullia d’Aragona e Benedetto Varchi nel Dialogo dell’infinità d’amore</strong>, in «SigMa», Vol. 4, 2020, pp. 460 - 505<br>- Monika Antes, <strong>Tullia d'Aragona. Cortigiana e filosofa. Con il testo del dialogo «della infinità di amore»</strong>, Pagliai Editore<br>- Sara Mostoccio, <strong>Tullia D’Aragona, la poetessa cortigiana che credeva nella parità tra uomo e donna</strong>, in «Elle», 18/02/2020<br>- Tullia d'Aragona, <strong>Le rime di Tullia d'Aragona</strong>, cortigiana del secolo XVI<br><br>Si possono leggere alcuni suoi componimenti poetici su <a href="https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/a/aragona/le_rime_di_tullia_d_aragona_cortigiana_del_secolo_xvi/pdf/le_rim_p.pdf" target="_blank" rel="noopener">LiberLiber</a><br><br><br><br><br></pre>



<p class="has-normal-font-size"><br><strong>[Articolo a cura della poetessa Rosaria Scialpi]</strong></p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="EIV4K5uFGT"><a href="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/rosaria-scialpi/">Rosaria Scialpi</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Rosaria Scialpi&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/rosaria-scialpi/embed/#?secret=lVeIAmyg2l#?secret=EIV4K5uFGT" data-secret="EIV4K5uFGT" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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		<title>Goliarda Sapienza, libertà e desiderio nel 900 italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 14:50:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Contemporanee]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Assediati giochiamo ai dadi / assediati posiamo le armi / e aspettiamo / L&#8217;assedio finirà / giochiamo Aiace / l&#8217;assedio finirà. Ancestrale, Goliarda Sapienza Goliarda Sapienza è una delle voci più radicali e riconoscibili della letteratura italiana del Novecento. Attrice e scrittrice, ha attraversato la cultura del suo tempo con uno sguardo libero, anticonformista, spesso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Assediati giochiamo ai dadi / assediati posiamo le armi / e aspettiamo / L&#8217;assedio finirà / giochiamo Aiace / l&#8217;assedio finirà.</p>



<p><em>Ancestrale</em>, Goliarda Sapienza</p>
</blockquote>



<p>Goliarda Sapienza è una delle voci più radicali e riconoscibili della <strong>letteratura italiana del Novecento</strong>. Attrice e scrittrice, ha attraversato la cultura del suo tempo con uno sguardo libero, anticonformista, spesso in anticipo rispetto alla ricezione critica. La sua opera più celebre, <em>L’arte della gioia</em>, rifiutata a lungo dagli editori italiani, è divenuta dopo la<strong> pubblicazione postuma </strong>un caso letterario internazionale: un romanzo-fiume di formazione e autodeterminazione femminile, lucido e incendiario.</p>



<p>Goliarda Sapienza, pur conosciuta soprattutto come narratrice, offre in<strong> <em>Ancestrale</em></strong> una poesia intensamente lirica, corporea e musicale: la sua lingua poetica è essenziale, cerca la verità dell’esperienza, dell’identità e del desiderio, senza censurare dolore, contraddizioni e fragilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vita</h2>



<p>Goliarda Sapienza nasce a Catania nel <strong>1924</strong>, in una famiglia fuori dalle convenzioni: il padre Giuseppe Sapienza, avvocato socialista, e la madre Maria Giudice, militante politica e figura carismatica del femminismo e del movimento operaio. Cresce in un ambiente in cui l’educazione passa attraverso libri, discussioni, libertà intellettuale e una forte fiducia nell’indipendenza.</p>



<p>Si trasferisce giovanissima a Roma, dove studia recitazione all’Accademia d’Arte Drammatica e lavora come attrice in teatro e cinema. Negli anni Cinquanta e Sessanta entra in contatto con il mondo culturale romano, ma vive anche fasi di crisi profonda, culminate in una depressione e in un ricovero: esperienze che segneranno in modo decisivo la sua scrittura autobiografica.</p>



<p>Negli anni Settanta si dedica quasi totalmente alla letteratura. Lavora per lungo tempo a <strong><em>L’arte della gioia</em></strong>, che però non trova editore. Muore a Gaeta nel <strong>1996</strong>, prima di vedere riconosciuta la portata della propria opera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Opere principali</h2>



<p><strong>Poesie</strong></p>



<p>Ancestrale (2015, 2025)</p>



<p><strong>Romanzi</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Lettera aperta (1967)</li>



<li>Il filo di mezzogiorno (1969)</li>



<li>L’università di Rebibbia (1983)</li>



<li>Le certezze del dubbio (1987)</li>



<li>L’arte della gioia (scritto tra anni ’60 e ’70, pubblicato postumo)</li>



<li>Io, Jean Gabin (2010, postumo)</li>



<li>Appuntamento a Positano (2015, postumo)</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Temi e poetica</h2>



<p>La parola-chiave di Sapienza è libertà: <strong>libertà sessuale, sociale, mentale. </strong>I suoi personaggi femminili non cercano redenzione, ma possibilità: vivere pienamente senza chiedere permesso.</p>



<p>Il corpo è centro di esperienza e conoscenza: desiderio, piacere, maternità rifiutata o scelta, violenza e autodeterminazione. Sapienza scrive l’eros con franchezza e intelligenza, scardinando la sottomissione a qualsiasi codice moralistico.</p>



<p>I versi di Sapienza nascono della propria identità, della libertà di essere, delle ambiguità della personalità e dei sentimenti, di ciò che la società tenta di cancellare o normalizzare. Sapienza <strong>smaschera l’ipocrisia della rispettabilità:</strong> famiglia, classe, istituzioni. È feroce e ironica contro ogni addomesticamento, anche quello “progressista” che si trasforma in nuova gabbia per l’identità femminile.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><br>“<em>Non sprecare il tepore del tuo pube</em><br><em>non serrare il tuo passo in gonne strette</em><br><em>di tetra seta, ma lascia</em><br><em>Per favore accenderti i capelli</em><br><em>Dal sole che scantona dietro il muro.</em><br><em>Non vorrei che sorpresa dalla luna</em><br><em>ti trovassi costretta in una notte</em><br><em>a gridare pentita con quel viso</em><br><em>di donna disseccata sopra il tuo</em>”</p><cite><strong>PERORAZIONE </strong>(Ancestrale, ET Poesia, 2025)</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Stile</h2>



<p>La poesia di Goliarda Sapienza è diretta, asciutta, assoluta. I suoi versi rendono <strong>persistenti emozioni e sentimenti.</strong> Come nella prosa, Sapienza non edulcora nulla: mette a nudo drammi personali, contraddizioni, paure e desideri, restituendo frammenti di realtà liberati da ogni orpello. Ne emerge il ritratto di una donna libera, coraggiosa e senza filtri, radicale nella sua ricerca di bellezza, verità e libertà.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché leggerla oggi</h2>



<p>Goliarda Sapienza offre una scrittura che non cerca di spiegare le donne: le lascia accadere e le racconta. La sue poesie parlano a chi rifiuta le definizioni semplici. È una letteratura che apre le porte alle ambiguità e alle emozioni più difficili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Curiosità</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>L’arte della gioia </strong>è stato a lungo rifiutato in Italia e ha trovato riconoscimento prima all’estero, diventando un caso editoriale e critico.</li>



<li>La formazione di attrice ha inciso molto sullo stile di Sapienza: scene vive, dialoghi taglienti, una forte presenza del corpo.</li>



<li>La sua famiglia d’origine era un vero laboratorio politico e culturale, rarissimo per l’Italia dell’epoca.</li>



<li>Angelo Pellegrino, attore e scrittore e marito di Goliarda Sapienza è il curatore di Ancestrale.</li>



<li>Nel 2024 la figura di Goliarda Sapienza torna al centro dell’attenzione grazie al film <strong>Fuori</strong>, diretto da Mario Martone e nella miniserie <strong>L’arte della gioia</strong>, diretta da Valeria Golino.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse">Ancestrale, Goliarda Sapienza, ET Poesia, 2025<br><br>Wikipedia: <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Goliarda_Sapienza" target="_blank" rel="noopener">https://it.wikipedia.org/wiki/Goliarda_Sapienza</a></pre>



<p><strong>[Articolo a cura della poetessa Stefania Lucchetti]</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="9CsxjRwO7O"><a href="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/stefania-lucchetti/">Stefania Lucchetti</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Stefania Lucchetti&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/stefania-lucchetti/embed/#?secret=mnH9MAMFlX#?secret=9CsxjRwO7O" data-secret="9CsxjRwO7O" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p></p>
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		<title>Isabella Andreini: dai versi al teatro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 19:34:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[“Una donna d’ingegno raro e virtù singolare, la sua arte scenica è paragonabile alla poesia.” (Torquato Tasso) Una poesia dalla forte e femminile emotività Isabella Canali, meglio conosciuta come Isabella Andreini, nacque a Padova nel 1562 da una famiglia veneziana di modeste condizioni. Fin da giovane mostrò un talento straordinario per la recitazione, lo studio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Una donna d’ingegno raro e virtù singolare, la sua arte scenica è paragonabile alla poesia.” <strong>(Torquato Tasso)</strong></p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Una poesia dalla forte e femminile emotività</h2>



<p>Isabella Canali, meglio conosciuta come Isabella Andreini, <strong>nacque a Padova nel 1562</strong> da una famiglia veneziana di modeste condizioni. Fin da giovane mostrò un talento straordinario per la recitazione, lo studio delle lingue e la poesia. A soli quindici anni, dopo aver ricevuto una educazione umanistica, entrò nella <strong>Compagnia dei Gelosi</strong>, la più celebre compagnia della Commedia dell’Arte: con loro divenne famosa come &#8220;prima donna innamorata&#8221;. Nel 1578 sposò il collega e attore Francesco Andreini, noto come &#8220;Capitan Spavento&#8221; nella Commedia dell&#8217;Arte, con cui condivise vita e scena, fino a dirigere la compagnia.  La coppia era molto apprezzata a corte, tanto da essere convocati per le nozze di <strong>Ferdinando de&#8217; Medici  a Firenze e da Maria de&#8217; Medici in Francia</strong>. Morì a 42 anni di parto, proprio durante il viaggio di ritorno dalla tournée in Francia <strong>(1604)</strong>, lasciando un vuoto enorme nel mondo del teatro rinascimentale. L&#8217;eredità drammaturgica della coppia fu poi raccolta e portata avanti da uno dei loro figli, Giovanni Battista, attore e fondatore della compagnia dei Fedeli.</p>



<p>Isabella fu la prima donna a imporsi come vera attrice professionista in un’epoca in cui il palcoscenico era dominato dagli uomini. Fu una donna stimata dai maggiori letterati del suo tempo: <strong>Torquato Tasso, Giambattista Marino, Gabriello Chiabrera</strong> la lodarono come musa ispiratrice, esempio di donna colta e “dotta comica”. Fu tra le prime donne in Europa a pubblicare testi teatrali e raccolte poetiche, ottenendo riconoscimenti pari a quelli dei colleghi uomini.</p>



<p>Il modello dominante di riferimento delle sue liriche è il <strong>petrarchismo</strong>, rielaborato in modo personale, teatrale, drammatico e spesso ironico. L’esperienza sentimentale è trattata con passione ma anche lucidità, mostrando un’anima inquieta ma consapevole.</p>



<p><strong>Fondamentale è il ruolo che la donna</strong> assume nelle sue liriche, il loro diritto di libertà ed espressione. Isabella difende la dignità intellettuale femminile, consapevole di essere pioniera in un campo dominato dagli uomini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pioniera nel mondo della scrittura</h2>



<p>Isabella Andreini, oltre a lasciare un’eredità nel mondo teatrale dando nuova dignità alla figura dell’Innamorata nella Commedia Teatrale che prende ora il suo nome, lo fece anche in quello letterario.</p>



<p>“<strong>La Mirtilla</strong>” (1588, ripubblicata nel 1602): una favola pastorale ispirata al modello tassiano, che si distingue per l’attenzione alle figure femminili, libere, astute e capaci di influenzare gli eventi<strong>. Fu la prima opera teatrale pastorale pubblicata da una donna.</strong> </p>



<p>“<strong>Rime</strong>” (1601-1605): una raccolta poetica pubblicata più volte anche postuma, in cui la Andreini mostrò padronanza della <a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/didattica/rinascimento-italiano/" data-type="post" data-id="3595">lirica petrarchesca</a>, inserendo temi di amore, dolore e riflessione artistica.</p>



<p>“<strong>Lettere</strong>” (1607): pubblicate dopo la sua morte dal marito Francesco, rivelano la sua intelligenza arguta e la capacità di padroneggiare lo stile epistolare.</p>



<p>“<strong>Fragmenti di alcune scritture</strong>” (1616/1620): raccolta di componimenti poetici ed epistolari che completano il quadro della sua attività letteraria.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><strong>SONETTO II</strong><br><br>S&#8217;avverrà mai, ch&#8217;ad alcun pregio arrive<br>L&#8217;amoroso mio stil nato di pianto,<br>Sarà vostra la lode, e vostro il vanto<br>O de l&#8217;Anima mia luci alme, e dive.<br><br>Voi le fiamme d&#8217;Amor nel sen più vive<br>Rinovellando in me dettate il canto;<br>Sol voi dettate, in voi sol leggo quanto<br>Suona la lingua, e là mia penna scrive.<br><br>Ma perchè più dolce uso un giorno prenda<br>L&#8217;amaro suon de&#8217; lagrimosi accenti<br>Bella pietate in voi fiammeggi, e splenda.<br><br>Che s&#8217;un dì sien men gravi i miei tormenti<br>Farò, che&#8217;l valor vostro alto s&#8217;intenda<br>Da le rive gelate à i lidi ardenti.<br><br><strong>(Da <em>Rime</em> di Isabella Andreini Padouana comica gelosa)</strong></p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia Consigliata</h2>



<pre class="wp-block-verse">Francesca De Angelis,<strong><em> La divina Isabella. Vita straordinaria di una donna del Cinquecento</em></strong>, Roma, Bulzoni, 1991<br><br>Cristina Grazioli,<strong><em> Isabella Andreini. Una letterata in scena,</em></strong> Padova, Cleup, 2014<br><br>Giovanni Isgrò, <strong><em>La donna, la scena, la scrittura: Isabella Andreini</em></strong>, Palermo, Sellerio, 1995<br><br>Johnny L. Bertolio,<em><strong> Controcanone - La letteratura delle donne dalle origini</strong></em> a oggi, Loescher Editore, 2022</pre>



<p><strong>Articolo scritto dalla poetessa Jessica Malagreca</strong> <strong>Palmi</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="B5tyaboXGA"><a href="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/jessica-malagreca-palmi/">Jessica Malagreca Palmi</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Jessica Malagreca Palmi&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/jessica-malagreca-palmi/embed/#?secret=HMx41gevvM#?secret=B5tyaboXGA" data-secret="B5tyaboXGA" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p>Immagine di copertina creata con AI sulla base di <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Rime_d%27Isabella_Andreini_1603,_frontispiece,_engraved_portrait_-_Gallica_2014_(adjusted).jpg?uselang=it#Licenza" target="_blank" rel="noopener">Commons Wikimedia</a>, immagine di pubblico dominio.</p>
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		<title>Giuseppina Luongo Bartolini e la poesia-labirinto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Nov 2024 20:34:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Contemporanee]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;E libri, libri ebbi per compagnia abitazione&#8221; Giuseppina Luongo Bartolini&#160; Giuseppina Luongo in Bartolini, nata ad Altavilla Irpina (AV) nel 1926 e scomparsa a Benevento nel 2023, è stata poetessa e saggista. Poesie, saggi, traduzioni Prima figlia di Achille Luongo e Bruno Antonia, si laureò a Napoli in Lettere classiche e cominciò in giovanissima età a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>&#8220;E libri, libri</p>



<p>ebbi per compagnia</p>



<p>abitazione&#8221;</p>



<p><em>Giuseppina Luongo Bartolini&nbsp;</em></p>
</blockquote>



<p>Giuseppina Luongo in Bartolini, nata ad Altavilla Irpina (AV) nel 1926 e scomparsa a Benevento nel 2023, è stata <strong>poetessa e saggista.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<h2 class="wp-block-heading">Poesie, saggi, traduzioni</h2>



<p>Prima figlia di Achille Luongo e Bruno Antonia, si laureò a Napoli in Lettere classiche e cominciò in giovanissima età a coltivare la passione per la letteratura.&nbsp;</p>



<p>Irpina di nascita e sannita di adozione, divenne&nbsp;docente e preside di Scuole superiori. Fu intellettuale engagée e si impegnò anche politicamente nel consiglio comunale di Benevento dove, tra il 1970 e il 1985, ricoprì le cariche di <strong>Assessore alla Pubblica Istruzione, alla Cultura, al Traffico, ai Trasporti e alla Polizia Urbana</strong>. Fu Presidente provinciale dell’Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi e organizzatrice di eventi culturali di rilievo sul territorio.</p>



<p>Pubblicò numerose <strong>raccolte poetiche&nbsp;e diversi testi teatrali</strong>, nonché numerosi&nbsp;saggi, di cui uno ancora attuale dedicato alla&nbsp;questione della disparità di genere&nbsp;(“<em>Questione donna. Variazioni sullo&nbsp;specifico femminile”, </em>Foglianise, BN, 1986).</p>



<p>Difese il territorio sannita e meridionale e operò per la sua riscoperta e valorizzazione (&#8220;Da via della Giudecca al Serralium alla Shoah &#8211;&nbsp;Ebrei in Benevento&#8221; &#8211; Realtà Sannita Edizioni, 2000, ne è un esempio, ma anche &#8220;Guida di Benevento e della sua provincia&#8221;, pubblicata nel 1980 da Ricolo Editore e poi dalle Edizioni Alisei nel 2010).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Stile e temi poetici</h2>



<p>L&#8217;opera poetica della Bartolini Luongo è caratterizzata da un notevole sperimentalismo linguistico e metrico. <strong>La sua è una&nbsp;<em>poesia-labirinto</em>, come ebbe a definirla l&#8217;intellettuale Giuseppe Tedeschi</strong>. Alfonso Gatto, <a href="https://www.poetessedonne.it/italiane/antonia-pozzi-riassunto/" data-type="post" data-id="820">Antonia Pozzi</a>, <a href="https://www.poetessedonne.it/americane/emily-dickinson-riassunto/" data-type="post" data-id="998">Emily Dickinson</a>, Borges, sono tra gli autori dai quali la Bartolini trasse ispirazione. Si tratta di un versificare che, come sottolineò Giorgio Barberi Squarotti, ha&nbsp;&#8220;l’andamento del versetto biblico, anche per il rifrangersi degli echi ritmici e semantici”. La morte del marito Pellegrino ispirò, nella produzione successiva, un canto d&#8217;amore arricchito da continui rimandi alle Sacre scritture.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>“Ho imparato da te / che amare è donare / attraversare il mondo / per cogliermi una rosa / la prima del cespuglio / che fiorisce e se ne perde / il tempo il luogo / rimanga dell’evento / la vastità di quel cielo / di maggio e tu / nella bella persona / nel vòlto che sorride / in grazia dell’offerta che / fu per me la tua vita”.</p></blockquote></figure>



<p>E, ancora:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>&#8220;Mi ricorderete come vaga ombra/ che scompare e niente più dello/ sguardo del sorriso la mia voce/ esortante l&#8217;eco rimarrà tra di voi/ che vivrete/ Il bene sì ma perso nel gran fiume/ di tutte le cose che s&#8217;apparentano/ sopravvenienti e passate nei gorghi/&nbsp;dell&#8217;ignoto alle foci grandi del tempo&#8221;.</p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La fortuna</h2>



<p>Nonostante gli ultimi anni trascorsi lontano dalla vita pubblica, circondata dall&#8217;affetto dei fratelli, dei nipoti e delle figlie, il nome di Giuseppina Luongo Bartolini non è stato dimenticato, Nel maggio 2024 la Giunta Comunale di Benevento ha deliberato in suo favore l&#8217;intitolazione della <strong>Biblioteca Comunale cittadina.</strong></p>



<p><strong>[Ringrazio la figlia Tullia Bartolini per aver redatto la voce di questa poetessa e di avermi concesso la sua foto.]</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia poetica</h2>



<pre class="wp-block-verse">Dilemma, Benevento, Ricolo Editore, Benevento,1981<br><br>L’esca del lucro, Marcucci Studio Bibliografico, Benevento,1986<br><br>Paglia dell’oro, Il candelaio, Napoli, 1989<br><br>Meraviglia del dove, Tracce, Roma, 1994<br><br>Bagno della regina Giovanna, Forum Quinta Generazione, Forlì, 1994<br><br>Emblemata, Forum Quinta Generazione, Forlì, 1995<br><br>Village/Icona, Bastogi, Roma, 1998Dilemma<br><br>The Heft of the Wings and Other Poems (Il peso delle ali), 2001,Gradiva Publications, New York, 2001<br><br>Detriti-Haiku e altre terzine, Edizioni Gazebo, Firenze, 2002&nbsp;;<br><br>Itinerari, Ed.Grafica Mellusi, Benevento, 2002<br><br>Album,&nbsp;Book Editore, Riva del Po, 2005<br><br>La polvere dei calzari, Campanotto, Prato, 2005<br><br>Terra di passo, Genesi Editore, Torino, 2006<br><br>L’attraversamento del giorno, Genesi Editore, Torino, 2008<br><br>La pietra focaia, Genesi Editore,Torino, 2009<br><br>La feroce aiuola, Genesi Editore,Torino, 2010<br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</pre>
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		<title>Cristina Campo, poesia dell&#8217;assenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Aug 2024 08:44:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Contemporanee]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi penso di nuovo a Gaspara Stampa. Quella era un genio, mi pare. Debbo parlarne&#8230; Cristina Campo Cristina Campo, nata Vittoria Maria Angelica Marcella Cristina Guerrini, a Bologna nel 1923 e scomparsa nel 1977, è stata poetessa, saggista e traduttrice riscoperta solo dopo la sua morte. Poesie, saggi, traduzioni Cristina Campo è cresciuta in un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Oggi penso di nuovo a Gaspara Stampa. Quella era un genio, mi pare. Debbo parlarne&#8230;</p>
<cite>Cristina Campo</cite></blockquote>



<p>Cristina Campo, nata Vittoria Maria Angelica Marcella Cristina Guerrini, a Bologna nel 1923 e scomparsa nel 1977, è stata <strong>poetessa, saggista e traduttrice</strong> riscoperta solo dopo la sua morte.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Poesie, saggi, traduzioni</h3>



<p>Cristina Campo è cresciuta in un ambiente intellettuale e colto, che ha influenzato la sua formazione culturale: a casa sua le opere letterarie si leggevano in lingua originale!</p>



<p>Trasferitasi a Firenze e successivamente a Roma, ha vissuto una vita appartata, lontana dalle correnti letterarie dominate dalla politica e dal neoavanguardismo che caratterizzavano l&#8217;Italia degli anni &#8217;60 e &#8217;70. </p>



<p>Campo si è distinta per la sua straordinaria attenzione alla forma e al linguaggio, elementi che riteneva essenziali per la trasmissione del sacro nella letteratura. Le sue opere includono raccolte poetiche come <strong><em>&#8220;Passo d&#8217;addio&#8221;</em> (&#8217;56)</strong>, sua unica silloge poetica, e saggi critici raccolti nel volume postumo <em><strong>&#8220;Gli imperdonabili&#8221;</strong></em> sulla scrittura stilisticamente perfetta di alcuni scrittori (&#8217;87). Ha anche curato traduzioni di autori come William Carlos Williams e Simone Weil, mostrando apertura verso la letteratura internazionale. Non a caso, nell&#8217;edizione postuma del &#8217;91 &#8220;La Tigre Assenza&#8221; sono raccolte, insieme alle sue poesie, anche molte sue traduzioni. Gli ultimi scritti furono pubblicati dalla rivista <em><strong>Conoscenza religiosa</strong></em>, fondata da Elémire Zolla, a cui Cristina era legata sentimentalmente. I saggi e le prose riconducibili all&#8217;autrice (che ha pubblicato anche utilizzando molti pseudonimi) sono racconti in &#8220;<strong><em>Sotto falso nome</em></strong>&#8221; (&#8217;98).</p>



<p>Enorme perdita è il <strong>&#8220;Libro delle Ottanta Poetesse&#8221;</strong> che Cristina cura per l&#8217;editore Casini nel 1950: non è stato mai pubblicato e il manoscritto è andato perduto.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Amore, oggi il tuo nome<br>al mio labbro è sfuggito<br>come al piede l’ultimo gradino…<br>Ora è sparsa l’acqua della vita<br>e tutta la lunga scala<br>è da ricominciare.<br>T’ho barattato, amore, con parole.<br>Buio miele che odori<br>dentro i diafani vasi<br>sotto mille e seicento anni di lava –<br>ti riconoscerò dall’immortale<br>silenzio.</p></blockquote></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Stile e temi poetici</h3>



<p>L&#8217;opera di Cristina Campo è caratterizzata dalla ricerca della cura stilistica e dall&#8217;esplorazione dei temi del mistero e del sacro. La sua poesia, spesso descritta come &#8220;ermetica&#8221; e &#8220;barocca&#8221;, è popolata da immagini profondamente simboliche, <strong>come la &#8220;tigre assenza&#8221;, che rappresenta il fascino del non-detto e dell&#8217;invisibile.</strong> </p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Ahi che la Tigre,<br>la Tigre Assenza,<br>o amati, ha tutto divorato<br>di questo volto rivolto<br>a voi! La bocca sola<br>pura<br>prega ancora<br>voi: di pregare ancora<br>perché la Tigre,<br>la Tigre Assenza,<br>o amati,<br>non divori la bocca<br>e la preghiera&#8230;.</p></blockquote></figure>



<p><strong>Nella prima fase della poesia di Campo</strong>, come si evince dalla precedente poesia, emerge una forte influenza della tradizione lirica italiana, combinata con una sensibilità moderna. </p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>Si ripiegano i bianchi abiti estivi</em><br><em>e tu discendi sulla meridiana,</em><br><em>dolce Ottobre, e sui nidi.</em><br><em>Trema l’ultimo canto nelle altane</em><br><em>dove sole era l’ombra ed ombra il sole,</em><br><em>tra gli affanni sopiti.</em><br><em>E mentre indugia tiepida la rosa</em><br><em>l’amara bacca già stilla il sapore</em><br><em>dei sorridenti addii.</em></p></blockquote></figure>



<p><strong>La seconda fase della sua poesia</strong>, invece, vede un approfondimento dei temi spirituali e metafisici, con una maggiore attenzione alla forma e alla struttura del verso. </p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Due mondi &#8211; e io vengo dall&#8217;altro.<br>Dietro e dentro<br>le strade inzuppate<br>dietro e dentro<br>nebbia e lacerazione<br>oltre caos e ragione<br>porte minuscole e dure tende di cuoio,<br>mondo celato al mondo, compenetrato nel mondo,<br>inenarrabilmente ignoto al mondo,<br>dal soffio divino<br>un attimo suscitato,<br>dal soffio divino<br>subito cancellato,<br>attende il Lume coperto, il sepolto Sole,<br>il portentoso Fiore.<br>Due mondi &#8211; e io vengo dall&#8217;altro.</p></blockquote></figure>



<h3 class="wp-block-heading">La fortuna</h3>



<p>Nonostante la vita appartata, l&#8217;influenza di Cristina Campo è stata profonda, specialmente dopo la sua morte. La pubblicazione della biografia <em><a href="https://www.adelphi.it/libro/9788845916786" target="_blank" rel="noopener">&#8220;Belinda e il mostro &#8211; Vita segreta di Cristina Campo&#8221;</a></em> (2002) ha ulteriormente contribuito a svelare gli aspetti meno noti della sua vita e del suo pensiero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse"><strong><em>Cristina Campo, alla ricerca della perfezione</em></strong>, Tesi di Elena Baldoni (online)<br><br><em><strong>La tigre assenza</strong></em>, Cristina Campo, Adelphi<br><br><strong><em>L'opera letteraria di Cristina Campo</em></strong>, Tesi di Sandra Di Vito (online)</pre>



<p><strong>[Immagine di dominio pubblico, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/File:Cristina_Campo_2.jpg" target="_blank" rel="noopener">Wikimedia Commons</a>]</strong></p>



<p><strong>[Questo articolo è stato rielaborato con il supporto dell’Intelligenza Artificiale]</strong></p>
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		<title>Alda Merini, poeta e basta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 12:28:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Contemporanee]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Signora Merini, lei da dove prende l&#8217;ispirazione poetica? Signore, sono anche cazzi miei questi. Simone Cristicchi e Alda Merini Abbiamo il brutto vizio di guardare gli artisti come essere lontani da noi, figure geniali inavvicinabili. Nel caso di Alda Merini ho aspettato anni dall&#8217;apertura di questo sito per redigere la sua voce perché di fatto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Signora Merini, lei da dove prende l&#8217;ispirazione poetica? <em>Signore, sono anche cazzi miei questi.</em></p>
<cite>Simone Cristicchi e Alda Merini</cite></blockquote>



<p>Abbiamo il brutto vizio di guardare gli artisti come essere lontani da noi, figure geniali inavvicinabili. Nel caso di <a href="https://www.aldamerini.it/" data-type="link" data-id="https://www.aldamerini.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alda Merini</a> ho aspettato anni dall&#8217;apertura di questo sito per redigere la sua voce perché di fatto mi sembrava uno scoglio insormontabile raccontarla. Come spesso accade, ci fasciamo la testa prima di essercela rotta: dopo aver visto il <strong>film su Alda Merini</strong>, ho letto finalmente un libro su di lei comprato nel 2019 e sono pronta a raccontare questa poetessa che invece mi è sembrata così &#8220;umana&#8221;, nel senso di <em>vicina</em>, rispetto a quanto avevo ipotizzato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una su un milione</h2>



<p>Scrive bene Annarita Briganti in &#8220;Alda Merini, l&#8217;eroina del caos&#8221;: è ormai anacronistica l&#8217;accezione di <strong>poeta internata</strong>, Alda Merini è <em>poeta e basta</em>. Provate a chiedere a qualcuno il nome di una poetessa: di solito è Alda Merini, <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/" data-type="post" data-id="785">Saffo</a> o <a href="https://www.poetessedonne.it/americane/emily-dickinson-riassunto/" data-type="post" data-id="998">Emily Dickinson</a>. Nonostante la sua produzione letteraria sia uscita in modo &#8220;disordinato&#8221;, oggi quello di Alda Merini è un nome noto (anche all&#8217;estero) nel <em>mare magnum</em> delle poetesse dimenticate, nonché protagonista di moltissimi post social ogni giorno grazie alla semplice forza dei suoi versi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vita in breve</h2>



<p>Alda Merini è nata il <strong>21 marzo del 1931</strong>: il primo giorno di primavera e la data in cui &#8211; nel 1999 &#8211; sarà istituita la <strong>Giornata Mondiale della Poesia</strong>. La sua poesia è sparsa ovunque: tra le carte disordinate ricche di inediti e persino sulle pareti di casa. Il cosiddetto &#8220;muro degli angeli&#8221;, ovvero le pareti della camera di Alda dove scriveva note e pensieri anche col rossetto, oggi è riprodotto presso la <strong>Casa delle Arti &#8211; Spazio Merini di Milano</strong>. E sempre a Milano esiste un ponte che porta il suo nome: ha vinto anche sulla toponomastica grazie ad una petizione online accolta dal Comune di Milano.</p>



<p>Proveniva da una famiglia borghese che ha vissuto la guerra e che ha provato a imporle quel modello di &#8220;brava moglie&#8221; che lei ha anche provato ad incarnare <strong>sposando Ettore Carniti e generando &#8211; tra un ricovero e l&#8217;altro &#8211; quattro figlie</strong>. Ma la Milano dell&#8217;epoca sostiene Alda Merini come poeta sin dalla sua adolescenza, anche quando non viene accettata al liceo.  Sono gli anni di Quasimodo, Montale e del suo grande amore Manganelli. Fu il padre a regalarle un vocabolario per poi ricordarle che con la poesia &#8220;non si mangia&#8221;.</p>



<p>Dopo la morte di Ettore Carniti sposa Michele Pierri, poeta e medico in pensione, e per un periodo vive a Taranto. Quando Pietro si ammala gravemente torna a Milano e in terapia: sono anni &#8211; quelli Novanta e Duemila &#8211; molto proficui dal punto di vista letterario, <strong>escono tante sue opere e vince premi importanti</strong>. Muore il 1° novembre 2009 per un sarcoma, &#8220;fumando le sue amatissime e inseparabili sigarette&#8221;: è funerale di stato con sepoltura nel Cimitero Monumentale di Milano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La poesia</h2>



<p>La poesia per Alda Merini è cura, un po&#8217; come accade anche ad <a href="https://www.poetessedonne.it/americane/anne-sexton/" data-type="post" data-id="1654">Anne Sexton</a>: per entrambe il malessere si lenisce scrivendo, su consiglio dei medici curanti. Per Alda fu Enzo Gabrici, il <strong><em>dottor G</em></strong>, ad aiutarla, nonostante nei manicomi dell&#8217;epoca le cure non fossero proprio di tipo riabilitativo, ma piuttosto &#8220;anestetiche&#8221;.</p>



<p><em>La &#8220;poeta dei Navigli&#8221; </em>&#8211; scrive Briganti &#8211; <em>è la nostra <a href="https://www.poetessedonne.it/polacche/wislawa-szymborska/" data-type="post" data-id="2520">Wislawa Szymborska</a></em> solo che <a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/didattica/donne-vincitrici-nobel-letteratura/" data-type="post" data-id="3132">non ha mai vinto il Nobel</a>, nonostante la candidatura. La scrittura si concentra su ogni aspetto del quotidiano: dalle piccole cose alla cronaca, è puntuale e profonda.</p>



<p>Una delle poesie più apprezzate della poeta è <strong>&#8220;Terra Santa&#8221;</strong>, in cui il ricovero viene tradotto in poesia con immagini bibliche:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Fummo lavati e sepolti,<br>odoravamo di incenso.<br>E dopo, quando amavamo<br>ci facevano gli elettrochoc<br>perché, dicevano, un pazzo<br>non può amare nessuno.</p></blockquote></figure>



<p><strong>Collana di perle, smalto rosso e sigaretta</strong> (con cui buca pure il materasso, quando si addormenta), un amore sfrenato per il caffè e per le telefonate lunghe che non può permettersi di pagare. Quando vince il <strong>Premio Librex &#8211; Guggenheim &#8220;Eugenio Montale</strong> per la poesia&#8221; spende i 35 milioni di euro facendo una &#8220;vacanza&#8221; in albergo. Questa è Alda Merini.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Io fui Alda Merini ma non so dirvi nulla<br>se non che tre elementi come nell&#8217;universo<br>giocarono dentro la mia parola:<br>l&#8217;aria, il fuoco e la terra.</p></blockquote></figure>



<p>Oltre al ricovero, grande <strong>protagonista dei suoi versi è l&#8217;amore</strong>:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>E non d&#8217;altra<br>sostanza è fatta d&#8217;amore la follia<br>che unisce l&#8217;universo.</p></blockquote></figure>



<p>Proprio nel <strong>verso immediato e profondo</strong> si cela probabilmente il fascino della poetica di Merini: non è difficile, leggendo queste brevi frasi, intuire perché siano tanto apprezzate anche sui Social Network che vanno alla velocità della luce.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>S&#8217;anche ti lascerò per breve tempo,<br>solitudine mia, se mi trascina <br>l&#8217;amore, tornerò, stanne pur certa;<br>i sentimenti cedono, tu resti.</p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il film con Laura Morante</h2>



<p>Trovo apprezzabile che tra 2023 e 2024 siano usciti almeno due film dedicati a due grandi poetesse italiane, <a href="https://www.poetessedonne.it/italiane/patrizia-cavalli/" data-type="post" data-id="1707">Patrizia Cavalli</a><strong><a href="https://www.poetessedonne.it/italiane/patrizia-cavalli/" data-type="post" data-id="1707"> </a></strong>e Alda Merini. Ma se il docufilm su Patrizia Cavalli coinvolge quest&#8217;ultima prima della morte, il film su Alda Merini è una ricostruzione vera e propria dove la poeta viene trasformata in una sorta di <strong>personaggio Disney</strong>. Vengono scelte attrici bellissime, come Laura Morante, e tutta la vita della Merini diventa una versione molto edulcorata dei drammi vissuti e mi verrebbe da dire &#8211; fondamentali &#8211; per inquadrare storicamente la scrittrice.</p>



<p>Grande assente la vita da sfollati durante la seconda Guerra Mondiale, e ancora, poco approfondito il fatto che il marito della Merini la lasci costantemente da sola con le figlie fino al momento in cui &#8211; dopo l&#8217;ennesima serata fuori &#8211; la poeta gli scaglia una sedia contro e lui la fa internare: nel film Rai sembra che lui la interni dopo una serata fuori a cui lei <em>reagisce male.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse">Alda Merini,<em> L'eroina del caos</em>, Annarita Briganti (Cairo)
Alda Merini,<em> Confusione di stelle</em>, Riccardo redivo e Ornella Spagnulo (Einaudi)
</pre>



<p><strong>Immagine modificata:</strong> <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Alda_Merini.jpg" target="_blank" rel="noopener">Giuliano Grittini at it.wikipedia</a>, <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0" target="_blank" rel="noopener">CC BY-SA 3.0</a>, via Wikimedia Commons</p>
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		<title>Isabella Morra, la tragica vita di una sublime poetessa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Apr 2024 05:09:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[“La storia di Isabella Morra non può essere ridotta a una semplice vicenda amorosa. È soprattutto una storia di libertà e, più precisamente, della ricerca di libertà attraverso la cultura, l’arte, la natura” (Dacia Maraini) La vita Come quasi sempre accade a poeti, scrittori e artisti in genere, soprattutto se donne, anche questa poetessa conquistò [&#8230;]]]></description>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“La storia di Isabella Morra non può essere ridotta a una semplice vicenda amorosa. È soprattutto una storia di libertà e, più precisamente, della ricerca di libertà attraverso la cultura, l’arte, la natura” (Dacia Maraini)</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">La vita</h2>



<p>Come quasi sempre accade a poeti, scrittori e artisti in genere, soprattutto se donne, anche questa poetessa conquistò la sua fama dopo la morte.</p>



<p>La sua breve e tragica vita, però, non le impedì di dedicarsi alla poesia in maniera totale e appassionata, tanto che oggi è considerata, a tutti gli effetti,<strong> una delle voci più importanti della poesia italiana del XVI secolo.</strong></p>



<p>Isabella Morra nacque, nel 1520, in un castello arroccato sulla collina a Favale, odierna Valsinni, in Basilicata. Terza di otto figli della nobile famiglia dei Morra, dovette ben presto separarsi dal padre. Era quello, infatti, un periodo di profondi contrasti sociali a causa della sanguinosa guerra tra franchi e spagnoli in contesa per l’egemonia del Regno di Napoli. Il padre, schieratosi con l’esercito francese, a causa della sconfitta in battaglia, fu costretto all’esilio in Francia.</p>



<p>Al castello la vita si fece difficile: la madre di Isabella cadde in una sorta di depressione e i fratelli presero il sopravvento. Ma i modi aspri e maschilisti dei giovani Morra mal si conciliavano con la finezza e la ricchezza d’animo di Isabella,<strong> tanto che la ragazza si chiuse in un forzato isolamento</strong>, affidando le sue pene e la sua giovinezza agli studi e alle lettere.</p>



<p>Nella prigionia del castello, la poesia divenne l’unico conforto a cui affidare i propri pensieri e la triste consapevolezza della sua sorte di donna senza privilegi, costretta a vivere in un borgo dalla forte chiusura mentale.</p>



<p><em>[Studi recenti hanno portato alla luce, però, testimonianze che Isabella ebbe la possibilità di allontanarsi dal suo borgo, riuscendo a frequentare le corti del tempo e a svolgere il ruolo di dama di compagnia]</em></p>



<p>Molto apprezzata dal suo precettore, il canonico Torquato, questi la invogliò a iniziare un <strong>rapporto epistolare con un nobile di origine spagnola, Diego Sandoval De Castro.</strong></p>



<p>Il legame tra la ragazza e il nobiluomo si rafforzò sempre più ma non ci è dato sapere se tale rapporto fu di semplice amicizia o, come molti malignarono, se ci fu un coinvolgimento amoroso. Diego Sandoval era sposato e, inoltre, era uno spagnolo mentre la famiglia Morra era filofrancese. Tanto bastò ai fratelli di Isabella per condannare la presunta relazione arrivando a <strong>decidere di uccidere la sorella.</strong></p>



<p>Il primo a venir assassinato fu il precettore, reo di aver spinto la ragazza a iniziare il rapporto con il nobile spagnolo. Successivamente, i fratelli Morra pugnalarono e uccisero la giovane Isabella. Lo stesso Diego Sandoval subì, in un secondo momento, la medesima sorte. La data di morte della poetessa è incerta, tra il<strong> 1545 e il 1546.</strong> Il suo corpo non fu mai ritrovato e, attorno alla sua figura, nacque la leggenda. Ancora oggi pare che lo spirito della dolce Isabella aleggi tra le stanze del maniero e le strade dell’antico borgo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">La poetica</h2>



<p>Rifugiatasi nella poesia, Isabella comincia a scrivere, attingendo a piene mani dalla sua sventura. Il ricordo del padre si fa struggente, sogna di vederlo tornare:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>D’un alto monte onde si scorge il mare/miro sovente io, tua figlia Isabella,/s’alcun legno spalmato in quello appare,/che di te, padre, a me doni novella</em></p></blockquote></figure>



<p>Ma il suo desiderio non si realizzerà mai.</p>



<p>I luoghi e la natura che la circondano diventano motivo di infelicità e sconforto ma, allo stesso tempo, sono da ispirazione per le sue liriche.</p>



<p>Isabella è costretta a vivere la sua triste giovinezza tra gente <em>irrazional, priva d’ingegno </em>e dalla mentalità <em>chiusa e ristretta, </em>osservando la vallata dominata dal castello, una <em>valle inferna, </em>dalle <em>selve incolte, </em>attraversata da un <em>fiume alpestre,</em> il fiume Sinni al quale, però, dedica anche bellissimi versi, assumendo quasi le forme di un confidente.</p>



<p><strong>La sua poesia nasce, quindi, da una condizione di dolore e solitudine</strong>, divenendo sfogo di un animo che grida la propria sofferenza contro un’avversa Fortuna, origine dei suoi mali. Donna anch’essa, la Fortuna è malvagia, cruda, traditrice del suo stesso genere, in quanto cattiva e non sensibile e delicata come, di solito, sono le donne.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>Se a la propinqua speme nuovo impaccio<br>o Fortuna crudele o l’empia Morte,<br>com’han soluto, ahi lassa, non m’apporte,<br>rotta avrò la prigione e sciolto il laccio.<br>Ma, pensando a quel dì, ardo ed agghiaccio,<br>chè ‘l timore e ‘l desìo son le mie scorte;<br>a questo or chiudo, or apro a quel le porte,<br>e, in forse, di dolor mi struggo e sfaccio</em>.</p></blockquote></figure>



<p>Solo negli ultimi componimenti, il bisogno fortissimo di trovare un senso a tutto quel dolore, e forse un, se pur lieve, lenimento, devia la poesia della giovane verso una linea cristiana, <strong>con liriche innalzate a Cristo e alla Vergine Maria. </strong>E così, le rime smussano gli spigolosi angolia favore di versi più dolci e sereni.</p>



<p>Lo stile poetico di Isabella Morra, come quello di <a href="https://www.poetessedonne.it/italiane/vittoria-colonna/">Vittoria Colonna</a>, è inserito nella corrente del <strong>petrarchismo</strong>, il cui tema dominante era l’amore. Ma la poetessa è lontana da quelle liriche appassionate che cantavano le altre donne dedite all’attività letteraria. Non ci sono sentimenti amorosi nelle sue poesie né celebrazione dell’amore, solo un velo malinconico e triste a coprire i suoi versi.</p>



<p>Il dramma dell’umanità parla attraverso i suoi scritti. Ella stessa definisce il suo stile amaro, pieno di dolore, ruvido, ma è l’espressione più vera di quella che è la sua condizione di vita: anch’essa amara, dolorosa e ruvida, relegata in un borgo piccolo e retrogrado nel quale non poteva mettere in risalto le sue doti di donna e poetessa.</p>



<p>Come già accennato, la poesia di Isabella Morra si tinge di sfumature nuove allorché ella si avvicina alla fede cristiana. Il desiderio di pace e di conforto è urgente, necessario. E così i suoi versi tramutano la linea dura e netta in parole più morbide nei confronti di tutto ciò che la circonda.</p>



<p>La stessa natura assume volti nuovi e nelle sue poesie troviamo ora la <em>grotta felice, </em>il <em>Sinno veloce </em>e le <em>chiare fonti e rivi</em>. Isabella non ha più quella spina opprimente nel petto, è <em>lieta e contenta in questo bosco ombroso.</em></p>



<p>Oggi la poesia di questa <strong>sublime poetessa, </strong>come la definì Benedetto Croce, pur non rinnegando la corrente petrarchista, è considerata innovativa per i tempi in cui ella visse, tanto da farne una pioniera del Romanticismo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia consigliata</h2>



<pre class="wp-block-verse">- <strong><em>Rime di Isabella Morra </em></strong>– Stilo Editrice

-<strong><em>Isabella di Morra e Diego Sandoval de Castro (di Benedetto Croce) </em></strong>– Sellerio Editore</pre>



<p><strong>Articolo scritto dalla poetessa Federica Sanguigni</strong></p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="UZMVYSpwIQ"><a href="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/federica-sanguigni/">Federica Sanguigni</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Federica Sanguigni&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/federica-sanguigni/embed/#?secret=1s7KuWjpoD#?secret=UZMVYSpwIQ" data-secret="UZMVYSpwIQ" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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		<title>Vittoria Colonna: poesie tra sacro e profano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Mar 2024 13:49:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Moderne]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando Bembo rese la poesia petrarchesca il modello &#8220;ufficiale&#8221; da seguire, anche le poetesse cinquecentesche iniziarono a far sentire la propria voce, emulando il genio del predecessore. Tra queste voci femminili &#8211; dette &#8220;petrarchiste&#8221; &#8211; spicca quella di Vittoria Colonna (1490/92-1547), nata a Marino da Fabrizio Colonna e Agnese di Montefeltro. Vittoria Colonna, poetessa aristocratica, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando Bembo rese la poesia petrarchesca il modello &#8220;ufficiale&#8221; da seguire, anche le poetesse cinquecentesche iniziarono a far sentire la propria voce, emulando il genio del predecessore. Tra queste voci femminili &#8211; <strong>dette &#8220;petrarchiste&#8221; </strong>&#8211; spicca quella di Vittoria Colonna <strong>(1490/92-1547</strong>), nata a Marino da Fabrizio Colonna e Agnese di Montefeltro. </p>



<p>Vittoria Colonna, poetessa aristocratica, fu uno dei <a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/didattica/rinascimento-italiano/" data-type="post" data-id="3595">personaggi femminili più noti del Rinascimento</a> non solo in quanto marchesa di Pescara, ma anche per il circolo culturale di cui fu promotrice. Tutte le sue poesie furono raccolte e date alla stampa dai tipografi, senza che lei intervenisse.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Due tipi di versi d&#8217;amore</h2>



<p>La sua produzione può essere divisa in una fase profana, in cui scrive poesie d&#8217;amore per il marito&#8221;, e una fase &#8220;spirituale&#8221;, dove dedica il suo amore a Dio. </p>



<p>Nella prima fase riecheggia forte il modello petrarchesco e in tal senso va fatto presente che la scrittura poetica non è mai riflesso autentico della realtà: come non lo era per Petrarca e Laura, probabilmente non lo è stato neppure per le poesie che <strong>Vittoria Colonna dedica a Ferrante d&#8217;Avalos</strong>, marchese di Ferrara che le viene promesso da bambina per alleanza matrimoniale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;amore coniugale</h3>



<p>Sonetto dedicato al marito sempre lontano per le battaglie, in cui riecheggia la<strong> fedeltà solida </strong>della consorte.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Scrivo sol per sfogar l’interna doglia,<br>Di che si pasce il cor, ch’altro non vole,<br>E non per giunger lume al mio bel sole,<br>Che lasciò in terra sì onorata spoglia.<br>Giusta cagione a lamentar m’invoglia:<br>Ch’io scemi la sua gloria assai mi dole;<br>Per altra penna e più saggie parole<br>Verrà chi a morte il suo gran nome toglia.<br>La pura fè, l’ardor, l’intensa pena<br>Mi scusi appo ciascun, grave cotanto<br>Che né ragion né tempo mai l’affrena.<br>Amaro lagrimar, non dolce canto,<br>Foschi sospiri e non voce serena,<br>Di stil no, ma di duol mi danno il vanto.</p></blockquote></figure>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;amore sacro</h3>



<p>Dopo la morte del marito, il <strong>Cristo Crocifisso diventa l&#8217;unico vero amore</strong> (nonché simbolo dei riformatori cinquecenteschi).</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Poi che ‘l mio casto amor gran tempo tenne<br>l’alma di fama accesa, ed ella un angue<br>in sen nudrio, per cui dolente or langue<br>volta al Signor, onde il rimedio venne,<br>i santi chiodi omai sieno mie penne,<br>e puro inchiostro il prezioso sangue,<br>vergata carta il sacro corpo exangue,<br>sì ch’io scriva per me quel ch’Ei sostenne.<br>Chiamar qui non convien Parnaso o Delo,<br>ch’ad altra acqua s’aspira, ad altro monte<br>si poggia, u’ piede uman per sé non sale;<br>quel Sol ch’alluma gli elementi e ‘l Cielo<br>prego, ch’aprendo il Suo lucido fonte<br>mi porga umor a la gran sete equale.</p></blockquote></figure>



<p><strong>&#8220;Scrivo solo per sfogar l&#8217;interna doglia&#8221; </strong>afferma Vittoria, quasi come se non avesse pretese nei confronti dei suoi versi, che vengono definiti da Francesco Florio &#8220;già prestabiliti&#8221; in quanto la poetessa si sarebbe incastrata in una dimensione in cui è <strong>&#8220;schiava della vedovanza&#8221; </strong>e quindi non riuscirebbe a tirare fuori la sua vera poesia. </p>



<p>A mio avviso potrebbe trattarsi semplicemente di una scelta letteraria, del resto la poesia non deve necessariamente essere verità personale, a maggior ragione in un&#8217;epoca di forte definizione ed emulazione dei modelli letterari precedenti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Curiosità</h2>



<p><strong><em>La poetessa romana grande amica di</em></strong> <strong><em>Michelangelo</em></strong>. Con questa perifrasi potrete trovare Vittoria Colonna in qualche definizione delle parole crociate: ed è vero, i due furono legati da una profonda amicizia.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Un uomo in una donna, anzi uno dio / per la sua bocca parla, / ond’io per ascoltarla, / son fatto tal, che ma’ più sarò mio»</p><cite>Madrigale di Michelangelo per Vittoria Colonna, 235</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse"><strong><em>Gaspara Stampa e altre poetesse del '500</em></strong>, Francesco Flora
<strong><em>Controcanone, La letteratura delle donne dalle origini a oggi</em></strong>, Jhonny L. Bertolio
<strong><em>Vittoria Colonna</em></strong>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vittoria_Colonna" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wikipedia</a></pre>



<p>Immagine modificata <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Sebastiano_del_Piombo_-_Vittoria_Colonna_(%3F)_-_Google_Art_Project.jpg" target="_blank" rel="noopener">Sebastiano del Piombo</a>, Public domain, via Wikimedia Commons</p>
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		<title>Compiuta Donzella, la prima voce italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jul 2023 10:39:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Medievali]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[“Per che non degni fummo che tanta preziosa e mirabele figura, come voi siete, abitasse intra l&#8217;umana generazione d&#8217;esto seculo mortale&#8221; Guittone d&#8217;Arezzo, lettera V, Epistolario Tre sonetti restano di Compiuta Donzella e sono conservati nell&#8217;antologia poetica del Vaticano Latino 3793. Sicuramente era un uomo Per certa critica è la prima poetessa, a volte anche [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Per che non degni fummo che tanta preziosa e mirabele figura, come voi siete, abitasse intra l&#8217;umana generazione d&#8217;esto seculo mortale&#8221;</p>
<cite> <strong>Guittone d&#8217;Arezzo, lettera V, Epistolario</strong></cite></blockquote>



<p>Tre sonetti restano di Compiuta Donzella e sono conservati nell&#8217;antologia poetica del Vaticano Latino 3793. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Sicuramente era un uomo</h2>



<p>Per certa critica è la prima poetessa, a volte anche la prima scrittrice, italiana, per altra è un uomo sotto pseudonimo, come <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/erinna-di-telo-riassunto/" data-type="post" data-id="1277">Erinna</a>, perché le donne medievali in Italia non scrivevano poesia. Il fatto che alcuni colleghi, tipo Guittone d&#8217;Arezzo, parlino di donzelle &#8220;compiute&#8221; nelle loro opere non offre certezze sul riferimento proprio a Compiuta, perché <em>compiuta </em>è un aggettivo oltre che un nome comune della Firenze dell&#8217;epoca e <em>donzella</em> è un cognome attestato oltre che un sostantivo:<strong> si tratta di una scrittrice o di una &#8220;voce femminile&#8221;?</strong> La domanda nasce spontanea solo perché &#8220;fa strano&#8221; vedere una donna in un&#8217;antologia dove gli autori sono tutti uomini, naturalmente. Alcuni studiosi hanno definito i sonetti della Compiuta <strong>un &#8220;esercizio giocoso&#8221;</strong> (maschile) certificato dal fatto che gli stessi poeti contemporanei nel Manoscritto sembrano enfatizzare l&#8217;eccezionalità della poetessa, come se fosse una novità che una donna possa essere colta. Un po&#8217; come <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/" data-type="post" data-id="785">Saffo</a>, detta &#8220;decima musa tra i nove poeti lirici&#8221;.</p>



<p>Fatto sta che la Donzella si trova nel manuale di <em><strong>Storia della Letteratura Italiana</strong></em> di Francesco De Sanctis.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi era Compiuta Donzella</h2>



<p>Il dubbio si fa sentire più forte quando si legge il contenuto dei sonetti: due sono dedicati all&#8217;infelicità che la donzella prova nel doversi sposare contro la sua volontà e per ordine di suo padre, quando vorrebbe invece dedicarsi a Dio, mentre uno è un tenzone, probabilmente con il contemporaneo Chiaro Davanzati. Ma non non siamo qui per mettere ancora una volta in dubbio l&#8217;esistenza di una scrittrice, quindi partiamo da capo:<strong> Compiuta Donzella è vissuta nel XIII secolo</strong>, probabilmente è la prima donna che ha scritto in volgare italiano e il suo stile trobadorico e giullaresco, con delle note petrarchesche. Il nome, potrebbe essere tranquillamente un <em>Senhal</em>, ovvero un nome d&#8217;arte.</p>



<p>Per essere alfabetizzata probabilmente era di estrazione nobile, per questo magari spinta dal padre al matrimonio, come spesso accadeva all&#8217;epoca. Dati gli influssi trobadorici della sua poesia, non si esclude <strong>possa aver fatto parte di qualche circolo letterario</strong>, come <a href="https://www.poetessedonne.it/latine/sulpicia/" data-type="post" data-id="1843">Sulpicia</a>, e che quindi fosse nota e ammirata dai colleghi, alcuni dei quali, come si diceva sopra, la ricordano con lettere e sonetti.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>A la stagion che ’l mondo foglia e fiora<br>acresce gioia a tut[t]i fin’ amanti:<br>vanno insieme a li giardini alora<br>che gli auscelletti fanno dolzi canti;<br>la franca gente tutta s’innamora,<br>e di servir ciascun trag[g]es’ inanti,<br>ed ogni damigella in gioia dimora;<br>e me, n’abondan mar[r]imenti e pianti.<br>Ca lo mio padre m’ha messa ’n er[r]ore,<br>e tenemi sovente in forte doglia:<br>donar mi vole a mia forza segnore,<br>ed io di ciò non ho disìo né voglia,<br>e ’n gran tormento vivo a tutte l’ore;<br>però non mi ralegra fior né foglia</p></blockquote></figure>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-solid-color"><blockquote><p>Lasciar vorría lo mondo, e Dio servire,<br>E dipartirmi d’ogni vanitate,<br>Però che veggo crescere e salire<br>Mattezza e villania e falsitate;<br>Ed ancor senno e cortesia morire,<br>E lo fin pregio e tutta la bontate;<br>Ond’io marito non vorría né sire,<br>Né stare al mondo per mia volontate.<br>Membrandomi ch’ogn’uom di mal s’adorna,<br>Di ciaschedun son forte disdegnosa,<br>E verso Dio la mia persona torna.<br>Lo padre mio mi fa stare pensosa,<br>Ché di servire a Cristo mi distorna:<br>Non saccio a cui mi vol dar per isposa.</p></blockquote></figure>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Ornato di gran pregio e di valenza<br>e risplendente di loda adornata,<br>forte mi pregio piú, poi v’è in plagenza<br>d’avermi in vostro core rimembrata<br>ed invitate a mia poca possenza<br>per acontarvi, s’eo sono insegnata,<br>come voi dite, c’agio gran sapienza,<br>ma certo non ne sono amantata.<br>Amantata non son como voria<br>di gran vertute né di placimento;<br>ma, qual ch’i’ sia, agio buono volere<br>di servire con buona cortesia<br>a ciascun ch’ama sanza fallimento:<br>ché d’Amor sono e vogliolo ubidire.</p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse"><em>Nuove ipotesi su Compiuta Donzella</em>, Davide Cerrato

<em>La compiuta donzella e la voce femminile nel Vat.Lat. 3793</em>, Justin Steinberg
<em>
Compiuta Donzella</em>, Raffelli Editore</pre>



<p><strong>Immagine creata con Bing Image Creator e poi adattata</strong></p>
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		<title>Ada Negri: la poetessa melanconica e il suo desiderio di riscatto sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Poetesse]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 May 2023 09:16:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poetesse Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Poetesse Contemporanee]]></category>
		<category><![CDATA[Vita e opere]]></category>
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					<description><![CDATA[Io non ho nome. – Io son la rozza figlia dell’umile stamberga; plebe triste e dannata è mia famiglia, ma un’indomita fiamma in me s’alberga. Ada Negri La prima scrittrice della classe operaia: così possiamo definire Ada Negri. Una donna che portò nei suoi testi le tematiche sociali degli anni tra la fine dell’Ottocento e [&#8230;]]]></description>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Io non ho nome. – Io son la rozza figlia</em></p>



<p><em>dell’umile stamberga;</em></p>



<p><em>plebe triste e dannata è mia famiglia,</em></p>



<p><em>ma un’indomita fiamma in me s’alberga.</em></p>
<cite><strong>Ada Negri</strong></cite></blockquote>



<p><strong>La prima scrittrice della classe operaia:</strong> così possiamo definire Ada Negri. Una donna che portò nei suoi testi le tematiche sociali degli anni tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento in Italia, con uno sguardo particolarmente attento alla condizione femminile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vita: da <em>rozza figlia dell’umile stamberga</em> a voce della classe operaia</h2>



<p>Ada Negri nacque a Lodi il 3 Febbraio 1870.</p>



<p>Trascorse l’infanzia e l’adolescenza nel palazzo del conte Cristoforo Barni, dove la nonna materna lavorava come custode. A palazzo, Ada giocava con le figlie del conte come se fosse anche lei una piccola nobile. <strong>La vergogna provata era grande</strong>, però, quando doveva abbandonare i giochi e correre ad aprire il cancello alle carrozze del conte e dei suoi ospiti.</p>



<p>Frequentò la scuola femminile di Lodi e qui, ben presto, dimostrò la sua notevole capacità di apprendimento nonché una <strong>fervida fantasia</strong> che non sfuggì all’insegnante di italiano il quale invitò la ragazza a continuare gli studi.</p>



<p>Nel 1887 ottenne <strong>un posto da maestra</strong> presso la scuola elementare di Motta Visconti (Pavia). La classe era composta da ragazzi sporchi, dal cattivo odore e con i pidocchi, ma che lei amava perché, tra loro, si sentiva a suo agio. Ricorderà quegli anni come i più felici della sua vita.</p>



<p>Non era solo l’insegnamento a occupare il suo tempo e la sua mente. Ada Negri fu colta da una <strong>vocazione poetica straordinaria e inarrestabile</strong>. I versi quasi si componevano da soli nella sua testa e spesso, la notte, scriveva senza sosta. Alcune riviste pubblicarono le sue poesie che attirarono l’attenzione della letterata e giornalista Sonia Bisi Albini che le dedicò un articolo sul Corriere della Sera. Ada Negri cominciò la sua ascesa nel mondo letterario, diventando un vero e proprio caso, acclamata da pubblico e critica, chiamata, da qualcuno,<strong> la poetessa del Quarto Stato</strong>. Nel 1940 ebbe la nomina all’Accademia d’Italia, prima e unica donna a ottenere questo titolo. L’adesione al movimento fascista, però, fece cadere pian piano il suo nome nell’oblio.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Poesia</strong></h2>



<p>I versi di Ada Negri trasudano <strong>dolore e rabbia per le condizioni</strong> in cui è costretta a vivere gran parte della popolazione. Le sue poesie denunciano la miseria dei contadini, lo sfruttamento in fabbrica degli operai, le condizioni di vita malsane e di estrema povertà, la condizione di inferiorità riservata alle donne. La poetessa denuncia, e lo fa con forza, con audacia, tingendo i suoi versi di un desiderio di riscatto profondo che non ha paura della classe borghese che va a colpire. <strong>Forte del suo ruolo sociale</strong>, e affiancata da istituzioni e personalità influenti, opera in favore di bambine e donne bisognose.</p>



<p>Non solo le tematiche sociali sono linfa per i versi di Ada Negri. Dopo essersi sposata con il ricco impresario Giovanni Garlanda, alla nascita della figlia Bianca, la sua poesia si ammorbidisce e sfuma in temi legati alla sua <strong>nuova condizione di mamma</strong>. Nascerà la raccolta poetica <strong>Maternità </strong>(1904). Quel periodo della sua vita, però, non è molto felice a causa di difficoltà sopraggiunte nelsuo matrimonio il quale termina con una rottura che porterà la poetessa a trasferirsi, nel 1913 e per un anno, a Zurigo, per seguire gli studi della figlia. Tornerà a Milano allo scoppio della guerra.</p>



<p>Qui comincia a dedicarsi alla prosa, raccontando di figure femminili nella loro vita quotidiana, dipingendo ritratti di umili situazioni di donne senza pretese. Nasce il primo volume di prose, <strong>Le Solitarie</strong> (1917). Successivamente scrive <strong>Stella mattutina</strong> (1921), un breve romanzo autobiografico sulla propria infanzia e sull’adolescenza. Protagonista è una bambina che ripercorre la vita di Ada: le umili origini, la vita e i giochi nella portineria del palazzo, la vocazione poetica, ma anche l’amore per la natura con la quale la poetessa crea un rapporto intimo ed esclusivo, una sorta di personalissimo dialogo interiore. Nel romanzo tornano i temi sociali, la denuncia contro i soprusi subiti da operai e contadini, la fabbrica vista come una vera e propria tiranna la quale causa dolore e violenza, come l’incidente accaduto a sua madre che diede spunto a una lirica famosissima e di grande impatto:</p>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-solid-color"><blockquote><p><em>Mano nell’ingranaggio</em><br><em>Rotan le cinghie, stridono le macchine;</em><br><em>indefessi ne l’opre, allegri canti</em><br><em>vociano i lavoranti.</em><br><em>Ma un dissennato grido a un tratto levasi;</em><br><em>e pare lacerante urlo di belva</em><br><em>ferita in una selva.</em><br><em>Fra i denti acuti un ingranaggio portasi</em><br><em>&#8211; povera donna bionda e mutilata!&#8230; –</em><br><em>una mano troncata.</em><br><em>…Rotan le cinghie, stridono le macchine;</em><br><em>ma le ruvide voci i lavoranti</em><br><em>più non sciolgono ai canti.</em><br><em>Stillan, confuse col sudor, le lacrime;</em><br><em>da lontano rombando, la motrice</em><br><em>cupe leggende dice.</em><br><em>E senza tregua appare agli occhi torbidi</em><br><em>&#8211; povera donna bionda e mutilata!&#8230; –</em><br><em>quella mano troncata.</em><br>(dalla raccolta <strong>Fatalità </strong>– 1892)</p></blockquote></figure>



<p>Gli ultimi anni della vita della poetessa furono segnati dalla <strong>sofferenza e da una grande </strong>solitudine che trovarono conforto solo nella religione e nella preghiera. Morirà a Milano l’11 Gennaio 1945, ormai quasi del tutto dimenticata.</p>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-solid-color"><blockquote><p><em>Tutto d’intorno è pace,</em><br><em>chiuso in un oblìo profondo,</em><br><em>indifferente il mondo</em><br><em>tace.</em></p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia consigliata</h2>



<pre class="wp-block-verse"><strong>- Poesie </strong>
di Ada Negri – Ediz. Interno Poesia

<strong>-Le solitarie (racconti)</strong>
di Ada Negri – Musicaos Editore

<strong>-Liriche scelte </strong>
di Ada Negri - Guido Miano Editore
</pre>



<p><strong>Articolo scritto dalla poetessa Federica Sanguigni</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="Fmj9RsIfk8"><a href="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/federica-sanguigni/">Federica Sanguigni</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Federica Sanguigni&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/autoritratti/federica-sanguigni/embed/#?secret=MGs3keMT7F#?secret=Fmj9RsIfk8" data-secret="Fmj9RsIfk8" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p><strong>Credits immagine:</strong> <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Ada_Negri.png" target="_blank" rel="noopener">Unione femminile nazionale, Archivio Famiglia Majno, Milano, attribution</a>, Public domain, via Wikimedia Commons (modificata nella copertina di questo sito)</p>
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