• Menu
  • Menu
immagine di anne sexton

Anne Sexton e la poesia come cura

“the writing put things back in place. I mean, things are more chaotic, and if I can write a poem, I come into order again, and the world is again a little more sensible, and real. I’m more in touch with things.”

Anne Sexton

Anne Gray Harvey nasce a Newton in Massachussets nel 1928 da una famiglia benestante che non riuscì mai a darle quello di cui aveva bisogno. Non a caso, dopo un adolescenza inquieta, fugge di casa a soli 18 anni con quello che diventerà suo marito, Alfred Sexton.

Una strega borghese

La sua vita è caratterizzata da vari crolli mentali e alcuni tentativi di suicidio: a ventotto anni l’esperienza di madre e moglie borghese offerta dalla società degli anni Quaranta non fa per lei e tenta per la prima volta di togliersi la vita. L’unica panacea le verrà offerta dalla poesia, a cui inizia ad avvicinarsi proprio per uscire dalla depressione ed esprimere a pieno le proprie emozioni. Emozioni taboo per l’epoca, pensieri che nessuno osa dire a voce alta. Anne Sexton è a tutti gli effetti la pioniera del “cosa c’è di più”: più di una vita chiusa in casa, tra mille agi, come una brava casalinga, mamma e moglie.

La realizzazione non può risiedere unicamente nella sfera domestica per questa donna irrequieta, che nel 1967 arriva a vincere il Premio Pulitzer con la raccolta di poesie “Live or die”. Segue, nel 1973, un’altra esperienza significativa nella vita di Anne: la richiesta di divorzio dal marito, che si chiuderà il 4 ottobre del 1974. Quel giorno Anne scende in garage, e dopo aver acceso il motore della sua macchina, inala volontariamente il monossido di carbonio e muore.

Femminismo in versi

Le poesie di Anne parlano tanto di vita femminile: spesso emerge l’immagine della strega per evocare quella di una donna che non si adegua, che non si immedesima nella casalinga ricca, e che necessariamente è una figura che devia dal percorso imposto. Stereotipo antico, che oggi viene tradotto dalla cultura pop come quello della “bad girl”, ma che nell’antichità aveva già creato una scissione tra le spose come Penelope e “le altre”, tra cui Circe, non a caso una strega.

Tra amori clandestini e frasi ricche di sensualità, la poesia di Anne resta è ancora molto attuale e universale. Nel video qui sotto leggo alcune delle sue poesie, tra cui almeno un paio d’amore.

Una come… Anne Sexton

Per il mio amore che ritorna da sua moglie

In questa poesia Anne è l’amante, l’acquarello che viene lavato via e che si paragona alla solida figura della moglie “unica e perfetta”, nata per far sentire l’uomo ricco proprietario di un sogno stabile, senza deviazioni, ma di fatto inappagante se alla continua ricerca di altre passioni, lontane dal focolare domestico.

Lei è tutta lì.

Lei è stata coniata proprio per te

modellata dalla tua infanzia,

modellata dalle tue cento biglie preferite.

Lei è sempre stata lì, mio caro.

Lei è, in effetti, squisita.

Fuochi d’artificio nella cupa metà di febbraio

e reale come una pentola di ghisa.

Amnmettiamolo. Io non sono stata che un momento.

Un lusso. Uno sloop rosso acceso nel porto.

I miei capelli si sollevavano come fumo dal finestrino dell’auto.

Vongole fuori stagione.

Lei è più di questo. Lei è il tuo possesso da possedere,

ha fatto crescere la tua pratica, la tua tropicale crescita.

Questo non è un esperimento. Lei è tutta armonia.

Si preoccupa di remi e scalmi per il canotto,

ha sistemato fiori selvatici sulla finestra a colazione,

si è seduta al tornio a mezzogiorno,

ha messo al mondo tre figli sotto la luna,

tre cherubini degni di Michelangelo.

lo ha fatto con le gambe divaricate

nei mesi terribili nella cappella.

Se guardi in su, i bambini sono là

come delicati palloncini appoggiati al soffitto.

Ha anche portato ciascuno di loro in fondo al corridoio

dopocena, con le teste privatamente chinate,

due gambe scalcianti, persona a persona

il suo volto arrossato per una canzone e per il loro poco sonno.

Ti ridò indietro il tuo cuore.

Ti do il permesso –

per il fuso dentro di lei, che pulsa

rabbioso nella polvere, per la carogna in lei

e per seppellire la sua ferita –

per seppellire viva la sua piccola rossa ferita –

per la fiamma pallida e tremolante sotto le sue costole,

per il marinaio ubriaco che attende nel suo polso sinistro,

per il ginocchio della madre, per le calze,

per il reggicalze, per il richiamo –

il curioso richiamo

quando scaverai dentro braccia e petto,

e tirerai il nastro arancione nei suoi capelli

e risponderai al richiamo, il curioso richiamo.

Lei è così nuda e unica,

Lei è la somma di te stesso e del tuo sogno.

Scalala come un monumento, gradino dopo gradino.

Lei è solida.

Invece io, io sono un acquarello.

Vengo lavata via.

traduzione dall’inglese di Marina de Carneri

A piedi nudi

La vita quotidiana dell’amore viene raccontata in questi versi così fisici, dove si passa da frasi con un forte potere suggestivo ad altre la cui concretezza sfiora i dialoghi di ordinaria amministrazione. In questa poesia Anne è tanto donna appassionata quanto bambina giocherellona, ma soprattutto è una donna libera.

Amarmi senza scarpe
vuol dire amare le mie lunghe gambe brune,
dolci e care, buone come cucchiai
e i miei piedi, due bambini
liberi di giocare nudi. Nodose sporgenze
le mie dita, non più costrette
– e in più guarda le unghie e
le prensili giunture di giunture
come in dieci passi mettono radici –
irrequieti e selvaggi: questo
l’ammazzò, questo la cucinò.
Lunghe gambe brune e lunghe brune dita.
Più su, caro, la donna
rievoca segreti, casine,
piccole lingue che narrano per te.

Siamo soli noi due
in questa casa su una lingua di terra.
Ha un campanellino nell’ombelico il mare,
ed io sono la tua scalza puttanella
per una settimana. Gradiresti del salame?
No. Non ti va proprio uno scotch?
No. Non bevi molto tu bevi
I gabbiani uccidono pesci
strillando come bimbi di tre anni.
Il ritmo delle onde è una droga
e tutta notte invoca
sono, sono, sono. Scalza,
ti tamburello la schiena su e giù.
Corro da porta a porta la mattina,
nella capanna giochiamo a nascondino.
Ora mi afferri le caviglie,
ti fai strada fra le gambe
e vieni a trapassarmi nel punto della fame.

traduzione dall’inglese di Marina de Carneri

Bibliografia suggerita

"Una come lei e altre poesie", Anne Sexton (Acquamarina) 
"Poetry as therapy", Academia.edu