chiara rantini poetessa

Chiara Rantini

La bruttezza è la bellezza che non ha trovato posto nell’anima

Biografia

Chiara Rantini (1974) ha sempre amato la poesia e la scrittura. Laureata in Lettere e Filosofia, è appassionata di natura, montagna e buone letture. È autrice del romanzo La resa delle ombre, Alcheringa ed., Anagni, 2018, della silloge poetica Un paradiso per Icaro, Ensemble ed., Roma, 2018, della silloge poetica Il blu e il rosso, L’Erudita, Roma, 2021 come coautrice insieme a Barbara Gabriella Renzi, curatrice della silloge poetica collettiva Sulla soglia della lontananza, CTL ed., Livorno, 2020. Fa parte del collettivo poetico Affluenti Nuova Poesia Fiorentina e del progetto letterario Natura e poesia.

Da cosa nasce il tuo amore per la poesia?

Il mio amore per la poesia nasce in famiglia. Mio nonno era un poeta autodidatta. Scriveva e leggeva molto. Quindi ho respirato il profumo delle poesia fin da piccola. Ho sempre amato scrivere, è il mio modo di donare qualcosa al mondo, il mio piccolo modesto contributo nella ricerca della bellezza.

A cosa si ispira la tua poesia?

La mia poesia si ispira alla vita, a tutto ciò che ci circonda, umanità e natura. Per mezzo della poesia indago l’anima, cerco di metterla a nudo, sondando le sue profondità.

Hai pubblicato delle sillogi poetiche? Se sì, quali? Dove è possibile acquistarle?

Ho pubblicato due sillogi poetiche e ho curato un’antologia. Le sillogi sono:

  • Un paradiso per Icaro“, Ensemble ed., Roma, 2018;
  • “Il blu e il rosso”, L’Erudita, Roma, 2021 come coautrice insieme a Barbara Gabriella Renzi.

L’antologia è “Sulla soglia della lontananza“, CTL ed., Livorno, 2020.

Tutte queste pubblicazioni si trovano nei maggiori store on line, in quelli delle rispettive case editrici, e sono ordinabili in libreria.

Chi sono i tuoi modelli poetici? Tra questi ci sono delle poetesse? Se sì, quali?

I miei modelli poetici sono il Crepuscolarismo, l’Espressionismo tedesco, Dino Campana e tutta la poetica russa del Novecento.

Poesia “MOAB”

Lasciami andare nei campi
inondati dal sole,
lasciami prendere
da occhi scuri
e capelli impastati
di sabbia dal vento.
Fa che possa portare
il profumo
di donna straniera
nelle sere dense
di solitudine ambrata.
E non scacciarmi
se il mio corpo
sarà immobile
e pudico
presso di te.
Sono esule,
l’attesa è il grano
della vita.
Del tuo mantello
mi cingerò,
finché la vite
non porterà il suo frutto.

MOAB

Commento della Poetessa

La poesia “Moab” che si riferisce alla figura biblica di Ruth. A livello emotivo mi trasmette un profondo senso di libertà come è appunto l’incedere in un campo assolato in estate col vento che muove dolcemente i capelli. È un’immagine che, in un certo senso, mi rispecchia.

Perché le persone dovrebbero leggere le tue poesie?

Perché spero che nelle mie poesie possano trovare qualcosa che renda più ricchi in termini di emozioni, capacità di comprensione e di introspezione.

Cosa dicono di te gli altri? 

Introduzione di “Un paradiso per Icaro”

La poesia esige sincerità

Conosco Chiara Rantini da moltissimi anni. Allora il poeta
era suo nonno, Gino Calcagnini, a cui è dedicato il libro: com-
poneva belle poesie nella scia di Betocchi e di Gatto.
Un paradiso per Icaro è la prima raccolta pubblicata da
questa poetessa e tripartita secondo le fasi di un viaggio, ter-
restre o celeste, a cui si aggiungono i Fragmenta. Vengono in
mente Dante e l’interessante trattazione del viaggio nottur-
no dell’anima fatta da Pavel Florenskij nelle Porte Regali.
Secondo questa trattazione – che metteva a confronto la
psicologia contemporanea, le avanguardie artistiche e la tra-
dizione religiosa ortodossa – si parte, si sale e si ridiscende. E
in ciascuno di questi momenti si incontrano immagini che
sono qualitativamente diverse e non devono essere confuse.
Presenterò quindi le tre tappe e i Fragmenta separatamen-
te e in necessaria successione.


PARTENZE

Si sta per lasciare questo mondo e il fuoco che lo consu-
ma. Lo sguardo va a ciò che è lontano: le cime, le isole, le stel-
le. Gli oggetti e il lavoro dell’uomo sono velati dalla nostal-
5gia: panche tarlate, una coppa d’oro, piccole ali d’avorio…
Tuttavia ciò che Chiara porta con sé al momento di spiccare
il volo ha una consistenza e un peso, la sua ispirazione è tanto
aerea quanto materiale: del simbolo non interessa solo
l’aspetto e il nome ma anche ciò che possiamo intuire consi-
derandone la pesantezza e il moto. Conoscendo i suoi studi
e le sue letture è facile rintracciare qui la presenza di Simone
Weil e di Michelstaedter.


ASCESE

Gli oggetti del quotidiano sono quasi spariti. Essendo
Chiara, per come la conosco, una persona molto concreta,
questa assenza è un segno. Il lettore lo decifrerà in base ai
sensi che la vita ha acuito in lui.
Sono invece molto presenti gli elementi. Della Terra, Chiara
si sofferma sul colore rosso, traendone auspici e ricordi. L’Aria,
che è vento, voce e volo, torna quasi in ogni componimento, co-
me un omaggio allo strumento del poeta. Un mezzo che si fa
messaggio in senso non sociologico (benché io sospetti che Luh-
mann traesse la sua formula proprio dalla tradizione giudaico-
cristiana). C’è il Fuoco del Sole e la sua compagna, la Luna. La lu-
na appare come il paradiso freddo e luminoso che Icaro merita o
cerca. Da qui il titolo. C’è una strana stella in cui la vita si evolve
uterina, al riparo dagli eventi che sconvolgono la superficie. E co-
me nella poesia di Betocchi a cui accennavo all’inizio, realtà e so-
gno si affrontano e possiamo ravvisare questo conflitto cosmico
e immemorabile in un istantaneo scacco del desiderio: l’abbrac-
cio che Chiara vorrebbe scambiare, e la veste che non le consente
di darlo o di riceverlo.


RITORNI

Chiara Rantini ritorna a casa e a questo mondo, con quel che
ne consegue. La presenza umana qui è legata a luoghi precisi e cir-
costanze definite, gli ambienti si colorano di oggetti di uso quo-
tidiano e si articolano in cucine, salotti, giochi e acquisti.
Ma ancora tutto è trasfigurato o trasfigurabile in potenza,
tutto è rinviato alle pagine sulle giostre e sui cavalieri dei
poeti della Mitteleuropa. Di quel mondo ci sono descrizioni
puntuali: l’autrice si sofferma sui monumenti asburgici e sui
palazzi socialisti, ma di nuovo tutto appare in una luce atem-
porale. I luoghi e le folle che ci vengono mostrati sono sog-
getti al destino più che alla contingenza.
È ancora la natura il soggetto principale, ma Chiara la
presenta in modo non banale, nei suoi aspetti benefici e in
quelli maligni, ricorrendo spesso all’ossimoro.
Figura che ci accompagna in tutta la raccolta e che forse
desume da Pascoli, che già prima di Jung e della fisica quan-
tistica aveva colto come persone e cose possono darsi a noi e
sottrarsi nello stesso istante.

FRAGMENTA


Non hanno titolo le poesie che concludono questa rac-
colta. È forse il parlare incespicante e frammentario del pel-
legrino che ha visto cose inesprimibili e ritorna al linguaggio
ordinario, alle occupazioni quotidiane.
Alle sue spalle c’è un sipario che potrebbe ancora levarsi
su una scena augusta e terribile.

Firenze, 8 Luglio 2018
Massimo De Micco

Chiara consiglia un libro di poesie

Boris Borisovič Ryži, "...E così via...", Il Ponte del Sale, 2018

Voci di Poetesse

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