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Ada Aversano

O swallows, swallows, poems are not The point. Finding again the world, That is the point, where loveliness Adorns intelligible things Because the mind’s eye lit the sun.

[Howard Nemerov]

Biografia

Ada Aversano è nata a Napoli nel 1992, vive a Bologna. Laureata in psicologia, lavora nel campo delle risorse umane, scrive e illustra poesie. Dal 2020 crea e gestisce contenuti per “qualcosadipiubello”, profilo Instagram dedicato a esperimenti di poesia e immagini. Nel 2021, con la poesia “Terra straniera”, vince il primo premio al concorso letterario l’Avvelenata. Ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie “Due meno uno” per la casa editrice Progetto Cultura (2021).

Da cosa nasce il tuo amore per la poesia?

Non so bene, e non so se sia corretto chiamarlo “amore”. Per me la poesia è più una necessità, credo. E’ spuntata nella mia vita in un momento di rabbia, e quel momento è venuto giù in versi piuttosto che in prosa, come invece avevo scritto fino a poco prima, per diletto. Con la poesia ho un rapporto un po’ viscerale, sento di non poterne fare a meno: non è tanto il verso a cui sono legata, quanto la poetica che sta nelle cose – ordinarie e straordinarie – che si vivono.

A cosa si ispira la tua poesia?

All’esperienza quotidiana, alle cose che non sai bene come spiegare e che però continuano a bussarti dentro. A tutto quello che sta in superficie e poi scende giù, dove non si tocca. Io voglio andare a prendere quello che non so spiegare, voglio guardarlo da vicino e parlargli faccia a faccia ma con una lingua diversa, come si fa con i sogni: mi piacciono i simboli, le immagini. Le cose difficili da tradurre ma che riesci a comprendere anche senza dizionario perché, quando si parla di significanti e contenuti evocativi, ci si sposta su un piano diverso: il piano del sentire.

Hai pubblicato delle sillogi poetiche? Se sì, quali? Dove è possibile acquistarle?

Ho pubblicato la mia prima raccolta poetica – per essere precisi si tratta di una raccolta di poesie e illustrazioni – quest’anno: si chiama “Due meno uno” (edita da Progetto Cultura) ed è possibile acquistarla in libreria, previa ordinazione, oppure online, presso i principali canali di vendita del settore (Ibs, Libraccio, Mondadori, ecc.) e non (Amazon).

Chi sono i tuoi modelli poetici? Tra questi ci sono delle poetesse? Se sì, quali?

Sono sempre stata affezionata più al “personaggio” che alla sua scrittura, solitamente indago quest’ultima in un secondo momento. Questo perché per me la scrittura è e deve essere un mezzo, dietro ci sono le persone e la loro storia (subisco facilmente il fascino delle storie). E’ proprio così che ho scoperto che molti personaggi della cultura e dello spettacolo – tra le altre cose, – scrivevano poesie, pur non essendo scrittori di professione. Penso al grande Eduardo de Filippo, a Totò, a molto cantautori del panorama italiano (vedi Pino Daniele, Lucio Dalla, De Andrè, ecc.). La mia poetessa preferita credo sia Sylvia Plath: credo che lei avesse una capacità di “sentire” le cose molto più in là dell’ordinario. Alla fine penso sia questo il fil rouge che collega gli autori che restano impressi nella mia memoria (e nel mio cuore).

Poesia: “Per volerti bene”

Se per volerti bene
bastasse amarti
ogni gesto correrebbe – come una linea
ai margini dei tuoi abissi:
come un sentiero fedele
basterebbe camminarti a fianco,
seguirti dalla sorgente
fin dove sfociano le tue mancanze.
Tutto riversi
in quel bacino ampio e mai vuoto,
come se rovesciare dentro le paure
non fosse uno specchio
che a guardarci si rompe.
Fai il tuo corso
e ovunque, davanti a te
scavi e vai. Ma per volerti bene
non basta l’argine
tu vuoi toccare
il fondo. Affondo
i miei occhi di acqua salata
nei tuoi dolci
riflessi verdi, che della terra
rimpiangono le radici.
Mi dici: ho paura di annegare
Io, per volerti bene
ho imparato a galleggiare.

Ada Aversano

Commento della poetessa

“Per volerti bene” l’ho scritta una sera di quasi-inverno dello scorso anno, seduta sul divano di una casa che non era la mia, ma che in fondo sentivo come un posto sicuro. L’ho scritta come inizio scrivendo qualunque cosa, cioè di getto: se per volerti bene/bastasse amarti. Poi ho continuato, perché una storia non è fatta solo di incipit (per quanto mi piacciano). Così, quando vado oltre nella poesia, quando supero l’incipit, mi accorgo che la poesia stessa è metafora e specchio di come sono, cosa faccio, come mi muovo nella vita di tutti i giorni. E comunque, se la poesia è specchio ci capovolge. Ci parla ma in una lingua diversa, e non serve parafrasare. Sono le cose mute. Non si spiegano, eppure fanno la lezione a chi è in ascolto.

Perché le persone dovrebbero leggere le tue poesie?

Non sono brava ad autopromuovermi, partirei col dire che leggere le mie poesie non è una necessità (e cito Patrizia Cavalli quando dice “le mie poesie non salveranno il mondo”). Quando scrivo, in particolare quando scrivo poesie, ci metto il cuore. Questo non perché debba essere una strategia di vendita: quando nasce la mia poesia nasce per l’appunto da una necessità che in qualche modo tento di portare su un piano comunicativo che sia condivisibile (quest’aspetto della poesia mi piace molto: da intima ad universale). Sono, di mio, una persona che usa il cuore come il sale: lo metto dappertutto. Qualcuno una volta mi ha detto: “Ho sempre ammirato il modo in cui le senti le cose ancor di più di come e di quanto ne scrivi…”. Lo ricordo ancora come uno dei più bei complimenti che abbia ricevuto.

Cosa dicono di te gli altri?

Marilena Votta, dalla prefazione di “Due meno uno”

“Lasciami entrare”, sussurrano al lettore le parole di Ada Aversano, poesie che traducono il suo cuore in immagini. Il percorso che facciamo attraverso le pagine è di quelli da batticuore, aspettiamo sospesi un abbraccio liberatorio, un sorriso che comunichi che l’attesa è risolta. La poesia di Ada non è fatta di certezze ma di dubbi sgranati come un rosario del Sud che brama pioggia, dove l’incontro (o lo scontro) con l’Amore ci disvela nei nostri bisogni imploranti, nei nostri desideri di compiacere chi non sempre ha la pazienza di adeguare il suo passo alla nostra impronta. La simbiosi tra lettore e poeta è immediata, netta, persino dolorosa nel riconoscersi nello sbuffo tenero del disegno sulla pagina bianca che rilascia tutta la luce che le storie quotidiane raccolgono. Ada non parla per proclami, piuttosto comunica in levare, la fame nascosta con un senso di pudore, i corpi intrecciati in cerca di soffitti oltre i quali vedere segreti, la tenerezza di pantofole e pizza e pasta al forno preparata per chi sta sulla porta, indeciso. Siamo fatti di inizi e di intermezzi, e di fine, di braccia tese e di piccole cose capaci di rendere il nostro permanere ancorati al suolo un poco più luminoso. La potenza della scrittura appartiene alle cose di cui non si discute, ma che, semplicemente, si ascoltano, e si portano dentro, briciole per tornare a casa.

Ada consiglia un libro di poesie

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