emilia barbato poetessa

Emilia Barbato

Allora andiamo, tu ed io, Quando la sera si stende contro il cielo Come un paziente eterizzato disteso su una tavola; Andiamo, per certe strade semideserte, […] Il canto d’amore di J.

Alfred Prufrock – T.S.Eliot

Biografia

Emilia Barbato è nata a Napoli nel 1971 e risiede a Milano. I suoi testi sono apparsi in diverse antologie, sulla rivista Il Segnale, Poezia di Bucarest, Immaginazione delle Edizioni Manni e sull’Aperiodico ad Apparizione Aleatoria delle Edizioni del Foglio Clandestino. Geografie di un Orlo (CSA Editrice, 2011) è la sua prima raccolta. Seguono Capogatto (Puntoacapo Editrice, 2016), I classificato IX edizione del Concorso Nazionale di Poesia Chiaramonte Gulfi, Il rigo tra i rami del sambuco (Pietre Vive Editore, 2018), I classificato Luce a Sud Est – concorso di scrittura sociale, Nature Reversibili (LietoColle, 2019).

Da cosa nasce il tuo amore per la poesia?

Dalla maniera di un pomeriggio al lago.

A cosa si ispira la tua poesia?

A tutto e a niente.

Hai pubblicato delle sillogi poetiche? Se sì, quali? Dove è possibile acquistarle? 

Chi sono i tuoi modelli poetici? Tra questi ci sono delle poetesse? Se sì, quali?

Oltre ai grandi maestri italiani, amo la poesia francese e i surrealisti, la poesia slava contemporanea, la finlandese e la neogreca. Più che citare i poeti di riferimento preferisco pensare a tematiche e stili che mi hanno ispirata.

Una poesia di Emilia

L’uomo che veniva dal mare,
una coppa Oribe per Orsola
“nuda, bianca, imposseduta”
nei collage di Bodini, la fame

di poesia, pomo, ponte sia
da te a me lingua, parola,
bocca, aspirazione roca
di una bacca intradotta.

Emilia commenta la sua poesia

La poesia è fame, supera i limiti definiti, sfugge alla misura lambendo l’intradotto.

Perché le persone dovrebbero leggere le tue poesie?

Francamente non saprei. Consiglierei di leggere i maestri.

Cosa dicono di te gli altri?

Capogatto, dalla prefazione di Elio Grasso

Capogatto ha per sé gran parte degli strumenti (e delle controversie) che concernono lo scrivere versi, e anche qualcosa di più. Sulle prime, non è difficile ritrovare le forme novecentesche della “confidenza”, là dove ogni parola argomenta se stessa lasciando sospese le cause che l’hanno prodotta. Una certa grazia è requisito necessario, ma ogni tanto deve apparire un lampo simile a scarica elettrica. […] Barbato stringe senza sosta l’emozione, le impedisce di alterare l’assetto della propria poesia: questa deve mantenersi orientata verso il faccia a faccia con il lettore. Poiché non si cerca assoluzione, cosa che nessun buon poeta dovrebbe fare. Non è possibile indagare per quali vicoli e anfratti Emilia sia giunta fino a quest’abbondanza di tormento creativo, e a dire il vero quel che importa è il risultato che legittima lo strano mondo di fertile scrittura […]

Il rigo tra i rami du sambuco, tratto dalla recensione di Perigeion

Il rigo tra i rami del sambuco è un’opera al tempo stesso dentro e fuori la sua epoca. Dentro per temi e modi (l’equazione da cui siamo partiti); fuori per la caparbietà con cui rifiuta di adagiarsi nel distacco ironico – quella posa per cui anche l’indignazione e la commozione vanno declinate in tono blasé; con l’assunto implicito che in fondo niente conti veramente.

Nature reversibili, tratto dalla recensione di Poesia del Nostro Tempo

Di una storia d’amore si parla, infatti, in Nature reversibili, e l’intento dell’autrice è quello di dedicare al suo amato “la levità dei miei pensieri in un fitto di filari di faggio e canti”, parole che rivelano insieme e una caratteristica di stile, quella della levità di calviniana memoria, e una postura personale di fronte al dolore; e, ancora, due elementi fondativi del suo spazio interiore: la bellezza della natura e l’incanto della gioia sonora, che le consente spesso di spostare la materia poetica dalla realtà alla contemplazione, dalla dimensione materiale a quella immateriale.

Emilia consiglia un libro di poesie

Fogli d’Ipnos René Char.

Voci di Poetesse

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