Quando ho pubblicato le poesie erotiche delle poetesse sui social, mi è capitato di leggere spesso lo stesso commento:
“Le parolacce non sono poesia.”
“Non serve dire ‘cazzo’ o ‘fica’ per parlare di desiderio.”
È un’obiezione interessante. Ma parte da un presupposto fragile: che esistano parole “non adatte” alla poesia.
Eppure quelle parole fanno parte della lingua. E quindi della nostra esperienza.
Si può scegliere di non usarle nel quotidiano, certo. Ma su cosa si basa l’idea che non possano entrare in un verso?
La tradizione insegna
Dante Alighieri, nella Divina Commedia, non evita affatto il linguaggio corporeo quando serve a descrivere il degrado infernale:
“vidi un col capo sì di merda lordo…”
(Inferno, XVIII)
E ancora:
“Ed elli avea del cul fatto trombetta”
(Inferno, XXI)
Siamo nel Medioevo. E uno dei più grandi poeti della nostra tradizione usa parole che oggi molti definirebbero “non poetiche”.
Quindi le parolacce non sono poesia?
Forse la domanda è sbagliata. Non è questione di parole “alte” o “basse”.
È questione di necessità.
Se una parola, anche la più scomoda, è l’unica capace di dire qualcosa con precisione, allora appartiene alla poesia. Il problema non sono le parolacce. È quanto siamo disposti ad accettare una poesia che non ci protegge.
Patrizia Cavalli
Salivo cosí bene le scale,
possibile che io debba morire?
Le salivo cosí bene a ogni gradino
che anche il mio piú piccolo respiro
si svolgeva mostrandosi sovrano,
e niente andava perso, il dito medio
e il mignolo vibravano nell’intimo.
Perché è nei millimetri che senti
l’immortale disporsi della regola.
Mai avrei potuto sembrare piú perfetta,
le chiavi in mano
col verde laccio di gomma
che le tiene e dondola. Ma adesso
che cazzo vuole da me questo dolore
al petto quasi al centro! Che faccio, muoio?
O resto e mi lamento?
Anne Sexton
Conosco solo l’inglese.
Traduzione dall’inglese con ChatGPT
L’inglese non è perfetto.
Quando dico al prete che sono piena
di movimenti intestinali, proprio fino alle dita,
lui scrolla le spalle. Per lui la merda è buona.
Per me, per mia madre, era veleno
e il veleno ero tutta io
nel naso, nelle orecchie, nei polmoni.
Ecco perché il linguaggio fallisce.
Perché per qualcuno la merda nutre le piante,
per qualcun altro è il male che le permea
e anche se ci provano,
giorno dopo giorno dell’infanzia,
non riescono a espellere il veleno.
Ecco quanto vale il linguaggio.
Ecco quanto vale la psicologia.
Dio vive nella merda — mi è stato detto.
Io credo a entrambe le cose.
È vero?
È vero?
Maya Angelou
No.
Traduzione dall’inglese con ChatGPT
i preti dalle scarpe rosse che avanzano
in portantina
in un paese di bambini scalzi,
i santi di gesso che guardano dall’alto
benevoli
su madri inginocchiate
che raccolgono fagioli non digeriti
dalla merda di ieri.
Fleur Adcock
Vago dentro il mio ultimo intrattenimento
Traduzione dall’inglese con ChatGPT
ancora, nella vasca o andando al lavoro,
pigramente divertita da ciò che la notte ha offerto;
a meno che questo non sia uno di quei giorni in cui un brutto scossone
mi richiama a una visione improvvisamente diversa:
mi vedo mentre ispeziono l’enorme fessura
di una puttana flaccida; mentre faccio l’amore con un
ermafrodito gobbo; mangiando vermi o merda;
o rapita da necrofilia o incesto.
E qualunque immagine ripugnante io veda
è vivida quanto le altre, più piacevoli.
Arrossisco e rabbrividisco: mio Dio, ero io quella?
Patrizia Valduga
Piscia, ma a patto che ti tenga io il cazzo:
proprio così, se vuoi che lo ribaci.
Guarda guarda… ti fingi in imbarazzo?
Quanto mi piaci! Dio! quanto mi piaci.




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