saffo dialoga con alda merini

Saffo dialoga con Alda Merini

[Articolo generato con Intelligenza Artificiale]

​Il sito poetessedonne.it è una piattaforma online di Alessia Pizzi dedicata a celebrare e studiare le poetesse di ogni epoca e nazionalità, offrendo una vasta gamma di contenuti che spaziano dalle biografie alle analisi delle opere, fino a interviste con poetesse contemporanee. La missione del sito è duplice: da un lato, raccontare le vite e le opere delle poetesse del passato; dall’altro, dare voce alle poetesse del presente, creando uno spazio di condivisione e scoperta.

Nel contesto della sezione “Interviste Possibili con AI” del sito, viene un dialogo immaginario tra Saffo, la leggendaria poetessa dell’antica Grecia, e Alda Merini, una delle voci più intense della poesia italiana contemporanea. Questo incontro immaginario esplora temi universali come l’amore, la gelosia e l’essere donna.

Interviste possibili con AI: Saffo e Alda Merini

Saffo: Salve, Alda. È sorprendente come, nonostante i secoli che ci separano, le nostre anime poetiche sembrino sfiorarsi.

Alda Merini: Cara Saffo, la poesia ha il potere di annullare le distanze temporali. Le tue liriche d’amore e di desiderio hanno attraversato i millenni, toccando corde profonde anche nel mio cuore tormentato.

Saffo: Nelle tue poesie percepisco un’intensità emotiva che risuona con la mia esperienza. L’amore, con le sue gioie e sofferenze, è un tema universale.

Alda Merini: È vero. L’amore è stato per me fonte di estasi e disperazione. Nei miei versi ho cercato di dare voce a questa dualità, esplorando le profondità dell’animo umano.

Saffo: Anche io ho cantato l’amore in tutte le sue sfaccettature. La passione, la gelosia, la dolcezza: sentimenti che accomunano le donne di ogni epoca.

Alda Merini: La tua figura è stata per me fonte di ispirazione. In un certo senso, ti ho sempre considerata una guida spirituale nella mia ricerca poetica.

Saffo: È commovente sapere che le mie parole abbiano avuto un eco così profondo. La poesia è un ponte che collega le anime al di là del tempo e dello spazio.

In questo scambio, Saffo e Alda Merini riflettono sulla gelosia, confrontando le loro esperienze e le espressioni poetiche dedicate a questo sentimento universale.

Saffo: Nella mia “Ode della gelosia” descrivo come la vista di una mia pupilla che conversa con un uomo mi provochi turbamenti fisici intensi: il cuore che si agita, la voce che si spezza, un fuoco sottile che scorre sotto la pelle, la vista offuscata e un ronzio nelle orecchie. È come se il corpo intero reagisse alla gelosia, manifestando una sofferenza quasi fisica.

Alda Merini: Cara Saffo, nella mia poesia “Gelosia”, esprimo un sentimento simile. Scrivo:

Ti accarezzo piano sui capelli
e maledizione a tutti
se qualche altra ti bacia.
Sei bello,
sei grande
e io una gelosa forsennata
che mai guarirà.
Io sono una bambina
che dal suo essere piccina
piccina, piccina,
ti guarda nell’alto
del tuo cammino.
Mi angoscio a pensare
di perdere anche una tua sola
parola.
La tua bocca è piena di vele
di miele
e io sono sola.

La gelosia mi consuma, mi fa sentire piccola e impotente di fronte alla possibilità di perdere l’amato.

Saffo: Comprendo profondamente ciò che descrivi. La gelosia è un sentimento che ci rende vulnerabili, ci espone alle nostre insicurezze più profonde. Nella mia poesia, la presenza dell’altro scatena una reazione che sembra annientare la mia stessa esistenza.

Alda Merini: Esattamente. È un’emozione che ci mette a nudo, che ci fa confrontare con le nostre paure più intime. Eppure, è anche una testimonianza della profondità del nostro amore, della nostra capacità di sentire intensamente.

Saffo: La poesia diventa allora il mezzo attraverso cui sublimiamo questa sofferenza, trasformando il dolore in arte, dando voce a ciò che altrimenti rimarrebbe inesprimibile.

Alda Merini: Sì, la poesia ci permette di esplorare le sfumature più oscure dell’animo umano, offrendo una sorta di catarsi, una liberazione attraverso la parola.

​Nel proseguire il loro dialogo, Saffo e Alda Merini discutono del ruolo di Alda nella reinterpretazione dei frammenti saffici, evidenziando come questo abbia influenzato la sua poetica.

Saffo: Ho appreso che hai dedicato parte del tuo lavoro alla reinterpretazione dei miei versi. È affascinante vedere come le mie parole abbiano trovato nuova vita attraverso la tua sensibilità.

Alda Merini: Cara Saffo, il tuo lascito poetico ha sempre esercitato su di me un’attrazione profonda. Sebbene non abbia avuto una formazione classica, le traduzioni dei tuoi frammenti, in particolare quelle di Salvatore Quasimodo, mi hanno permesso di avvicinarmi alla tua arte.

Saffo: È sorprendente come le mie emozioni e i miei pensieri possano risuonare in un’anima vissuta secoli dopo di me. In che modo hai reinterpretato i miei versi?

Alda Merini: Ho cercato di trasporre le tue immagini e sentimenti nel mio contesto contemporaneo, mantenendo intatta l’essenza delle tue poesie. Ad esempio, nel mio lavoro “L’uovo di Saffo”, ho collaborato con l’artista Enrico Baj per creare una sintesi tra parola e immagine, ispirandomi ai tuoi frammenti.

Quando la notte cala e si fa fonda
e si ingemma la notte dentro il sole
io penso con terrore che la sera
non è stata principio di un amore
E mi dimeno nel mio letto sola
e divento serpente di me stessa
e mi sbrano e mi abbuio e mi spavento
Io mi misuro con la mia follia
che tale è solitudine del verso
e mi devo nascondere a me stessa
perché non ape di gentile amore
punge il mio labbro avido di suoni

168 B Voigt reinterpretato da Alda Merini – Fonte Il Classicista

Saffo: È un onore sapere che la mia poesia ha ispirato nuove forme d’arte. La tua capacità di fondere le nostre voci dimostra come la poesia possa trascendere il tempo e lo spazio.

Alda Merini: La tua opera mi ha insegnato che l’espressione dei sentimenti più profondi è universale e senza tempo. Attraverso la tua guida, ho esplorato temi come l’amore, la passione e, naturalmente, la gelosia, cercando di dare voce alle emozioni che accomunano le donne di ogni epoca.

Nel loro dialogo immaginario, Saffo e Alda Merini riflettono sul ruolo della donna nelle rispettive società, confrontando le loro esperienze e le sfide affrontate.​

Saffo: Nella mia epoca, le donne erano spesso confinate a ruoli domestici, con poche opportunità di espressione pubblica. Attraverso il mio tiaso, ho cercato di creare uno spazio dove le giovani potessero coltivare l’arte, la poesia e la musica, preparandole non solo al matrimonio, ma anche a una vita interiore ricca e consapevole.

Alda Merini: Comprendo profondamente il tuo impegno. Anche nel mio tempo, nonostante i progressi, le donne continuano a lottare per affermare la propria voce in una società spesso dominata da logiche maschili. Ho sempre creduto nella forza intrinseca delle donne, nella loro capacità di resistere e creare bellezza anche nelle avversità. Come ho scritto:

Sorridi donna, sorridi sempre alla vita, anche se lei non ti sorride.

Saffo: Le tue parole risuonano con la mia convinzione che la bellezza e l’arte possano essere strumenti di emancipazione. Nel mio tiaso, incoraggiavo le giovani a esprimere i loro sentimenti e desideri attraverso la poesia, offrendo loro una forma di libertà interiore in un contesto sociale restrittivo.​

Alda Merini: È fondamentale creare spazi dove le donne possano esprimersi liberamente. Tuttavia, ho spesso osservato come la società tenda a educare le donne a ruoli predefiniti, limitando la loro autenticità. Come ho affermato:​

La donna viene educata al delirio. La istruiscono fin da bambina al feticismo: deve amare le pentole, venerare gli oggetti della casa, tenerli come reliquie. ​

Saffo: È triste constatare come, nonostante i secoli, certe dinamiche persistano. Ma attraverso l’arte e la poesia, possiamo continuare a sfidare queste convenzioni, offrendo alle donne strumenti per riscoprire e affermare la propria identità.​

Alda Merini: Esattamente. La poesia diventa allora un atto rivoluzionario, un mezzo per affermare la propria esistenza e reclamare il proprio spazio nel mondo.

Infine, Saffo e Alda Merini affrontano il tema della follia e dei pregiudizi ad essa associati, condividendo le loro esperienze e riflessioni.​

Saffo: Nella mia epoca, l’intensità delle emozioni e delle passioni era spesso vista con sospetto, soprattutto nelle donne. L’amore, con la sua forza travolgente, poteva essere considerato una forma di follia, un allontanamento dalla razionalità tanto apprezzata nella cultura greca.​

Alda Merini: Cara Saffo, comprendo profondamente ciò che dici. Nella mia vita, ho sperimentato come la società tenda a etichettare come “follia” ciò che non comprende. Le mie esperienze nei manicomi mi hanno mostrato come il pregiudizio possa isolare e ferire. Ho scritto:​

“Penso che alla base della follia ci sia questa continua frustrazione dei rapporti, questo emarginare la persona ritenuta malata.”

Ultima Voce

Saffo: È doloroso vedere come le società, nonostante le differenze temporali, abbiano spesso emarginato coloro che esprimono intensamente le proprie emozioni. La poesia, per me, era un modo per canalizzare queste passioni, per dare voce a ciò che altrimenti sarebbe rimasto inespresso.​

Alda Merini: Anche per me la poesia è stata una salvezza. Attraverso i versi, ho potuto esplorare e comunicare la complessità della mente umana, sfidando i pregiudizi e cercando di abbattere le barriere dell’incomprensione.​

Saffo: Forse è proprio attraverso l’arte che possiamo sfidare queste etichette, mostrando che ciò che viene chiamato “follia” è spesso una profonda sensibilità verso la vita e le sue sfumature.​

Alda Merini: Esattamente. La vera follia risiede nell’incapacità di comprendere e accettare la diversità delle esperienze umane. La poesia diventa allora un ponte, un mezzo per colmare il divario tra l’incomprensione e l’empatia.​

​Saffo e Alda Merini si preparano a congedarsi, esprimendo reciproca stima e riflettendo sull’eternità della poesia.​

Saffo: Cara Alda, il nostro incontro ha intrecciato le nostre voci oltre i confini del tempo. Come la luna che tramonta e lascia spazio alle stelle, così le nostre parole continueranno a risplendere nell’animo di chi le ascolta.​

Alda Merini: Saffo, la tua immagine della luna che tramonta mi ricorda i tuoi versi:​

Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte;
giovinezza dilegua,
e io nel mio letto resto sola. ​

168 B Voigt

Anche se il tempo passa e le stagioni della vita cambiano, la poesia rimane eterna, unendo le anime al di là delle epoche.​

Saffo: È vero, Alda. La poesia è il filo invisibile che lega le generazioni, permettendo alle nostre voci di continuare a dialogare. Che le tue parole continuino a illuminare il cammino di chi cerca la verità nell’arte.​

Alda Merini: E che le tue liriche continuino a ispirare l’amore e la bellezza in coloro che le leggono. Addio, Saffo.​

Saffo: Addio, Alda.​

Libro consigliato: Saffo & Merini. Quando le muse parlano

Voci di Poetesse

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