anna achmatova poetessa russa

Anna Achmatova, poetessa del dettaglio universale

O arrotolato come un serpentello vicino al cuore, opera sortilegi, o tuba per giorni interi come un colombo sulla bianca finestra

(L’amore, Anna Achmatova)

Vita e formazione

Anna Andréevna Achmátova [Aḫ-má-to-va], nata Gorenko, nasce a Bol’šoj Fontan (area di Odessa) il 23 giugno 1889 e muore a Mosca il 5 marzo 1966. È una delle voci poetiche più importanti del Novecento russo e, più in generale, del Novecento europeo.

Nasce nell’area di Odessa ma si forma a Pietroburgo, in un mondo colto e aristocratico destinato a essere travolto dalla storia. Assume lo pseudonimo “Achmatova” perché il padre considerava sconveniente pubblicare versi, quindi decide di non usare il cognome paterno.

Nel 1910 sposa il poeta Nikolaj Gumilëv (da cui divorzia nel 1918), con cui avrà il figlio Lev Gumilëv; frequenta l’ambiente acmeista e la “Corporazione dei poeti”.

La sua vita è segnata dalla repressione sovietica: Gumilëv viene fucilato nel 1921; il compagno Nikolaj Punin e il figlio Lev subiranno arresti e detenzione nei gulag. Barbero insiste sul fatto che Achmatova attraversa il secolo “continuando a fare ciò che il fuoco dentro le ordinava: scrivere versi”, fino a capire che la sua voce personale era diventata anche voce collettiva.

Candidata al Nobel (risulta nominata nel 1965 e anche nel 1966), negli ultimi anni ottiene una riabilitazione letteraria e un riconoscimento ufficiale, dopo lunghi periodi di censura.

Anna Achmatova e Amedeo Modigliani

Tra gli incontri più emblematici della giovinezza di Anna Achmatova c’è quello con Amedeo Modigliani, avvenuto a Parigi nel 1910 durante il viaggio di nozze con Nikolaj Gumilëv. Modigliani si innamorò di lei in modo quasi ossessivo: la ritrasse più volte, anche a distanza di tempo, lavorando spesso a memoria sul suo profilo inconfondibile.

Barbero racconta che la loro relazione fu breve ma intensissima, consumata in poche settimane tra il 1910 e il 1911, quando Achmatova tornò a Parigi da sola. Di quei disegni molti andarono perduti nel corso degli anni, tra rivoluzione, guerre ed evacuazioni, ma uno solo rimase con lei fino alla vecchiaia. Non un semplice ricordo sentimentale, ma il segno di un momento in cui arte e vita, desiderio e forma, sembrarono coincidere.


Opere principali (con anno)

  • La sera (Večer, 1912)
  • Rosario (Čëtki, 1914)
  • Lo stormo bianco (Belaia staia, 1917)
  • Piantaggine (Podorožnik, 1921)
  • Anno Domini MCMXXI (1922)
  • Da sei libri / Il salice (1940)
  • Requiem (ciclo scritto tra 1935–1940; pubblicazione integrale in URSS molto più tardi)
  • Poema senza eroe (lavorato a lungo; pubblicazioni parziali e tardive)

Micro-timeline: censura e riabilitazione

  • 1924–1940 | Silenzio forzato
    Dopo l’ultimo libro del 1924, Anna Achmatova viene progressivamente esclusa dal panorama editoriale sovietico: le sue opere sono giudicate “aristocratiche” e incompatibili con la cultura proletaria dominante.
  • 1935–1940 | Repressione privata e collettiva
    Il figlio Lev viene arrestato più volte durante le grandi purghe; da questa esperienza nasce Requiem, scritto ma non pubblicabile. Barbero sottolinea come qui la sua voce diventi definitivamente quella di un popolo.
  • 1940 | Ritorno parziale alla stampa
    Dopo sedici anni di censura, alcune poesie tornano a circolare in rivista e in volume: un evento sensazionale nella Russia sovietica. Barbero ricorda le code in libreria.
  • 1955–1965 | Riabilitazione ufficiale
    Con il disgelo post-staliniano viene riammessa nell’Unione degli Scrittori, pubblica Poema senza eroe, riceve riconoscimenti internazionali e torna a essere celebrata come grande voce nazionale.

Temi ricorrenti

Achmatova attraversa due grandi stagioni tematiche, che però comunicano tra loro:

  1. Intimità, amore, perdita, memoria: i primi libri raccontano il quotidiano emotivo con precisione quasi teatrale. Barbero legge proprio questa fase come “la voce della ragazzina frivola” che però, presto, non basta più a contenere la Storia.
  2. Storia, dolore collettivo, testimonianza: con le purghe staliniane la poesia diventa un luogo di resistenza morale. In Requiem la voce individuale si trasforma in coro: code davanti alle carceri, madri e mogli, l’attesa come forma di tortura.

In controluce resta una costante: una dimensione etica e quasi religiosa della parola, dove la poesia non è ornamento ma necessità.


Stile e poetica

Il suo stile è riconoscibile per:

  • linguaggio netto e diretto, privo di compiacimento;
  • economia espressiva (poche immagini, ma definitive);
  • il cosiddetto “dettaglio achmatoviano” di Ettore Lo Gallo: un gesto minimo, un oggetto, un’ombra che reggono un intero racconto sentimentale.

Barbero evidenzia anche un dato culturale: nella tradizione russa novecentesca la poesia resta spesso metrica e in rima, e Achmatova scrive versi dove la musica interna è parte della forza testimoniale.

Non sarai più tra i vivi,
non puoi rialzarti dalla neve:
ventotto colpi di baionetta,
cinque d’arma da fuoco.

Che amara veste nuova
cucivo per l’amico…
Ghiotta, ghiotta di vivo
sangue è la terra russa.

Traduzione di Raissa Naldi, “Non sarai più tra i vivi”

Premi e riconoscimenti

  • Nomination al Premio Nobel per la Letteratura (1965; anche 1966).
  • Riconoscimenti e viaggi in tarda età: Barbero ricorda il ritorno di prestigio ufficiale e i viaggi (Italia, Oxford) come segnali di una riabilitazione ormai pubblica.

La morte e l’eredità

  • Anna Achmatova muore il 5 marzo 1966, a Mosca, dopo una vita attraversata da persecuzioni, silenzi forzati e tardivi riconoscimenti. Negli ultimi anni era ormai una figura centrale della poesia russa: visitata dai giovani poeti di Leningrado, tra cui Iosif Brodskij, che la considerava una maestra e un punto di passaggio obbligato.
  • Barbero sottolinea il paradosso finale della sua esistenza: dopo essere sopravvissuta alle purghe, alla guerra, ai gulag che avevano inghiottito i suoi affetti più cari, Achmatova viene infine riconosciuta come patrimonio culturale nazionale. Ma la sua vera eredità non è istituzionale: è la parola poetica come testimonianza.
  • Una parola capace di custodire la memoria quando la storia ufficiale tace, e di dare voce, come scrisse lei stessa, a “un popolo di cento milioni”.

Rilevanza e impatto oggi

Achmatova è una figura chiave perché unisce due funzioni raramente compatibili:

  • la poeta dell’io (amore, desiderio, ferita privata),
  • e la poeta della comunità (Requiem come memoriale del terrore).

Per questo oggi è letta non solo come autrice letteraria, ma come testimone storica: la sua scrittura mostra come l’esperienza femminile del Novecento, tra attesa, lutto, paura, cura, fame, sopravvivenza, possa diventare forma alta senza perdere concretezza. Barbero la definisce in sostanza una voce che, a un certo punto, si accorge di parlare “con la bocca di un popolo”.

Il nostro sacro mestiere
esiste da millenni.
Con lui al mondo non occorre luce:
ma nessun poeta ha detto ancora
che la saggezza non esiste, che non esiste vecchiezza,
e forse nemmeno la morte.

Traduzione di Raissa Naldi, “Il nostro sacro mestiere”

Bibliografia

Raissa Naldi, Anna Achmatova. Poesie, La vita felice

Alessandro Barbero, “Anna Achmatova”, terza conferenza del ciclo Donne nella storia, Grattacielo Intesa Sanpaolo, Torino, 19 novembre 2020 (YouTube). YouTube

Britannica, Anna Akhmatova

Gariwo, Anna Akhmatova, the poet of dissent

Immagine in copertina, modificata: M.Nappelbaum, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Alessia Pizzi

Laurea in Filologia Classica con specializzazione in studi di genere a Oxford, Giornalista, fondatrice di CulturaMente e di Poetesse Donne. Nel 2020 ho pubblicato il libro "Qualcuno si ricorderà di noi", dedicato alle poetesse dell'antichità, nel 2023 ho pubblicato "Poesie sul Tavolo".

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