saffo - wallada e renee vivien

Le tre Saffo che la storia ha provato a cancellare

Per secoli la letteratura è stata un grande coro di voci maschili: quelle poche femminili che provavano ad accedere alla sfera pubblica venivano “silenziate”. Opere distorte, biografie censurate, vite rilette o romanzate per diventare più accettabili: la rimozione delle donne dalla storia culturale non è stata un incidente, ma un lavoro sistematico.

Eppure, alcune voci hanno resistito.
Sono voci che attraversano i secoli come fenditure nella narrazione dominante, testimonianze esemplari di ciò che accade quando una donna decide di parlare d’amore non come oggetto, ma come soggetto.

Tra queste, tre emergono dal “cestino della storia”, per dirla con Jacky Fleming: Saffo, Wallada bint al-Mustakfi e Renée Vivien.
Tre poete lontanissime tra loro per epoca, ma unite da un gesto radicale: riscrivere le regole del desiderio in versi.

Il loro lascito è una florilegio di libertà che la storia ha provato a cancellare senza riuscirci.


Saffo: la maestra d’amore che la storia ha “normalizzato”

La prima distorsione è la più antica.
Saffo, vissuta tra VII e VI secolo a.C., resta un mistero: è stata una aristocratica, una madre, una insegnante e una poetessa nella Grecia Arcaica. Dirigeva un scuola femminile (detta da certa critica anche tiaso), un’istituzione culturale e rituale dedicata ad Afrodite, dove le ragazze apprendevano l’arte della grazia, della poesia, del canto per diventare spose perfette. In questo contesto, l’omoerotismo, poteva avere valore iniziatico e pedagogico, proprio come per gli uomini.

Una figura potente e consapevole del proprio valore, al punto da scrivere:
«Io dico che un giorno qualcuno si ricorderà di noi.»

Eppure, la tradizione successiva (dalla Grecia classica in poi) non ha tollerato questa immagine. Così la sua biografia è stata riscritta, prima con insinuazioni misogine (Saffo è “impudica puella”, brutta o “anormale” per i suoi desideri), poi con il mito della suicida respinta dal traghettatore Faone. Quest’ultimo è stato un tentativo incasellare la sua poesia in una cornice eterosessuale compatibile con l’ordine del patriarcato.

La lettura distorta è sopravvissuta fino al Novecento. Basti pensare a Pavese:

«Che Saffo fosse lesbica di Lesbo è un fatto spiacevole…»

Più che “fatto spiacevole”, era una realtà poetica rivoluzionaria: Saffo è la prima a cantare l’amore come valore, e in più un amore tra donne.


Wallada bint al-Mustakfi: la principessa che riscrisse il desiderio nell’Andalusia dell’anno Mille

Se Saffo ha forgiato un modello, Wallada – aristocratica cordovana dell’XI secolo – lo porta nel cuore dello spazio pubblico. È celebre come la “Saffo Andalusa”, ma il paragone non basta: Wallada non si limita a scrivere, performava la propria libertà.

Non porta il velo, non si sposa, rinuncia alla ricchezza, fonda un salotto letterario aperto alla città. E soprattutto, ricama versi audaci sui suoi abiti, trasformando il corpo in un manifesto poetico:

«Permetto al mio amante di baciarmi la guancia
e concedo i miei baci a chi lo desidera.»

Nel contesto dell’amore cortese – dove la donna è idealizzata e muta – Wallada ribalta i ruoli: non attende, convoca.

Nei suoi scambi poetici con l’amante Ibn Zaydun è lei a dettare tempi e regole dell’incontro, mentre lui assume il ruolo dell’abbandonato, dell’uomo che soffre.
Una sovversione radicale, anticipatrice, quasi contemporanea nella sua autonomia.

E quando parla d’amore, la sua voce va quasi oltre i confini terreni:

«Se il sole avesse amato così, non sorgerebbe.»

Wallada è la prova che, anche in pieno Medioevo una donna poteva essere centro della scena letteraria.


Renée Vivien: la poetessa che trasformò l’amore lesbico in resistenza politica

Alla fine dell’Ottocento, nella Parigi delle avanguardie, un’altra Saffo si reincarna: Renée Vivien, nata Pauline Mary Tarn. Figlia dell’epoca vittoriana, rifiuta l’educazione delle “donne per bene” e si crea una identità poetica interamente lesbica, simbolista, ribelle.

Vivien non è soltanto un’ammiratrice di Saffo: è la sua più passionale traduttrice.
Attraverso la traduzione, compie un gesto politico: restituire Saffo a se stessa, liberarla dal mito maschile della donna suicida e riportarla a un femminile desiderante.

Il suo universo poetico è popolato solo da donne – amanti, sorelle, figure mitiche. L’omosessualità non è suggerita, ma celebrata come forma di resistenza alla “tirannia maschilista” del suo tempo.

Per questa chiarezza, la critica l’ha punita con il silenzio per decenni.
Solo oggi la sua opera viene letta come ciò che è sempre stata: una delle più potenti affermazioni poetiche del lesbismo moderno.

In un suo verso:

«Ci è concesso, se si slaccia la cintura,
di essere sorelle e al contempo amanti.»

Vivien rivendica ed espone, ma lo fa con una poetica morbida e sinuosa, decisamente musicale.
E in questo sta la sua distintività.


Tre donne, tre epoche, un’unica ribellione

Quello che lega Saffo, Wallada e Vivien non è solo l’amore tra donne: sarebbe davvero una banalizzazione. Quello che davvero le unisce è la loro insistenza nell’esporre il desiderio femminile come atto di potere.

Tre modalità, tre gesti:

  • Saffo fonda una comunità femminile e istituisce la voce lirica con una forte autocoscienza poetica.
  • Wallada porta quella libertà nella città, la rende visibile, la indossa sulla pelle.
  • Vivien la codifica come poetica e politica, opponendosi alla cultura che vorrebbe cancellarla.

Sono tre spiegazioni diverse di una stessa eredità: il desiderio femminile non è una deviazione da correggere, ma una forza da ascoltare.


L’eredità delle voci indomabili

Le “tre Saffo” ci ricordano che molte narrazioni – soprattutto quelle sulle donne – sono state scritte per minimizzare, sfigurare, normalizzare.

Eppure, proprio grazie alle loro fratture, oggi possiamo vedere un’altra geografia del passato:
una geografia in cui l’amore femminile non è un dettaglio biografico, ma un atto poetico rivoluzionario. Una geografia in cui la poesia non è ornamento, ma strategia di sopravvivenza nei secoli.


AspettoSaffoWalladaVivien
EpocaVII sec. a.C.XI sec.1900
ContestoTiaso femminileCorte andalusaSalotti parigini
StileLirica grecaGazal araboSimbolismo
EreditàOrigine della poesia femminileModello di autonomia medievaleRiscoperta femminista

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Alessia Pizzi

Laurea in Filologia Classica con specializzazione in studi di genere a Oxford, Giornalista, fondatrice di CulturaMente e di Poetesse Donne. Nel 2020 ho pubblicato il libro "Qualcuno si ricorderà di noi", dedicato alle poetesse dell'antichità, nel 2023 ho pubblicato "Poesie sul Tavolo".

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