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antonella rizzo poetessa

Antonella Rizzo

“Ho lacerato, ho consumato tutto, lo vedi? – mi restano due ali”

Marina Cvetaeva (Psiche, 1918)

Biografia

Antonella Rizzo è nata a Roma il 17 gennaio 1967. E’ poeta, scrittrice, giornalista, performer, attiva nel campo dell’intercultura e della letteratura di genere. Ha pubblicato: Il sonno di Salomè – Edizioni Tracce, 2012; Confessioni di una giovane eretica – Lepisma Edizioni, 2013; Cleopatra. Divina Donna d’Inferno – Fusibilia libri, 2014; Iratae pièce teatrale con Maria Carla Trapani – Fusibilia libri 2015; Plethora – Nuove Edizioni Aldine, 2016; A dimora le rose – Edizioni Croce, 2018, A tutti quelli che non sanno che esiste il vortice – Lavinia Dickinson, 2019. È stata tradotta in albanese, arabo, inglese, polacco, romeno; i suoi testi sono presenti in molte Antologie di Poesia contemporanea. È organizzatrice di eventi culturali di carattere nazionale e internazionale, cortometraggi, pièces teatrali, in collaborazione con artisti visivi e musicisti. Ha conseguito Premi nazionali e internazionali ed è giurata in diversi Concorsi letterari. È ideatrice e responsabile del Premio letterario “Antica Pyrgos”.

A cosa si ispira la tua poesia?

In senso tematico si ispira a un mondo interiore che filtra il vissuto quotidiano attraverso le maglie della coscienza. Sono elementi comuni all’umanità e da essa deriva il sentimento di compassione verso la precarietà dell’esistenza. Siamo fatti di grandi contrasti e nella complessità cerco di trovare un equilibrio, senza ignorare le zone d’ombra.

Hai pubblicato delle sillogi poetiche? Se sì, quali? Dove è possibile acquistarle?

Chi sono i tuoi modelli poetici? Tra questi ci sono delle poetesse? Se sì, quali?

Mi sono occupata di scrittura di genere e la mia poetica è pervasa di modelli femminili. Amo fortemente le parola declinata al femminile e ricerco una continua sorellanza con le figure di donne che scrivono poesia. Emily Dickinson, Anne Sexton, Marina Cvetaeva, Sylvia Plath e molte altre, per esempio.

Ex voto al Poeta: una poesia di Antonella

Sono qua
ad aspettare il giorno
con un canestro di verbi nuovi.
Il poeta, o chi conduce il tempo
è avvoltoio e Cerbero.
S’accoda all’umanità piangente
gode dei languori mai narrati
similitudini tra mali,
al lavoro alacre dei Pastori
nei lanzichenecchi globali
dei nostri giorni.

Commento della poetessa

Questa poesia è tratta dal libro “Plethora” e rappresenta in qualche modo il mio manifesto poetico. Credo che non ci sia bisogno di grandi precisazioni, è un fermo immagine sul mestiere del poeta: un lavoro che assomiglia a quello dell’alchimista.

Perché le persone dovrebbero leggere le tue poesie? 

Per trovare dei comuni denominatori nelle nostre esistenze, per il dono reciproco che intercorre tra lo scrittore ed il lettore e che alimenta il circolo virtuoso della creazione. Vorrei che le parole fossero tempesta e rifugio, un medium per arrivare al Sé profondo.

Cosa dicono di te gli altri?

Antonio Veneziani, prefazione di “Plethora”, 2016

Antonella Rizzo, poeta, artista, scrittrice, ci ha abituati ai suoi cambi di pelle ad ogni libro pur restando sempre “la cantatrice delle ombre che il futuro getta sul presente”, come direbbe Shelley. Voce inconfondibile, potente e leggerissima, la Rizzo insegna la parola significante e racconta il significato dello scrivere con illuminazioni e microscopiche lezioni filosofiche. Nel libro Plethora diviso in quattro sezioni (Genesi, Fuori dal corpo, Dell’arte in corpo, Eros e Thanatos) racconta con parole sicure, decise, senza retorica e falsi pudori il mondo e l’avventura poetica di una persona fuori dalle regole, come lo sono tutti i poeti autentici. […]

Claudio Giovanardi su “Plethora”, 2016

[…] La verità è che il modo di intendere il fare poesia della Rizzo (e lo confermano anche le raccolte precedenti) sfugge a qualsiasi definizione precostituita e rende il percorso di lettura un’affascinante avventura che si rinnova di pagina in pagina. Ogni poesia è un atto autonomo, compiuto in sé, un piccolo mistero nel quale i versi sembrano attingere a risorse espressive profondissime, direi ctonie. Ogni parola si riempie di significati doppi, tripli, di allusioni, di evocazioni che vanno ben oltre il significato letterale. A mio avviso la giustificazione del titolo, Plethora, risiede proprio in questa sovrabbondanza di significazione, in questa capacità di usare le parole come pezzi di marmo che vanno a comporre una scultura dai contorni variabili e indefinibili. […]

Marco Onofrio su “Cleopatra Divina Donna d’Inferno”, 2014

Cleopatra divina donna d’inferno è un’opera originale e deliziosamente démodé: di quel “fuori moda” da cui, in tempi di conformismo culturale al ribasso, potremmo aspettarci i lieviti del futuro. La parola-chiave per entrare nel libro è complessità. La nomina la stessa autrice in una sorta di preambolo in limine, a p. 9, laddove – dopo aver citato la Cleopatra dantesca (Inf., canto V) inserita nel girone dei lussuriosi – estrapola dal mito condiviso della Regina d’Egitto l’aspetto nuovo e attualissimo della complessità, che la colloca oltre la «dicotomia intelletto-cuore di cui si tenta invano la separazione come garanzia di controllo delle azioni umane». La complessità di Cleopatra risuona in armonia con la ricerca poetica e umana di Antonella Rizzo, impegnata in un percorso antropologico di scavo nella diversità simbolica del femminile. E si traduce in una visione del mondo centrata sull’armonia dinamica dei contrari, alle fonti stesse del pensiero classico. Il libro si sviluppa come percorso di riflessione sul contrasto eterno che oppone, in termini complementari, sentimento e potere, cioè amore e psiche, vale a dire: vita e forma, e quindi natura e cultura. […]

Antonella consiglia un libro di poesie

"Città metafisiche" di Ilaria Palomba (Ensemble, 2020)