“Sulla poesia occorre sbattere la testa.”
(Charles Baudelaire)
Biografia
Sono laureata in Francese, ho vinto una Borsa di studio per la Romania, ho adattato classici francesi per la scuola. Scrivo poesie, racconti, saggi. Ho fondato un bimestrale (Kenavò) e pubblico “I quaderni di Casa Duir”. Sono iscritta all’Ordine dei giornalisti e ho collaborato con il quotidiano “Il Giornale d’Italia”. Realizzo collage e fatto varie mostre. Alcune mie poesie sono state musicate, altre oggetto di studio dal Prof. Patrick Blandin con i suoi studenti all’Università di Bordeaux. Ho una casa d’arte – Casa Duir – dove raccolgo opere di pittori, scultori, libri, oggetti di antiquariato, ecc.
Da cosa nasce il tuo amore per la poesia?
Mio padre scriveva poesie e, quando entravo nel suo studio, vedevo appesi al muro quadri che riproducevano poesie di Ungaretti, Montale, Quasimodo. Ma non vuol dire, mia sorella di poesia non capisce nulla!
A cosa si ispira la tua poesia?
A tutto.
Hai pubblicato delle sillogi poetiche? Se sì, quali? Dove è possibile acquistarle?
Sì, varie sillogi, si trovano (le ultime) su Amazon oppure un poco ovunque on-line.
Titoli: Incontri con Medusa, La notte per maschera, Gli steccati della mente, Ostaggio della vallata, Parole scartate, Cappuccio rosso e Scene da un naufragio.
Chi sono i tuoi modelli poetici? Tra questi ci sono delle poetesse? Se sì, quali?
Ungaretti, Baudelaire, Alda Merini, Cristina da Pizzano, Cortazar, Marceline Desbordes-Valmore, Louise Labé.
Una poesia di Fausta Genziana
Quando il mattino del mondo era
un solo respiro,
non sapevo che esistevi
e il mio volo era libero.
I sogni,
privi di sbavature,
non marinavano il giorno
ed inseguivano l’ombra
di lunghe appuntite ali
in cerca di orizzonti superflui
al vivere quotidiano.
Quando il cielo terso non era
barriera al mio volo,
non conoscevo il Male
e il nero del mio capo
si stagliava
nella luce possente del giorno
verso Universi ancora possibili.
Allora
montagne incantate e boschi complici
urlavano la solitudine
ed il Destino segnato.
Alla Corte del mio Signore
aspettavo a mani nude
giunte in preghiera.
Già esistevi ma
solo in luoghi irraggiungibili.
Il mio silenzioso richiamo
ti contendeva all’Azzurro
e ti portava a me
che tra musiche e danze
spiavo il tuo arrivo
per rapirti poi
verso cieli sconfinati.
Il commento della poetessa
E’ solo una parte di un dialogo più lungo e intenso tra un falconiere e la sua falchetta: nella strada in cui sono nata Federico II si riforniva di falchi per la caccia, penso di avere la falconeria nel sangue. Questo dialogo esprime due concetti: amore tra uomo e donna, amore dell’uomo per la natura.
Perché le persone dovrebbero leggere le tue poesie?
Per curiosità, non fosse altro perché sono una voce nuova, fuori dal coro, come mi ha definita Marco Onofrio.
Cosa dicono di te gli altri?
“Gli steccati della mente” di Fausta Genziana Le Piane – Lorenzo Spurio su Paperblog
Innanzitutto va detto che questo libricino –non arriva neppure alle quaranta pagine- è risultato vincitore del Premio “Le rosse pergamene” con questa motivazione di Anna Manna, Presidente del Premio: “Il verso di Fausta è quello dello sguardo adulto capace di smantellare gli steccati della psiche e scavare l’anima bambina”, ma va anche detto che si apre con una ricca nota introduttiva di Italo Evangelisti nella quale si analizza il tema del labirinto come rappresentazione della coscienza. La poesia di Fausta Genziana Le Piane è lucida ed evocativa, a tratti essenziale, ma sempre caratterizzata dal punto di vista delle ambientazioni: si respira un fascino nei confronti dell’arte e architettura precristiana con riferimenti al folklorismo celtico (la pietra celtica) e medievale (la figura del falconiere) e rimandi a luoghi quasi mitici e che ci immettono nella grande tradizione cavalleresca: l’isola di Saint Kilda, la collina di Tara, e che evocano ambientazioni degne di Camelot (si parla di «isola selvaggia»[4], di «bosco sacro di querce»[5], del «cerchio magico»[6]). Ma la sua poesia non è solo questo perché nel libro si dà spazio anche a liriche più intimistiche e personali, come quella dedicata alla madre o quella che, dando una immagine della sua Calabria natia, è dedicata a Pina Majone Mauro. Un poeta non è tale se si esime dal narrare la realtà che lo circonda con i suoi drammi e le sue esigenze. Un intento sociale, critico o di denuncia nei confronti della società in cui il poeta vive è necessario non solo per evidenziare il suo rapportarsi agli altri, ma anche e soprattutto per indagarne il percorso di analisi e di ricerca che l’animo poetico fa. E a questo riguardo troviamo una poesia dai contenuti forti in questa raccolta e non potrebbe essere diversamente in quanto parla di morte, strage e annientamento; essa è “Beslan” ed è il doloroso ricordo della strage compiuta dai ceceni in una scuola dell’Ossezia del nord nel 2004. Impressionante e struggente il contrasto che la poetessa gioca tra «il primo giorno di scuola»[7], cioè l’inizio del nuovo anno scolastico, e «l’ultimo viaggio»[8], cioè l’ultimo giorno di scuola, ma anche l’ultimo giorno di vita sulla Terra. Morte e puzza d’esplosivo sono delle idee che la lirica non fornisce esplicitamente, ma che aleggiano nell’aria mentre leggiamo e ricordiamo le tragiche immagini che la stampa ci fornì in quei dolorosi momenti. Il libro si raccoglie attorno a un raffinato percorso concettuale che la poetessa fa e che si realizza a partire dall’utilizzo di termini-tematiche quali la solitudine, la segretezza, il senso di chiusura: Fausta Genziana Le Piane parla, infatti, di “barriere”, “recinti” e di “steccati”, come il titolo stesso del libro suggerisce, ma trascende la materializzazione fisica dei concetti per fornirci pensieri e divagazioni che si librano leggere e incorrotte, al di là di ogni restrizione.
Fausta Genziana consiglia un libro di poesie
Lina Luraschi, Di pari passo, Gilgamesh Edizioni.




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