Annarita Di Palma poetessa

Annarita Di Palma

“Ma per favore con leggerezza/ raccontami gli cosa/ anche la tua tristezza.”

Patrizia Cavalli

Annarita Di Palma è nata a Bari (BA) il 10/04/1997. Appassionata fin da piccola di scrittura, cinema e poesia, si trasferisce a Roma per frequentare Lettere Moderne presso La Sapienza di Roma. Dopo la triennale, ha conseguito due Master presso l’università IULM (MI) in Arti del racconto. Letteratura, cinema, televisione e in Sceneggiatura. Al momento lavora per una società di produzione cinematografica. “I cani neri possono aspettare” edito da Affiori (marchio di Giulio Perrone editore) sono la sua prima opera poetica.

Da cosa nasce il tuo amore per la poesia?

Dalla capacità di condensare, anche in pochi versi, i temi centrali dell’esistenza umana.

A cosa si ispira la tua poesia?

La mia poesia s’ispira agli aspetti più dolorosi e intimi della vita, ma ciò che mi interessa molto indagare non è il cosa la poesia tratti, ma il come; il mio filtro è volutamente ironico e irriverente perché, per me, anche la tragedia può essere affrontata attraverso un ribaltamento di prospettiva, attraverso un “sentimento del contrario” (come direbbe Pirandello) che è in grado di depotenziare il male e guadarlo semplicemente per quello che è: un’immagine mentale, un’ossessione impalpabile, un vecchio spauracchio che, forse, visto da vicino, non fa poi così tanta paura.

Hai pubblicato delle sillogi poetiche? Se sì, quali? Dove è possibile acquistarle?

Sì, “I cani neri possono aspettare” edito da “Affiori”, marchio di Giulio Perrone editore. L’opera è acquistabile su Amazon e su altri siti online.

Chi sono i tuoi modelli poetici? Tra questi ci sono delle poetesse? Se sì, quali?

I miei modelli principali sono: Marziale e Saffo, per la poesia antica; Patrizia Cavalli, Patrizia Valduga e Salvatore Toma per quanto riguarda la poesia contemporanea.

Una poesia di Annarita

Se penso che uno di questi giorni
la pazzia deciderà di prendermi sul serio
spero che almeno mi venga esaudito un ultimo desiderio:
battere la mia acerrima nemica sul fattore tempo
impazzire, per prima, a tradimento.

Commento della Poetessa

Qui si nota la prospettiva ironica con cui viene trattato il tema della “follia”. La possibilità, cioè, di applicare una visione comica a un argomento che è spesso associato, da un punto di vista culturale, alla vergogna, alla tragedia, alla fatalità della vita. Nella poesia io rivendico questa grande possibilità, e cioè di poter scherzare e ridere anche di tutto quello che ci addolora, che ci fa sentire soli e strani, perché, paradossalmente, è proprio attraverso il riso e l’irriverenza che vengono eliminati tutti quegli strati prevaricanti e colmi di pregiudizi che oscurano la nostra vita.

Perché le persone dovrebbero leggere le tue poesie?

Perché potrebbero sentirsi meno soli nel constatare che determinate ansie, determinate angosce esistenziali fanno parte della vita di tutti. E soprattutto potrebbero trarre giovamento dall’umorismo con cui vengono affrontati temi delicati e tabù come il disagio mentale, il desiderio femminile e la morte.

Annarita consiglia un libro di poesie

"Il canzoniere della morte" di Salvatore Toma
Voci di Poetesse

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