chiara cecere poetessa

Chiara Cecere

“Da queste profonde ferite, usciranno farfalle libere”

(Alda Merini)

Biografia

Sono nata a Roma nel 1999. Mi sono innamorata dei libri quando ero ancora una bambina, e ho cominciato a sognare di diventare scrittrice. Crescendo ho partecipato a diversi concorsi letterari. Dopo la maturità classica, mi sono laureata in Filosofia e attualmente mi sto specializzando in Editoria e Scrittura. Tra il 2021 e il 2024 ho pubblicato le mie due raccolte di poesie. Nel tempo libero, colleziono borse di tela e mangio vegetali.

Da cosa nasce il tuo amore per la poesia?

Credo che attraverso la poesia si possa toccare (e non esprimere) l’indicibile, l’enigma, il punto cieco. Quel punto cieco è che ciò che siamo. Attraverso la poesia, possiamo ballare col mistero..

A cosa si ispira la tua poesia?

Principalmente alla vita, mia e degli altri. Credo nella scelta delle parole. Fare poesia vuol dire avere un contatto profondo con la realtà. È a quel contatto che mi ispiro ogni volta che scrivo: fino a che riuscirò a toccare il suolo con la pianta dei piedi, finché saprò immergere le mani nella terra, allora potrò ancora sperare di riuscire a scrivere buone poesie.

Hai pubblicato delle sillogi poetiche? Se sì, quali? Dove è possibile acquistarle?

La mia prima raccolta è disponibile su Amazon e si intitola “Vietato annaffiare i fiori”, ed è il frutto di una autopubblicazione. La seconda raccolta si chiama “Le mie migrazioni” ed è stata pubblicata dalla casa editrice Attraverso, che si occupa esclusivamente di poesia. Il libro è ordinabile in tutte le librerie e ritrovabile sul sito ufficiale di Attraverso.

Chi sono i tuoi modelli poetici? Tra questi ci sono delle poetesse? Se sì, quali?

Alda Merini, Virginia Woolf e Sylvia Plath sono i miei modelli poetici per eccellenza. La mia seconda raccolta forse non esisterebbe nemmeno se non avessi avuto modo di “incontrare” queste donne. La loro presenza ha aperto uno squarcio nel mio modo di intendere la poesia.

Una poesia di Chiara

Derivare da voi due,
dalle sinergie benevolenti.
Il profilo indurito del tempo:
sopra quel limite è avvenuto
il terremoto.
Tipico di chi è solito
sfidare sorti abissali.
Tutti i figli che nascono
sono ciechi ai confini.

Commento della Poetessa

Questa poesia si intitola “Limiti”, e parla del trauma benevolo della nascita. Chi nasce ha paura: chi lo accoglie nel mondo forse ha ancora più paura. Il terremoto provocato dal primo respiro crea una ferita nel tempo e nello spazio. Chi nasce non ha limiti, quantomeno non li vede.

Perché le persone dovrebbero leggere le tue poesie?

Credo di aver mescolato parola e realtà in modo significativo, nulla di più. E penso che quando questo accade si possa creare un cortocircuito che porti presenza.

Chiara consiglia un libro di poesie

"Ogni volta che ti vedo fiorire", di Alda Merini
Voci di Poetesse

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