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	<title>Magazine &#8211; Poetesse: Donne Da Ricordare</title>
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	<title>Magazine &#8211; Poetesse: Donne Da Ricordare</title>
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		<title>Poesia femminile contemporanea: cosa emerge dal Report 2026</title>
		<link>https://www.poetessedonne.it/magazine/notizie/poesia-femminile-contemporanea-report-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 13:21:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[Chi sono oggi le poetesse contemporanee? Dove pubblicano, di cosa scrivono, quali voci attraversano? A queste domande prova a rispondere il primo report dell’Osservatorio della poesia femminile contemporanea di Poetessedonne.it: un progetto nato da un lavoro indipendente di censimento diretto delle autrici che, per la prima volta, propone una lettura strutturata — e basata sui [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-normal-font-size">Chi sono oggi le poetesse contemporanee? Dove pubblicano, di cosa scrivono, quali voci attraversano?</p>



<p class="has-normal-font-size">A queste domande prova a rispondere il primo report dell’<a href="https://www.poetessedonne.it/osservatorio-della-poesia-femminile-contemporanea/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Osservatorio della poesia femminile contemporanea</a> di <a href="https://www.poetessedonne.it/">Poetessedonne.it</a>: un progetto nato da un lavoro indipendente di censimento diretto delle autrici che, per la prima volta, propone una lettura strutturata — e basata sui dati — di un panorama ancora frammentato.</p>



<p class="has-normal-font-size">Il report si basa sull’analisi di 45 poetesse contemporanee, censite tra <strong>novembre 2021 e aprile 2026 </strong>nella sezione <a href="https://www.poetessedonne.it/category/autoritratti/"><em>Autoritratti</em> </a>del sito. Si tratta di un campione ancora limitato, ma già significativo per iniziare a osservare alcune tendenze.</p>



<p class="has-normal-font-size">Quello che emerge è una prima mappatura — necessariamente parziale — dei temi, dei percorsi editoriali e dei riferimenti culturali della poesia femminile contemporanea.</p>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#f6f6f6">Vuoi scorrere tutti i dati del Report? → <strong><a href="https://www.poetessedonne.it/osservatorio-della-poesia-femminile-contemporanea/" target="_blank" data-type="link" data-id="https://www.poetessedonne.it/osservatorio-della-poesia-femminile-contemporanea/" rel="noreferrer noopener">Consulta la pagina dell&#8217;Osservatorio</a></strong></p>



<h3 class="wp-block-heading has-large-font-size">Un problema reale: l’assenza di dati</h3>



<p class="has-normal-font-size">Ad oggi non esiste una base dati sistematica sulla poesia femminile contemporanea.</p>



<p class="has-normal-font-size">Le informazioni sono disperse, spesso difficili da leggere nel loro insieme e raramente organizzate in modo comparabile.</p>



<p class="has-normal-font-size">Questo report nasce proprio da questa mancanza: <strong>trasformare dati isolati in una prima visione d’insieme.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading has-large-font-size">Cosa raccontano i dati</h2>



<p class="has-normal-font-size">Questi primi risultati rappresentano un tentativo di dare forma e visibilità a una pluralità di voci che raramente trova spazio nelle antologie contemporanee e nei percorsi scolastici.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-large-font-size">Poetesse adulte, in piena attività</h2>



<p class="has-normal-font-size">Tra le autrici per cui è disponibile l’età (44,4% del campione),<strong> quasi la metà si colloca nella fascia 30–49 anni.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Si tratta di una generazione pienamente attiva: <strong>quasi 1 poetessa su 2 ha pubblicato tra 2 e 3 opere</strong>, segno di una pratica poetica già consolidata ma ancora in evoluzione.</p>



<p class="has-normal-font-size">Una quota molto limitata di autrici ha dichiarato di dedicarsi anche ad altri generi letterari (3 casi su 45).</p>



<h3 class="wp-block-heading has-large-font-size">Geografie della poesia</h3>



<p class="has-normal-font-size">La maggior parte delle poetesse censite è di origine italiana e residente in Italia.</p>



<p class="has-normal-font-size">La distribuzione regionale evidenzia alcune concentrazioni:<strong> Lazio (18,2%), Campania (15,9%), Emilia-Romagna e Lombardia (entrambe 13,6%)</strong> risultano tra le aree più rappresentate.</p>



<p class="has-normal-font-size">Nel complesso, oltre<strong> 1 poetessa su 4 proviene dal Centro Italia.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading has-large-font-size">Un ecosistema editoriale diffuso </h3>



<p class="has-normal-font-size">Su 122 libri poetici pubblicati, nessuna casa editrice domina il panorama.</p>



<p class="has-normal-font-size">Considerando le opere per cui è disponibile l’informazione sull’editore (77 su 122), <strong>Ensemble (7,8%) ed Eretica Edizioni (6,5%)</strong> risultano le più presenti, ma con incidenze contenute.</p>



<p class="has-normal-font-size">Il dato restituisce un sistema editoriale ampio e diffuso, privo di poli dominanti: la maggior parte delle pubblicazioni si distribuisce tra editori diversi, spesso di piccole dimensioni.</p>



<p class="has-normal-font-size">Anche i percorsi delle autrici riflettono questa struttura: <strong>solo 7 poetesse su 45 hanno</strong> pubblicato più sillogi con la stessa casa editrice. Nella maggior parte dei casi, la produzione si sviluppa attraversando realtà editoriali differenti, delineando traiettorie non lineari.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading has-large-font-size">I temi: vivere, sentire, attraversare</h3>



<p class="has-normal-font-size">Dal punto di vista tematico emergono alcune direttrici ricorrenti.</p>



<p class="has-normal-font-size">La poesia si radica anzitutto nell’esperienza di vita <strong>(68,2%) e nelle emozioni e nei sentimenti (54,5%)</strong>. Accanto a queste dimensioni più intime, compaiono anche temi legati alla società e all’impegno civile (27,3%).</p>



<p class="has-normal-font-size">Altri temi — come natura, amore, dolore, memoria e tempo — attraversano trasversalmente molte scritture.</p>



<p class="has-normal-font-size">Nel complesso, la poesia contemporanea appare come uno spazio di elaborazione dell’esperienza, individuale e collettiva, più che come semplice esercizio formale..</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading has-large-font-size">I modelli: tra canone e riscrittura</h3>



<p class="has-normal-font-size">Tra i riferimenti dichiarati spicca <a href="https://www.poetessedonne.it/italiane/alda-merini/" data-type="post" data-id="3351">Alda Merini</a>, citata da oltre la metà delle poetesse (51%), seguita da <a href="https://www.poetessedonne.it/americane/emily-dickinson-riassunto/" data-type="post" data-id="998">Emily Dickinson</a><span style="background-color: rgba(0, 0, 0, 0.2);"><b> </b></span><strong>(35%).</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Accanto a queste figure, compaiono anche autori del canone, come<strong> Giuseppe Ungaretti (30,2%) e Giacomo Leopardi (20,9%).</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Il dato suggerisce un dialogo attivo con la tradizione: le poetesse contemporanee non la rifiutano, ma la attraversano e la rielaborano, intrecciando continuità e ricerca.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading has-large-font-size">Un lavoro in divenire</h2>



<p class="has-normal-font-size">Questo report rappresenta un primo passo: dalla raccolta individuale alla costruzione di una base dati strutturata.</p>



<p class="has-normal-font-size">A partire da questo lavoro, il<a href="https://docs.google.com/forms/u/0/d/1BSBFFddkHLsflOmP6fMwkHw_wnsSH0WWCdGPnKbz6xI/viewform?edit_requested=true" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> <strong>form delle interviste</strong></a><strong> è stato aggiornato</strong> per migliorare la qualità e la comparabilità delle informazioni raccolte.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-large-font-size">Perché partecipare al censimento</h3>



<p class="has-normal-font-size">Partecipare al censimento significa contribuire alla costruzione di uno strumento che oggi manca:<strong> una mappa leggibile, aggiornata e condivisa della poesia contemporanea.</strong></p>



<p class="has-normal-font-size">Ogni intervista è insieme racconto e dato: un tassello che rende visibile ciò che altrimenti resterebbe disperso.</p>



<div class="wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex">
<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link wp-element-button" href="https://docs.google.com/forms/u/0/d/1BSBFFddkHLsflOmP6fMwkHw_wnsSH0WWCdGPnKbz6xI/viewform?edit_requested=true" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PARTECIPA</a></div>
</div>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading has-large-font-size">Un osservatorio in crescita</h2>



<p class="has-normal-font-size">L’Osservatorio della poesia femminile contemporanea è un progetto aperto, in continuo aggiornamento.</p>



<p class="has-normal-font-size">Il dataset verrà ampliato progressivamente, con l’obiettivo di costruire una base sempre più ampia e articolata.</p>



<p class="has-normal-font-size">Ogni nuova voce contribuisce a una visione collettiva che, fino ad oggi, non è mai stata costruita in modo sistematico.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-large-font-size">Sei un giornalista? Consulta l&#8217;infografica</h2>



<a href="https://www.poetessedonne.it/osservatorio-della-poesia-femminile-contemporanea/"><br/>
<img decoding="async" src="https://www.poetessedonne.it/wp-content/uploads/2026/05/infografica-osservatorio-della-poesia-femminile-contemporanea-2026.jpg" alt="Osservatorio della poesia femminile contemporanea - report 2026 - Poetesse Donne"/>
<br>Infografica a cura del sito <a href="https://www.poetessedonne.it">Poetessedonne.it</a></p>
<p></br>



<h3 class="wp-block-heading has-large-font-size">Embedda l&#8217;infografica sul tuo sito</h3>



<pre class="wp-block-code"><code>&lt;a href="https://www.poetessedonne.it/osservatorio-della-poesia-femminile-contemporanea/"&gt;&lt;br/&gt;
&lt;img src="https://www.poetessedonne.it/wp-content/uploads/2026/05/infografica-osservatorio-della-poesia-femminile-contemporanea-2026.jpg" alt="Osservatorio della poesia femminile contemporanea - report 2026 - Poetesse Donne"/&gt;
&lt;br&gt;Infografica a cura del sito &lt;a href="https://www.poetessedonne.it"&gt;Poetessedonne.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/br&gt;</code></pre>
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			</item>
		<item>
		<title>Gli antichi conoscevano più poetesse di noi. Allora perché oggi leggiamo solo Saffo?</title>
		<link>https://www.poetessedonne.it/magazine/didattica/canone-poetesse-greche-antiche/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 10:42:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
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					<description><![CDATA[Dimmi una poetessa antica che conosci. Quanti di voi &#8211; a questa domanda &#8211; risponderebbero Saffo? Non serve aver fatto studi classici per averla sentita nominare almeno una volta, anche solo sui social. Saffo è una presenza isolata nei libri di scuola, l&#8217;eccezione: tanto che nei secoli è diventata quasi un simbolo, perdendo anche quel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-normal-font-size"><em>Dimmi una poetessa antica che conosci.</em></p>



<p class="has-normal-font-size">Quanti di voi &#8211; a questa domanda &#8211; risponderebbero <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/" data-type="post" data-id="785">Saffo</a>? Non serve aver fatto studi classici per averla sentita nominare almeno una volta, anche solo sui social.</p>



<p class="has-normal-font-size">Saffo è una presenza isolata nei libri di scuola, l&#8217;eccezione: tanto che nei secoli è diventata quasi un simbolo, perdendo anche quel poco di biografico che sapevamo su di lei a causa di narrative distorte e stereotipi. Questo è stato il prezzo da pagare per essere<strong> l’unica poetessa del canone greco antico</strong> a restare davvero centrale nel racconto che è arrivato fino a noi.</p>



<p class="has-normal-font-size">Eppure, ci sono state altre poetesse nell&#8217;antica Grecia, che raramente troviamo nelle librerie e quasi mai nei percorsi scolastici.</p>



<p class="has-normal-font-size">Questo scarto dipende da una confusione di fondo: <strong>il canone antico, il canone della trasmissione e il canone scolastico.</strong> Nel passaggio tra trasmissione e insegnamento nasce l’illusione che non siano mai esistite altre poetesse.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-normal-font-size is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Non abbiamo meno poetesse.<br>Abbiamo un canone più stretto.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Un canone alternativo</h2>



<p class="has-normal-font-size">In un epigramma attribuito ad Antipatro di Tessalonica troviamo stilata una sorta di canone poetico delle poetesse.</p>



<p class="has-normal-font-size">L’epigramma elenca nove nomi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li class="has-normal-font-size">Prassilla</li>



<li class="has-normal-font-size">Mero</li>



<li class="has-normal-font-size"><a href="https://www.poetessedonne.it/greche/anite-di-tegea-riassunto/" data-type="post" data-id="834">Anite</a></li>



<li class="has-normal-font-size">Saffo</li>



<li class="has-normal-font-size"><a href="https://www.poetessedonne.it/greche/erinna-di-telo-riassunto/" data-type="post" data-id="1277">Erinna</a></li>



<li class="has-normal-font-size">Telesilla</li>



<li class="has-normal-font-size"><a href="https://www.poetessedonne.it/greche/corinna/" data-type="post" data-id="1500">Corinna</a></li>



<li class="has-normal-font-size"><a href="https://www.poetessedonne.it/greche/nosside-di-locri/" data-type="post" data-id="3481">Nosside</a></li>



<li class="has-normal-font-size">Mirtide</li>
</ul>



<p class="has-normal-font-size">Non si tratta di un semplice elenco. Come emerge dall’analisi critica di Burzacchini, il numero nove non è casuale: richiama direttamente le Muse. Le poetesse vengono infatti presentate come <strong>equivalenti terrestri delle Muse</strong>, “dalla voce divina”, capaci di generare “gioia indistruttibile” negli uomini.</p>



<p class="has-normal-font-size">Questo significa una cosa molto semplice: gli antichi non solo conoscevano queste autrici, le riconoscevano come parte della tradizione poetica.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-large-font-size">Antipatro di Tessalonica, AP IX 26</h3>



<figure class="wp-block-pullquote has-normal-font-size"><blockquote><p>Eccole le donne dalla voce divina che l&#8217;Elicona nutrì,<br>con inni e la roccia macedone di Pieria:<br><strong>Prassilla, Mero, la bocca di Anite</strong>, un Omero femmina,<br><strong>Saffo</strong> cesello di Lesbie dalle belle pettinature,<br><strong>Erinna, Telesilla</strong> inclita e tu, <strong>Corinna</strong>,<br>che canti lo scudo impetuoso di Atena,<br><strong>Nosside</strong> femminea-voce e <strong>Mirtide</strong> dolce-echeggiante,<br>tutte operatrici di pagine eterne.<br>Nove Muse il grande Urano, nove la Terra<br>ne creò, gioia indistruttibile per i mortali.</p><cite>Traduzione di Camillo Neri, 1996. </cite></blockquote></figure>



<p class="has-normal-font-size">Non si tratta di un canone “ufficiale”, ma di una costruzione letteraria che riflette un modo di leggere e organizzare la tradizione. Anche Meleagro, nel proemio della sua <em>Corona</em>, menziona alcune poetesse (troviamo anche <strong>Partenide</strong>) inserendole in un canone composito di autori e autrici.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-large-font-size">Meleagro di Gadara, AP IV 1</h3>



<figure class="wp-block-pullquote has-normal-font-size"><blockquote><p>Musa cara, a chi porti questo canto fiorito,<br>o chi fu che intrecciò la ghirlanda di inneggiatori?<br>Meleagro: per l&#8217;illustre Diocle<br>ha cesellato questo dono memoriale.<br>Molti gigli intessendo di <strong>Anite</strong>, molti di <strong>Mero</strong>,<br>bianchi, e di<strong> Saffo </strong>pochi fiori ma rose,<br>&#8230;<br>Insieme mischiando un bel fiore odoroso, l&#8217;iris<br>di <strong>Nosside</strong>, sulle cui tavolette Eros ha sciolto la cera.<br>&#8230;<br>e il dolce croco virginale di <strong>Erinna</strong>,<br>&#8230;.<br>e da un prato impeccabile sedani,<br>pochi fiori cogliendo, di <strong>Partenide</strong>.</p><cite>Traduzione di Camillo Neri, 1996</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Saffo non era sola (ma lo è diventata)</h2>



<p class="has-normal-font-size">All’interno di questo canone, Saffo occupa una posizione privilegiata. La sua grandezza è indiscutibile, ma è importante capire che non era l’unica.</p>



<p class="has-normal-font-size">Accanto a lei troviamo poetesse con caratteristiche precise: alcune sono ricordate da Antipatro e allo stesso tempo conservate con i loro versi nell’Antologia Palatina, mentre altre appartengono a tradizioni diverse o ci sono note solo in forma frammentaria.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li class="has-normal-font-size"><strong>Anite</strong>, apprezzata per la qualità epigrammatica legata a temi epici (&#8220;l&#8217;Omero donna&#8221; come si legge nei versi di Antipatro), agli epitaffi e alla natura. I suoi versi sono presenti nell&#8217;Antologia Palatina.</li>



<li class="has-normal-font-size"><strong>Nosside</strong>, con una poesia connotata da una forte consapevolezza femminile. Nell’Antologia Palatina sono conservati soprattutto componimenti di carattere ecfrastico, mentre risultano assenti i testi esplicitamente amorosi. Considerando che Meleagro associa la sua poesia a Eros, questa discrepanza è stata interpretata come possibile effetto dei processi di selezione della tradizione.</li>



<li class="has-normal-font-size"><strong>Erinna</strong>, oggetto di dibattito già nell’antichità, celebre per la sua <em>Conocchia</em>. Nell’Antologia Palatina le sono attribuiti alcuni epigrammi, in particolare epitaffi, la cui attribuzione è stata discussa dalla critica.</li>
</ul>



<p class="has-normal-font-size">Questo canone mostra un panorama differenziato e soprattutto integrato con quello maschile. Eppure oggi tutto questo si è contratto in un unico nome.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Cosa è successo: il problema del canone</h2>



<p class="has-normal-font-size">Tra il canone antico e quello che studiamo oggi non c’è un passaggio lineare, ma una serie di filtri. La trasmissione dei testi antichi è legata alla copia e alla conservazione:<strong> molto si perde e non tutto viene trascritto.</strong> Con il passaggio al mondo cristiano cambiano anche i criteri culturali, e alcuni generi, autori e testi diventano progressivamente marginali. Nei secoli successivi, la filologia umanistica e poi la costruzione delle storie della letteratura tra Settecento e Novecento stabilizzano un canone sempre più ristretto, pensato anche per l’insegnamento.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Non è stata una singola esclusione, ma una lunga catena di selezioni.</p>
</blockquote>



<p class="has-normal-font-size">In questi processi di selezione, Saffo resta. Le altre lentamente si diradano.</p>



<p class="has-normal-font-size">Negli ultimi decenni, tuttavia, queste autrici iniziano a riemergere nell&#8217;Accademia: gli studi di genere e gli <strong>Women&#8217;s Studies </strong>hanno riportato l’attenzione su testi e voci rimasti ai margini, mostrando come la loro assenza fosse più il risultato di una selezione che di una reale mancanza. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-normal-font-size">Non si tratta quindi di scoprire nuove poetesse, ma di rileggere quelle che avevamo già.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Dalla pluralità alla semplificazione</h2>



<p class="has-normal-font-size">Il risultato di questa perdita, comunque, è ancora visibile nella vita di tutti i giorni. Entri in libreria e trovi Saffo, forse una raccolta generica di poeti greci. Raramente altri nomi femminili emergono. Non perché non esistano testi o studi (cito ad esempio l&#8217;ultima traduzione di <a href="https://www.la-finestra.com/public/html/home/anite.html" target="_blank" rel="noopener">Anite di Ugo Pontiggia</a>), ma perché il canone moderno è il risultato di una <strong>semplificazione lunga secoli</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Il problema non è l’assenza. È la lettura</h2>



<p class="has-normal-font-size">Dire che le poetesse sono state dimenticate è parzialmente vero. I loro nomi sono nei testi antichi, gli studi esistono e le fonti sono accessibili. Il problema è un altro:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>abbiamo smesso di leggerle.</p>
</blockquote>



<p class="has-normal-font-size">E leggere significa anche riconoscere che la storia della letteratura non è mai neutra, ma è il risultato di scelte, e quindi, di esclusioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Da dove ripartire</h2>



<p class="has-normal-font-size">Ricostruire una <strong>“libreria delle poetesse”</strong> oggi non è un’operazione nostalgica. È un lavoro critico, una scelta che recupera.</p>



<p class="has-normal-font-size">Significa:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li class="has-normal-font-size">leggere e studiare i nomi oltre Saffo</li>



<li class="has-normal-font-size">distinguere tra canone antico e canone scolastico</li>



<li class="has-normal-font-size">rimettere in circolo testi e voci</li>
</ul>



<p class="has-normal-font-size">L’epigramma di Antipatro e il Proemio di Meleagro ci mostrano che un’altra storia della poesia è sempre esistita.</p>



<p class="has-normal-font-size">Semplicemente, non è quella che abbiamo imparato.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Bibliografia</h2>



<pre class="wp-block-verse has-normal-font-size">- Le informazioni sono tratte dai miei studi per la tesi "Voci e maschere femminili in età ellenistica", arrivata secondo al premio <a href="https://www.alessiapizzi.it/cultura/seconda-classificata-al-premio-her-story-con-la-mia-tesi-sulle-poetesse-ellenistiche/" target="_blank" rel="noopener">HerStory 2025</a>.
- Burzacchini, Eikasmos VII, 1997, Sul 'canone' delle poetesse(Antip. Thess. AP IX 26 [= XIX G.-P.])
- Potete studiare Erinna, Corinna, Nosside, Anite e Saffo su questo sito, nella sezione <a href="https://www.poetessedonne.it/category/greche/">poetesse greche</a>.
</pre>



<p class="has-background has-normal-font-size" style="background-color:#33333326"><strong>Avviso: </strong>Erinna, Nosside e Anite sono trattate nel mio libro <a href="https://www.alessiapizzi.it/libri/qualcuno-si-ricordera-di-noi/" target="_blank" rel="noopener">&#8220;Qualcuno si ricorderà di noi&#8221;</a>, per cui sto cercando un editore per la seconda edizione. Qualora foste interessati scrivetemi a <strong>poetessedonne [at ] gmail.com</strong></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Non chiamatele muse: sono &#8220;Ragazze che scrivono poesie&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 10:43:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[Se c’è qualcosa che, dall’alba dei tempi, è stato sottratto alle poetesse è la possibilità di essere semplicemente umane. Non erano soggetti, ma simboli. Saffo, la prima grande voce poetica femminile occidentale, definita in alcune fonti “la decima musa&#8221;, incarna perfettamente questa distorsione. È insieme eccezione e cancellazione: ricordata sì, ma al prezzo di essere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-normal-font-size">Se c’è qualcosa che, dall’alba dei tempi, è stato sottratto alle poetesse è la possibilità di essere semplicemente <em>umane</em>. Non erano soggetti, ma simboli. </p>



<p class="has-normal-font-size"><a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/" data-type="post" data-id="785">Saffo</a>, la prima grande voce poetica femminile occidentale, <strong>definita in alcune fonti “la decima musa&#8221;, </strong> incarna perfettamente questa distorsione. È insieme eccezione e cancellazione: ricordata sì, ma al prezzo di essere trasformata in altro.</p>



<p class="has-normal-font-size">In un’epoca in cui il termine “poeta&#8221; declinato al femminile non era neppure attestato, la sua identità viene assorbita nel mito. Su di lei si stratificano tutte le etichette: <strong>la musa, la prostituta, la lesbica, </strong>fino alla leggenda della donna brutta e respinta, suicida per amore di Faone. Narrazioni contraddittorie, ma unite da un elemento comune: dire qualcosa su di lei senza dare spazio al suo essere<strong> una persona che produce poesia</strong>. Il suo caso dice molto sull’immaginario di chi racconta e poco sulla realtà di chi scrive.</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong>Da lei in poi, il copione si ripete e si costruisce su tre livelli.</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li class="has-normal-font-size">Il primo: <strong>la trasformazione in musa.</strong> La poetessa non è più una voce, ma un’eccezione che porta con sé un dubbio implicito: può una donna essere geniale?</li>



<li class="has-normal-font-size">Il secondo: lo stereotipo. <strong>Le poetesse diventano etichette </strong>(la vergine, la prostituta, la folle) e le loro vite vengono romanzate e mitizzate. Raramente vengono restituite nella loro complessità.</li>



<li class="has-normal-font-size">Il terzo: <strong>il canone. </strong>Un sistema costruito al maschile che, per secoli, ha escluso o marginalizzato le poetesse, rendendole invisibili o secondarie.</li>
</ul>



<p class="has-normal-font-size">A mio avviso, è proprio <strong>contro queste distorsioni</strong> che si inserisce <strong><em>“<a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-italiana/narrativa-italiana-contemporanea/ragazze-che-scrivono-poesie-alba-donati-9788806263287/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ragazze che scrivono poesie</a>”</em> di Alba Donati, </strong>edito da Einaudi. L&#8217;autrice restituisce alle poetesse una dimensione reale. Non più icone lontane, muse inarrivabili, ma esseri umani.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-normal-font-size">In una frazione di secondo volevo farmi un&#8217;idea dell&#8217;insieme: persona, scrittura e carattere </p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Ragazze, poetesse</h2>



<p class="has-normal-font-size">Il titolo stesso del libro è già una dichiarazione di intenti. <em>“Ragazze che scrivono poesie”</em> rinuncia a qualsiasi solennità: non “grandi autrici”, ma semplicemente <em>ragazze</em>. Perché la parola “ragazze”, accostata a nomi esclusi per secoli da un canone letterario costruito al maschile, può sembrare una diminuzione, quasi una contraddizione rispetto alla necessità di riconoscere alle poetesse piena autorevolezza. Ma è un’impressione che dura un attimo. Subito dopo, quella scelta linguistica rivela un gesto preciso<strong>: dire “ragazze” significa togliere distanza</strong> e riportare queste figure dentro una dimensione quotidiana e riconoscibile. E allora il titolo smette di sembrare riduttivo, perché prima di essere canonizzate, prima di essere studiate, prima di essere trasformate in simboli, <a href="https://www.poetessedonne.it/italiane/antonia-pozzi-riassunto/" data-type="post" data-id="820">Antonia Pozzi</a>, <a href="https://www.poetessedonne.it/americane/sylvia-plath-riassunto/" data-type="post" data-id="1323">Sylvia Plath</a>, <a href="https://www.poetessedonne.it/americane/emily-dickinson-riassunto/" data-type="post" data-id="998">Emily Dickinson</a>, <a href="https://www.poetessedonne.it/russe/anna-achmatova-poetessa-del-dettaglio-universale/" data-type="post" data-id="4886">Anna Achmatova</a> e <a href="https://www.poetessedonne.it/polacche/wislawa-szymborska/" data-type="post" data-id="2520">Wisława Szymborska</a> sono state esattamente questo: <em>ragazze che scrivevano poesie.</em></p>



<p class="has-normal-font-size">E forse è proprio in questa apparente semplicità che il libro trova la sua dimensione di forza e di distintività.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Poetesse, amiche</h2>



<p class="has-normal-font-size">Dentro <em>“Ragazze che scrivono poesie”</em> ci sono cinque nomi importanti che non vengono messi sul piedistallo del canone: vengono riportati a terra. <strong>Antonia Pozzi, Sylvia Plath, Emily Dickinson, Anna Achmatova e Wisława Szymborska </strong>non sono più figure da manuale, ma presenze vive, quasi<em> amiche.</em></p>



<p class="has-normal-font-size">Cinque poetesse diversissime tra loro ma unite da un gesto comune: <strong>esistere oltre lo stereotipo,</strong> senza tempo, senza genealogia rigida, come suggerisce anche l’ultimo capitolo, che apre a una lettura ancora più intima. E proprio lì arriva anche una piccola sorpresa, che vale la pena non anticipare per non togliere il piacere della scoperta.</p>



<p class="has-normal-font-size"><strong><em>Dulcis in fundo</em>, le biografie astrologiche:</strong> un tocco inatteso, leggero, che però funziona. Da amante (divertita) dell’oroscopo, è impossibile non apprezzarle, anche solo per il modo in cui riescono ad avvicinare ancora di più queste poetesse, riportandole, ancora una volta, su un piano umano.</p>



<p></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Chi ha deciso che &#8220;cazzo&#8221; non è poesia?</title>
		<link>https://www.poetessedonne.it/magazine/poesie/con-le-parolacce-volgari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 11:30:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poesie]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando ho pubblicato le poesie erotiche delle poetesse sui social, mi è capitato di leggere spesso lo stesso commento:“Le parolacce non sono poesia.”“Non serve dire ‘cazzo’ o ‘fica’ per parlare di desiderio.” È un’obiezione interessante. Ma parte da un presupposto fragile: che esistano parole “non adatte” alla poesia. Eppure quelle parole fanno parte della lingua. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-normal-font-size">Quando ho pubblicato le <a href="https://www.instagram.com/p/DWeWCccAr20/?img_index=1" target="_blank" rel="noopener">poesie erotiche</a> delle poetesse sui social, mi è capitato di leggere spesso lo stesso commento:<br><em>“Le parolacce non sono poesia.”</em><br><em>“Non serve dire ‘cazzo’ o ‘fica’ per parlare di desiderio.”</em></p>



<p class="has-normal-font-size">È un’obiezione interessante. Ma parte da un presupposto fragile: che esistano parole “non adatte” alla poesia.</p>



<p class="has-normal-font-size">Eppure quelle parole fanno parte della lingua. E quindi della nostra esperienza.<br>Si può scegliere di non usarle nel quotidiano, certo. <strong>Ma su cosa si basa l’idea che non possano entrare in un verso?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">La tradizione insegna</h2>



<p class="has-normal-font-size">Dante Alighieri, nella <em>Divina Commedia</em>, non evita affatto il linguaggio corporeo quando serve a descrivere il degrado infernale:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“vidi un col capo sì di merda lordo…”<br>(<em>Inferno</em>, XVIII)</p>
</blockquote>



<p class="has-normal-font-size">E ancora:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Ed elli avea del cul fatto trombetta”<br>(<em>Inferno</em>, XXI)</p>
</blockquote>



<p class="has-normal-font-size">Siamo nel Medioevo. E uno dei più grandi poeti della nostra tradizione usa parole che oggi molti definirebbero “non poetiche”.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-huge-font-size">Quindi le parolacce non sono poesia?</h2>



<p class="has-normal-font-size">Forse la domanda è sbagliata. Non è questione di parole “alte” o “basse”.<br>È questione di necessità.</p>



<p class="has-normal-font-size">Se una parola, anche la più scomoda, è l’unica capace di dire qualcosa con precisione, allora appartiene alla poesia. Il problema non sono le parolacce. È quanto siamo disposti ad accettare una poesia che non ci protegge.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-large-font-size">Patrizia Cavalli</h2>



<figure class="wp-block-pullquote has-normal-font-size"><blockquote><p>Salivo cosí bene le scale,<br>possibile che io debba morire?<br>Le salivo cosí bene a ogni gradino<br>che anche il mio piú piccolo respiro<br>si svolgeva mostrandosi sovrano,<br>e niente andava perso, il dito medio<br>e il mignolo vibravano nell’intimo.<br>Perché è nei millimetri che senti<br>l’immortale disporsi della regola.<br>Mai avrei potuto sembrare piú perfetta,<br>le chiavi in mano<br>col verde laccio di gomma<br>che le tiene e dondola. <strong>Ma adesso<br>che cazzo vuole da me questo dolore</strong><br>al petto quasi al centro! Che faccio, muoio?<br>O resto e mi lamento?</p></blockquote></figure>



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</div>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-large-font-size">Anne Sexton</h2>



<figure class="wp-block-pullquote has-normal-font-size"><blockquote><p>Conosco solo l’inglese.<br>L’inglese non è perfetto.<br>Quando dico al prete che sono piena<br>di movimenti intestinali, proprio fino alle dita,<br>lui scrolla le spalle. Per lui la merda è buona.<br>Per me, per mia madre, era veleno<br>e il veleno ero tutta io<br>nel naso, nelle orecchie, nei polmoni.<br>Ecco perché il linguaggio fallisce.<br>Perché per qualcuno la merda nutre le piante,<br>per qualcun altro è il male che le permea<br>e anche se ci provano,<br>giorno dopo giorno dell’infanzia,<br>non riescono a espellere il veleno.<br>Ecco quanto vale il linguaggio.<br>Ecco quanto vale la psicologia.<br><strong>Dio vive nella merda — mi è stato detto.</strong><br>Io credo a entrambe le cose.<br>È vero?<br>È vero?</p><cite>Traduzione dall&#8217;inglese con ChatGPT</cite></blockquote></figure>



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</div>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-large-font-size">Maya Angelou</h2>



<figure class="wp-block-pullquote has-normal-font-size"><blockquote><p>No.<br>i preti dalle scarpe rosse che avanzano<br>in portantina<br>in un paese di bambini scalzi,<br>i santi di gesso che guardano dall’alto<br>benevoli<br>su madri inginocchiate<br>che raccolgono <strong>fagioli non digeriti<br>dalla merda di ieri.</strong></p><cite>Traduzione dall&#8217;inglese con ChatGPT</cite></blockquote></figure>



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</div>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading has-large-font-size">Fleur Adcock</h2>



<figure class="wp-block-pullquote has-normal-font-size"><blockquote><p>Vago dentro il mio ultimo intrattenimento<br>ancora, nella vasca o andando al lavoro,<br>pigramente divertita da ciò che la notte ha offerto;<br>a meno che questo non sia uno di quei giorni in cui un brutto scossone<br>mi richiama a una visione improvvisamente diversa:<br>mi vedo mentre ispeziono l’enorme fessura<br>di una<strong> puttana flaccida</strong>; mentre faccio l’amore con un<br>ermafrodito gobbo;<strong> mangiando vermi o merda;</strong><br>o rapita da necrofilia o incesto.<br>E qualunque immagine ripugnante io veda<br>è vivida quanto le altre, più piacevoli.<br>Arrossisco e rabbrividisco: mio Dio, ero io quella?</p><cite>Traduzione dall&#8217;inglese con ChatGPT</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-large-font-size">Patrizia Valduga</h2>



<figure class="wp-block-pullquote has-normal-font-size"><blockquote><p><strong>Piscia, ma a patto che ti tenga io il cazzo</strong>:<br>proprio così, se vuoi che lo ribaci.<br>Guarda guarda&#8230; ti fingi in imbarazzo?<br>Quanto mi piaci! Dio! quanto mi piaci.</p></blockquote></figure>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sanremo 2026: Levante canta l&#8217;amore come l&#8217;ode alla gelosia di Saffo</title>
		<link>https://www.poetessedonne.it/magazine/notizie/sanremo-2026-levante-canta-lamore-come-lode-alla-gelosia-di-saffo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 07:53:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[La canzone portata da Levante al Festival di Sanremo 2026 mi ha colpito per l’intensità con cui descrive l’innamoramento come esperienza fisica, quasi destabilizzante. Ascoltando il testo presentato sul palco dell’Ariston, è difficile non pensare all’Ode alla gelosia di Saffo, il celebre frammento 31 della lirica greca arcaica. A distanza di oltre 2600 anni, il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La canzone portata da Levante al<strong> Festival di Sanremo 2026</strong> mi ha colpito per l’intensità con cui descrive l’innamoramento come esperienza fisica, quasi destabilizzante. Ascoltando il testo presentato sul palco dell’Ariston, è difficile non pensare all’<strong>Ode alla gelosia di <a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/" data-type="post" data-id="785" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Saffo</a></strong>, il celebre <strong>frammento 31</strong> della lirica greca arcaica. A distanza di oltre 2600 anni, il corpo innamorato sembra parlare la stessa lingua: quella della maestra d&#8217;amore per eccellenza.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Il testo di Levante a Sanremo 2026: l’amore come perdita di equilibrio</h2>



<p>Levante canta:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Ah, non mi sento le gambe.<br>Mi manca il respiro.<br>La vista mi abbandona un po’.<br>Mi trema anche la gola.<br>La voce non mi trova.</p>
</blockquote>



<p>Non è una descrizione sentimentale. È una descrizione fisiologica. L’innamoramento non viene raccontato come emozione astratta, ma come <strong>alterazione del corpo</strong>: tremore, mancanza di respiro, perdita della postura, smarrimento sensoriale.</p>



<p>È così che <strong>“ci si innamora”,</strong> dice Levante: <em>facendo spazio dove posto non si trova.</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p></p>
</blockquote>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">L’Ode alla gelosia di Saffo (frammento 31)</h2>



<p>Nel frammento 31, noto come <strong>Ode alla gelosia</strong>, Saffo descrive l’effetto della presenza dell’amata. Non parla di sentimento in termini psicologici. Parla di sintomi. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La lingua si spezza,<br>un fuoco sottile corre sotto la pelle,<br>gli occhi non vedono più,<br>le orecchie ronzano.</p>
</blockquote>



<p>Il corpo perde coerenza.<br>La parola si interrompe.<br>La percezione si altera.</p>



<p>È una delle prime descrizioni occidentali dell’innamoramento come crisi fisica.</p>



<p>Nella <a href="https://missconosciute.substack.com/p/missconosciute-la-newsletter-11" target="_blank" rel="noreferrer noopener">newsletter di Mis(S)Conosciute</a> scrivevo:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Saffo descrive la sintomatologia dell’amore come se fosse un medico e come se la passione fosse una vera e propria patologia. A volte è proprio così: non riusciamo a controllare le nostre emozioni, ci blocchiamo, facciamo figuracce, diamo di matto.</p></blockquote></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Perché la canzone di Levante ricorda Saffo?</h2>



<p>Il parallelo tra Levante a Sanremo 2026 e l’Ode alla gelosia di Saffo non è forzato. In entrambi i testi troviamo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>tremore corporeo</li>



<li>mancanza di respiro</li>



<li>alterazione della vista</li>



<li>difficoltà nel parlare</li>



<li>perdita di equilibrio</li>
</ul>



<p>Non si tratta di citazione diretta, ma di una struttura emotiva e corporea sorprendentemente simile. La lirica greca arcaica descrive l’eros come una forza che attraversa il corpo prima ancora che la mente. La canzone di Levante fa esattamente lo stesso. Saffo, tra l&#8217;altro, è stata in generale la prima voce femminile occidentale a sostenere che <strong>&#8220;la cosa più bella è quella che si ama&#8221;</strong>, un assunto molto semplice che però non è affatto banale, come sostiene anche Levante:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Ah, se potessi vestire la mia pelle<br>Vibrare del mio suono,<br>Sapresti perché non ho mai trovato il modo<br>Per spiegare che cos’è l’amore<br>Per me.</p>
</blockquote>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">L’innamoramento nella lirica greca: un evento fisico</h2>



<p>Nel mondo di Saffo, Eros non è un<strong> sentimento dolceamaro</strong>. È una potenza che invade, destabilizza, scuote. La poesia arcaica non psicologizza l’amore: lo somatizza. Non “mi sento triste”, ma <em>non vedo, non respiro, tremo.</em></p>



<p>In questo senso, la canzone di Levante a Sanremo 2026 si inserisce (inconsapevolmente?) in una <strong>tradizione millenaria</strong>: l’amore come terremoto del corpo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">2600 anni dopo, il corpo parla ancora la stessa lingua</h2>



<p>Dal frammento 31 di Saffo al palco dell’Ariston, cambia il contesto, ma non cambia il tremore.</p>



<p>Riconoscere nel testo di Levante un’eco dell’Ode alla gelosia significa comprendere che<strong> la tradizione non è un archivio immobile.</strong> È una memoria viva.</p>



<p>L’amore continua a manifestarsi con gli stessi segni: voce che si spezza, respiro che manca, equilibrio che vacilla.</p>



<p>Il corpo innamorato del VII secolo a.C. e quello del 2026 reagiscono allo stesso modo. Ed è proprio questo che rende la <strong>poesia eterna.</strong></p>



<p><strong>Leggi anche&#8230;</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="JTArBqwG3z"><a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/didattica/se-la-poetessa-saffo-fosse-una-cantante-moderna/">Se la poetessa Saffo fosse una cantante moderna</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Se la poetessa Saffo fosse una cantante moderna&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/magazine/didattica/se-la-poetessa-saffo-fosse-una-cantante-moderna/embed/#?secret=gi9lHuDGXe#?secret=JTArBqwG3z" data-secret="JTArBqwG3z" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Poesie sulla tristezza che meritano di essere conosciute</title>
		<link>https://www.poetessedonne.it/magazine/poesie/sulla-tristezza/</link>
					<comments>https://www.poetessedonne.it/magazine/poesie/sulla-tristezza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2026 21:47:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poesie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.poetessedonne.it/?p=5071</guid>

					<description><![CDATA[Le poesie sulla tristezza che circolano online sono quasi sempre le stesse.Stessi versi, stesse citazioni, stessi autori ripetuti all’infinito: Neruda, Leopardi, Ungaretti. Come se il dolore avesse una sola voce, e per giunta già consumata. Questa raccolta nasce da un’altra esigenza: portare alla luce poesie tristi poco conosciute, scritte da poetesse che la tradizione ha [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le <strong>poesie sulla tristezza</strong> che circolano online sono quasi sempre le stesse.<br>Stessi versi, stesse citazioni, stessi autori ripetuti all’infinito: Neruda, Leopardi, Ungaretti. Come se il dolore avesse una sola voce, e per giunta già consumata.</p>



<p>Questa raccolta nasce da un’altra esigenza: <strong>portare alla luce poesie tristi poco conosciute</strong>, scritte da poetesse che la tradizione ha spesso relegato ai margini, o ridotto a note a piè di pagina. </p>



<p>In questo sito la tristezza non è un sentimento da rendere “bello”, né una malinconia da condividere in due righe. È una <strong>esperienza complessa</strong>, che attraversa l’amore, il corpo, la perdita, l’isolamento, il tempo. </p>



<p>Le poesie sulla tristezza che leggerai qui non sono famose. Non sono citate nei post motivazionali.<br>Non funzionano come frasi da effetto.</p>



<p>Sono testi di <strong>Anna Achmatova</strong>, <strong>Antonia Pozzi</strong>, <strong>Wislawa Szymborska</strong>, <strong>Ada Negri</strong>, <strong>Anna de Noailles</strong>, poetesse più o meno note alla critica, che meritano di essere lette.</p>



<p>Se stai cercando <strong>poesie sulla tristezza autentiche</strong>, lontane dai circuiti più battuti, qui troverai parole che <strong>non cercano di piacere</strong>, ma di dire il vero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Anna Achmatova</h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Strinsi le mani sotto il velo oscuro…<br>«Perché oggi sei pallida?»<br>Perché d’agra tristezza<br>l’ho abbeverato fino ad ubriacarlo.<br>Come dimenticare? Uscì vacillando,<br>sulla bocca una smorfia di dolore…<br>Corsi senza sfiorare la ringhiera,<br>corsi dietro di lui fino al portone.<br>Soffocando, gridai: «È stato tutto<br>uno scherzo. Muoio se te ne vai».<br>Lui sorrise calmo, crudele<br>e mi disse: «Non startene al vento».</p><cite>Traduzione di Michele Colucci e Carlo Riccio </cite></blockquote></figure>



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</div>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading">Wislawa Szymborska</h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Sulla tomba che può essere ovunque<br>ciuffi di fiori di campo.<br>Vietato calpestare la terra.<br>È peccato.<br>La cerco solo con la tristezza<br>che il mondo conosce da tempo:<br>– dov’è sotterrato?</p><cite>Traduzione di Andrea Ceccherelli</cite></blockquote></figure>



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<p></p>



<h2 class="wp-block-heading">Anna de Noailles</h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Passeggiamo nell’erba in fiore<br>Dove il sole schiude cammini<br>Che accarezzano come mani<br>Le ombre mobili delle fronde.<br>Respiriamo i languidi odori<br>Che si sollevano dai calici<br>E assaporiamo i tristi incanti<br>Dell’abbandono e dell’ardore.<br>Le due anime nostre del pari<br>Si scambino fragranze ascose<br>E un’attrazione dolorosa<br>I corpi congiunga e i pensieri…<br>L’estate alla verde frescura<br>Si sbriglia, si esalta, si svaga.<br>Ma l’uomo che a nulla si appaga<br>I sogni delusi deplora.<br>Diletto, dolcezza, piacere,<br>Tra le braccia stanno intricati,<br>Ma restano i cuori isolati,<br>Più esausti di un ramo che cede.<br>Perché quando ancora la sorte<br>Sorride è in noi tanta tristezza,<br>Perché un’invincibile ebrezza<br>Ci sospinge verso la morte?…</p><cite>Traduzione di Marzia Minutelli</cite></blockquote></figure>



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<p></p>



<h2 class="wp-block-heading">Antonia Pozzi</h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Tristezza di queste mie mani<br>troppo pesanti<br>per non aprire piaghe,<br>troppo leggère<br>per lasciare un’impronta –<br>tristezza di questa mia bocca<br>che dice le stesse<br>parole tue<br>– altre cose intendendo –<br>e questo è il modo<br>della più disperata<br>lontananza.<br><br>16 ottobre 1933</p></blockquote></figure>



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<p></p>



<h2 class="wp-block-heading">Ada Negri</h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>La luna stilla un suo pianto d’oro nel mar di viola:<br>tacite lagrime d’alba, tristezza di partir sola.<br>Ad una ad una le stelle sono scomparse lontano:<br>tristezza d’aver camminato tutta la notte invano.<br>Si piega, sempre più stanca: affonda, sempre più smorta:<br>tristezza, innanzi alla vita, sparire senza esser morta.<br>Pur le conviene obbedire al Sommo che la governa:<br>nel vuoto che non perdona, tristezza d’essere eterna.</p></blockquote></figure>



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</div>



<p></p>



<p><strong>Leggi anche&#8230;</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="ZGFJ8G4VpK"><a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/poesie/sulla-solitudine-meno-famose-ma-molto-belle/">Poesie sulla solitudine, meno famose ma molto belle</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Poesie sulla solitudine, meno famose ma molto belle&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/magazine/poesie/sulla-solitudine-meno-famose-ma-molto-belle/embed/#?secret=dorx2brLA1#?secret=ZGFJ8G4VpK" data-secret="ZGFJ8G4VpK" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Nove poetesse indiane contemporanee: un&#8217;antologia</title>
		<link>https://www.poetessedonne.it/magazine/libri/nove-poetesse-indiane-contemporanee-unantologia/</link>
					<comments>https://www.poetessedonne.it/magazine/libri/nove-poetesse-indiane-contemporanee-unantologia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2026 20:27:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[L’India ha una lunga tradizione poetica femminile che affonda le radici nei testi vedici e nella poesia Bhakti. L’antologia Nine Indian Women Poets, curata da Eunice de Souza, raccoglie le voci di nove poetesse contemporanee che hanno saputo ridefinire la poesia femminile indiana in lingua inglese. Queste autrici esplorano temi di identità, corpo, desiderio, oppressione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’India ha una lunga tradizione poetica femminile che affonda le radici nei testi vedici e nella <strong>poesia Bhakti</strong>. L’antologia <em>Nine Indian Women Poets</em>, curata da Eunice de Souza, raccoglie le voci di nove <a href="https://www.poetessedonne.it/tag/contemporanee/" data-type="post_tag" data-id="71" target="_blank" rel="noreferrer noopener">poetesse contemporanee</a> che hanno saputo ridefinire la <strong>poesia femminile indiana in lingua inglese.</strong> Queste autrici esplorano temi di identità, corpo, <a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/poesie/erotiche-sul-desiderio-ardente/" data-type="post" data-id="4083">desiderio</a>, oppressione e ricerca di libertà.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Introduzione</h2>



<p><strong>La poesia femminile indiana</strong> ha radici che affondano almeno al 1000 a.C. nonostante certa critica  vorrebbe ricondurre la scrittura delle donne in India alle figure educate del primo Novecento. Le poetesse contemporanee non cercano le proprie antenate nei sentimentalismi vittoriani, ma in voci millenarie che parlavano di corpo, desiderio e autonomia con una franchezza sconcertante. Pensiamo ad&nbsp;<strong>Apala</strong>, che nei Veda pregava Indra di far rifiorire la sua pelle e &#8220;la parte sotto la vita&#8221;, o alla tradizione&nbsp;<strong>Bhakti</strong>, dove&nbsp;<strong>Jana Bai</strong>&nbsp;trattava la divinità come un compagno di casa, costringendo Krishna a pulirle i capelli dai pidocchi. È questo filo invisibile, fatto di audacia e realismo, a legare le mistiche del passato alle icone di oggi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La libertà nelle ceneri: le monache buddiste e la &#8220;fatica della cucina&#8221;</h2>



<p>Eunice de Souza rintraccia una genealogia alternativa fondamentale nei&nbsp;<em><strong>Salmi delle Sorelle</strong></em>&nbsp;(<em>Psalms of the Sisters</em>). Queste monache buddiste dell&#8217;antichità non celebravano la fede attraverso astrazioni metafisiche, ma attraverso la gioia tattile della fuga.</p>



<p>Ciò che le rende straordinariamente vicine alla sensibilità moderna è la loro ossessione per la&nbsp;<strong>libertà</strong>: il numero di componimenti delle monache riguardanti la liberazione dai vincoli terreni è nettamente superiore a quello dei loro colleghi monaci. Per queste donne, l&#8217;illuminazione non era solo spirituale, era un divorzio politico e fisico dalla sottomissione.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Una di loro esprime sollievo per aver lasciato alle spalle la<em> fatica della cucina </em>e un <em>marito brutale</em>, un&#8217;altra si mostra irritata dal fatto che i monaci considerino le monache inferiori, liquidando la loro intelligenza come <em>un&#8217;arguzia da due dita</em>.</p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Kamala Das: la voce dell&#8217;intimità e della ribellione</h2>



<p><strong>Kamala Das</strong> (1934–2009) è forse la figura più influente dell’antologia. Il suo stile confessionale e diretto affronta il desiderio femminile, la sessualità, il <a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/poesie/sul-matrimonio/" data-type="post" data-id="4555">matrimonio</a> come gabbia, l’umiliazione domestica.</p>



<p>È lei ad aver spezzato quello che la critica chiama <em>colonial cringe</em>, il servilismo culturale verso l’ex colonizzatore. Per Das, l’inglese non è una lingua “presa in prestito”, ma una lingua madre d’adozione. In <em><strong>An Introduction</strong></em> rivendica il diritto a un idioma fatto di «distorsioni e stranezze», utile quanto il gracchiare dei corvi o il ruggito dei leoni. In questa poesia proclama tre identità simultanee:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>«Sono peccatrice, sono santa» – rifiuto di ogni moralità unidimensionale.</li>



<li>«Sono l’amata e la tradita» – rivendicazione del dolore come esperienza attiva.</li>



<li>«Sono ogni uomo, sono ogni donna» – assunzione di un io universale, senza confini di genere.</li>
</ul>



<p>In altre liriche, come <em><strong>The Old Playhouse</strong></em>, racconta il soffocamento dell’amore coniugale («La tua stanza è sempre illuminata da luci artificiali, le tue finestre sempre chiuse»). In <em><strong>The Maggots</strong></em> reinterpreta il mito di Radha e Krishna con un’immagine feroce: «Che importa a un cadavere se i vermi lo mordono?».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il dubbio</h3>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Quando muore un uomo, o una donna,<br>non chiamiamo il cadavere lui<br>o lei, ma “esso”.<br>Non significa forse<br>che crediamo<br>che solo le anime abbiano sesso,<br>e che il sesso sia invisibile?<br>Allora la domanda è: chi<br>è l’uomo, chi la donna,<br>se gli accessori del sesso<br>non indicano nulla?<br>È forse lei un uomo,<br>colei che con mani fragili<br>mi stringe al petto, mentre<br>il silenzio nella sua stanza di malattia,<br>facendosi eloquente, mi accusa<br>d’ingratitudine?<br>Ed è forse femmina lui,<br>colui che dopo l’amore liscia le lenzuola<br>con mani meticolose e strappa<br>dai cuscini ciocche di capelli?<br>… Come lo vedo bene,<br>dopo un omicidio,<br>riordinare scrupolosamente la scena,<br>lavare le macchie di sangue sotto il rubinetto,<br>seppellire il coltello…<br>E io, che cosa sono quanto al sesso,<br>io che mi muovo ossessivamente<br>dalle sue coltellate alla guarigione<br>nella sua piccola stanza silenziosa?</p><cite>Traduzione con CHATGPT</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Mamta Kalia: la quotidianità tra ironia e dissenso</h2>



<p>La poesia di <strong>Mamta Kalia</strong> (nata nel 1940) adotta un tono colloquiale, ironico, spesso volutamente “improprio”. Introduce con decisione il <em>wit</em> – l’arguzia – nella poesia indiana in inglese. Non come ornamento, ma come strumento di sopravvivenza.</p>



<p>Confessa il desiderio di «scavarsi il naso in pubblico» e riduce la propria biografia a «due figli e due aborti spontanei». Descrive donne capaci di «trasformare con perizia i pantaloni di Munna nei calzoncini di Pappu» e una felicità consumata «a prezzi ridotti».</p>



<p>In <em><strong>Tribute to Papa</strong></em> scrive: «Sei un uomo senza successo, papà. / Non sei riuscito a ritagliarti un posto comodo nel mondo».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Compulsioni</h3>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Voglio scavarmi il naso in un luogo pubblico.<br>Voglio sedermi sulla sedia del mio ufficio con i piedi in alto.<br>Voglio schiaffeggiare il ragazzo che fa l’amore in un caffè<br>mentre io aspetto da sola il cameriere<br>che mi porti caffè e panini.<br>Voglio fare visite domenicali completamente nuda.<br>Voglio buttare via tutti i miei cosmetici.<br>Voglio rivelare la mia vera età.</p><cite>Traduzione con CHATGPT</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Melanie Silgardo: tra memoria e perdita</h2>



<p><strong>Melanie Silgardo</strong> (1956) riflette su famiglia, perdita e identità con immagini espressioniste e disturbanti. In <em><strong>1956–1976</strong></em> definisce la nascita «una trappola» tesa dai genitori e sogna di «arrotolare il cielo» per sostituirlo al volto vuoto di Dio.</p>



<p>È stata anche una figura centrale dell’editoria poetica indipendente, fondando la cooperativa <strong>Newground</strong>, vero atto di guerriglia culturale contro l’indifferenza del mercato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">The Earthworm&#8217;s Story</h3>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Ho perso quest’ultimo barlume di luce<br>strisciando lungo la strada.<br>Il corvo ha beccato,<br>la formica ha morso,<br>e la ghiaia ha ghignato al mio ventre.<br>Svanita l’umidità, le foglie cadono<br>pesanti come piatti, e fanno fracasso.<br>In alto, la mosca pedina l’aria.<br>Non importa<br>se quel piede sopra di me è il tuo.</p><cite>Traduzione con CHATGPT</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Eunice de Souza: minimalismo e pungente ironia</h2>



<p>Curatrice dell’antologia, <strong>Eunice de Souza</strong> (1940–2017) pratica un minimalismo tagliente, spesso rivolto contro l’ipocrisia della società cattolica goana e il patriarcato.</p>



<p>In <em><strong>Catholic Mother</strong></em> scrive: Francis X D’Souza, padre dell’anno. / La moglie del pilastro / non dice nulla.</p>



<h3 class="wp-block-heading">It&#8217;s time to find a place</h3>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>È tempo di trovare un luogo<br>dove restare in silenzio insieme.<br>Ho chiacchierato all’infinito<br>nelle sale insegnanti, nei corridoi, nei ristoranti.<br>Quando non ci sei,<br>continuo i dialoghi nella mia testa.<br>Anche questa poesia<br>ha quarantotto parole di troppo.</p><cite>Traduzione con CHATGPT</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Imtiaz Dharker: identità in transito</h2>



<p><strong>Imtiaz Dharker</strong> (1954) esplora la condizione delle donne musulmane e l’ambiguità del velo, visto insieme come protezione e prigione. In <em><strong>Purdah I</strong></em> scrive: «Un giorno dissero che era abbastanza grande per imparare un po’ di vergogna. / Scoprì che le veniva naturale».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Eggplant</h3>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Impossibile da afferrare,<br>devi accoglierla nel palmo,<br>lasciarla scivolare sulla guancia.<br>Se potesse parlare,<br>questa melanzana<br>avrebbe la voce<br>di un dio‑bambino paffuto,<br>blu‑violaceo e lucente di felicità,<br>pieno di latte,<br>pronto a dormire.</p><cite>Traduzione con CHATGPT</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Smita Agarwal: il lirismo del quotidiano</h2>



<p>La poesia di <strong>Smita Agarwal</strong> si concentra sulla vita quotidiana e sulla scrittura come resistenza silenziosa. In <em><strong>The Word‑worker</strong></em>: «Scavo parole / dal legno del silenzio».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Mediatrix</h3>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Un uomo innamorato è innamorato della propria ombra,<br>un’ombra che deve seguirlo e aderire<br>alla sua idea d’amore.<br>Non ama un profilo, né una mente,<br>ma solo un’idea di se stesso.<br>Girando attorno alla fiamma cercherà di coincidere<br>con la sua ombra, finché una donna,<br>innamorata di un uomo innamorato,<br>glielo permetterà,<br>rendendolo finalmente libero.</p><cite>Traduzione con CHATGPT</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Sujata Bhatt: la poesia della memoria linguistica</h2>



<p>Sujata Bhatt (1956) esplora il bilinguismo e l’identità culturale. <em>&#8220;A Different History&#8221;</em> riflette sulla colonizzazione linguistica: <em>&#8220;«Quale lingua non è stata la lingua dell’oppressore?».</em> La sua poesia è un ponte tra passato e presente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Something for Plato</h3>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Sporge le labbra,<br>questo relitto di rinoceronte:<br>pelle secca come ghiaia, zoppicante con la schiena storta —<br>ma chissà, forse è felice<br>tenuto così nello zoo di Delhi. Qui cammina<br>come un uomo grasso in una giacca sportiva rossa fiammante<br>che non si considera grasso — è così contento<br>del taglio virile della sua nuova giacca sportiva…<br>Labbra flaccide e screpolate<br>sussultano aprendosi, mostrandoci<br>una lingua triangolare, tagliente,<br>che sorride. Continua a sollevare<br>quelle labbra spesse, incrostate, ruvide, che tremano<br>con un gesto così tenero,<br>un’emozione così forte<br>che le pieghe intorno al collo<br>diventano improvvisamente delicate —<br>così aggraziate — potrebbe essere un giovane fenicottero,<br>un salice piangente,<br>che non lascia dubbi:<br>vuole essere accarezzato.<br>C’è un sacco<br>d’erba attorno a lui<br>ma non la vuole, vuole<br>essere nutrito a mano, vuole la carezza sulla fronte.<br>Accetterà persino che gli tirino il corno,<br>fingendo che la sua testa possa essere strattonata<br>dai gracili scolari — purché lo nutrano,<br>le punte delle loro dita<br>che svegliano e calmano la sua bocca.</p><cite>Traduzione con CHATGPT</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Charmayne D’Souza: il corpo e il desiderio</h2>



<p>Charmayne D’Souza scrive di <a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/poesie/erotiche-sul-desiderio-ardente/" data-type="post" data-id="4083">sessualità</a> e autonomia femminile. <em>&#8220;When God First Made a Whore&#8221;</em> è una provocatoria riflessione sulla purezza e sulla trasgressione. Le sue poesie sfidano il moralismo e celebrano l’esperienza femminile.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Judith</h3>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Se potessi,<br>taglierei la testa ai miei amanti<br>uno per uno,<br>e li cullerei con una serenata<br>nel mio tempo libero.<br>Tanto sono già fantasmi.<br>Hanno deliziato<br>la mia immaginazione<br>senza mai interferire davvero<br>con la mia vita –<br>se non nel sonno.<br>Quelli che mi tengono sveglia<br>meritano la testa su una picca,<br>non su un cuscino.<br>Dov’è la mia spada, dico?</p><cite>Traduzione con CHATGPT</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Tara Patel: la voce della solitudine femminile</h2>



<p>Tara Patel esplora la condizione della<strong> donna single in India</strong>. In <em>&#8220;In a Working Women’s Hostel&#8221;</em>, descrive il senso di isolamento: <em>&#8220;Alone in a room full of strangers, / I stitch my dreams with borrowed time.&#8221;</em> La sua poesia è un ritratto sincero della realtà urbana.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Woman</h3>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><br>La vita di una donna è una reazione<br>al fischio di una frusta.<br>Impara a scansarla mentre sibila<br>intorno a lei,<br>ma a volte colpisce nel segno spesso,<br>deformato, della sua memoria.<br>Allora, per ribellione, volta il viso<br>verso la frusta,<br>finché il dolore diventa un fiume in piena<br>che porta con sé vendetta.<br>Fugge per vivere come una latitante,<br>o una profuga,<br>o una yogini nel deserto della civiltà.<br>Sotto quel segno spesso e deformato<br>sogna:<br>chiunque avrebbe potuto sfiorare<br>quella pelle liscia da neonata<br>con baci.</p><cite>Traduzione con CHATGPT</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione</h2>



<p>Queste nove poetesse non hanno soltanto scritto versi: hanno <strong>inventato un linguaggio</strong>. Sono voci «senza paura, motivate e lucide», capaci di trasformare l’inglese in uno specchio del conflitto multiculturale e del dolore privato.</p>



<p><strong>Leggi anche&#8230;</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="wmbi69MV72"><a href="https://www.poetessedonne.it/americane/rupi-kaur/">Rupi Kaur, per una poesia semplicemente innovativa</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Rupi Kaur, per una poesia semplicemente innovativa&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/americane/rupi-kaur/embed/#?secret=tq6XCR8CK2#?secret=wmbi69MV72" data-secret="wmbi69MV72" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Le tre Saffo che la storia ha provato a cancellare</title>
		<link>https://www.poetessedonne.it/magazine/didattica/le-tre-saffo-che-la-storia-ha-provato-a-cancellare/</link>
					<comments>https://www.poetessedonne.it/magazine/didattica/le-tre-saffo-che-la-storia-ha-provato-a-cancellare/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 13:01:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
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					<description><![CDATA[Per secoli la letteratura è stata un grande coro di voci maschili: quelle poche femminili che provavano ad accedere alla sfera pubblica venivano &#8220;silenziate&#8221;. Opere distorte, biografie censurate, vite rilette o romanzate per diventare più accettabili: la rimozione delle donne dalla storia culturale non è stata un incidente, ma un lavoro sistematico. Eppure, alcune voci [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per secoli la letteratura è stata un grande coro di voci maschili: quelle poche femminili che provavano ad accedere alla sfera pubblica venivano &#8220;silenziate&#8221;. <strong>Opere distorte, biografie censurate, vite rilette o romanzate</strong> per diventare più accettabili: la rimozione delle donne dalla storia culturale non è stata un incidente, ma un lavoro sistematico.</p>



<p>Eppure, alcune voci hanno resistito.<br>Sono voci che attraversano i secoli come fenditure nella narrazione dominante, testimonianze esemplari di ciò che accade quando una donna decide di parlare d’amore non come oggetto, ma come soggetto.</p>



<p>Tra queste, tre emergono dal &#8220;cestino della storia&#8221;, per dirla con Jacky Fleming: <strong><a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/" data-type="post" data-id="785">Saffo</a></strong>, <strong><a href="https://www.poetessedonne.it/spagnole/wallada-bint-al-mustakfi/" data-type="post" data-id="810">Wallada bint al-Mustakfi</a></strong> e <strong><a href="https://www.poetessedonne.it/francesi/renee-vivien/" data-type="post" data-id="4741">Renée Vivien</a></strong>.<br>Tre poete lontanissime tra loro per epoca, ma unite da un gesto radicale: <strong>riscrivere le regole del desiderio</strong> in versi.</p>



<p>Il loro lascito è una florilegio di libertà che la storia ha provato a cancellare senza riuscirci.</p>



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</div>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Saffo: la maestra d’amore che la storia ha “normalizzato”</h2>



<p>La prima distorsione è la più antica.<br>Saffo, vissuta tra VII e VI secolo a.C., resta un mistero: è stata una aristocratica, una madre, una insegnante e una poetessa nella <strong>Grecia Arcaica</strong>. Dirigeva un scuola femminile (detta da certa critica anche tiaso), un’istituzione culturale e rituale dedicata ad Afrodite, dove le ragazze apprendevano l’arte della grazia, della poesia, del canto per diventare <strong>spose perfette</strong>. In questo contesto, l&#8217;omoerotismo, poteva avere valore iniziatico e pedagogico, proprio come per gli uomini.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Una figura potente e consapevole del proprio valore, al punto da scrivere:<br><strong>«Io dico che un giorno qualcuno si ricorderà di noi.»</strong></p></blockquote></figure>



<p>Eppure, la tradizione successiva (dalla Grecia classica in poi) non ha tollerato questa immagine. Così la sua biografia è stata riscritta, prima con insinuazioni misogine (Saffo è &#8220;impudica puella&#8221;, brutta o &#8220;anormale&#8221; per i suoi desideri), poi con il mito della suicida respinta dal traghettatore Faone. Quest&#8217;ultimo è stato un tentativo incasellare la sua poesia in una cornice eterosessuale compatibile con l’ordine del patriarcato.</p>



<p>La lettura distorta è sopravvissuta fino al Novecento. Basti pensare a Pavese:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«Che Saffo fosse lesbica di Lesbo è un fatto spiacevole…»</p>
</blockquote>



<p>Più che “fatto spiacevole”, era una realtà poetica rivoluzionaria: <strong>Saffo è la prima a cantare l’amore come valore, e in più un amore tra donne</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="TLrNeHUhoX"><a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/">Saffo di Lesbo, Maestra d&#8217;Amore</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Saffo di Lesbo, Maestra d&#8217;Amore&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/embed/#?secret=TM8TINVDp9#?secret=TLrNeHUhoX" data-secret="TLrNeHUhoX" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Wallada bint al-Mustakfi: la principessa che riscrisse il desiderio nell’Andalusia dell’anno Mille</h2>



<p>Se Saffo ha forgiato un modello, Wallada &#8211; aristocratica cordovana dell’XI secolo &#8211; lo porta nel cuore dello spazio pubblico. È celebre come la <em>“Saffo Andalusa”</em>, ma il paragone non basta: Wallada non si limita a scrivere, <strong>performava la propria libertà</strong>.</p>



<p>Non porta il velo, non si sposa, rinuncia alla ricchezza, fonda un salotto letterario aperto alla città. E soprattutto, ricama versi audaci sui suoi abiti, trasformando il corpo in un manifesto poetico:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>«Permetto al mio amante di baciarmi la guancia<br>e concedo i miei baci a chi lo desidera.»</p></blockquote></figure>



<p>Nel contesto dell’amore cortese &#8211; dove la donna è idealizzata e muta &#8211; Wallada ribalta i ruoli: <strong>non attende, convoca</strong>.</p>



<p>Nei suoi scambi poetici con l’amante Ibn Zaydun è lei a dettare tempi e regole dell’incontro, mentre lui assume il ruolo dell’abbandonato, dell’uomo che soffre.<br>Una sovversione radicale, anticipatrice, quasi contemporanea nella sua autonomia.</p>



<p>E quando parla d’amore, la sua voce va quasi oltre i confini terreni:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>«Se il sole avesse amato così, non sorgerebbe.»</p></blockquote></figure>



<p>Wallada è la prova che, anche in pieno Medioevo <strong>una donna poteva essere centro della scena letteraria</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="2laXK9OUDb"><a href="https://www.poetessedonne.it/spagnole/wallada-bint-al-mustakfi/">Wallada bint al-Mustakfi, orgoglio andaluso</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Wallada bint al-Mustakfi, orgoglio andaluso&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/spagnole/wallada-bint-al-mustakfi/embed/#?secret=kQ3smBMpZG#?secret=2laXK9OUDb" data-secret="2laXK9OUDb" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Renée Vivien: la poetessa che trasformò l’amore lesbico in resistenza politica</h2>



<p>Alla fine dell’Ottocento, nella Parigi delle avanguardie, un’altra Saffo si reincarna: <strong>Renée Vivien</strong>, nata Pauline Mary Tarn. Figlia dell’epoca vittoriana, rifiuta l’educazione delle “donne per bene” e si crea una identità poetica interamente lesbica, simbolista, ribelle.</p>



<p>Vivien non è soltanto un’ammiratrice di Saffo: è la sua più passionale traduttrice.<br>Attraverso la traduzione, compie un gesto politico: <strong>restituire Saffo a se stessa</strong>, liberarla dal mito maschile della donna suicida e riportarla a un femminile desiderante.</p>



<p>Il suo universo poetico è popolato solo da donne &#8211; amanti, sorelle, figure mitiche. L’omosessualità non è suggerita, ma celebrata come forma di resistenza alla “tirannia maschilista” del suo tempo.</p>



<p>Per questa chiarezza, la critica l’ha punita con il silenzio per decenni.<br>Solo oggi la sua opera viene letta come ciò che è sempre stata: <strong>una delle più potenti affermazioni poetiche del lesbismo moderno</strong>.</p>



<p>In un suo verso:</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>«Ci è concesso, se si slaccia la cintura,<br>di essere sorelle e al contempo amanti.»</p></blockquote></figure>



<p>Vivien rivendica ed espone, ma lo fa con una poetica morbida e sinuosa, decisamente musicale.<br>E in questo sta la sua distintività.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="W71ctM7Byj"><a href="https://www.poetessedonne.it/francesi/renee-vivien/">Renée Vivien, femminismo e simbolismo nella Belle Époque</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Renée Vivien, femminismo e simbolismo nella Belle Époque&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/francesi/renee-vivien/embed/#?secret=zo628GsqUY#?secret=W71ctM7Byj" data-secret="W71ctM7Byj" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Tre donne, tre epoche, un’unica ribellione</h2>



<p>Quello che lega Saffo, Wallada e Vivien non è solo l’amore tra donne: sarebbe davvero una banalizzazione. Quello che davvero le unisce è la loro <strong>insistenza nell&#8217;esporre il desiderio femminile come atto di potere</strong>.</p>



<p>Tre modalità, tre gesti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Saffo</strong> fonda una comunità femminile e istituisce la voce lirica con una forte autocoscienza poetica.</li>



<li><strong>Wallada</strong> porta quella libertà nella città, la rende visibile, la indossa sulla pelle.</li>



<li><strong>Vivien</strong> la codifica come poetica e politica, opponendosi alla cultura che vorrebbe cancellarla.</li>
</ul>



<p>Sono tre spiegazioni diverse di una stessa eredità: il desiderio femminile non è una deviazione da correggere, ma una forza da ascoltare.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">L’eredità delle voci indomabili</h2>



<p>Le &#8220;tre Saffo&#8221; ci ricordano che molte narrazioni &#8211; soprattutto quelle sulle donne &#8211; sono state scritte per minimizzare, sfigurare, normalizzare.</p>



<p>Eppure, proprio grazie alle loro fratture, oggi possiamo vedere un’altra geografia del passato:<br>una geografia in cui l’amore femminile non è un dettaglio biografico, ma un atto poetico rivoluzionario. Una geografia in cui la poesia non è ornamento, ma strategia di sopravvivenza nei secoli.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><th>Aspetto</th><th>Saffo</th><th>Wallada</th><th>Vivien</th></tr></thead><tbody><tr><td>Epoca</td><td>VII sec. a.C.</td><td>XI sec.</td><td>1900</td></tr><tr><td>Contesto</td><td>Tiaso femminile</td><td>Corte andalusa</td><td>Salotti parigini</td></tr><tr><td>Stile</td><td>Lirica greca</td><td>Gazal arabo</td><td>Simbolismo</td></tr><tr><td>Eredità</td><td>Origine della poesia femminile</td><td>Modello di autonomia medievale</td><td>Riscoperta femminista</td></tr></tbody></table></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Altri articoli su Saffo</h2>


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									<a href="https://www.poetessedonne.it/greche/saffo-di-lesbo/" target="_self">Saffo di Lesbo, Maestra d&#8217;Amore</a>							</h2>
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									<a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/didattica/le-tre-saffo-che-la-storia-ha-provato-a-cancellare/" target="_self">Le tre Saffo che la storia ha provato a cancellare</a>							</h2>
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									<a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/didattica/se-la-poetessa-saffo-fosse-una-cantante-moderna/" target="_self">Se la poetessa Saffo fosse una cantante moderna</a>							</h2>
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									<a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/didattica/intelligenza-artificiale-chat-gpt/" target="_self">Poesie e intelligenza artificiale: se ChatGPT fosse Saffo</a>							</h2>
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									<a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/intelligenza-artificiale/saffo-dialoga-con-alda-merini/" target="_self">Saffo dialoga con Alda Merini</a>							</h2>
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		<title>Giotto è più poeta di Spaziani secondo la nuova antologia Crocetti</title>
		<link>https://www.poetessedonne.it/magazine/libri/giotto-e-piu-poeta-di-spaziani-secondo-la-nuova-antologia-crocetti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 08:11:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Ciascuno ha scleto il proprio fiore, mostrandolo agli altri in tutto il suo splendore&#8221; Sin dall&#8217;antichità le antologie hanno la responsabilità di non essere semplici raccolte di versi: sono archivi che decidono cosa resta e cosa no. Le antologie modellano la tradizione, contribuendo a definire il canone, e quindi ciò che sarà letto, studiato, ricordato. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>&#8220;Ciascuno ha scleto il proprio fiore, mostrandolo agli altri in tutto il suo splendore&#8221;</p>
</blockquote>



<p>Sin dall&#8217;antichità le antologie hanno la responsabilità di non essere semplici raccolte di versi: sono <strong>archivi che decidono cosa resta e cosa no</strong>. Le antologie modellano la tradizione,  contribuendo a definire il canone, e quindi ciò che sarà letto, studiato, ricordato.</p>



<p><em><strong>Immortale parola. Antologia della poesia italiana dalle origini ai giorni nostri</strong></em> (Crocetti, 2025) prova a comporre una mappa ambiziosa &#8211; circa <strong>244 poeti in tutto </strong>&#8211; in cui trovano posto <strong>23 poetesse</strong>. Una cifra che, rispetto alle grandi antologie del passato, sicuramente rappresenta un progresso indiscutibile: più di quanto offrivano Mengaldo nel 1978 (con la sola Amelia Rosselli) o Sanguineti nel 1969 (con <em>nessuna</em> presenza femminile), come ha ricordato Isabella Leardini in <a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/libri/costellazione-parallela-voce-alle-poetesse-italiane-del-novecento/" data-type="post" data-id="2062">Costellazione Parallela</a>. È significativo vedere censiti nomi quasi sconosciuti come <strong>Egle Marini o Barbara Torelli</strong>. È una scelta che amplia lo spettro e merita attenzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In che senso “Fino ai giorni nostri”?</h2>



<p>Il sottotitolo sulla copertina del libro è &#8220;<strong>Antologia della poesia italiana dalle origini ai giorni nostri&#8221;</strong>, ma scorrendo i nomi, si capisce subito che la selezione arriva solo ai poeti nati nel primo Novecento: me ne sono accorta perché cercavo <a href="https://www.poetessedonne.it/magazine/intelligenza-artificiale/saffo-dialoga-con-alda-merini/" data-type="post" data-id="4323">Alda Merini</a> e non la trovavo. Per scrupolo ho voluto verificare se quella del 2025 fosse una prima edizione di questo libro, perché mi sembrava proprio un errore comunicativo parlare di <strong><em>giorni nostri</em></strong> e fermarsi ai nati entro il 1924, <strong>ovvero 100 anni fa.</strong><br>Se ci tariamo su questa data di nascita come limite temporale, mancano comunque poetesse fondamentali, come ad esempio <strong>Lalla Romano</strong> (1906) e <strong><a href="https://www.poetessedonne.it/italiane/maria-luisa-spaziani/" data-type="link" data-id="https://www.poetessedonne.it/italiane/maria-luisa-spaziani/">Maria Luisa Spaziani</a></strong> (1922), presenti invece in <em>Costellazione parallel</em>a. Se allarghiamo davvero lo sguardo “dalle origini”, allora diventa impossibile non notare l’assenza di <strong>Faustina Maratti Zappi</strong>, poetessa del Seicento recuperata dal professor Luca Serianni nella sua selezione poetica, <em>Il verso giusto</em>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-poetesse-donne-da-ricordare wp-block-embed-poetesse-donne-da-ricordare"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="Y8Lc0O7SnR"><a href="https://www.poetessedonne.it/italiane/maria-luisa-spaziani/">Maria Luisa Spaziani: la poesia metafora della vita</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Maria Luisa Spaziani: la poesia metafora della vita&#8221; &#8212; Poetesse: Donne Da Ricordare" src="https://www.poetessedonne.it/italiane/maria-luisa-spaziani/embed/#?secret=bKR2VikZeg#?secret=Y8Lc0O7SnR" data-secret="Y8Lc0O7SnR" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Giotto poeta?</h2>



<p>Capisco bene, ed è la premessa di questo articolo, che un&#8217;antologia non può contenere tutto (ogni autore ha scelto &#8220;il proprio fiore&#8221;), ma se penso che nella <em>Immortale Parola</em> <strong>è censito Giotto </strong>(<strong>con una poesia a lui attribuita</strong> contro la povertà francescana), <strong>l&#8217;assenza di una Maria Luisa Spaziani</strong>, prolifera poetessa, mi sembra veramente imperdonabile: anche perché <strong>Montale</strong>, che chiamava la sua amica poetessa &#8220;volpe&#8221;, è invece presente nella raccolta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un passo avanti</h2>



<p>Il fatto che oggi ci siano 23 poetesse dove un tempo ce n’erano una o nessuna è un progresso. Ma <strong>non sento che dovremmo accontentarci </strong>arrivati a questo punto. Il progresso non è solo una questione di quantità ma anche di volontà di raccontare una storia &#8211; in questo caso letteraria &#8211; il più completa possibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La responsabilità delle antologie, e la nostra</h2>



<p>Ogni antologia costruisce un canone. E ogni canone, per definizione, include ed esclude.<br>Per questo, quando mancano voci così decisive, la questione non è polemica, ma culturale:<br><strong>cosa resta fuori quando diciamo “immortale parola”?</strong></p>



<p>Sul sito dell&#8217;editore si parla di &#8220;un libro per la vita, dalle origini a Pasolini&#8221;. Adesso bisogna capire per la <strong>vita di chi.</strong></p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Poesie sulla solitudine, meno famose ma molto belle</title>
		<link>https://www.poetessedonne.it/magazine/poesie/sulla-solitudine-meno-famose-ma-molto-belle/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Pizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2025 18:29:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poesie]]></category>
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					<description><![CDATA[Viviamo in un tempo che rifugge la solitudine quasi come un difetto da nascondere: siamo circondati da immagini e conversazioni continue: tutto pur di non restare soli con noi stessi. Eppure, proprio in quell’intervallo silenzioso che cerchiamo di evitare si nasconde spesso la parte più autentica di noi. La solitudine può diventare una forma di [&#8230;]]]></description>
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<p>Viviamo in un tempo che rifugge la solitudine <em>quasi</em> come un difetto da nascondere: siamo circondati da immagini e conversazioni continue: tutto pur di non restare soli con noi stessi. Eppure, proprio in quell’intervallo silenzioso che cerchiamo di evitare si nasconde spesso la parte più autentica di noi. La <strong>solitudine</strong> può diventare una forma di conoscenza, quasi una compagna di viaggio autentica, e le <strong>poetesse italiane e straniere</strong> che incontriamo in questa raccolta lo sanno bene. Da <a href="https://www.poetessedonne.it/italiane/antonia-pozzi-riassunto/" data-type="post" data-id="820">Antonia Pozzi </a>ad <a href="https://www.poetessedonne.it/americane/emily-dickinson-riassunto/" data-type="post" data-id="998">Emily Dickinson</a>, passando per <a href="https://www.poetessedonne.it/polacche/wislawa-szymborska/" data-type="post" data-id="2520">Wislawa Szymborska</a>, <a href="https://www.poetessedonne.it/italiane/patrizia-cavalli/" data-type="post" data-id="1707">Patrizia Cavalli</a>, <a href="https://www.poetessedonne.it/italiane/ada-negri/" data-type="post" data-id="1936">Ada Negri</a>, <a href="https://www.poetessedonne.it/americane/anne-sexton/" data-type="post" data-id="1654">Anne Sexton</a>, <a href="https://www.poetessedonne.it/francesi/christine-de-pizan-la-prima-scrittrice-professionista-deuropa/" data-type="post" data-id="2086">Christine de Pizan</a> e <a href="https://www.poetessedonne.it/italiane/alda-merini/" data-type="post" data-id="3351">Alda Merini</a>, la solitudine si rivela non come condanna, ma come esperienza necessaria per imparare a guardarsi dentro.</p>



<p>C’è la solitudine struggente e fisica di <strong>Pozzi</strong>, che desidera abbracciare “qualche cosa di vivo, più piccolo di sé”; quella limpida e metafisica di <strong>Szymborska</strong>, che osserva dall’alto il mondo e riconosce la distanza come forma di libertà; e poi la solitudine inquieta di <strong>Patrizia Cavalli</strong>, dove il linguaggio stesso sembra sfilacciarsi nel tentativo di comunicare. <strong>Ada Negri</strong> la veste di malinconia e di vento autunnale, <strong>Anne Sexton</strong> la trasforma in un corpo che si reinventa attraverso il desiderio, mentre <strong>Christine de Pizan</strong> la rivendica come spazio di forza e di orgoglio in un Medioevo che lasciava poco posto alle voci femminili. Con <strong>Alda Merini</strong>, la solitudine diventa una compagna, una presenza costante che resiste persino all’amore &#8220;<em>S’anche ti lascerò per breve tempo / solitudine mia</em>&#8220;, mentre  in <strong>Emily Dickinson</strong>, la solitudine si fa cosmica.</p>



<p>Sono <strong>poesie sulla solitudine poco conosciute</strong>, ma di forte intensità, che parlano con voce chiara al nostro presente distratto. Ci ricordano che restare soli non è una condanna, ma può significare abitare con pienezza la propria interiorità e aprirsi al vero ascolto interiore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Antonia Pozzi, <em>Solitudine</em></h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><strong>ad A.M.C.</strong><br>Ho le braccia dolenti e illanguidite<br>per un’insulsa brama di avvinghiare<br>qualchecosa4 di vivo, che io senta<br>più piccolo di me. Vorrei rapire<br>d’un balzo e portarmi via, correndo,<br>un mio fardello, quando si fa sera;<br>avventarmi nel buio, per difenderlo,<br>come si lancia il mare sugli scogli;<br>lottar per lui, finché mi rimanesse<br>un brivido di vita; poi, cadere<br>nella più fonda notte, sulla strada,<br>sotto un tumido cielo inargentato<br>di luna e di betulle; ripiegarmi<br>su quella vita che mi stringo al petto –<br>e addormentarla – e anch’io dormire, infine…<br>No: sono sola. Sola mi rannicchio<br>sopra il mio magro corpo. Non m’accorgo<br>che, invece di una fronte indolenzita,<br>io sto baciando come una demente<br>la pelle tesa delle mie ginocchia.</p><cite>Milano, 4 giugno 1929</cite></blockquote></figure>



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<h2 class="wp-block-heading">Wislawa Szymborska, <em>La vetta</em></h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Nuvola e roccia.<br>Presentimento e tatto.<br>Più facile qui snellire il cuore,<br>alla luce dare precedenza.<br>La pietra cade nel crepaccio<br>come ogni solitudine incauta.<br>Il ruscello ha l’impeto del macigno.<br>Il cielo fruscia attraverso i boschi.<br>Molto più giù è mercoledì,<br>abicì e pane.</p></blockquote></figure>



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<h2 class="wp-block-heading">Patrizia Cavalli, <em>Qualcosa che all’oggetto non s’apprende</em></h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Qualcosa che all’oggetto non s’apprende,<br>un secchio vuoto che non mi raccoglie.<br>Tenevo i mesi silenziosi in una trama<br>che doveva risplendere di voce.<br>Provavo a dire e mi si sfilacciava.<br>Non è né rete né mantello, è solo schermo,<br>io non catturo niente e non mi copre<br>ma separa un silenzio dal silenzio.<br>Quell’altro suono labirintico e interiore<br>esercitato in solitudine per strada<br>e nei risvegli, non risultava,<br>non mi si mostrava.</p></blockquote></figure>



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<h2 class="wp-block-heading">Ada Negri,<em> Sola</em></h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Langue d’autunno il solitario vespero<br>de l’atre nebbie fra i cinerei veli;<br>scendon l’ombre a le verdi solitudini<br>giù dai lividi cieli.<br>Cadon le foglie, volteggiando aeree<br>da la fredda portate ala del vento,<br>quai morti sogni. Erra per l’aure un brivido<br>come di bacio spento.<br>Sui capelli di lei, ravvolti e morbidi,<br>muta agonizza l’ultima viola.<br>Ella guarda laggiù, fra i nudi platani,<br>ritta, scultoria – sola.<br>Ella guarda laggiù. Pensa a le nivee<br>placide culle ove, chinato il biondo<br>capo sui lini, i sorridenti pargoli<br>dormon sonno profondo:<br>veglian le madri – e a la commossa tenebra,<br>come voci di ciel blande, serene,<br>sciolgono, i sonni a raddolcir degli angeli,<br>le lunghe cantilene.<br>Ne la queta foresta, entro il pacifico<br>nido, l’augel s’appressa a la compagna,<br>e s’addorme così… né spira un alito<br>per la brulla campagna:<br>solo a le basse, immensurate nebbie<br>rabbrividendo il vizzo ultimo fiore,<br>sovra l’erbe, in un bacio, il roseo calice<br>piega – e quel bacio è amore.<br>O dolcezze!… Ella sogna. Assorta in candidi<br>pensier, presso gentil cuna modesta,<br>d’una lampa al chiaror, curva su l’agile<br>ago la bella testa;<br>e mentr’ei tenta con le forti braccia<br>cinger le caste flessuose forme,<br>a lui susurra con carezza timida:<br>«Silenzio!… Il bimbo dorme.»<br>Vane grida del cor, parvenze splendide,<br>di sorrisi e d’amor larve gioconde,<br>v’estinguete laggiù fra i nudi platani<br>e le brume profonde!…<br>Foglia al ramo caduta, occulta lacrima,<br>l’ultima speme dal suo cor s’invola;<br>o nidi, o fiori, o baci, o culle nivee,<br>vi celate. – Ella è sola.<br>Cala d’autunno il nebuloso vespero,<br>col lontano de i corvi acre lamento,<br>sovra gli aridi boschi e a lei ne l’anima,<br>inesorato e lento;<br>… cala. – Superba come greca statua,<br>al plumbeo cielo ella solleva i rai…<br>Scote la brezza di novembre un brivido<br>che le susurra: «Mai!»</p></blockquote></figure>



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<h2 class="wp-block-heading">Anne Sexton, <em>The ballad of the lonely masturbator</em></h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><strong>La fine della relazione è sempre la morte.</strong><br>Lei è il mio laboratorio. Occhio scivoloso,<br>fuori dalla tribù di me stessa il mio respiro<br>ti trova sparito. Io orrorizzo<br>coloro che mi stanno accanto. Sono nutrita.<br>Di notte, sola, sposo il letto.<br>Dito contro dito, ora è mia.<br>Non è troppo lontana. È il mio incontro.<br>La percuoto come una campana. Mi sdraio<br>nella pergola dove tu eri solito montarLa.<br>Mi prendevi in prestito sul copriletto fiorito.<br>Di notte, sola, sposo il letto.<br>Prendi per esempio questa notte, amore mio,<br>che ogni singola coppia mette insieme<br>con un rovesciarsi reciproco, sotto, sopra,<br>l’abbondante due su spugna e piuma,<br>inginocchiandosi e spingendo, testa contro testa.<br>Di notte, sola, sposo il letto.<br>Io esco dal mio corpo in questo modo,<br>un miracolo fastidioso. Potrei<br>mettere in mostra il mercato dei sogni?<br>Sono stesa. Mi crocifiggo.<br>La mia piccola prugna è ciò che dicesti.<br>Di notte, sola, sposo il letto.<br>Poi venne la mia rivale dagli occhi neri.<br>La signora dell’acqua, che sorge sulla spiaggia,<br>un pianoforte alle sue dita, vergogna<br>sulle sue labbra e voce di flauto.<br>E io ero invece la scopa dalle ginocchia tremanti.<br>Di notte, sola, sposo il letto.<br>Lei ti prese come una donna prende<br>un vestito d’occasione dallo scaffale<br>e io mi spezzai come si spezza una pietra.<br>Ti restituisco i tuoi libri e gli attrezzi da pesca.<br>Il giornale di oggi dice che ti sei sposato.<br>Di notte, sola, sposo il letto.<br>I ragazzi e le ragazze stanotte sono uno.<br>Sbottonano camicette. Sbirzano lampo.<br>Si tolgono le scarpe. Spengono la luce.<br>Le creature luccicanti sono piene di menzogne.<br>Si stanno divorando a vicenda. Sono sazi.<br>Di notte, sola, sposo il letto.</p><cite>Tradotto con ChatGPT</cite></blockquote></figure>



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<h2 class="wp-block-heading">Christine de Pizan, <em>Seulette suy et seulette vueil estre</em></h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Sola son io, e sola desidero restare,<br>Sola, il mio dolce amore mi ha lasciata,<br>Sola son io, senza amico né padrone,<br>Sola son io, nel dolore e nella rabbia,<br>Sola son io, inquieta, spossata,<br>Sola son io, più perduta di chiunque altro,<br>Sola son io, rimasta senza un amante.<br>Sola son io, alla porta o alla finestra,<br>Sola son io, rannicchiata in un angolo,<br>Sola son io, mi nutro di pianto,<br>Sola son io, nel soffrire o nel riposo,<br>Sola son io, e questo più mi piace,<br>Sola son io, prigioniera nella mia stanza,<br>Sola son io, rimasta senza un amante.<br>Sola son io, ovunque, accanto a ogni focolare.<br>Sola son io, dovunque io vada o stia,<br>Sola son io, più di ogni altra cosa al mondo,<br>Sola son io, da tutti abbandonata,<br>Sola son io, crudelmente umiliata,<br>Sola son io, spesso in lacrime,<br>Sola son io, rimasta senza un amante.<br>Principi, ora il mio dolore è cominciato,<br>Sola son io, vicina al lutto più profondo,<br>Sola son io, più cupa del colore più scuro,<br>Sola son io, rimasta senza un amante. </p><cite>Ballata tradotta con ChatGPT</cite></blockquote></figure>



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<h2 class="wp-block-heading">Alda Merini, <em>S&#8217;anche ti lascerò per breve tempo</em></h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>S´anche ti lascerò per breve tempo,<br>solitudine mia, se mi trascina<br>l´amore, tornerò, stanne pur certa;<br>i sentimenti cedono, tu resti.</em></p></blockquote></figure>



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<h2 class="wp-block-heading">Emily Dickinson, <em>Ha una sua solitudine lo spazio</em></h2>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><em>Ha una sua solitudine lo spazio,</em><br><em>solitudine il mare</em><br><em>e solitudine la morte – eppure</em><br><em>tutte queste son folla</em><br><em>in confronto a quel punto più profondo,</em><br><em>segretezza polare,</em><br><em>che è un’anima a cospetto di se stessa –</em><br><em>infinità finita.</em></p><cite>Traduzione di Margherita Guidacci</cite></blockquote></figure>



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