E non risparmio il biasimo
a Mirtide l’arguta,
che a gara, essendo femmina,
con Pindaro è venuta
Trad. Ettore Romagnoli
Corinna è un figura di cui ancora si discute origine e collocazione storica.
Sembrerebbe originaria di Tanagra, anche se La Suda afferma sia anche tebana (il che potrebbe avere senso visto Tebe per lungo tempo fu sottoposta a Tanagra). Sempre La Suda la definisce maestra di Pindaro, mentre alcune storie raccontano di come lo vinse in qualche gara poetica. Potrebbe essere stata allieva di Mirtide, poetessa beota che verseggiava le leggende locali.
Canterò per le tanagrie donne
dai bianchi pepli, fole da nonne:
ché un cicaleccio pien d’armonia
gusta moltissimo la patria mia
Trad. Ettore Romagnoli
L’epoca incerta e il canone
La datazione alta
Sull’epoca in cui visse non abbiamo certezze, ma varie ipotesi. Le principali la collocano nel VI e V sec. a.C., come contemporanea di Pindaro, suggerendo che ci fu un rimodellamento ortografico della sua opera (metagrammismo: dalla fine del IV secolo i Beoti assumono l’alfabeto ionico per influsso attico) per renderla comprensibile ai Beoti di III secolo. Plutarco, che è una delle fonti su cui si basa questa tesi, narra che fu proprio Corinna a consigliare a Pindaro di inserire nei propri carmi il mito: non a caso il mito è proprio il protagonista dei componimenti superstiti di Corinna. Anche il biasimo a Mirtide (l’arguta Mirtide che – nata donna – gareggiò con Pindaro), che supporta una collocazione più alta di Corinna, potrebbe non essere sintomatico della contemporaneità: certa critica ha già sottolineato come tali rimproveri a volte fossero topoi letterari. A supportare questa tesi, c’è l’assenza di Corinna nel canone dei lirici stilato dagli alessandrini, né menzioni nella letteratura precedente alla seconda metà del primo secolo A.C. Corinna viene infatti inserita da Antipatro di Tessalonica (I a.C- I d.C.) nel canone femminile delle poetesse come “inclita, che canti lo scudo impetuoso di Atena” (A.P. IX 26 ). Se era tanto famosa quanto Pindaro, perché nessuno ne parla prima?
La datazione bassa
Corinna viene anche datata nel IV a.C. ovvero nel periodo di redazione del Papiro di Berlino 18 (200 a.C. ca) che ci ha restituito i suoi versi.
Il Papiro di Berlino riporta versi (scritti in beotico) probabilmente precedenti alla data di redazione del documento. Oltre alla datazione del Papiro come prova della datazione bassa di Corinna, si aggiunge il fatto che era conosciuta a Roma, quindi molti hanno suggerito che fosse di età ellenistica, verso la fine del IV secolo. A conferma di questa ipotesi ci sarebbe anche una statua di Corinna a Roma listata da Taziano (II d.C) come di Silanione, il cui apice secondo Plinio fu toccato nel 350 a.C. Stewart quindi non suggerisce di andare prima del 320 con la collocazione di Corinna.
Mi sembra ragionevole infatti collocarla tra 350-250 a.C, come suggerisce anche Lobel, sostenendo che non ci fu alcun metagrammatismo poiché l’attività poetica di Corinna coincise (più o meno) con il periodo di redazione del testo registrato nel Papiro di Berlino 18. A favore di questa ipotesi ci sono anche altre analisi legate proprio alle opere di Corinna: Stewart evidenzia come – sia morfologicamente che linguisticamente – la poetessa affianchi il suo dialetto al linguaggio letterario epico: questo non consente di scindere cosa sia proprio della sua lingua e cosa invece venga preso in prestito dagli antichi predecessori. Anche Alcmane e Stesicoro avevano sperimentato dei mix tra la lingua vernacolare e l’epica, seguiti poi dall’ellenistico Teocrito: Stewart sottolinea come la sensibilità di Corinna, anche a livello tematico, sia più vicina all’età ellenistica che a quella arcaica e classica, e sia precursora del gusto per il regionalismo alessandrino.
Non mi stupirebbe che Corinna fosse un’antesignana della sensibilità ellenistica, visto che è proprio in quel periodo che le donne iniziano a studiare e a primeggiare come poetesse, anticipando moltissimi temi diventati celebri proprio con Teocrito, Callimaco e Apollonio Rodio. Basti pensare a Erinna, Anite e Nosside.
L’opera: i “nomi”
Corinna ci lascia dei Nomi, canti monodici continuazione dell’antico nomos cantato dalle giovinette e appartenenti alla classe dei parteni. I due frammenti ritrovati nel 1906 sono principalmente dei miti eziologici, uno sulla nascita dei monti Citerone ed Elicone, l’altro sul ratto delle figlie di Asopo che si trasformarono in isole e città.
…di nascosto dall’astuto Crono, quando la beata Rea lo trafugò; e acquistò grande onore tra gli immortali. Queste cose cantò. E subito le Muse ordinarono agli dei di portare nascostamente il voto nelle urne dorate: ed essi tutti insieme sorsero. Più ne ebbe Citerone. Subito Ermes, alto gridando, proclamò che aveva acquistato vittoria amabile e gli dei lo adornavano a festa con corone; egli godeva nel cuore. ma elicone, preso da gravi angoscie, afferrò una nuda roccia: il lato della montagna cedette e gridando orrendamente lo precipitò tra la folla innumerevole…
Trad. U. Lisi
Altri frammenti si rivolgevano al ciclo troiano e presentano invocazioni all’aurora:
Abbandonate le correnti dell’oceano (fa tramontare?)
il sacro chiarore del plenilunio
e mira dall'(Olimpo) immortale di Zeus
(la rugiada brillare) tra i fiori di primavera,
insieme al coro (apparendo) sulla cittadella delle sette porte…
Trad. G. Coppola
Il riferimento a Tebe è immediato, come anche l’ispirazione epica, che inizia a sfociare nella lirica, presentata da Corinna. Della poetessa è stato detto da certa critica che fosse un po’ asettica: certo, paragonata a Saffo risulta difficile trovarne dello spessore psicologico.
A me in realtà queste corde epiche fanno immaginare i canti celebrativi delle poetesse vaganti di età ellenistica, che venivano omaggiate nelle epigrafi delle città ospitanti.
Tali artiste elogiavano le origini mitologiche delle città con canti epici, e non facevano parte di nessun canone: nonostante ciò ci regalano la prima attestazione su pietra della parola “poetessa”.
Corinna potrebbe far parte di questo gruppo, potrebbe essersi spostata anche tra Tebe e Tanagra, fino a Roma. Ma queste sono solo mie congetture.
Bibliografia consigliata
U. Lisi, Poetesse Greche, 1933 Link di acquisto D.W. Bernam, The Landscape and Language of Korinna (fonte: Academia.edu)




Gentile Alessia, sono un’insegnante laureata in Lettere antiche, che ha scritto una biografia romanzata su Corinna, ma non ho ancora mandato il manoscritto a nessuna casa editrice. Mi chiamo Raffaella Calderoni e vivo a Milano. Mi fa piacere che ci siano ancora studentesse che scelgano di laurearsi in discipline attinenti il mondo classico. Grazie mille per questa tua ipotesi.