nelly sachs poetessa tedesca

Nelly Sachs, la voce del Nobel sull’Olocausto

Nelly Sachs è stata una poetessa tedesca, Vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 1966, molto nota nella seconda metà del secolo scorso per le sue poesie sull’Olocausto, a cui è riuscita a sottrarsi nonostante fosse ebrea.

La vita e le opere

«Una voce soltanto, un sospiro per chi vuole ascoltare»: Nelly Sachs è poetessa dell’ombra, che sembra quasi vergognarsi di essere sopravvissuta mentre gli altri attorno a lei venivano portati nei campi di lavoro.

Oh, i camini
sulle ingegnose dimore della morte,
quando il corpo di Israele si disperse in fumo
per l’aria –
e lo avvolse, spazzacamino, una stella
che divenne nera
o era forse un raggio di sole?
Oh, i camini!
Vie di libertà per la polvere di Job e Geremia –
chi vi ha inventato e, pietra su pietra, ha costruito
la via per i fuggiaschi di fumo?
Oh, le dimore della morte,
invitanti per la padrona di casa
altrimenti ospite –
Oh, dita
che posate la soglia
come un coltello tra la vita e la morte –
Oh, camini,
oh, dita,
e il corpo d’Israele in fumo per l’aria!

Traduzione di Ida Porena

Nata a Berlino nel 1891, Sachs apparteneva ad una colta famiglia ebraica borghese. Data la salute cagionevole, viene educata privatamente. Verso i 17 anni si innamora di un uomo più grande (e forse sposato) incontrato alle terme: la storia finisce sul nascere e Nelly smette di mangiare. I genitori la portano in un sanatorio, dove lo psichiatra suggerisce di non farla smettere di scrivere (un po’ come accadde anche ad Anne Sexton e ad Alda Merini):

«Quello che non riesco a fare io, per lei lo faranno le poesie».

Negli anni ’20 pubblica le sue poesie su varie riviste berlinesi e dedica a Selma Lagerlöf il libro Erzählungen und Legenden (Racconti e leggende della tradizione chassidica), stampato privatamente presso un editore locale. Tutta la produzione berlinese sarà poi rinnegata dalla poetessa dopo l’esilio.

Negli anni ’30 il padre muore: Nelly e sua madre vivono in un piccolo appartamento cercando di non non farsi notare visto che sono ebree e il nazismo dilaga in Europa. Il trauma della persecuzione, culminato con una convocazione alla Gestapo nel 1938, spinge la poeta a cercare rifugio. Fu la scrittrice Selma Lagerlöf, Premio Nobel a cui Nelly scriveva sin da piccola, a permetterle di fuggire in Svezia nel 1940, appena in tempo per evitare la deportazione.

In esilio, mentre assiste la madre malata, Nelly Sachs si rifugia nella poesia, ma per vivere lavora come lavandaia e traduttrice. Dopo la morte della madre nel 1950, precipita in una crisi psicotica e viene ricoverata in clinica. Dopo il ricovero ricomincia a scrivere e, in questo tempo di dolore, nasce Lettere dalla notte (1950–1953), un “diario di metamorfosi” per dirla con Anna Ruchat, una scrittura poetica che affonda nelle radici della mistica ebraica.

Il tempo muore visibilmente nell’ombra.
Il sole fa una musica diversa dalla luna?
I morenti hanno vasi di musica nelle orecchie.
È sera, il sole getta in mare il tempo
che s’infrange e sanguina.
È sera e nessuna forma
sopporta più il dolore.
L’ardore sale dalle tombe
e lacera la pelle.
È sera
la grande nostalgia di casa esce dalle pieghe
delle costellazioni più antiche
scrivendo col fuoco
e le lacrime, per l’anima
visibili meteore della nostalgia
cercano nell’aria il loro nido terreno.
È sera
e tutte le eccedenze dell’amore
costruiscono musicando
nuovi mondi –
appesi all’ardore –

Traduzione Ida Porena

Attraverso lo Zohar e la mistica ebraica il poeta diventa voce, “una voce soltanto”, un contatto tra mondi: il poeta in vita può quindi entrare i contatto con i morti. Quest’opera è talmente intima che la poetessa non vuole pubblicarla ed uscirà tra gli inediti nel 2010.

Giugno 1953
Rientrata. Abbiamo parlato così tanto nel tacere. Ci siamo incontrate.
Adesso le mie ossa cantano. Una conchiglia che trattiene il fragore spento
dei mari.

Traduzione Ida Porena

Tra solitudine, corrispondenze e riconoscimenti

Nelly in quegli anni vive in solitudine, ma ha dei forti legami epistolari, specialmente con Paul Celan, il “poeta dell’indicibile” anch’egli esule. Dopo l’incontro con lui nel 1960 (a Zurigo e a Parigi,) la sua salute mentale crolla e segue un lungo ricovero. La loro corrispondenza proseguirà fino al suicidio di lui nel 1969.

“Poetessa dell’Olocausto”, nel 1965 riceve il premio per la pace degli editori tedeschi, mentre nel 1966, insieme a S.Y. Agnon, Nelly Sachs riceve il Premio Nobel per la Letteratura. Muore nel 1970, per un tumore, a Stoccolma.

Qualche mese dopo il Nobel, rispondendo alla domanda di un giornalista che le chiedeva se amasse la vita, Nelly Sachs risponde: «No… l’affermazione è eccessiva. Oggi comunque sono in
grado di convivere con la mia tristezza – e ho buoni amici. Tuttavia sono
sempre pronta ad andarmene».

Nelly Sachs, Lettere dalla notte (1950-1953) A cura di Anna Ruchat, Giuntina

In Italia è stata studiata da Ida Porena, che ha pubblicato Al di là della polvere (1966), oggi non più disponibile. Einaudi, nel 1971 (e 2009) ha pubblicato il libro intitolato Poesie..

«Nelly Sachs si nasconde al lettore». Né i dati biografici («un vivere schivo e doloroso»), le lettere, le testimonianze, né il riferimento a scuole o movimenti artistici coevi (avanguardie, Espressionismo, Surrealismo) servono a
chiarire il contenuto enigmatico delle sue liriche. Sachs rimane al di fuori – e non solo per via
dell’esilio dalla Germania – delle problematiche letterarie o politiche del suo tempo, come se
l’orizzonte da lei prefissatosi fosse quello del dolore, storico ed eterno, individuale e
collettivo, assordante e indicibile, ove l’Io comunque si fonde nel genere anonimo e comune
delle vittime: «questa voce […] è lo strumento attraverso il quale risuona per noi il dolore
maturato nei luoghi dello sterminio trasformato alchemicamente nel dolore del mondo»

Nelly Sachs, Poesie, a cura di Ida Porena, Torino, Einaudi, 2006, 168 p. VI

Bibliografia

Scrittrici!  Le autrici e le opere più famose del mondo, 2022, di Katharina Mahrenholtz (Autore), Dawn Parisi (Autore), Marco Piani (Traduttore)

Nelly Sachs, Lettere dalla notte (1950-1953) A cura di Anna Ruchat, Giuntina

[Immagine modificata: Nobel Foundation, Public domain, via Wikimedia Commons]

Alessia Pizzi

Laurea in Filologia Classica con specializzazione in studi di genere a Oxford, Giornalista, fondatrice di CulturaMente e di Poetesse Donne. Nel 2020 ho pubblicato il libro "Qualcuno si ricorderà di noi", dedicato alle poetesse dell'antichità, nel 2023 ho pubblicato "Poesie sul Tavolo".

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