poesie sul mese di maggio

Poesie sul mese di Maggio che sicuramente non conosci

Maggio, tra nostalgia, fioriture, attese e rinascite: la primavera è arrivata e già si sente l’odore dell’estate. Nell’articolo che segue troverai alcune poesie scritte da poetesse internazionali sul mese in questione.

Non solo poeti famosi, anche poetesse!

È interessante notare come, su Google, tra le poesie più cercate per questo mese figurino spesso Carducci e Pascoli — nomi di poeti famosi e studiati a scuola. In questo spazio, invece, sono le poetesse a guidarci; incontriamo Nelly Sachs, Sylvia Plath, Ada Negri, Anna de Noailles e Patrizia Cavalli, voci femminili attraverso cui maggio si manifesta in tutta la sua contraddizione: è fioritura e disincanto, attesa e azione.

Nelly Sachs, 22 maggio 1951

Nostalgia, becchino del corpo. Unica chiave che chiude la serratura
della notte. Dolori ovunque, fin nella parola. Per questo il silenzio. Le
tombe sono all’estremità esterna. Sogni come decalcomanie. Denti caduti,
risa di iene, gabbiani. Risa come cocci. Tutto a pezzi. Sono forse i sogni
l’inizio della profezia?
Linea della Misericordia attraversa tutto lo smarrimento! 84 (Zohar)
Un corpo etereo prima della nascita e dopo la morte? Comincia in rosso
la nebulosa e finisce in blu? Tesoro – il mio amore fa qualcosa? L’amore
rende forti e la mia colpa lo diminuisce? Ma la nostalgia separa le acque –
prima il bene, il male – costruiamo anche noi? Com’è la nostalgia della
pietra? O al momento è priva di nostalgia? Anche Ezechiele non vedeva
altro che immagini allo specchio? Ciò che è in alto si specchia in un evento
di qui che gli «corrisponde»! Ti raggiungo? Ho un’influenza? Ho visto
qualcosa di affine nelle nuvole. Tu? La Shekhinà entra anche nella colpa, 85
supera quindi tutti gli altri concetti religiosi. Fine – Dimenticanza. Un altro
può ripescare il ricordo. Il sorriso del bambino 86 che fu buttato nel fuoco.
Quel sorriso porta Anila – Te! – verso l’alto!
Sono così inquieta – chi matura in pace? Uscire dal cerchio. Tu lo sai.
Se solo potessi evitare un po’ di sofferenza. I miei occhi sono malati per il
troppo sale.
Mi agito nella mia cucina, pulisco e aspetto. Nel pomeriggio, quando il
sole cala all’orizzonte, comincia l’attesa. Metto da parte la biancheria fine.
Non prendo niente di così bello che tu lo possa avere. L’attesa sopravvive
alla stanchezza. Sempre sbatto contro le pareti. I pensieri sono vittime di
una persecuzione. Perché dimentico tutto? Un grande mucchio di concime
dove le cose dimenticate diventano fertili. Madre terra sparsa di nuovo in
giardino. Profumo, profumo dell’albero della vita.
Il tempo muore visibilmente nell’ombra.
Il sole fa una musica diversa dalla luna?
I morenti hanno vasi di musica nelle orecchie.
È sera, il sole getta in mare il tempo
che s’infrange e sanguina.
È sera e nessuna forma
sopporta più il dolore.
L’ardore sale dalle tombe
e lacera la pelle.
È sera
la grande nostalgia di casa esce dalle pieghe
delle costellazioni più antiche
scrivendo col fuoco
e le lacrime, per l’anima
visibili meteore della nostalgia
cercano nell’aria il loro nido terreno.
È sera
e tutte le eccedenze dell’amore
costruiscono musicando
nuovi mondi –
appesi all’ardore –

Traduzione Ida Porena

Sylvia Plath, Mayflower

Durante l’inverno nero, i biancospini rossi resistettero
All’assalto di venti nevosi dai cieli tetri
E, brillanti come gocce di sangue, provarono che nessun ramo coraggioso muore
Se ha radici ben salde e ferma determinazione.
Ora, mentre linfa verde sale nei boschi slanciati,
Ogni siepe con tale bianco fiore ci meraviglia
Come se fosse sbocciato dal bastone di Giuseppe, e testimonia
Che la bellezza migliore nasce dalla tenacia.
Così, quando tenace stirpe isolana scelse di rinunciare
Al focolare natio per solcare la via pellegrina
Tra solchi atlantici, oscuri, incerti—
Ricordando il bianco e trionfante fiore
Sui rami del biancospino, con buona volontà a sopportare
Chiamarono la loro nave col nome del fiore di maggio.

Traduzione con ChatGPT

Ada Negri, Sciopero

Non più, sotto il gran Sol che scalda e alluma
le sue grigiastre forme
l’opificio respira e romba e fuma:
alto è il meriggio, e l’opificio dorme.
Stagna dovunque la tristezza morta
del lavoro spezzato.
Non voci, non tumulti il giorno porta:
v’è un silenzio sinistro e disperato.
Qual mai, qual mai fatidica bandiera
sventola al Sol?… – Cencioso
sciopero, benvenuto. – Osa!… – La nera
fabbrica, nel terribile riposo
ruina pare; e un vel di polve giace
sovra i telai deserti;
e s’abbarbica ai muri un motto audace:
– O più giusto compenso, o braccia inerti. –
Osa e spera!… – Ogni macchina è sopita;
ma i ben limati denti
che forse stritolar più d’una vita,
digrignan gl’ingranaggi rilucenti.
Immobili le cinghie, un giorno sciolte
ad incessante giro,
cupamente ristanno, al par di scòlte
in vedetta, così, senza respiro.
Tutto è spento: cilindri e morse e spole:
non fuoco a la fucina,
non acqua a le caldaie. – E splende il Sole
con baleno irrisor, su l’officina;
ma per gli androni bui, sotto le volte
striscian fantasmi oscuri.
Strisciano larve di minaccia avvolte
lungo il viscido e freddo orror de’ muri:
e s’anima ad un tratto, ecco, ogni cosa,
e umana forma prende,
e sobbalza, gigante e maestosa:
viva una fiamma qua e là s’accende:
ogni macchina assume il divo aspetto
di vindice profeta:
rugge de la motrice il vasto petto,
ogni sbarra si fa gladio d’atleta:
e tutto grida: «O luminosa aurora,
non sei, non sei lontana.
Per te chi or sotto sferza empia lavora
potenza avrà di creatura umana:
per te giustizia, non pietà, nel mondo;
tutti per te gli sguardi
volti a un novo ideal santo e giocondo:
per te gioie sui bimbi e sui vegliardi!…
O fiumana d’amor, scendi, schiumante!
e un popol di risorti
ne la tua benedetta onda scrosciante
le labbra dolorose, arse, conforti!…
Già splende a l’orïente il sogno d’oro
de l’avvenire: il maggio
dei redenti e del libero lavoro,
lembo di cielo, sfavillio di raggio:
maggio d’ali e di sol, maggio di fiori,
di baci, di canzoni:
che vinti non avrà né vincitori,
che non avrà né servi né padroni.»

Anna de Noailles, estratto da La natura e l’uomo

Per staccarne la foglia dove aveva la chiocciola
Posato la sua lustra e rotonda conchiglia.
Coglievamo papaveri, fiordalisi, giunchiglie,
Persuasi che il tuo cielo, che il tuo mese di maggio
Un cuore che ci amava avesse caldo e saggio
E che l’anima tua semplice fosse incline
A inverdire e infiorare le morbide colline;
Fidenti vivevamo e stretti stretti a te
Come i nidi che stanno al sole sotto i tetti…

Traduzione di Marzia Minutelli

Patrizia Cavalli, Non entra nel mio cerchio…

Non entra nel mio cerchio
il turbine sabbioso dell’incontro
il pulviscolo pazzo e infiammato
la latitudine degli occhi personali
la conta improvvisata dell’ingaggio.
Quest’anno avrei voluto un altro maggio.

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[Immagine di copertina creata con Bing Image Creator e ChatGPT]
Alessia Pizzi

Laurea in Filologia Classica con specializzazione in studi di genere a Oxford, Giornalista, fondatrice di CulturaMente e di Poetesse Donne. Nel 2020 ho pubblicato il libro "Qualcuno si ricorderà di noi", dedicato alle poetesse dell'antichità, nel 2023 ho pubblicato "Poesie sul Tavolo".

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