Forse solo chi vuole s’infinita
(Eugenio Montale, Casa sul mare)
Biografia
Elena Miglioli ha pubblicato i libri ‘Di tanti palpiti’ (saggistica, 2025), ‘Gli alberi lo sanno’ (poesie, 2024′), ‘Ho la parola sulla porta di casa’ (poesie, 2021′), ‘Non sono briciole’ (racconti, 2021), ‘Spengo la sera a soffi’ (poesie, 2018, preceduta dall’omonima plaquette nel 2016), ‘Rimango qui ancora un po’: storie di vita e segreti di longevità’ (saggistica, 2015, coautore Renato Bottura), ‘La notte può attendere: lettere e storie di speranza nelle stanze della malattia terminale’ (saggistica, 2013). Giornalista professionista, ha lavorato per diverse testate. Cremonese, attualmente vive a Mantova ed è responsabile dell’ufficio stampa e comunicazione dell’Azienda socio sanitaria territoriale. È fra gli organizzatori del Mantova poesia-Festival internazionale Virgilio.
Da cosa nasce il tuo amore per la poesia?
La poesia ci fa toccare l’infinito, il divino. Anche solo per un istante, leggendola o scrivendola, ci sentiamo eterni. La poesia, come tutte le forme d’arte, riecheggia nell’eternità.
A cosa si ispira la tua poesia?
Sentimenti umani, natura, musica.
Hai pubblicato delle sillogi poetiche? Se sì, quali? Dove è possibile acquistarle?
‘Gli alberi lo sanno’ (2024, Italic PeQuod), ‘Ho la parola sulla porta di casa’ (202, Oèdipus), ‘Spengo la sera a soffi’ (poesie, 2018, preceduta dall’omonima plaquette nel 2016, Ronzani). Disponibili in tutte le librerie e store online.
Chi sono i tuoi modelli poetici? Tra questi ci sono delle poetesse? Se sì, quali?
Non ho modelli, ma poeti che ho amato o che amo di più. L’elenco è troppo lungo, ne cito solo alcuni: Montale, Ungaretti, Quasimodo, Luzi, Sereni, Caproni, Bonnefoy. Fra le poetesse Dickinson.
Una poesia di Elena
Accarezzare un albero
sentire sotto la mano
altri mondi che chiamano
dove potremo essere
davvero ciò che siamo
noi sottili rarefatti acutiStare insieme all’albero
fra le costellazioni
i palmi rivolti al mistero
che più su ci vola via
da quel nido sgomento
e sospira tutto di sfinimento.(Elena Miglioli, ‘Gli alberi lo sanno’, Italic PeQuod)
Commento della Poetessa
Gli alberi sono divinità, sembrano “sapere più del cielo e farsi bastare la terra” (verso di un’altra poesia dello stesso libro citato). Le querce, in particolare, in molte culture sono considerate piante sacre. Gli alberi sembrano sapere più degli essere umani, conoscere segreti che noi possiamo magari soltanto percepire. O ai quali non riusciamo ad accedere, in quanto spesso perdiamo la capacità di ascoltare quella voce profonda che ci parla dentro e ci guiderebbe – come accade per il regno vegetale – a fiorire, a dare frutti, a conoscere la nostra missione. Gli alberi ci rimandano ad altri mondi, a quell’oltre che noi riusciamo talvolta a intercettare, magari sedendoci accanto alle radici o accarezzando un tronco. E da bambini, arrampicandoci fino ai rami e guardando tutto da lassù con uno sguardo limpido, incorrotto. Sanno anche di noi, gli alberi. Accompagnano le nostre vite, con le gioie e i dolori che attraversiamo. Ci curano, ci consolano, ci fanno tornare a madre natura. Popolano i nostri sogni, ci somigliano, ci rispecchiano. Ci danno ossigeno, sia in senso letterale che metaforico. Conviene “stare insieme all’albero”, dunque, che ci sospinge “tra le costellazioni”, che ci consente di sfiorare quel “mistero” sfuggente dell’esistenza: “ci vola via”, perché non riusciamo ad afferrarlo, ma almeno lo abbiamo intravisto.
Perché le persone dovrebbero leggere le tue poesie?
Spero che possano emozionarsi o ritrovarsi in qualcosa che sentono, ma non sanno dire. Soprattutto, spero di portare con suoni, immagini, parole – per quanto sempre imperfette rispetto all’ispirazione e imperfette per loro natura – un po’ di infinito sulla terra.
Cosa dicono di te gli altri?
Dalla nota di Silvio Raffo (Atélier poesia) sul libro ‘Gli alberi lo sanno’:
“Nei versi dell’autrice c’è una grazia intellettuale innata e un’eleganza malinconica che commuove. Pur non avendo (volutamente) più potenza di un soffio, la poesia di Miglioli vibra in profondità. È come la “gioia leggera” pascoliana che “trascorre le tremule foglie dei pioppi”. E lei scrive : “Dove il filo è così teso da tremare/si tira per fermare una verità/che a vederla poi ci piange ogni mare”. La consapevolezza dell’autrice che gli esseri umani sono “la goccia di mercurio/dal termometro in frantumi/schizzata a distanza astrale” suscita quasi una dolce invidia nei confronti di questi giganti dei campi fissati al suolo in poderose radici millenarie”.
Dalla postfazione di Tomaso Kemeny al libro ‘Ho la parola sulla porta di casa’ (Oèdipus):
“La poesia di Elena Miglioli non risulta mai monotona, ma, oserei dire, i suoi versi sono sorprendenti, non trovano alloggio sulla pagina se non fanno l’effetto di verità come capita solo con i sogni. E sono versi spesso paradossali (“solo cadendo si sale”) come sequenze oniriche. Allo stesso tempo vi è un rapporto organico tra la rappresentazione della vita umana e della vita del cosmo (“Vanno morire le stelle/ dove gli uomini rinascono”). La parola della Miglioli tende a trascendere il mimetismo della parola referenziale (“andare con la parola oltre”)”.
Elena consiglia un libro di poesie
La voce a te dovuta, Pedro Salinas




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