Sara Ferraglia poetessa

Sara Ferraglia

“Qualcuno mi ha detto che certo le mie poesie non cambieranno il mondo. Io rispondo che certo sì le mie poesie non cambieranno il mondo.”

Patrizia Cavalli

Biografia

Sara Ferraglia è nata in provincia di Parma e vive in questa città da molto tempo. È stata finalista e vincitrice in numerosi premi nazionali, fra cui: – 1° premio nella VI edizione del Premio” Lampi di poesia”, Monginevro cultura (TO); – 1° premio “Insigne borgo Sala Roderari” (AL); – più volte vincitrice nelle varie edizione del Premio “Giovanni Pascoli. L’ora di Barga” (LU); – più volte vincitrice nelle varie edizioni del Premio “La couleur d’un poeme” (MI); – 2° premio nella VII edizione del Premio “Giovanni Bertacchi”, (TO); – Premio speciale della giuria nella 28^ edizione del Premio “Ossi di seppia” (SV). Sue opere sono presenti in diverse antologie poetiche e blog letterari e sono raccolte nel blog personale Sarapoesia.blogspot.com. Molte sue poesie sono state inserite in vari spettacoli teatrali, letture poetiche e mostre multimediali. Voglio una danza è la sua prima pubblicazione

Da cosa nasce il tuo amore per la poesia?

Non ho scritto sempre, non da adolescente, come spesso dichiarano molto poeti. Per me è arrivato tardi l’incontro con la poesia: più o meno una ventina d’anni fa, quando nacquero i blog letterari che iniziai a frequentare e che mi stimolarono a crearne uno mio (ancora vivo) dove iniziai a “postare” le mie poesie e a ricevere consensi e buone critiche. Scrivo per catturare la poesia che mi gira intorno, che si trova ovunque, in ogni oggetto, nelle persone, dentro di me. Scrivo per fissare momenti, situazioni, ricordi e stati d’animo che altrimenti col tempo andrebbero persi. Scatto fotografie in versi.

A cosa si ispira la tua poesia?

I tempi civili sono quelli che maggiormente mi hanno interessata: i migranti, gli ultimi della terra, le disuguaglianze, il femminismo.

Hai pubblicato delle sillogi poetiche? Se sì, quali? Dove è possibile acquistarle?

Voglio una danza – Ladolfi Editore – Aprile 2023, acquistabile presso tutte le maggiori librerie e i distributori online.

Chi sono i tuoi modelli poetici? Tra questi ci sono delle poetesse? Se sì, quali?

Emily Dickinson è stato il mio primo amore, per la sua capacità di immaginare e vivere mondi dalla sua solitudine assoluta. Poi Wislawa Szymborska per il dono di trattare con versi semplici temi profondi e complessi. Patrizia Cavalli, Vivian Lamarque dolcissima e di una semplicità disarmante Grace Paley.

Una poesia di Sara

Voglio una danza di trecce intrecciate
Rosse le vesti e le labbra infuocate
Capelli grossi capelli fini
Cuori lontani e cuori vicini
Voglio tessuto di sorellanza
Nessun confine nessuna distanza
Che il tuo dolore nel sangue piegata
Inondi e segni la mia giornata
Che se la treccia qualcuno ci scioglie
Per soddisfare violenza e voglie
L’affoghi un mare di neri capelli
Trafitto il cuore da lunghi coltelli
Trecce d’intreccio che il tempo è arrivato
Che sia sepolto il patriarcato

Voglio una danza

Commento della Poetessa

Voglio una danza esprime il desiderio della donna di essere libera, di sciogliere trecce e capelli al vento, di vestire come vuole, di muoversi come vuole, senza rischiare di essere giudicata, aggredita, uccisa. E’ una danza tribale che la donna ha dentro dalla notte dei tempi, prima ancora che il patriarcato dettasse le sue regole, regole talmente introiettate che le donne oggi fanno ancora fatica a riconoscere. “La liberazione della società passa attraverso la libertà delle donne”

Perché le persone dovrebbero leggere le tue poesie?

Narda Fattori scrive. Nessuno , leggendola o ascoltandola, potrà dire “Non ho capito niente” (mi è successo di sentirlo dire); lei si fa capire da tutti… come una certa Emily Dickinson. Forse per questo.

Cosa dicono di te gli altri?

Dal Giardino dei Poeti

Così parlava di me Narda Fattori , poetessa romagnola che ci ha lasciati qualche anno fa. E ancora…

“Ci sono tanti modi per dire la poesia; la sua duttilità si riscopre ogni volta che la si legge; non esistono due poesie uguali, anche se uguale il tema e il contenuto, a volte medesima è la mano. Ma la poesia osa il volo, testarda come il gabbiano Jonathan, così , da un inizio a un altro, s’innalza, fende e plana, si stabilizza su una quota, precipita e torna a rivolare. E’ ciò che la fa grande e immortale. Vorrei aggiungere un’altra considerazione: a volte mancano le parole per dire la sofferenza e il verso s’aggroviglia, si sporca, ne solleva il vessillo; in altre poesie la parola si porge al gesto, gli dà corpo con leggerezza, in una danza di suoni, ma non inferiore è il dolore che esplicita e nulla sottende, incapace di corroderlo e disarmarlo. Non ne fa epica, ma tragica commedia. O nostalgia, o malinconia di perdute essenze, di sperdute esistenze.

La poesia di Sara ha la grazia di una farfalla in volo; verrebbe quasi da sentire la melodia prevaricare il contenuto, ma basta un verso, una parola sola, perché ci si riappropri del senso, della disincantata pietà della visione. L’ingenuità dei particolari selezionati, la presenza della rima baciata, quasi fosse una filastrocca, la gradevolezza, spesso la bellezza che sfolgora, non riesce a celare un desolante paesaggio umano di soprusi, e soperchierie. Anche Sara denuncia una malessere diffuso, la mancanza di giustificazioni al male che spadroneggia, la scomparsa di valori e lavori umili e, nello stesso tempo è colta dal dubbio (non è la sola) che la sua scrittura non muterà nulla, il mondo continuerà ad andare alla deriva.

Eppure la sua formazione di insegnante le fa ricercare le domande che un bambino (anche tutti noi adulti) potrebbe porgerle e alle quali non ha risposte. “Quando mi chiederai dove si son nascoste le farfalle che nei prati non vedi ma volano nei libri che tu sfogli, che cosa ti racconterò? …..” e continua una rassegna dolente delle violenze praticate alla terra che riverberano sul futuro dei nostri simili e ne decideranno sorte e comportamenti. Ci sono poesie che con la musicalità del dire sono di alta civilissima denuncia, come in “Raccolta differenziata”: Fra le lattine colorate getto l’inutile e la rabbia di un istante Ciò che pareva colmo ed era vuoto Ciò che stillava gocce dentro al petto quando la  sete era devastante Ciò che sembrava oscuro ed era noto. Dunque l’inganno è nell’uomo che vuole ingannarsi, la verità è faticosa e impegnativa, meglio fingere che tutta vada per il meglio salvo poi ritrovarsi a sguazzare nella melma dei propri intrighi. Sara piega docilmente il verso al suo dettato, e riesce a tracciare un bozzetto raffinato del vecchio, ormai inutile, calzolaio che, all’ottavo piano della città ha perduto gli odori cuoio e di resina e dunque non lascia più nulla di quello che è stata la sua vita. La poesia può essere facile e difficile, non è questo il discrimine; può giungere furente come una pugnalata o dolce come un giro di valzer; ciò che le assimila è la verità che si porta appresso, la spessore riacquistato della parola, la corporeità del gesto che lascia il segno.

Sara ci regala eleganza e speranza, speranza non ottusa, ma lucida e dubitante. Sara scrive semplicemente, mai banalmente e forse arriva alla sensibilità che con altri linguaggi e con diverso versificare non si giunge.”

Sara consiglia un libro di poesie

Sillabe di fuoco - Gabriela Mistral, Bompiani Capoversi
Voci di Poetesse

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