anite di tegea riassunto

Anite di Tegea, l’anima delle piccole cose

Se Anite dedicava poesie ai grilli morti, un motivo c’era. Chi non l’ha capito, non ha mai avuto un “usignolo dei campi” sotto la finestra di notte. Scherzi a parte, il narrare delicato di animaletti morti e bambini che li compiangono è un topos letterario che diventerà molto famoso: basti pensare al Passer catulliano.

Gli epitaffi per gli animaletti

L’epigramma per il grillo e la cicala di Anite è tenerissimo: una bambina piange i suoi amichetti di giochi, ormai deceduti. L’Antologia Palatina ci riporta questo e altri suoi epigrammi:

Per un grillo, usignolo dei campi,
e per una cicala, abitante d’una quercia,
Miro fece questa tomba comune
bagnandola di caste lacrime infantili;
Ade implacabile d’improvviso le strappò
gli oggetti della sua tenerezza

A.P., VII, 190

Anche un cagnolino morto è protagonista di un epigramma di Anite:

Anche tu sei morta vicino a un cespuglio dalle molte radici
o Locri, la più veloce tra i cuccioli che amano abbaiare,
nel tuo passo leggero pose il veleno spietato
una vipera dal collo screziato

Poll. 5.48= G.P 700-3

Oltre l’Arcadia: una poetessa vagante?

Anite visse nella natura dell’Arcadia, ma forse si spostò anche verso il mare: in una poesia racconta una statua di Cipride, in un’altra descrive un animale marino che sembra un delfino. La donna potrebbe essere stata una poetessa vagante, figure che in epoca ellenistica proliferano, e anzi, offrono anche le prime attestazioni “serie” e celebrative della parola poeta declinata al femminile.

Non più, esultando sul mare solcato da imbarcazioni,
inarcherò il collo balzando dal profondo, né sbuffo
intorno ai bordi d’una nave dai begli scalmi, fiero
della polena che mi raffigura; ma la fosca onda
del mare mi spinse a secca e giaccio su questo soffice lido.

A.P. VII 215

L’amore per la natura

La poetessa, vissuta nel III a.C (Baale, M.J.) nel cuore del Peloponneso, non scrisse solo di animaletti morti, ma anche della sua terra. Lo spirito bucolico suona forte anche nella descrizione della natura, che tanto sarà cara alla generazione successiva di colleghi, per dirne uno Teocrito.

Chiunque tu sia, siedi all’ombra di questo florido alloro,
bevi nel tempo giusto la dolce acqua del rivo,
sì che alle membra ansanti per la calura d’estate
tu dia ristoro, offrendole al soffio dello Zefiro.

A.P. IX, 313

L’attenzione al mondo femminile

Anite scrive anche di fanciulle morte prematuramente, in prossimità del matrimonio, ispirata forse anche dalla predecessora Erinna, famosa per aver lamentato la morte dell’amichetta Bauci, anch’ella neo-sposa. Questo inserisce entrambe le poetesse, e insieme a loro anche Nosside, nel filone della Women Tradition, ovvero delle donne che raccontano il mondo femminile, come fece anche la madre letteraria Saffo. Una visione sicuramente molto “stretta” – e legata agli Women’s Studies – di tutta la reale produzione delle tre figure, in parte persa nei meandri della storia.

Spesso qui sulla tomba della figlia, Cleina la madre invocò
con lamenti la cara fanciulla morta precocemente, richiamando
l’anima di Filenide, che prima delle nozze varcò
la livida corrente del fiume Acheronte.
A.P. VII,486

L’Omero Donna

La cosa che ha più turbato i critici sicuramente è stata la vena epica di Anite, che scrive anche di armi, cavalli e guerrieri. L’Omero donna l’hanno chiamata, quando non l’hanno identificata come una virginea Artemide che correva tra i boschi.

Ecco la tomba che Damide eresse al suo cavallo da guerra
dopo che Ares sanguigno lo colpì al petto. Nero sangue ribollì
attraverso la spessa pelle e bagnò la zolla di atroce morte.

A.P. VII, 208

Poetessa del canone

Nonostante gli stereotipi romanzati e alcuni epiteti, Anite è rientrata nel canone delle poetesse grazie alla Corona di Meleagro di Gadara (“Molti gigli intessendo di Anite“) e alla lista di Antipatro di Tessalonica (“Anite, un Omero donna“).

Iniziatrice della scuola dorico-peloponnesiaca

Anite è considerata l’iniziatrice dell’epigramma dorico-peloponnesiaco, seguita da Nosside e Leonida di Taranto. Il suo dono è quello di aver scritto epigrammi di varia ispirazione, mettendo in luce temi squisitamente ellenistici e sconosciuti alle epoche precedenti: l’attenzione alle piccole cose, come gli animali e i bambini, e alla bellezza della natura.

Per quanto certa critica abbia notato delle distinzioni tematiche con le altre “scuole”, questo tipo epigramma differisce da quello ionico-alessandrino di Callimaco o Asclepiade di Samo principalmente per una questione geografica. Tutto il resto è ispirazione!

Approfondimenti Esterni

  • Un mio intervento sulle poetesse ellenistiche

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Bibliografia Consigliata

Ho scritto la voce di Anite sull'Enciclopedia delle Donne: qui ci sono altri riferimenti bibliografici universitari.

F. De Martino, Poetesse Greche, 2006 un testo imprescindibile
U. Lisi, Poetesse Greche, 1933 Link di acquisto
Alessia Pizzi

Laurea in Filologia Classica con specializzazione in studi di genere a Oxford, Giornalista, fondatrice di CulturaMente e di Poetesse Donne. Nel 2020 ho pubblicato il libro "Qualcuno si ricorderà di noi", dedicato alle poetesse dell'antichità, nel 2023 ho pubblicato "Poesie sul Tavolo".

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