saffo di lesbo riassunto

Saffo di Lesbo, Maestra d’Amore

Nove le muse, si dice: che negligenza! Ecco anche Saffo da lesbo, la decima. [A.P. IX 506]

Chi era Saffo: tra musa terrestre e sexual deviant

Su Saffo ne hanno scritte proprio tante. La prima voce femminile occidentale di cui abbiamo notizia (VII-VI secolo a.C) porta sulle spalle il peso della sua fama, gravoso come il silenzio di tutte le altre donne antiche.

La poetessa di Lesbo è stata omaggiata in tutte le epoche successive: cantata nei banchetti, dipinta sui vasi, emulata dagli scrittori e tradotta. E poi, è stata anche romanzata. Che shock deve essere stato per i suoi posteri leggere che una donna poteva scrivere “cose d’amore” e per di più verso altre donne!

Non mancano quindi sbeffeggiamenti e insulti, dall’antichità ai critici moderni: Saffo era una prostituta, Saffo era una deviata. Saffo è “anormale”, è mascolina, è impudica. Tutte etichette che riecheggiano stereotipi e luoghi comuni assolutamente inutili se pensiamo al valore letterario della sua produzione.

Saffo, cesello di Lesbie dalle belle pettinature…

Antipatro di Tessalonica , A.P. IX 26

La prima poetessa d’amore

Non è un caso che qualcuno abbia rivisto lei nella Diotima di Mantinea ricordata da Socrate nel Simposio platonico: Saffo era a tutti gli effetti una maestra d’amore: quella che ci ha insegnato che l’amore è un valore importante, da imporre ad una società fatta solo di virtù militari e smanie di successo. Anche oggi, spesso, la vita professionale sembra avere più valore di quella affettiva. Possiamo prendere un giorno di ferie se dobbiamo andare dal dottore, ma ci sentiamo in colpa se prendiamo un giorno libero per riposarci o stare con i nostri cari. Saffo forse ci insegna che dovremmo dare più valore ai nostri sentimenti e meno al “dover fare”.

…di Saffo, pochi fiori, ma rose…

Meleagro di Gadara, A.P. IV 1

La vita

Figlia di Scamandronimo e di Cleide, Saffo era un’aristocratica, una madre (di Cleide) e forse anche una moglie (di Cercila di Andro?), proveniente dalla stirpe dei Cleanattidi (?). Nacque a Ereso nell’Isola di Lesbo verso il 650 a.C, ma si trasferì a Mitilene prima del matrimonio. Sappiamo che ebbe tre fratelli: Larico, Carasso ed Eurigio.

Fece l’insegnante nella sua vita in un’associazione culturale sacra ad Afrodite, alle Muse e alle Cariti detto “tiaso”: le ragazze di varie sedi del mondo greco andavano da lei per essere iniziate come “brave spose”, apprendendo l’arte della raffinatezza. E Saffo sapeva perfettamente che le sue poesie erano note (“Io dico che un giorno qualcuno si ricorderà di noi“, l’ha detto proprio lei) ed era ben consapevole di essere rinomata nel mondo Greco. Lo confermano le poesie di diatriba con le scuole avversarie.

Per quanto riguarda l’eventuale omoerotismo, non bisogna dimenticare la funzione cultuale di questi componimenti.

Nonostante visse in prima persona le conseguenze delle vicende politiche della sua epoca (sicuramente fu esiliata in Sicilia tra il 604 e il 599), l’unica menzione sul tema è nel frammento 98 a.b. dove Saffo riecheggia e l’esilio dei Cleanattidi perché non riesce a trovare una cuffia (una “mitra” lidia) per sua figlia.

La lirica monodica

A differenza di Alceo e Anacreonte, Saffo non si rivolge quindi all’eteria (uomini accomunati dall’idea) o al simposio (nei palazzi signorili), ma al tiaso (confraternita di donne sue allieve): ciascun esponente della lirica monodica (“canto a solo”, diverso dalla lirica corale e accompagnato dalla lira) si rivolge ad una cerchia specifica. Tutti sono accomunati dall’emozione, ma non vi è improvvisazione.

La fortuna

Le sue poesie, dopo la sua morte, furono recitate nei simposi di età classica e poi raccolte in un’edizione dai filologi alessandrini, composta da 8-9 libri.

Dobbiamo ringraziare gli Women’s Studies e gli anni Sessanta se Saffo è stata studiata come figura letteraria e basta, da un certo momento in poi.

La critica era divisa: i suoi canti erano entro o fuori le mura di casa? Erano diretti solo alle donne? Per non parlare della questione dell’omosessualità, che ha destato non pochi problemi per secoli.

Il mito di Saffo

Saffo è un mito in tutti i sensi, non solo perché è una poetessa che ha vinto il silenzio della Storia, ma anche perché su di lei hanno inventato proprio una storia mitologica: brutta e non corrisposta, Saffo si getta da una rupe perché il traghettatore Faone non la vuole. E Ovidio pensa bene di raccontarne la storia, inserendo Saffo tra le altre eroine mitologiche (tipo Medea e Penelope) delle sue Heroides. Cesare Pavese, non tantissimi anni fa, ancora proseguiva su questo filone nei Dialoghi con Leucò: Che Saffo fosse lesbica di Lesbo è un fatto spiacevole, ma noi riteniamo più triste il suo scontento della vita, per cui s’indusse a buttarsi in mare, nel mare di Grecia.

Altre opere che parlano di Saffo

  • Alessandro Verri, Avventure di Saffo, poetessa di Mitilene
  • Giacomo Leopardi, Ultimo canto di Saffo
  • Giovanni Pascoli, Solon

Le opere

La produzione poetica di Saffo includeva epitalami e poesie amorose, alcuni dei quali destinati alle ragazze del suo gruppo. Sebbene molti dei suoi componimenti siano andati perduti, è sopravvissuto un corpus che ha reso la sua voce una delle più rilevanti del canone greco antico. La sua poesia è caratterizzata da una metrica raffinata e un linguaggio ricco di immagini sensuali e delicate, come dimostrano frammenti significativi che esplorano temi amorosi e naturali. Tra i componimenti più celebri, vi è l’inno ad Afrodite, in cui si rivolge alla dea per ottenere soccorso nelle questioni amorose​

Saffo di Lesbo, tranquilla, che un canto pareva tramare

bello di suoni, alle Muse silenti dedita in cuore

(Cristodoro di Copto, A.P. II)

Gli insegnamenti della poetessa di Lesbo

I precetti di Saffo erano pensati per le future spose che le famiglie le spedivano da tutte le sedi del mondo greco. Ma questi insegnamenti sono universali e possiamo trarne anche noi qualche lezione interessante, a distanza di secoli.

L’amore è la cosa più bella

Saffo è stata la prima ad affermare che la cosa più bella è quella che si ama: e io spero – benedicendo il lavoro – che nella vita non ci sia solo quello da amare.

Alcuni un esercito di cavalieri altri di fanti
altri di navi dicono che sulla terra nera
sia la cosa più bella, io invece
ciò che si ami;
ed è assolutamente facile farlo intendere a chiunque:
perché colei che di gran lunga superava in bellezza ogni
essere umano, Elena, abbandonato il suo sposo impareggiabile
traversò il mare fino a Troia né si ricordò della figlia e degli
amati genitori: lei… disviò
[Cipride] che inflessibile [ha la mente]…….facilmente
…[così] ella ora mi ha fatto ricordare di Anattoria lontana,
di cui vorrei contemplare il seducente passo e il
luminoso scintillio del volto ben più che i carri dei Lidi
e i fanti che combattono in armi.

Frammento 16 Lobel-Paige, incipit, traduzione F. Ferrari

La speranza di un’alleata: Inno ad Afrodite

Saffo ci conforta anche: non dobbiamo disperarci se amiamo e non siamo ricambiati. Qualche Dea dell’amore, tipo Afrodite, accorrerà in nostro aiuto.

Immortale Afrodite dal trono variopinto, figlia di Zeus,
tessitrice d’inganni, io ti supplico; non prostrare con ansie
e con tormenti, o dea angusta, l’animo mio,
ma qui vieni, se mai altra volta, udendo la mia voce di
lontano, le porgesti ascolto, e lasciata la casa del padre
venisti
aggiogando un carro d’oro; e passeri leggiadri ti guidavano
veloci al di sopra della nera terra con fitto battito d’ali
giù dal cielo per gli spazi dell’etere.
E subito giunsero, e tu, o beata, sorridendo nel tuo volto
immortale, mi domandasti che cosa di nuovo soffrivo e
perché di nuovo ti invocavo
e che cosa col mio animo folle volevo che più di ogni
altra si realizzasse per me: “Chi di nuovo debbo indurmi
a ricondurre al tuo amore? Chi, o Saffo, ti fa torto?
Perché se fugge presto inseguirà, se doni non accetta
anzi donerà, se non ama presto amerà pur contro il suo volere.

Frammento 1 Voigt, apre l’edizione Alessandrina, traduzione F. Ferrari

Il riconoscimento dell’innamoramento: Ode alla gelosia

Come una dottoressa, Saffo ci spiega come riconoscere l’amore e i suoi temibili sintomi.

Mi sembra pari agli dèi quell’uomo che siede di fronte
a te e vicino ascolta te che dolcemente parli
e ridi un riso che suscita desiderio. Questa visione veramente
mi ha turbato il cuore nel petto: appena ti guardo
un breve istante, nulla mi è più possibile dire,
ma la lingua mi si spezza e subito un fuoco sottile mi
corre sotto la pelle e con gli occhi nulla vedo
e rombano le orecchie e su me sudore si spande
e un tremito mi afferra tutta
e sono più verde dell’erba e poco lontana da morte sembro
a me stessa.
Ma tutto si può sopportare poiché…

Frammento 31 Voigt, traduzione F. Ferrari

La celebrazione del matrimonio: gli epitalami

Saffo sfornava spose perfette, molto più raffinate delle spose delle scuole avversarie: ne è un esempio la bella Andromaca, che va in sposa ad Ettore in uno dei suoi più celebri epitalami. Non è un caso se questo genere sia stato apprezzato molto dai cristiani, no? Non è un caso, quindi, che col passaggio all’età bizantina, molte poetesse sparirono dai canoni, lasciando Saffo a primeggiare: nello Zeuxippo, il ginnasio di Costantinopoli, le statue presenti di poetesse ritraevano Saffo ed Erinna. Anche quest’ultima aveva prodotti dei canti innocui per i cristiani.

Cipro-…[2] giunse l’araldo…così diceva Ideo,
veloce messaggero: “…..e del resto dell’Asia
…gloria imperitura: Ettore e i suoi compagni conducono su navi, attraverso il salso mare,
dalla sacra Tebe e da Placia che perenne scorre la delicata Andromaca
occhi lucenti; e al soffio del vento giungono molti
braccialetti d’oro e vesti di porpora, variegate delizie,
e innumerevoli coppe d’argento, e avorio.” Così disse
e subito balzò in piedi il padre diletto, e attraverso le vie spaziose
della novella raggiunse gli amici tutti.
Prontamente le donne di Ilio spingevano le mule sotto i carri
dalle belle ruote e vi montava sopra tutta la folla
delle donne e delle vergini delicate caviglie, e poi
a parte le figlie di Priamo…., e tutti i giovinetti
spingevano i cavalli sotto i carri, e grandemente….gli aurighi

Frammento 44 Voigt, traduzione F. Ferrari

Alcune frasi brevi di Saffo

“Io dico che un giorno qualcuno si ricorderà di noi” (fr. 147)

“Possa io andare” (fr. 182)

“Di nuovo mi assilla Eros che scioglie le membra, dolceamara invincibile creatura” (fr. 130)

La “Saffo Andalusa”

Scopri la poetessa Wallada, detta la “Saffo Andalusa” per le affinità con la poetessa di Lesbo.

Approfondimenti Esterni

  • Saffo come modello di Medea nelle Argonautiche di Apollonio Rodio

Bibliografia consigliata

E. Green, Reading Sappho: Contemporary Approaches: un testo reperito a Oxford che mette in luce l'approccio degli Women's Studies. Link: https://amzn.to/3jxDYUK

F. Ferrari, Saffo, Poesie, 2007 Per me l'edizione critica migliore che ho letto in questi anni.

Ezio Savino e Quasimodo, Saffo, liriche e frammenti, 2002

F. De Martino, Poetesse Greche, 2006 un testo imprescindibile

Per la lettura metrica, ascolta qui che meraviglia.
Alessia Pizzi

Laurea in Filologia Classica con specializzazione in studi di genere a Oxford, Giornalista, fondatrice di CulturaMente e di Poetesse Donne. Nel 2020 ho pubblicato il libro "Qualcuno si ricorderà di noi", dedicato alle poetesse dell'antichità, nel 2023 ho pubblicato "Poesie sul Tavolo".

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