Antonia Pozzi, bellezza di cuore

3 Dicembre 1938. Una giovane milanese di 26 anni si toglie la vita e non sa che le poesie conservate nel cassetto della sua scrivania saranno edite da Mondadori nel 1943 con una prefazione di Eugenio Montale.

Diario di un’anima

Antonia Pozzi lascia la vita, forse per l’ingestione di barbiturici, forse per la “disperazione mortale” che sigilla il suo biglietto d’addio. Ma lascia anche, per dirla con Montale, il “diario di un’anima”. Tale diario sarà riedito ancora una volta nel 1964 per poi trionfare negli anni Ottanta: ed è quasi una riscoperta questa, perché il padre di Antonia aveva messo mano alle sue poesie, attuando una vera e propria censura, come quella che aveva effettuato anche in vita non appoggiando la relazione tra la figlia e il suo ex professore di liceo.

Ad ogni modo Antonia, nonostante i freni familiari, viaggia molto: studia in Inghilterra, gira per l’Italia, l’Africa e la Grecia. Alla mobilità fisica si affianca un’ampiezza di vedute riflessa nella sua poesia, che, nonostante la giovane età, abbraccia tanti argomenti: dalle riflessioni sul senso della vita, alle preoccupazioni dei conflitti mondiali, fino all’empatia nei confronti delle classi popolari.

L’amore per la natura

La natura è presente, come anche la sua terra:

Io allora non avevo visto il mare

che una sol volta ma ne conservavo

un’aspra nostalgia da innamorata

Suggestive le immagini:

ho adorato la forza irta e selvaggia

che fa le mie ginocchia avide al balzo

Amore di Lontananza

Canto Selvaggio è un componimento incredibile, dove ci si arrende alla vita e si diventa un tutt’uno con la natura: chi è questo dio che deve abbeverarsi di lei? Quale metafora di vita ci sta suggerendo Antonia?

Avrei voluto scattare, in uno slancio, a quella luce;

e sdraiarmi nel sole, e denudarmi,

perché morente il dio s’abbeverasse

del mio sangue. Poi restare, a notte,

stesa nel prato, con le vene vuote:

le stelle – a lapidare imbestialite

la mia carne disseccata, morta.

Poi che io sono una cosa –

una cosa di nessuno

Canto Selvaggio

La sua voce è ferma, diretta: alterna stanchezza a canti della vita, pesantezza a corse nei prati., slanci verso la luce. Una vita di alti e bassi, di grandi emozioni.

La forza in un piccolo corpo

C’è da chiedersi come una ragazzetta bionda, minuta, timida possa contenere dentro di sé un tale coraggio e una tale sensualità nel descrivere alcune immagini. Lei stessa si descrive in “Canto della mia nudità”: pallida, magra, con le curve incerte ma le gambe salde.

Oggi, m’inarco nuda , nel nitore

del bagno bianco e mi inarcherò nuda

domani sopra un letto, se qualcuno

mi prenderà. E un giorno nuda, sola,

stesa supina sotto troppa terra,

starò, quando la morte avrà chiamato.

Canto della mia nudità

Queste parole le scrive una ragazza di 17 anni nel 1929. Una maturità personale emerge dirompente, accompagnata anche a un lucido cinismo e da amare note di malinconia. Perché una ragazza così giovane dovrebbe pensare alla morte? Antonia porta con sé un’età molto più antica di quella anagrafica, e probabilmente è proprio questo che l’ha resa una grande poetessa.

Il “muto amore” degli animali

Devo ammetterlo: tra grilli e pianure, tra verde e montagne, Antonia mi ha ricordato Anite di Tegea, l’epigrammista a cui tanto deve la poesia bucolica, diventata famosa anche per gli epitaffi degli animali:

Sei stato con noi per undici anni
Una sera siamo tornati:
eri disteso davanti al cancello
il muso nella polvere della strada
le zampe già fredde, il dorso
tepido ancora.
Ora sei tutto
nella buca che ti abbiamo scavata.
Ma gli undici anni
della tua umile vita
il gemere
per ognuno che partiva
il soffrire di gioia
per ognuno che ritornava
e verso sera
se qualcuno
per una sua tristezza
piangeva
tu gli leccavi le mani:
oh gli undici anni del tuo amore
tutto qui
sotto questa terra
sotto questa pioggia
crudele?
Esitavi
sulla ghiaia umida:
sollevavi
una zampa tremando
Ora nessuno ti difende
dal freddo,
Non ti si può chiamare
non ti si può più dare
niente.
Sole le foglie fradicie morte
cadono su questo pezzo
di prato.
E pensare che altro rimanga
di te
è vietato:
di questo il nostro assurdo
pianto si accresce.

Per un Cane

Voce di Donna

Poi, forse per una coincidenza, una sua poesia si intitola come l’epiteto di Nosside, “voce di donna”, solo che la sua poesia è dedicata alla moglie di un soldato.

Sono la scarna siepe del tuo orto
che sta muta a fiorire
sotto convogli di zingare stelle.

Voce di donna

Non si può escludere, ma questa è solo una mia suggestione, che durante gli studi in Lettere o per mezzo del grecista da lei amato, non le sia finito tra le mani anche quel libretto di Umbertina Lisi, dove si parla anche di Nosside: Poetesse Greche, uscito proprio nel 1933.

Catherine e Antonia: le due “Pozzi” che non si sono mai incontrate

Bibliografia Consigliata

A. Pozzi, A cuore scalzo - Poesie Scelte 2019: Link: https://amzn.to/3nHBVyV

A. Pozzi, Desiderio di Cose leggere:  Poesie in PDF

Il sito ufficiale: http://www.antoniapozzi.it/

Immagine modificata:

www.blogspot.com, Public domain, via Wikimedia Commons
Alessia Pizzi

Laurea in Filologia Classica con specializzazione in studi di genere a Oxford, Giornalista, fondatrice di CulturaMente e di Poetesse Donne. Nel 2020 ho pubblicato il libro "Qualcuno si ricorderà di noi", dedicato alle poetesse dell'antichità, nel 2023 ho pubblicato "Poesie sul Tavolo".

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