Ana Cristina César (1952–1983), poetessa, scrittrice, critica letteraria e traduttrice nata a Rio de Janeiro, è considerata una figura enigmatica e innovativa nella letteratura brasiliana. Durante la sua breve vita, pubblicò un unico libro di poesie nel 1982, A teus pés ( Ai tuoi piedi), caratterizzato da un tono colloquiale e da un linguaggio immediato che fonde poesia, prosa e diario, sfidando le convenzioni letterarie. Proveniente da una famiglia colta, studiò letteratura alla PUC-Rio e trascorse un periodo in Inghilterra, dove fu influenzata da autrici come Emily Dickinson e Sylvia Plath, e lavorò anche come traduttrice e critica letteraria.
Il suo stile diverso
Ana Cristina Cesar, nota come “Ana C.”, giocava con “l’inganno”, come osserva Heloisa Buarque de Hollanda in riferimento a Correspondência completa (Corrispondenza completa), un’opera del 1979 composta da una sola lunga lettera e pubblicata direttamente in “seconda edizione”. Questa opera rivela il gusto per lo spiritoso e il disorientamento, mostrando molteplici strati di significato e di nascondimento. La sua scrittura alterna lo svelamento e il mascheramento, coinvolgendo il lettore in un gioco di interpretazioni.
Rifiutandosi di essere classificata in uno stile unico, Ana Cristina invita a esplorare le parole in un continuo movimento tra autobiografia, intertestualità e utopie. Il lettore è coinvolto in una “performance di lettura” tra complicità e distacco, vivendo il mondo poetico della scrittrice senza mai trovare un punto fisso, in un perpetuo gioco di rivelazione e mistero.
Il mito
La sua poesia sfugge a classificazioni rigide, muovendosi tra il quotidiano e il complesso, il personale e l’universale: la poetessa richiedeva ai lettori un coinvolgimento attivo nel decifrare il suo universo poetico. La sua morte prematura, avvenuta a soli 31 anni per suicidio, ha contribuito a creare il mito intorno alla sua figura e alla sua opera, rafforzando il mito della “cometa” che attraversò rapidamente il panorama culturale brasiliano.
Poesia
Fagulha
– Ana Cristina Cesar, em “A teus pés”. São Paulo: Brasiliense, 1982
Abri curiosa
o céu.
Assim, afastando de leve as cortinas.
Eu queria entrar,
coração ante coração,
inteiriça
ou pelo menos mover-me um pouco,
com aquela parcimônia que caracterizava
as agitações me chamando
Eu queria até mesmo
saber ver,
e num movimento redondo
como as ondas
que me circundavam, invisíveis,
abraçar com as retinas
cada pedacinho de matéria viva.
Eu queria
(só)
perceber o invislumbrável
no levíssimo que sobrevoava.
Eu queria
apanhar uma braçada
do infinito em luz que a mim se misturava.
Eu queria
captar o impercebido
nos momentos mínimos do espaço
nu e cheio
Eu queria
ao menos manter descerradas as cortinas
na impossibilidade de tangê-las
Eu não sabia
que virar pelo avesso
era uma experiência mortal.
Traduzione
Scintilla
Ho aperto, curiosa,
il cielo.
Così, scostando appena le tende.
Volevo entrare,
cuore a cuore,
integra
o almeno muovermi un poco,
con quella parsimonia che caratterizzava
le agitazioni che mi chiamavano.
Volevo addirittura
saper guardare,
e con un movimento circolare
come le onde
che mi circondavano, invisibili,
abbracciare con le retine
ogni pezzetto di materia viva.
Volevo
(solo)
percepire l’ineccepibile
nell’impercettibile che sorvolava.
Volevo
afferrare a bracciate
l’infinito di luce che si mescolava a me.
Volevo
cogliere l’impercettibile
nei momenti minimi dello spazio
nudo e pieno.
Volevo
almeno mantenere le tende aperte
nell’impossibilità di sfiorarle.
Non sapevo
che rovesciarsi
era un’esperienza mortale.
Bibliografia
https://www.awebic.com.br/poema-mais-lindo-de-ana-cristina-cesar/
https://revistacontinente.com.br/edicoes/257/ana-cristina-cesar--vida-curta--longa-travessia
[Articolo e traduzione di Andrea Godoy]
L’immagine di copertina è presa e modificata da ims.com.



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