La poesia ha il potere di dare voce a dolori spesso taciuti, esplorando la complessità dell’esperienza femminile con una forza emotiva capace di scardinare pregiudizi e silenzi. Nelle opere di poetesse come Veronica Franco, Koleka Putuma, Rupi Kaur, Warsan Shire, Alda Merini e Sibilla Aleramo, la violenza contro le donne emerge come un tema condiviso e universale, toccato con sensibilità e intensità diverse.
Questo articolo raccoglie alcune delle loro poesie più significative sul tema della violenza, frammenti di un dolore che trascende confini temporali e geografici, e che svela quanto sia profonda la ferita.
Ogni poesia, nelle sue sfumature, offre una prospettiva diversa sul tema: dall’indignazione per l’ingiustizia di Koleka Putuma alla resilienza di Alda Merini, fino alla denuncia del possesso e dell’abuso nella lirica di Warsan Shire. Interessante la testimonianza di Veronica Franco, specialmente perché risale al Rinascimento italiano.
Veronica Franco
Dunque a la mia presenza vi fu opposto
Estratto
ch’una donna innocente abbiate offesa
con lingua acuta e con cor mal disposto;
e che, moltiplicando ne l’offesa,
quant’è colei piú stata paziente,
in voi l’ira si sia tanto piú accesa,
sí che, spinto da sdegno, impaziente
le man posto l’avreste adosso ancora,
se noi vietava alcun, ch’era presente;
ma voi la minacciaste forte allora,
e giuraste voler tagliarle il viso,
osservando del farlo il tempo e l’ora.
Strano mi parve udir, d’un uom diviso
dai fecciosi costumi del vii volgo,
un cotal nuovo inaspettato aviso;
e, mentre col pensiero a voi mi volgo,
de la virtute amico e de l’onesto,
la fede a quel, che mi fu detto, tolgo.
Da l’altra parte so quanto è molesto
lo spron de l’ira, e come spesso ei mena
a quel ch’è vergognoso ed inonesto:
né sempre la ragion, che i sensi affrena,
a stringer pronto in man si trova il morso,
e ’l gran soverchio rompe ogni catena.
Se per impeto d’ira il fallo è occorso,
non durate nel mal, ma conoscete
quanto fuor del de ver siate trascorso.
Gli occhi del vostro senno rivolgete,
e quanto ingiuriar donne vi sia
disdicevole, voi stesso vedete.
Povero sesso, con fortuna ria
sempre prodotto, perch’ognor soggetto
e senza libertá sempre si stia!
Né però di noi fu certo il diffetto,
che, se ben come Tuoni non seni forzute,
come l’uom niente avemo ed intelletto.
Né in forza corporal sta la virtute,
ma nel vigor de l’alma e de l’ingegno,
da cui tutte le cose son sapute;
e certa son che in ciò loco men degno
non han le donne, ma d’esser maggiori
degli uomini dato hanno piú d’un segno.
Ma, se di voi si reputiam minori,
fors’è perché in modestia ed in sapere
di voi siamo piú facili e migliori.
E che sia ’l ver, voletelo vedere?
che ’l piú savio ancor sia piú paziente
par ch’a la ragion quadri ed al devere:
del pazzo è proprio Tesser insolente,
ma quel sasso del pozzo il savio tragge,
ch’altri a gettarlo fu vano e imprudente.
E cosí noi, che siam di voi piú sagge,
per non contender vi portamo in spalla,
com’anco chi ha buon piè porta chi cagge.
Ma la copia degli uomini in ciò falla;
e la donna, perché non segua il male,
s’accomoda e sostien d’esser vassalla.
Ché, se mostrar volesse quanto vale,
in quanto a la ragion, de l’uom saria
di gran lunga maggiore, e non che eguale.
Ma l’umana progenie mancheria,
se la donna, ostinata in sul duello,
foss’a Tuoni, com’ei merta, acerba e ria.
Per non guastar il mondo, ch’è si bello
per la specie di noi, la donna tace,
e si sommette a l’uom tiranno e fello,
che poi del regnar tanto si compiace,
sí come fanno ’l piú quei che non sanno
(ché ’l mondan peso a chi piú sa piú spiace),
che gli uomini perciò grand’onor fanno
a le donne, perché cessero a loro
l’imperio, e sempre a lor serbato l’hanno.
Quinci sete, ricami, argento ed oro,
gemme, porpora, e qual è di piú pregio
si pon in adornarne alto tesoro;
e, qual conviensi al nostro senno egregio,
non sol son ricchi i nostri adornamenti
d’ogni pomposo e piú prezzato fregio,
ma gli uomini a noi vengon riverenti,
e ne cedono ’l luogo in casa e in strada,
in ciò non punto tardi o negligenti.
Per questo anco è ch’a lor portar accada
berretta in testa, per trarla di noi
a qualunque dinanzi ei se ne vada;
e, s’ancor son tra lor nimici poi,
non lascian d’onorar, sempre ch’occorre,
ristesse donne de’ nemici suoi.
Da questo argomentando si discorre
quanto l’offesa fatta al nostro sesso
la civiltá de l’uoin gentile aborre.
Né ch’io parli cosí crediate adesso
con altro fin, che di mostrarvi quanto
l’offender donne sia peccato espresso.
Informata ancor son da l’altro canto
chi sia colei, di cui mi fu affermato
che ingiuriaste e minacciaste tanto:
certo questo non merita il suo stato,
e l’avervi ’l suo amore a tanti segni
in tante occasion manifestato.
Cessili l’offese omai , cessili gli sdegni,
e tanto piú che d’uom nato gentile
questi non sono portamenti degni;
ma è profession d’uom basso e vile
pugnar con chi non ha diffesa o schermo,
se non di ciance e d’ingegno sottile.
Perdonatemi in ciò, ch’io troppo affermo
le colpe vostre; poi ch’io non intendo
comprender voi, piú d’alcun altro, al fermo;
ma quel ch’adesso vado discorrendo
è quanto ad onta sua colui s’inganni,
che vada con le donne contendendo;
perch’al sicur di lui son tutti i danni:
s’ei vince, mal; e peggio, se vien vinto:
il rischio è certo e infiniti gli affanni.
Col viso di rossore infuso e tinto,
d’essere stato ogni uom d’onor s’accorge
di far ingiuria a donne unqua in procinto;
e, quanto piú ’l valor viril risorge,
tanto piú l’armi fuor da l’ira tratte
vergognando al suo loco altri riporge,
e si pentisce de le cose fatte
in via che, se potesse frastornarle,
le ridurria da Tesser primo intatte.
Ma, poi che non può adietro ritornarle,
con dolci modi a Toffese ripara,
e, quanto può, si sforza d’annullarle:
ritorna ancor l’amata al doppio cara
nel rifar de la pace; e, per turbarsi,
piú d’ogni parte l’alma si rischiara.
Cosi nel ben vien a moltiplicarsi,
e cosí certa son che voi farete,
sí come suol da ogni par vostro farsi:
e colei certo offesa o non avete,
o, se vinto da sdegno trascorreste,
Terror di voi non degno emenderete.
Ed io di ciò vi prego in fin di queste.
Koleka Putuma
questo Paese ci seppellisce prima che nasciamo.
Tradotto con DeepL.com
ci chiama con i nostri necrologi prima di chiamarci per nome.
ci rende.
donne con problemi di nervosismo.
nervosismo con la guardia alzata.
le forze dell’ordine con un sistema rotto.
un sistema rotto con troppo potere.
potere nelle autorità con pistole che uccidono i loro coniugi.
telefoni con informazioni sulle persone scomparse.
dettagli di persone scomparse senza alcun seguito.
garage con bambini che dovrebbero essere a scuola.
veicoli con prove.
prove senza alcun potere di perseguire.
uffici postali con armi.
Centri commerciali con rapitori.
bagni con carneficine.
una carneficina senza data di scadenza.
locali con drogati.
vicoli con poca luce.
e. anche. con.
tutta la luce. non sareste comunque al sicuro.
ubers con panico.
taxify con la paranoia.
passeggiate con taser. in gruppi. in pubblico.
in luoghi che non penseresti possano accadere.
tombe con ragazze.
prese troppo presto.
troppo brutale.
Troppo orribili per essere nominati.
per documentare. per trovare.
da contrassegnare come zone di pericolo.
zone di pericolo travestite da spazi sicuri.
spazi sicuri con assassini.
Assassini che sono materiale per mariti.
scuole con pedofili.
pedofili laureati a lavoro con i bambini.
aule con molestatori.
terminali con predatori.
cantieri con uomini abbastanza grandi da capire “NO”.
chiese con uomini che usano le vostre preghiere per la sicurezza di farvi inginocchiare con le braccia alzate.
con le braccia alzate.
(ogni 3 ore, uno di noi non ce la fa)
questo paese appende la nostra dignità a mezz’asta.
sventola i nostri corpi come lezioni da imparare.
come momenti che dovrebbero insegnarci qualcosa.
come moduli, test, esperimenti.
la mia esistenza non è per il tuo insegnamento
per slogare la gola di mia madre a due metri di profondità
e compensare il suo dolore con borse di studio e politiche modificate.
politiche che hanno preso polvere prima ancora di essere redatte.
Questo paese ci seppellisce prima che nasciamo.
ci chiama con i nostri necrologi prima di chiamarci con i nostri nomi.
con i nostri nomi.
rupi kaur
a casa quella sera
ho riempito la vasca d’acqua bollente
ci ho buttato menta colta in giardino
due cucchiai d’olio di mandorla
latte
e miele
un pizzico di sale
petali di rose del prato del vicino
mi sono messa a mollo nella mistura
impaziente di lavare via il lerciume
la prima ora
mi sono spulciata i capelli dagli aghi di pino
li ho contati uno due tre
messi in fila ben distesi
la seconda ora
ho pianto
mi è scappato un ululato
chi l’avrebbe detto che una ragazza potesse farsi bestia
durante la terza ora
ho trovato parti di lui su parti di me
il sudore non era il mio
il bianco fra le gambe
non mio
i segni dei morsi
non miei
l’odore
non mio
il sangue
mio
la quarta ora ho pregato
mi è sembrato che tu mi scagliassi
tanto lontano da me stessa
che è da allora che tento di ritrovare la strada.
Warsan Shire
La mattina in cui ti hanno fatto partire
Tradotto con DeepL.com
si sedette sui gradini di casa,
il vestito infilato tra le cosce,
un pacchetto di Marlboro Lights
vicino ai piedi nudi, a dipingersi le unghie
fino a quando lo smalto non si era rappreso.
Sua madre telefonò.
Cosa vuol dire che ti ha picchiato?
Tuo padre mi picchiava sempre
ma non l’ho mai lasciato.
Paga le bollette
e torna a casa la sera,
cosa vuoi di più?
Più tardi quella sera lei tolse lo smalto
con i denti anteriori finché il letto che avete condiviso per sette anni
per sette anni sembrava macchiato di brillantini
e sangue.
Durante il viaggio verso l’hotel, ricordi
il funerale a cui sei andato da bambino,
doppia sepoltura per una coppia che
bruciati nella loro camera da letto.
La moglie era stata visitata
dall’amante del marito,
una donna giovane e bella che ha fatto sfilare
il suo corpo nudo nella cucina della coppia,
sollevando il vestito per esporre i seni
seni screziati da piccoli segni carnosi,
una schiena succhiata e piena di lividi, poi si è rivestita e
e uscì dalla porta d’ingresso.
La moglie, in attesa che il marito tornasse a casa,
si è cosparsa di liquido per accendini. Al suo arrivo
gli è saltata addosso, avvolgendogli le gambe intorno al
il busto di lui. Il marito, sorpreso dal suo improvviso impulso,
portò la moglie in camera da letto, dove
a cavalcioni sul letto, gli tenne il viso contro il petto e accese un fiammifero.
contro il suo petto e accese un fiammifero.
Alda Merini
Resto immobile e in silenzio.
Se la morte fosse un vivere quieto,
un bel lasciarsi andare,
un’acqua purissima e delicata
o deliberazione di un ventre,
io mi sarei già uccisa.
Ma poiché la morte è muraglia,
dolore, ostinazione violenta,
io magicamente resisto.
Che tu mi copra di insulti,
di pedate, di baci, di abbandoni,
che tu mi lasci e poi ritorni senza un perché
o senza variare di senso
nel largo delle mie ginocchia,
a me non importa perché tu mi fai vivere,
perché mi ripari da quel gorgo
di inaudita dolcezza,
da quel miele tumefatto e impreciso
che è la morte di ogni poeta.
Sibilla Aleramo
Rose calpestava nel suo delirio
E il corpo bianco che amava.
Ad ogni lividura più mi prostravo,
oh singhiozzo, invano, oh creatura!
Rose calpestava, s’abbatteva il pugno,
e folle lo sputo su la fronte che adorava.
Feroce il suo male più di tutto il mio martirio,
ma, or che son fuggita, ch’io muoia del suo male!




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