Se c’è una domanda che mi è rimasta impressa dell’intervista fatta all’illustratrice inglese Jacky Flemming è:
Ma esistono donne geniali? Perché nei libri di scuola non ci sono…
Ecco, questa domanda si adatta benissimo ad Erinna, una figura di passaggio tra età classica ed ellenistica, sorella maggiore di Anite di Tegea e Nosside di Locri.
Poetessa del canone, come Anite e Nosside
Siamo nel IV secolo a.C.: Erinna di Telo (o di Teno?) muore a soli 19 anni secondo le fonti, ma viene considerata un genio dai critici antichi, tanto da entrare a far parte del canone letterario già menzionato nell’articolo su Anite. (Antipatro di Tessalonica la menziona in A.P. IX 26; Meleagro A.P. IV 1 parla de “il dolce croco virginale di Erinna”.)
Una donna “troppo” geniale
La poetessa lascia ai posteri un frammentario poemetto esametrico, La Conocchia (o “Lamento a Bauci”), in cui piange la morte precoce della sua amica, avvenuta poco dopo le nozze che l’hanno portata via dall’infanzia. E l’infanzia, i giochi, i mostri, le parole dette dalla mamma, sono proprio i protagonisti di questo lamento, in cui la poetessa sfoga il dolore di aver perso Bauci e di non poter partecipare al suo funerale, forse per una questione di “pudore” richiesto alle donne.
Torniamo dunque al genio incompreso. Se Erinna è osannata dagli antichi, certa critica più moderna ha asserito addirittura che fosse troppo brava per essere una donna e che sicuramente era un uomo sotto mentite spoglie. Fa anche sorridere pensarlo, dato che la conocchia non è altro che lo strumento che si utilizzava per filare, attività canonica femminile. Questa osservazione, naturalmente, è uno dei frutti più maturi dell’asimmetria sessuale applicata all’analisi dell’opera di una donna. Oggi, studiosi del calibro di Camillo Neri, vantano studi molto approfonditi e obiettivi sulla nostra poetessa, quindi possiamo ben dire che l’approccio sessista “è acqua passata”.
Il lamento soggettivo e femminile
Un merito di Erinna, ma non l’unico, è senza dubbio quello di aver reso il lamento epico un genere letterario trasportandolo dalla dimensione pubblica a quella privata, così cara all’età ellenistica e soprattutto femminile. Erinna nella sua poesia richiama quell’universo femminile dove le donne hanno un loro spazio, e quasi sembra dispiaciuta che la sua amica abbia deciso di sposarsi, deviata da Afrodite e poi punita con la morte.
I bianchi cavalli smaniosi
“Lamento a Bauci”, Lirici Greci, traduzione di Quasimodo
si levavano dritti sulle zampe
con grande strepito; il suono della cetra
batteva in eco sotto il portico vasto della corte.
O Bàuci infelice, io gemendo piango al ricordo.
Queste cose della fanciullezza hanno ancora calore
nel mio cuore, e quelle che non furono di gioia,
sono cenere, ormai. Le bambole stanno riverse
sui letti nuziali; e presso il mattino
la madre cantando più non reca
il filo sulla rocca e i dolci cosparsi di sale.
A te fece paura da bambina la Mormò
che ha grandi orecchie e su quattro
piedi s’aggira movendo intorno lo sguardo.
E quando, o Bàuci amata, salisti sul letto dell’uomo
senza memoria di quello che giovinetta ancora
avevi udito da tua madre, Afrodite
non fu pietosa della tua dimenticanza.
Per questo io ora piangendoti non ti abbandono,
né i miei piedi lasciano la casa che m’accoglie,
né voglio più vedere la dolce luce del giorno,
né lamentare con le chiome sciolte; ho pudore
del cupo colore che mi sfigura il volto
Lo stesso Callimaco nella “Chioma di Berenice” (successivamente tradotta anche da Catullo e Foscolo) dà voce alla ciocca di capelli della regina tolemaica riecheggiando l’approccio di Erinna: si tratta di una voce femminile che lamenta la mancanza delle ciocche sorelle e ricorda molto sia la nostra poetessa che Saffo.
…quanto mi addolora non poter più toccare il suo capo, lontano dal quale non potei godere dei profumi femminili, io che molti semplici ne ho bevuti, finché era ancora vergine.
Callimaco, Chioma di Berenice (Aitia)
Precursora dell’epigramma?
Nell’Antologia Palatina vengono attribuiti ad Erinna anche un paio di epigrammi a tema funerario, sempre dedicati all’amica Bauci, e un epigramma ecfrastico, ovvero che descrive un’opera d’arte.
Non abbiamo tuttavia la certezza che appartengano alla sua penna, ed è un peccato: se fossero davvero opera del suo ingegno questa sarebbe l’ennesima prova che Erinna sia stata una figura chiave del passaggio all’età ellenistica e ai gusti letterari che la caratterizzano, specialmente quelli declinati nella veste dell’epigramma.
Stele, mie sirene, urna luttuosa
che poca cenere d’Ade conservi,
date il saluto a chi mi passa accanto,
cittadino che sia o d’altro paese;
e che il sepolcro fresca sposa chiude, dite anche questo,
e che Baucide il padre mi nominò, e che son nata
a Teno, perché si sappia; e che la mia coetanea
Erinna sulla tomba questo incise.
(A.P VII 710)
Mani leggere han fatto questo quadro: ci sono uomini,
ottimo Prometeo, capaci di eguagliar la tua perizia.
Se chi raffigurò questa ragazza le avesse
dato anche la voce, allora Agatarchide avremmo in carne ed ossa.
(A.P. VI 352)
Approfondimenti
Il mio libro “Qualcuno si ricorderà di noi”
Bibliografia Consigliata
Ho scritto la voce di Erinna sull'Enciclopedia delle Donne: qui ci sono altri riferimenti bibliografici universitari. F. De Martino, Poetesse Greche, 2006 un testo imprescindibile U. Lisi, Poetesse Greche, 1933 Link di acquisto C. Neri, Erinna - Testimonianze e Frammenti, Link di acquisto
Nota Geografica e Storica. Sulla mappa geolocalizzo Erinna sull’isola di Telo, ma la sua provenienza è dubbia. Le fonti parlano anche di Teno, isola delle Cicladi. Per il secolo seguo Camillo Neri attribuendo il IV a.C, ma alcune fonti sostengono sia stata persino contemporanea di Saffo.




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