Dall’alba dei tempi il controllo del genere femminile ha spesso condotto la società ad associare il potere delle donne alla stregoneria. La stessa Ipazia, maestra di Alessandria e filosofa illuminata, fu uccisa con l’accusa di aver “stregato” con i suoi consigli il prefetto augustale Oreste. L’accesso alla sfera pubblica è stato sempre stigmatizzato nell’universo femminile: del resto, una donna che osava tanto era sicuramente guidata dal diavolo e non dall’intelletto!
Streghe letterarie dell’antichità
Nell’antichità abbiamo modelli letterari fortissimi: basti pensare a Medea, la strega della Colchide che uccide i propri figli per vendicarsi del marito traditore, Giasone, un uomo che ha dimenticato velocemente l’aiuto ricevuto per conquistare il Vello d’oro e l’ascesa sociale. L’atto di Medea è riprovevole, ma Euripide sottolinea come per una volta sia stato l’uomo a infrangere i giuramenti sacri, rivelandosi quindi inaffidabile.
Il video su Medea
Il video su Simeta
Segue l’incantatrice nell’idillio di Teocrito, la maga pasticciona che tenta di lanciare un incantesimo per far tornare il suo uomo, ma che alla fine ritrova se stessa alla luce della luna.
La magia (in quanto arte di saper fare cose incredibili, tipo “essere geniali”) è una metafora del potere femminile di cui in seguito si sono appropriate anche le donne. Lo ha ricordato benissimo Virginia Woolf nel saggio “Una stanza tutta per sé”, scrivendo che il più delle volte le “streghe gettate nel fiume” erano romanziere perdute rese pazze dal proprio talento. Un talento non ammesso dal contesto in cui vivevano:
“Quando leggo di una strega gettata nel fiume, di una donna posseduta dai diavoli, di una levatrice esperta di erbe, o perfino dell’esistenza della madre di qualche uomo notevole, penso che siamo sulle tracce di un romanziere perduto, di un poeta costretto al silenzio, di qualche muta e ingloriosa Jane Austen, di qualche Emily Bronte che si sarà fracassata il cervello fra le brughiere, oppure avrà vagato gemendo per le strade, resa pazza dalla tortura inflittale dal proprio talento. Infatti sarei capace di scommettere che Anonimo, il quale scrisse tante poesie senza firmarle, spesso era una donna. È stata una donna, suggerisce Edward Fizgerald, credo, a comporre le ballate e i canti popolari, accordandoli al ritmo della culla, oppure per ingannare il tempo mentre filava, durante le lunghe sere d’inverno.”
Con l’arrivo di Halloween, la festa delle streghe, cogliamo l’occasione per addentrarci nella conoscenza di poesie scritte da donne e dedicate alla metafora della stregoneria o della magia, declinate in vari modi nella contemporaneità. In bilico tra creature magiche e donne sovversive, le streghe restano figure sublimi, tra paura e incanto, un simbolo perfetto sia per poesie legate all’amore che all’emancipazione femminile. Non perdere anche la lettura delle poesie sulla morte.
Edna St. Vincent Millay
Witch-wife
Non è né rosa né pallida,
Traduzione con DeepL
E non sarà mai tutta mia;
Ha imparato le mani in una fiaba,
e la sua bocca in un biglietto di San Valentino.
Ha più capelli di quanti ne abbia bisogno;
Al sole è un guaio per me!
E la sua voce è un filo di perline colorate,
O passi che portano al mare.
Mi ama quanto può,
e le sue vie si rassegnano alle mie;
Ma non è fatta per nessun uomo,
e non sarà mai tutta mia.
Edith Matilda Thomas
The witch’s child
E’ Elfinell, la figlia di una strega,
Traduzione con DeepL
Dal sacro tempio bandito….
Di nuovo la vecchia campana della gioia suona
In tutta la terra del Natale.
Nessun dono potrà ricevere o dare,
né inginocchiarsi al bambino di Maria:
Guardò da lontano la gioiosa truppa
che passava davanti al Presepe;
All’ombra del portico,
eppure anche lì lo vedeva:
“Ora, vattene via, Elfo indegno!”.
Il sacrestano lo rimproverò.
“Via, finché non porterai qualche testimonianza
del dono da te ricevuto,
nel Suo caro nome, di cui cantiamo la nascita,
Ma questo non avverrà mai!”.
Povera Elfinell, si voltò:
“Anche se nessuno può parlare per me,
c’è chi può prendere il mio dono;
E io vado a cercarli!”.
E così, con la luce che volava attraverso campi solitari
dall’estate a lungo dimenticata,
Attraversò la valle alla deriva.
Il ruscello in una grotta ghiacciata;
E raggiunse, infine, un bosco bianco e immobile.
Tutto appeso a fiori di neve:
Lì si sedette, e chiamò in modo pittoresco
con toni teneri e bassi.
Sentirono e vennero: la cerva e il cerbiatto,
lo scoiattolo e la lepre,
e gli abitanti timidi delle case terrene,
e i vagabondi dell’aria!
A questi diede foglie fresche di cavolo.
A quelli il pane bianco e morbido,
o le limette lisce, o il mais giallo;
A tutti e a ciascuno di loro dava da mangiare.
Li nutriva dalla sua mano, e sospirava;
“Potreste parlare per me
e dire che avete preso il mio regalo di Natale,
Allora, io il Presepe potrei vederlo!”.
A questo punto, quelle creature felici e selvagge si uniscono,
e si stringono intorno alla bambina;
La trascinano, lei non sa come,
attraverso il terreno innevato!
Si affollano con un tocco morbido, caldo e peloso;
Si chinano con l’ala spumeggiante:
Sono cresciuti in modo stranamente audace, per le case degli uomini.
Il bambino elfico che portano!
Raggiungono la città, la porta del monastero;
La porta la varcano subito;
e salgono la navata e si avvicinano al sacerdote
che celebra la Santa Messa.
E non si fermano, finché non raggiungono il Presepe
con tutte le sue ghirlande di verde;
e lì sopra, con occhi d’amore,
la strega-bambina guarda e si appoggia!
Allora il sacerdote parlò a tutto il suo gregge:
“Non proibite più questa bambina!
Per parlare in sua vece, Dio manda questi,
i suoi cari della terra selvaggia!
“È stato Dio a far sì che prendessero il suo dono,
I nostri cuori ostinati si vergognano!
Scioglietevi, cuori nostri, e aprite le mani,
e donate nel caro nome di Cristo”.
Così Elfinell fu sommersa di doni,
in un giorno di Natale;
Mentre, accanto al fonte battesimale dell’altare,
il divieto veniva lavato via.
Il tempio mostra un banco intagliato,
dove si vede il sacerdote.
il bambino inginocchiato, e le forme raggruppate di uccelli e animali.
di uccelli e animali amichevoli.
Amanda Lovelace
Le donne hanno qualcosa di magico
Sono piuttosto sicura
Traduzione letterale di Alessia Pizzi
che ti scorra polvere di stelle in quelle vene
Le donne hanno qualcosa di magico
Sono piuttosto sicura
che ti scorra la magia in quelle vene
Sylvia Plath
Witch burning
Al mercato stanno accatastando i bastoncini secchi. Un cespuglio di ombre è un povero mantello. Io abito l’immagine di cera di me stessa, il corpo di una bambola. La malattia inizia qui: io sono il bersaglio delle streghe. Solo il diavolo può mangiare il diavolo. Nel mese delle foglie rosse salgo su un letto di fuoco.
Traduzione letterale di Alessia Pizzi )
È facile incolpare il buio: la bocca di una porta, la pancia della cantina. Hanno spento la mia scintilla. Una signora dai frammenti neri mi tiene nella gabbia dei pappagalli. Che occhi grandi hanno i morti! Sono intima con uno spirito peloso. Il fumo ruota dal becco di questo barattolo vuoto.
Se sono piccola, non posso fare del male. Se non mi muovo, non rovescerò nulla. Così ho detto, seduta sotto una pentola, minuscola e inerte come un chicco di riso. Stanno accendendo i fuochi, squillo dopo squillo. Siamo pieni di amido, miei piccoli compagni bianchi. Cresciamo. All’inizio fa male. Le lingue rosse insegneranno la verità.
Madre degli scarafaggi, apri solo la mano: volerò attraverso la bocca delle candele come una falena unica. Ridammi la mia forma. Sono pronta a costruire i giorni Mi sono accoppiata con la polvere all’ombra di una pietra. Le mie caviglie si illuminano. La luminosità sale sulle mie cosce. Mi sono persa, mi sono persa, nei boschi di tutta questa luce.
Anne Sexton
Una come lei
Sono uscita, una strega posseduta
Traduzione Marina de Carneri
che caccia l’aria nera, più intrepida di notte
che sogna il male, ho fatto il mio dovere
al di sopra delle case normali, luce per luce:
creatura solitaria, con dodici dita, fuori di sè.
Una donna così non è una donna, del tutto.
Io sono stata come lei.
Ho trovato le caverne calde nei boschi,
le ho riempite di tegami, intagli, ripiani,
stanzini, sete, innumerevoli oggetti;
ho preparato cene per vermi e gli elfi:
lamentandomi, riordinando il disallineato.
Una donna così è fraintesa.
Io sono stata come lei.
Ho viaggiato nel tuo carro conducente,
ho salutato con le mie braccia nude i villaggi che passavano,
imparando gli ultimi luminosi tragitti, sopravvissuta
dove le tue fiamme ancora mordono la mia coscia
e le mie costole si incrinano dove turbinano le tue ruote.
Una donna così non si vergogna di morire.
Io sono stata come lei.
Alda Merini
Non voglio dimenticarti, amore
Non voglio dimenticarti, amore,
nè accendere altre poesie:
ecco, lucciola arguta, dal risguardo dolce,
la poesia ti domanda
e bastava una inutile carezza
a capovolgere il mondo.
La strega segreta che ci ha guardato
ha carpito la nudità del terrore,
quella che prende tutti gli amanti
raccolti dentro un’ascia di ricordi.
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