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gabriella paci poetessa

Gabriella Paci

Ai poeti resta da fare la poesia onesta

Umberto Saba

Biografia

Laureata in storia e filosofia presso l’Università degli studi di Firenze, Gabriella Paci ha sempre vissuto ad Arezzo, dove ha svolto con passione l’insegnamento delle lettere presso un istituto superiore della città. Appassionata di viaggi e di letture, ha l’inclinazione ad osservare la realtà ed ascoltare la sua voce interiore. Nella certezza che inquietudini, passioni, emozioni e sogni sono propri dell’itinerario esistenziale di ognuno, e dunque universali, ha voluto e vuole condividere le sue poesie con gli altri,anche se scrive in modo più o meno continuativo sol dal 2014. Ha pubblicato quattro libri di poesie: “Lo sguardo oltre…” edito da Aletti nel 2015, “Onde mosse” edito da Effigi nel 2017, “Le parole dell’inquietudine” edito da Luoghinteriori nel 2019 e “Sfogliando il tempo” edito da Helicon nel 2021. Grazie anche ai numerosissimi e prestigiosi premi di carattere nazionale e internazionale (per un totale di 250) ricevuti sia per le poesie singole che per i libri editi quali – per citarne solo alcuni tra i tanti: Michelangelo; Quasimodo; Buongiorno Alda, Città di Varallo Premio internazionale Poeta dell’anno di Milano, Premio Atlantide, premio mondiale Nosside, premio Le nove muse, premio Casentin – ha rafforzato la sua volontà di condividere emozioni e sentimenti con gli altri continuando nella sua attività di scrittura. Le sue poesie sono presenti in molte antologie, in vari blog, sul giornale online “Alessandria today news” dove pubblica anche articoli, e ne “La voce agli italiani”. Ha pubblicato in riviste quali “Luogos “ del Giglio blu di Firenze, “Buonasera Taranto”, “Euterpe””Il Convivio.“ Fa parte dell’associazione “Wiki poesia” e di” Poetas du mundo” ed è presente sul blog “poetry factoy” “e Italian poetry. Gabriella Paci scrive poesie nella convinzione che il suo compito sia quello di provare a restituirci un rapporto con il mondo che il nostro secolo ha terribilmente impoverito. E da queste premesse anche i ricordi tristi si possono, trasportati sull’onda della creazione poetica, trasformare in ancore di salvezza che permettono di attraversare indenni il mare delle emozioni in tempesta, essere momento di riflessione oltre che di emozione, per guidarci a trovare, nella condivisione, una nuova dimensione. L’espressione nasce fluida, pur suggerendo echi ed emozioni oltre le parole: le figure retoriche della poesia si fondono naturalmente con termini comuni ed altri dal sapore letterario, in una sintesi che permette da subito di comprendere il messaggio poetico.

Da cosa nasce il tuo amore per la poesia?

Nasce dal desiderio di esternare il mio mondo interiore dove si agitano passioni e vivono i sentimenti che determinano in modo fondamentale il mio sguardo sul mondo e sulla vita.

A cosa si ispira la tua poesia?

La mia poesia si ispira alla vita e agli accadimenti che la condizionano, siano essi frutto di emozioni e sentimenti provati, dunque vicende personali, siano fatti contingenti e passati che riguardano il mondo circostante ma che hanno comunque un peso e un incidenza forte sul mio vissuto.

Hai pubblicato delle sillogi poetiche? Se sì, quali? Dove è possibile acquistarle?

Ho pubblicato 4 sillogi poetiche:

  • “Lo sguardo oltre” ediz.Aletti 2015
  • “Onde mosse” ediz.Effigi 2017
  • “Le parole dell’inquietudine” ediz.Luoghinteriori 2019
  • “Sfogliando il tempo” ediz.Helicon 2021

Sono in vendita presso la libreria Feltrinelli di Arezzo o si trovano online.

Chi sono i tuoi modelli poetici? Tra questi ci sono delle poetesse? Se sì, quali?

I miei modelli poetici sono stati autori che ho da sempre sentito vicino al mio modo di sentire e fare poesia e cioè dare spazio al vissuto interiore : tra tutti quelli più amati,anto per citarne alcuni, ci sono: Pertarca, Foscolo, Leopardi, Montale, Saba, Quasimodo, Gatto. Le poetesse che più sento vicine sono Alda Merini, Antonia Pozzi, Patrizia Cavalli, Maria Luisa Spaziani.

Una poesia di Gabriella

Mi somiglia l’autunno

Mi somiglia l’autunno che finge
o forse prova davvero un’allegria
di colori rubati al sole che s’illude
della sua chiarità che s’annega
in ombre d’improvviso calate.

Il capriccio del vento sfida
la foglia ostinata che dipinge
sugli occhi il rimpianto mentre
si veste d’impossibili gaie tinte
a negare il grigio annodarsi
di pensieri, cirri vaganti
nell’inquietudine d’un cielo
che cede alla sera ammantata
di rosso nell’ultimo saluto
al giorno che si perde nel buio.

L’autunno insegue la chimera dei
passi di luce prima che si smargini
il quadro di colore del bosco sotto
una pioggia che piange un’estate
smarrita nei passi di foglie caduche.
Anche io inseguo bagliori ostinati
mentre abbraccio incipienti crepuscoli.

Commento della Poetessa

Questa poesia, inedita, vuole esprimere un particolare sentire che già il titolo enuncia: quello cioè di avvertire una somiglianza con la stagione autunnale che ci delizia con colori rubati all’estate, anche se questa vivacità di tinte e di luce viene a tratti messa in dubbio dal sorgere di nuvole che sembrano volerci ricordare che si sta avvicinando il tempo delle piogge e dell’affievolirsi del sole. Inutile sottolineare ancora il parallelismo con chi sente di essere in un periodo di transizione della propria vita, quando ancora permangono gli slanci e e la vivezza di un’età che però è prossima a cedere il passo ad una in cui la malinconia e la perdita di solarità saranno l’elemento ricorrente.

Perché le persone dovrebbero leggere le tue poesie?

Credo che si debbano leggere le mie poesie perché esprimono la vita di tutti, dato che dolore, ansia, stupore, timore, gioia siano sentimenti e stati d’animo che da sempre hanno caratterizzato la vita di ogni uomo, alla perenne ricerca di un senso da dare alla vita e al suo desiderio di lasciare orma di sé attraverso la parola se non con le azioni e il ricordo. La mia poesia si pone come esternazione e dunque anche catarsi di sentimenti che vogliono essere condivisi ma anche domanda, ricerca, dubbio e volontà di condivisione nella fratellanza di un comune sentire e agire.

Cosa dicono di te gli altri? 

Sfogliando il tempo, a cura di Andrea Terreni su Alessandria Today

Ho letto con grande piacere e interesse questa quarta raccolta di versi della poetessa aretina Gabriella Paci. Ho avuto modo, pur se per breve tempo, anche di dialogare con la stessa, telefonicamente, cogliendone la grande educazione personale che ricalca quella stilistica. Sfogliando il Tempo è una raccolta di poesie che si articola in tre parti: passate stagioni, tempo fragile e ricorrenze. Già dai titoli si capisce come il tema centrale di tutta l’opera sia il tempo e di come questo vada ad influire sull’Io del poeta, che pur risentendo dei suoi cambiamenti di ritmo, mantiene una certa centratura e non perde mai la speranza. Abbiamo di fronte un tempo che non fa sconti, che scorre inesorabile sui ricordi, ma che non ne cancella la persistenza nella mente del poeta. Sono proprio i ricordi, soprattutto quelli delle piccole cose e delle persone care che contraddistinguono la prima parte della raccolta.

Sfogliando il tempo, a cura di Francesco Ricci su Siena News

“Sfogliando il tempo” è un titolo che introduce immediatamente il lettore nei territori della poesia, dove la logica asimmetrica (classica, aristotelica) spesso si ritrae per fare spazio alla logica simmetrica, per la quale né il principio di non contraddizione né l’individualità dell’io possiedono rilievo. E così accade – può accadere – che suoni familiare e normalissima un’espressione verbale, quale è quella scelta per il suo ultimo libro da Gabriella Paci, nella quale il verbo (“sfogliando”) ammette sia il significato di “perdere le foglie” sia il significato di “scorrere in fretta”, mentre il sostantivo che svolge la funzione di complemento oggetto (“il tempo”) costituisce già un esempio di quell’uso figurato o traslato delle parole che della poesia è caratteristica essenziale.

Ma quale spettacolo si spalanca davanti agli occhi di chi ripercorra con pazienza e con amorevole cura gli anni passati? Nel caso di Gabriella Paci ad occupare la scena, specie nella prima (“Passate stagioni”) e nell’ultima (“Ricorrenze”) delle tre sezioni di cui si compone la raccolta, sono gli affetti più cari (a partire dalle figure del padre e della madre) e l’incantata giovinezza, quando tutto ancora pareva possibile e nulla sembrava poter fare male. Dinanzi a questo spettacolo di rovine (“sul pennone / della torre delle speranze diroccate”), non sono sufficienti né la dolcezza di certe memorie (“ai ricordi del tempo di / scuola e d’amore sognato tra i banchi”) né la struggente partitura musicale di alcuni versi (“Forse girava sbagliata la moviola di allora”, “affacciava sillabe di sole / tra i pensieri di scuola e di vita”, “Ma già declina la luce negli occhi del giorno”) ad attenuare la consapevolezza che tutto il tempo che ci è alle spalle – come insegna la saggezza degli antichi – è ormai in potere della morte. Dinanzi a tale verità, la reazione psicologica difensiva dell’io lirico è quella di abbracciare e valorizzare il tempo presente, di viverlo, di provare a rinvenirvi (o a costruirvi) un senso: il rischio, infatti, per chi guarda troppo a lungo la fotografia di ciò che è stato, è di finire col somigliare a un frammento di morta esistenza.

Ma il tempo che alla poetessa è dato in sorte di attraversare e di esperire, è un tempo fragile (e proprio “Tempo fragile” s’intitola la sezione centrale di “Sfogliando il tempo”), incerto, drammatico. Tempo malato, tempo che determina una rarefazione dei rapporti e delle relazioni, rendendo pungente l’attesa del risveglio di “quella luce che non ci illumina più / negli abbracci mancati e nelle ferite / delle perdite”. Tempo, soprattutto, che, nonostante l’ovattata, a volte plumbea, pesantezza di certi giorni, continua a scorrere, a dissipare e a dissiparsi, determinando, a livello metrico, un uso ampio originale – autentica cifra stilistica, dunque – dell’artificio dell’enjambement, che vede cadere la fine del verso non solamente tra aggettivo e nome o tra verbo e complemento oggetto, ma anche tra preposizione e sostantivo: “spazza parole nel / turbine”, “in fondo alla / ricerca”, “promesse dal / profumo”, “trovare orma sul / gesso”, “un nugolo di / pensieri”, “accoglie nel / debole cerchio”. E niente meglio di questo prolungarsi del periodo logico al di là della pausa ritmica esprime la percezione dolente del trascorrere del tempo che ha Gabriella Paci, che elegge splendidamente a luogo del suo poetare il confine tra il vivere la vita e il raccontarla, tra l’arrendersi alla devastazione degli anni e il portare in salvo ciò che un giorno ci fu caro e prezioso.

Gabriella consiglia un libro di poesie

"Campi d'ostinato amore "di Umberto Piersanti

Nota di Alessia Pizzi:

“Sfogliando il tempo” ha anche vinto il premio della critica “Spacciatori di Cultura” di Culturamente.it nell’ambito del Premio Letterario EquiLibri IV edizione, di cui sono giurata. Ecco il video con le mie motivazioni della vittoria.

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